Barbara Floridia: Nell’anniversario della morte di Giovanni Falcone

| 23 Maggio 2016 | Comments (0)

 

 

 

C’è una Palermo che onora la vita, e non la morte, di Giovanni Falcone. Non è la Palermo che il 23 maggio di ogni anno riempie via Notabartolo per fotografare e fotografarsi vicino all’albero, famoso, che si trova di fronte a quella che era l’abitazione di Falcone e oggi è ricettacolo di foto e disegni, né lo è la Palermo che usa e abusa dei propri eroi sperando di potere guadagnare qualcosa, se non in denari in reputazione. Invece la Palermo che onora e spinge avanti, sulle proprie gambe, le idee del giudice Falcone, e non solo, ucciso dalla Mafia la si trova nei vari ex mandamenti della città, negli angoli ripuliti di questa monumentale città che emergono evidenti, seppur con gentilezza, fra le macchine e le vuci dell’altra Palermo, quella prepotente che urla  e che cerca l’inciucio, il favore, l’amico dell’amico.

Il miglior modo di onorare un ricordo è attribuirgli un valore che abbia una declinazione nel presente e, per i siciliani, il ricordo di Giovanni Falcone porta in sé l’onere e non solo l’onore di costruire (e non ricostruire) una Sicilia delle buone pratiche, della legalità.

Il processo è lento e faticoso ma oramai, palesemente, inarrestabile. La gente comune sta iniziando a riappropriarsi del territorio a mano a mano che scopre nella legge uno scudo, così come rischia di ricadere nel baratro dell’incertezza, quindi della illegalità, ogni volta che la Legge viene aggirata, dimenticata o scritta ad hoc per violare i diritti delle persone e non tutelarli. Capita, e non solo a Palermo.

Falcone era un giudice ma, pensando a lui oggi, non viene in mente il Codice Civile ma la bellezza per dirla con Peppino Impastato. La bellezza della sua Palermo. Potreste onorare Falcone camminando per i giardini di Palermo, restituiti alla cittadinanza curati e ripuliti. Palermo sta recuperando i propri spazi, i propri giardini, la propria bellezza e questo è anche merito di chi, combattendo la Mafia, è morto per via di un’esplosione che, segnando un confine ben preciso, ha risvegliato la gente. Palermo è viva e fa vivere Falcone nei propri colori, come il verde, colore della speranza. Parchi e giardini nel cuore della Città accolgono ogni giorno, non eroi, ma gente comune che vuole vivere nel rispetto di sé, degli altri e della Costituzione. Ci sono ancora strade sporche, ammassate di macchine e spazzatura, certo, ma se avete l’ardire di girare l’angolo, di insistere, ecco che apparirà, silenzioso e maestoso il parco di Villa Trabia o l’elegante e ottocentesco Giardino Inglese, per non parlare dell’orto Botanico o di Villa Giulia o dei mille piccoli angoli di ordine e legalità. Se avete l’ardire di resistere, di girare l’angolo riscopriremo quei valori che, l’alto livello di corruzione del nostro Paese, nasconde.

Ci sono adulti illuminati a Palermo, che le bombe al tritolo le hanno sentite sotto casa negli anni in cui frequentavano l’Università e uscire era come avventurarsi nel bronx. Adesso è diverso, i giovani riempiono le strade a tutte le ore e in tutti i quartieri, dalla Kalsa alla Vucciria, in via Maqueda, che taglia l’antico Cassaro (oggi via Vittorio Emanuele) e regala i quattro Canti è persino chiusa al traffico (che conquista!). La normalità vi risulta banale? No, non lo pensiate neppure per un attimo. In Sicilia non importa se i passi sono piccoli, sono impercettibili: l’importante è che ci siano. La gente si è alzata e comincia a camminare, non solo nei cortei commemorativi, ma a testa alta nelle proprie città verso la legalità e la bellezza.

Grazie anche all’esempio di Giovanni Falcone.

La foto è del Giardino inglese di Palermo

Category: Editoriali, Guardare indietro per guardare avanti, Osservatorio Sicilia, Politica

About Barbara Floridia: Barbara Floridia è docente di letteratura italiana e latina dal 2000. Ha insegnato in vari Licei di Italia. Oggi è in ruolo presso il Liceo S. Savarino di Partinico (PA). Specializzata all'insegnamento nelle scuole di secondo grado (SISS) presso l'Università degli studi di Messina, ha conseguito il Diploma di Specializzazione biennale Post-Laurea in "Metodologie psicopedagogiche", il Master in «Dirigere, gestire e organizzare le istituzioni scolastiche e formative» e il Perfezionamento universitario in "Scuola ed educazione interculturale ". Inoltre, presso il centro studi LAB di Roma ha frequentato il corso in scrittura creativa "Laboratorio in scrittura per la narrativa e la sceneggiatura cinematografica" tenuto, tra gli altri, dal regista G. Tornatore, dallo scrittore A. Camilleri e dai giornalisti R. Cotroneo e V. Mollica. Ha diretto la regia della tragedia "Medea" di Seneca presso il Teatro Civico di Thiene (VI, 2003), ha scritto e diretto il recital “Sicilia: terra promessa «Hic quaerite Troiam»" (Castello di Spadafora, ME, 2007) ed è autrice del romanzo «Cesare ed io» (Ibiskos Editrice, 2014). Per ulteriori informazioni sulle attività di Barbara Floridia si veda www.barbarafloridia.com

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