Aulo Crisma: Viva il caro padre Agostino!

| 5 Novembre 2015 | Comments (0)

 

Padre Agostino Cappelletti, morto nel convento dei Carmelitani Scalzi di Brescia nel pomeriggio del 29 ottobre scorso, è stato tumulato il 2 novembre nel cimitero del suo paese natio, Giazza, nell’alta Valle d’Illasi (nella foto in alto), in provincia di Verona.

 

 

Da Giazza era partito con altri quattro compagni alla fine delle elementari per proseguire gli studi presso i frati di Tombetta, a Verona. Già nei primi anni di scuola la sua maestra (nota come “la maestrina”) aveva notato la sua vivace intelligenza e aveva detto ai suoi genitori che avrebbero dovuto farlo studiare. Ma allora, alla fine degli anni Quaranta, nessuna famiglia era in grado di spendere per l’istruzione dei figli. Così fu ben accolta l’offerta del Carmelitano Fra Amedeo di accogliere cinque ragazzini nella scuola del convento, senza alcun impegno riguardo la vocazione. Dei cinque soltanto Agostino è giunto al traguardo della ordinazione sacerdotale.

Degli altri alcuni si ritirano dopo qualche anno e più tardi si arruoleranno nelle Guardie di Finanza. Uno abbandona quando è in quinta ginnasio. Un altro esce quando è già nel noviziato per seguire la famiglia emigrata in Francia.

Il piccolo Agostino quando parte per Verona è pieno d’entusiasmo. Per la prima volta ai piedi, al posto delle “sgalmare”, calzature dalla suola rigida di legno protetta da brocchette d’acciaio, ha vere scarpe, su misura, senz’altro maggiorata per poterle usare anche più avanti. Scarpe fabbricate dal calzolaio Alfio Cavallaro, siciliano, raro esemplare di immigrato. Il vestito nuovo gliel’ha confezionato la Bieta dei Franchetti: giacchettina e braghe corte, che non potrà più usare perché in convento non erano ammesse.

Per la prima volta nel suo corredino è presente un pigiama, cucito da Maria Furlani, nipote del parroco. In mano tiene  la maniglia di una preziosa valigetta di faggio, costruita e tirata a lucido dal papà.

Immaginiamo di vedere questa piccola schiera di fanciulli accompagnata dall’ arciprete don Erminio Furlani scendere a piedi (povere scarpe nuove) sulla strada polverosa di sei chilometri che porta a Selva.

E qui prendere la piccola corriera di Orazio che somiglia ad una diligenza per andare a Tregnago e poi salire sul tram che li porta a Porta Vescovo. E da Porta Vescovo, a piedi, attraversare tutta la città, che vedono per la prima volta, per arrivare finalmente al convento di Santa Teresa, a Tombetta.

Per Agostino il trasferimento da Giazza a Verona è soltanto il primo pellegrinaggio, forse il più importante, perché è quello che dà la svolta alla sua vita. Il noviziato a Mantova era legato al ricordo del rigidissimo inverno del 1955-56. L’acqua gelava nella camerata. A slittare a piedi nudi sul ghiaccio, tre giri nell’orto nella breve ricreazione del mattino.

E poi un anno di liceo a Treviso, gli altri e la filosofia a Brescia. Nel ’59 è trasferito a Roma per gli studi teologici, al collegio internazionale. Insieme con venticinque compagni provenienti da tutto il mondo segue le lezioni tenute in latino. Anche le interrogazioni si svolgono in latino. Svolge la sua tesi di laurea in italiano: Il concetto di santità in Benedetto XIV, ottenendo un lusinghiero punteggio.

 


Il 21 aprile 1963 Agostino viene ordinato sacerdote dal cardinale Cicognani, durante il quarto anno di teologia. Un anno dopo, terminati gli studi ordinari, canta la prima messa (nella foto sopra don Agostino tra la maestra e il maestro di Giazza). Dal ’65 al ’68 è a Venezia insegnante di teologia dogmatica agli studenti delle province veneta e lombarda. Nel ’68 trasloco dello studentato a Brescia nel convento restaurato. Qui Padre Agostino per sette anni è insegnante di liturgia.

Nel 1975 per la prima volta è superiore alla Madonna della Neve ad Adro (BS) e, contemporaneamente Rettore, docente e predicatore. Dal ’78 all’ ’82 è parroco a Bolzano  e poi fino all’ ’84 parroco a Roma, accanto alla casa generalizia.

Nell’ ’84 è eletto Padre Provinciale e rimane in carica per sei anni. Visita i Carmelitani in Madagascar

E Giappone. Dal 90 al ’96 è parroco a Tombetta. Dal ’96 al ’99 è ancora Provinciale e poi dalla scadenza al 2002 ancora parroco a Bolzano. Poi il Generale lo chiama a fare il parroco a Roma fino al 2007. In questo stesso anno è designato superiore della casa generalizia.  Dal 2009 al 2012 è nella rettoria degli Scalzi a Verona. Nel 2012 viene trasferito  a Brescia nella  cinquecentesca chiesa conventuale carmelitana.

Dopo 17 traslochi l’ultimo porta padre Agostino al cimitero di Giazza , Ljetzan in cimbro, che rivedeva sempre volentieri per salutare i numerosi parenti ed amici. Ha lasciato il paesello sperduto in una valle dei Lessini che aveva dieci anni. Ha girato il mondo. Ha fatto tanto bene nella sua multiforme attività sacerdotale, ovunque da tutti sempre apprezzato per la sua serena umiltà, per la sua innata bontà, per la sua pronta disponibilità all’ascolto.

Ta dar lebe liap vatar Agostino !

Viva il caro padre Agostino!

 

La foto del bambino in bianco e nero è stata scattata nel 1940 da Bruno Schweizer  in un suo reportage sui cimbri di Giazza. Qui sopra a colori una foto di una recente festa della comunità cimbra a Giazza

 

 

 

 

Category: Aulo Crisma e la rivista "inchiesta", Culture e Religioni, Editoriali, Osservatorio comunità montane

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About Aulo Crisma: Aulo Crisma è nato a Parenzo nel 1927. Nel 1945 ha conseguito il diploma magistrale.Nel 1946 ha lasciato l'Istria come esule. Ha fatto il maestro elementare prima a Giazza, dove si è sposato con la collega Maria Dal Bosco, e poi a Selva di Progno. E' stato un attivo animatore culturale dirigendo il locale Centro di lettura, divenuto poi Centro sociale di educazione permanente. E' stato per molti anni corrispondente del quotidiano L'Arena di Verona. Ha condotto numerosi lavori di ricerca e documentazione sulla storia dei Cimbri, una popolazione di origine tedesca che si era insediata sui Monti Lessini verso la fine del XIII secolo, che ancora manteneva vivo nell'enclave di Giazza ,l'antico idioma alto tedesco.Ha fatto parte del Direttivo provinciale del Sinascel, sindacato nazionale della scuola elementare. Ha pubblicato "Guardie e contrabbandieri sui Monti Lessini" (con Remo Pozzerle), Ed. Taucias Gareida, Giazza-Verona, 1990; "Lessinia, una montagna espropriata" (con Remo Pozzerle), HIT Edizioni, San Martino Buonalbergo, 1999; "Bar lirnan tauc': Noi impariamo il cimbro, Ed. Curatorium Cimbricum Veronense,, Verona, 2001; "Parenzo, gente, luoghi, memoria" Ed. Itinerari educativi, Comune di Venezia, 2012. Attualmente vive con la moglie a Tencarola, in provincia di Padova, e collabora alla rivista Inchiesta.

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