Bruno Giorgini: Pasolini, un sovversivo a Bologna

| 2 Novembre 2015 | Comments (0)

 

 

Pasolini nacque a Bologna, a Bologna studiò, prima al liceo Galvani poi all’Università intrattenendo intense relazioni intellettuali con Roberto Longhi e Francesco Arcangeli, geni assoluti, quindi laureandosi su Pascoli. Ma a Bologna soprattutto costruì con Francesco Leonetti e Roberto Roversi la rivista Officina [nella foto in alto la redazione di Officina, da sinistra Roberto Roversi, Angelo Romano, Pierpaolo Pasolini, Gianni Scalia e in piedi Francesco Leonetti e Franco Fortini], straordinario esperimento di critica e creazione intellettuale che durò dal 1955 al 1959.

Pasolini fu ucciso orrendamente la notte del 2 novembre 1975 da Giuseppe Pelosi, forse in concorso con altri; Pelosi che spinse la sua ignominia fino a recitare la farsa del giovane che aveva assassinato per difendere il suo onore virile. E qualcuno gli credette.

Tornando a Officina, il titolo già dice la sua novità e forza esplosiva nel sonnolento e conformista panorama letterario, una novità che travalica i confini della sinistra istituzionale, allora essenzialmente il PCI, per avventurarsi in spazi finora inesplorati, che andranno a fecondare diecianni dopo il ’68.

Officina lo leggo come il tentativo di creare una praxis linguistica innervata nella classe operaia, o se volete che si modella sul lavoro operaio: qualcosa di molto diverso dal tradizionale impegno d’opinione che il PCI chiedeva ai suoi intellettuali fiancheggiatori e/o simpatizzanti. Gli scrittori di Officina rifiutavano anche il ruolo di intellettuali organici, che in soldoni voleva dire: iscritti al PCI, rivendicando pur nella salda collocazione nel campo della classe operaia, un pensiero e una prassi autonome che trova la sua legittimità nel modo di produzione e creazione del linguaggio. Qualcosa da far venire il mal di testa a tutta la nomenklatura rossa specie a Bologna, dove il conformismo di partito è massimo.

Uno dei motori più attivi di questa ipotesi di lavoro intellettuale e di scrittura fu Pasolini. Da quando scrive di Pascoli alle pagine in cui mette in versi i Campi del Friuli, oppure racconta le lontane origini della rivista, che con Leonetti, Roversi e Serra avevano pensato ventenni, titolandola Eredi, senza dimenticare nello stesso testo, un capolavoro della memoria, una punta polemica acuminata al “posizionalismo, per così dire “tattico” dei comunisti, o nella fattispecie della Unità o del Contemporaneo, sarebbe atto da Maramaldo, in questo momento, infierire”, scritto a Bologna, dove il Partitone dominava, nel 1956.

Si capisce quindi perchè da allora fino a oggi la storia di Officina, sia rimasta patrimonio di pochi adepti; nonchè si capisce perchè oggi quando tutti parlano e scrivono di Pasolini, la sua frequentazione bolognese che dura dal liceo agli anni ’60, sia stata scancellata. Troppo sovversivo l’uomo, lo scrittore, l’intellettuale che fu cacciato dal PCI friulano con accuse infamanti, rivelatesi poi false; d’altra parte non era stato forse il fratello Guido, partigiano della Brigata Osoppo,  trucidato a colpi di piccone dai compagni  con la stella rossa sul berretto, i partigiani rossi? C’era qualcosa che non andava in quella famiglia, deve essersi detto il segretario di sezione che emise la sentenza di espulsione nei confronti di Pier Paolo.

Molto altro si potrebbe dire e scrivere sulla eccezionale avventura intellettuale di  Pasolini e di Officina su cui, per buttar là qualche nome, possiamo leggere tra gli altri, Bassani, Bertolucci, Caproni, Gadda, Garboli, Leonetti, Luzi, Scalia, Sbarbaro, Volponi, Fortini,  insomma il meglio.

Ora alcuni brani di un testo di Pasolini, titolato “Umiliato  e Offeso (Epigrammi)”, Officina, nuova serie N.1. Marzo Aprile 1959, a un passo dal Luglio’60.

 

1. A  COSTANZO

Se le malattie di oggi hanno un ‘origine interiore

per le mediocri colpe nei rapporti,

tu sei troppo sciocco e cattivo, Costanzo,

perchè non ti si impesti il sangue, se ce l’hai.

 

2. AI CRITICI CATTOLICI

Molte volte un poeta si accusa e calunnia,

esagera, per amore, il proprio disamore,

esagera, per punirsi, le proprie ingenuità,

è puritano e tenero, duro e alessandrino.

E’ anche troppo acuto nell’analisi dei segni

delle eredità, della sopravvivenze:

ha anche troppo pudore nel concedere

qualcosa alla ragione alla speranza.

Ebbene, guai a lui! Non c’è un istante

di esitazione: basta solo citarlo!

 

3. A DEI PICCOLI POTENTI

Voi, direttori e redattori di rotocalchi, andrete

nel più profondo dell’inferno cui non credete.

 

4. AI RADICALI

Lo spirito, la dignità mondana,

l’intelligente arrivismo, l’eleganza,

l’abito all’inglese e la battuta francese,

il giudizio tanto più duro quanto più liberale,

la sostituzione della ragione alla pietà,

la vita come scommessa da perdere da signori,

vi hanno impedito di sapere chi siete:

coscienze serve della norma e del capitale.

 

5. AL PRINCIPE

Se torna il sole, se discende la sera,

se la notte ha un sapore di notti future,

se un pomeriggio di pioggia sembra tornare

da tempi troppo amati e mai avuti del tutto,

io non sono più felice, nè di goderne nè di soffrirne:

non sento più davanti a me tutta la vita…

Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:

ore e ore di solitudine sono il solo modo

perchè si formi qualcosa, che è forza, abbandono,

vizio, libertà, per dare stile al caos.

Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte

Che viene avanti, al tramonto della gioventù.

Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano,

che ai poveri toglie il pane, ai poeti il giorno.

 

6. A ME

In questo mondo colpevole. Che solo compra e disprezza,

il più colpevole son io, inaridito dall’amarezza.

 

 

PS. Ho incontrato Pasolini un paio di volte quando era direttore responsabile di Lotta Continua e lavorava al film 12 Dicembre. Un uomo timidissimo e di inusitata gentilezza.

 

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Category: Arte e Poesia, Editoriali, Libri e librerie

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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