Vincenzo Comito: L’evoluzione tecnologica cinese

| 23 Febbraio 2016 | Comments (0)

 

Diffondiamo da www.sbilanciamoci.info del 23 febbraio 2016
La riduzione nei ritmi di sviluppo cinesi eccitano oltre misura gli animi di molti. Ma dietro a questi cori si nasconde una realtà che raggiunge risultati sempre più importanti

 

La Cina non ha mai goduto di buona stampa in occidente. Già nel 1901 un economista francese, E. Théry, inventava l’espressione “il pericolo giallo”, quando in realtà solo pochi decenni prima i paesi europei, con Gran Bretagna e Francia in testa, il vero flagello del mondo di allora, avevano fatto scempio del paese asiatico.

Oggi la storia dei difficili rapporti con l’occidente continua, anche se su di un altro piano. Una miriade di esperti e giornalisti da circa trenta anni annuncia l’imminente crollo di quella economia e tutto questo mentre essa, nello stesso periodo, è cresciuta di più del 10% all’anno (1).

Ora la riduzione nei ritmi di sviluppo cinesi, accompagnata da notizie confuse sull’andamento dei cambi e della borsa, stanno eccitando oltre misura gli animi di molti. Molti echi del presunto disastro si sono anche uditi all’ultimo incontro di Davos.

Ma dietro a questi cori intonati all’unisono in tutto l’occidente, con qualche eccezione, si nasconde una realtà che continua a raggiungere, sia pur superando diverse difficoltà e contraddizioni, risultati sempre più importanti.

Pur con tutti i suoi problemi, il pil cinese, utilizzando per il calcolo il criterio della parità dei poteri di acquisto, si dovrebbe essere collocato nel 2015 intorno al 105% di quello statunitense e nel 2016 potrebbe avvicinarsi al 110%, mentre il complesso dei paesi emergenti ha raggiunto sempre nel 2015 una quota pari al 58% del pil mondiale.

Va peraltro ricordato che sul piano del livello tecnologico complessivo, l’economia cinese è ancora relativamente indietro a quella Usa. Nelle note che seguono, quindi, proviamo a sottolineare alcuni aspetti della crescita recente del paese nei settori più avanzati.

 

1. Alcuni dati di base

Nel 2015 la Cina ha sostanzialmente raggiunto gli Stati Uniti come numero di articoli scientifici pubblicati nell’anno ed entro il 2020 avrà raggiunto il paese rivale anche come spesa per investimenti in ricerca e sviluppo (Dusi, 2016).

Nel 2014 (fonte: WIPO) ci sono state in Cina 928.000 domande di brevetto, mentre negli Stati Uniti la cifra corrispondente è stata di 578.000. Certo, si può discutere della qualità rispettiva delle stesse domande, ma il dato di base appare comunque molto eloquente.

Oggi sono iscritti alle facoltà di ingegneria nelle università locali 7-8 milioni di giovani (in Italia siamo a 225.000), mentre il totale degli studenti universitari si aggira intorno ai 25 milioni di unità e mentre la Cina e l’India insieme oggi sfornano da sole circa la metà dei laureati in scienza ed ingegneria del mondo.

La Cina possiede il calcolatore più veloce del mondo, sta costruendo il radiotelescopio più grande del mondo e il più veloce acceleratore di particelle.

 

2. L’evoluzione di alcuni settori

Una particolarità dello sforzo di modernizzazione è costituita dal fatto che esso va avanti in praticamente tutti i settori dell’economia, anche se i risultati ad oggi non appaiono uniformi nei vari campi; mentre in alcuni di essi il paese è ormai all’avanguardia, in altri sta ancora cercando di aprirsi un varco.

Il governo ha varato da poco un piano per lo sviluppo di sette comparti strategici, con la previsione di imponenti investimenti; tra di essi, le biotecnologie, i materiali avanzati, le energie alternative, le tecnologie dell’informazione, la produzione di macchinari sofisticati, la tutela dell’ambiente.

Nel campo delle energie rinnovabilila Cina si è confermata nel 2015 come di gran lunga il più importante investitore del mondo, con 111 miliardi di dollari, una spesa doppia rispetto a quella degli Stati Uniti (56 miliardi) (fonte: Bloomberg).

Il paese è ormai all’avanguardia nel settore dell’alta velocità, dove sta perseguendo una politica di rilevante espansione all’estero; una situazione simile si ritrova nel campo dell’energia nucleare, dove sta acquisendo posizioni anche nei paesi avanzati e anche se, personalmente, preferiremmo che il settore non esistesse neanche. Anche per quanto riguarda le apparecchiature per telecomunicazioni, due imprese cinesi, Huawei e TZE, sono da tempo tra le più importanti, mentre le loro tecnologie sono all’avanguardia. Huawei ha ormai il primo posto in assoluto. Importante anche il ruolo raggiunto nel comparto delle tecnologie edilizie avanzate e il predominio acquisito nel campo dei droni civili. Nel settore della robotica, le imprese cinesi hanno raggiunto una quota del 25% del mercato mondiale, con l’obiettivo di arrivare al 50% in pochi anni.

 

3. Il caso delle imprese internet

Le imprese internetsembrano oggi essere alla guida dello sviluppo economico e tecnologico del mondo. In genere in occidente seguiamo con attenzione gli sviluppi di gruppi Usa quali Google, Apple ( le due aziende con il più elevato valore di borsa negli Stati Uniti), Facebook, con la sua controllata WhatsApp, Amazon, Uber, mentre tendiamo ad ignorare quello che avviene in Cina nelle stesse aree e che appare ormai sostanzialmente quasi altrettanto rilevante.

Il motore di ricerca cinese Baidu ha il 70% del mercato in Cina con 600 milioni di utilizzatori e con un potenziale di crescita ancora molto forte (Huei, 2016). Le sue dimensioni si avvicinano a quelle di Google e potrebbero presto superarle.

Nel campo delle vendite on-line Alibaba ha un mercato a disposizione che è potenzialmente più grande di quello di Amazon; nel comparto della messaggistica, WeChat, il rivale di WhatsApp in Cina, ha 650 milioni di visitatori attivi contro 1 miliardo per l’omologo statunitense. Nell’area delle piattaforme sociali, Sina Weibo, con mezzo miliardo di utilizzatori, si confronta con Facebook, mentre Weibo, nel microblogging, è un sito che lotta bene con Twitter (Huei, 2016).

Nel settore della sharing economy, in particolare in quello dei servizi di trasporto, Uber è sempre più contrastato dalla cinese Didi Kuaidi, che possiede ormai un numero maggiore di clienti.

Infine, negli smartphone Apple e Samsung si devono sempre di più confrontare con almeno quattro grandi aziende cinesi, Huawei, Lenovo, Xiaomi, Tze. Non è azzardato pensare che prima Samsung, poi Apple, saranno messi in grave difficoltà dalla concorrenza di tali aziende.

Tutti questi gruppi cinesi si sono, in effetti, sino a ieri concentrati sul mercato domestico diventandovi le presenze dominanti, ma ora, contando sulla fortissima e consolidata base nazionale, hanno iniziato a svilupparsi all’estero e il confronto con gli omologhi statunitensi sarà inevitabile.

 

4. Attività con maggiori difficoltà

Non tutto marcia peraltro velocemente.

Citiamo intanto il settore dei semiconduttori, nel quale i risultati ad oggi non sembrano soddisfacenti (The Economist, 2016).

Le vendite di chip a livello mondiale sono state pari, nel 2015, a circa 340 miliardi di dollari, di cui circa 145 sul solo mercato cinese, che appare quindi di gran lunga il più importante del mondo. Ma la quota di produzione assicurata dalle imprese locali è solo una frazione relativamente modesta di quella mondiale. Secondo un piano varato nel 2014, nei prossimi anni dovrebbero essere investiti nello sforzo di raggiungere i paesi più avanzati tra 100 e 150 miliardi di dollari, con l’obiettivo di mettersi a pari entro il 2030. Entro il 2025 l’obiettivo è quello di produrre in patria almeno il 70% dei chipconsumati dall’industria nazionale. Non mancheranno comunque le difficoltà.

Nel settore dell’ aereonautica civile il paese ha l’obiettivo di costruire aerei da trasporto passeggeri che rivaleggino con Airbus e Boeing. Il primo modello prodotto dalla Comac, il C919, farà concorrenza all’Airbus 320 e al Boeing 737; i voli di prova si svolgeranno però ancora nel 2016-2017, mentre è distante il più impegnativo progetto per la messa a punto di un aereo a doppio corridoio, che dovrebbe essere portato avanti con i russi.

Nel settore farmaceutico, la Cina sta ora investendo molto, ma il paese asiatico dovrebbe avvicinarsi agli Usa solo tra una decina di anni (Ward, Waldmeir, 2016).

I tre casi delineati indicano che in alcuni comparti la Cina appare ancora abbastanza indietro rispetto alle nazioni più avanzate; gli sforzi per mettersi al passo appaiono molto rilevanti, ma che ci vorrà ancora del tempo.

 

5. Qualche lezione per l’Europa

I singoli paesi europei tendono a non possedere la massa critica per riuscire a reggere da soli nel tempo la concorrenza dei produttori Usa ed ora anche di quelli cinesi. Solo la messa in comune degli sforzi, come è accaduto in passato con il progetto Airbus e con quello Galileo, permetterebbero al nostro continente di giocare un ruolo significativo nell’evoluzione tecnologica del mondo. L’unica alternativa appare altrimenti quella di negoziare una resa, più o meno onorevole, con uno dei due padroni, riuscendo così magari ad ottenere al massimo uno strapuntino al tavolo dei potenti.

1)Così, su uno dei più importanti quotidiani italiani, ogni articolo dedicato all’argomento è in generale un trionfo della catastrofe, o almeno delle cattive notizie; il giornalista che prioritariamente si occupa di quel paese è arrivato a trovare degli aspetti molto negativi persino nella recente attribuzione del premio Nobel ad una scienziata cinese ed anche nel fatto che nel 2015 certe emissioni inquinanti nell’atmosfera erano diminuite a livello globale grazie in particolare ai risultati del paese di mezzo.

 

Testi citati nell’articolo

-Dusi E., L’ultima rivoluzione cinese, La Repubblica, 28 gennaio 2016

-Hueh L., Huawei, Xiaomi and Lenovo will soon snatch at Apple’s crown, www.ft.com, 8 febbraio 2016

The Economist, Chips on their shoulders, 23 gennaio 2016

-Ward A., Waldmeir P., Fundraising highlight the rise in Chinese pharma R & D,

 

Category: Economia, Osservatorio Cina, Osservatorio internazionale, Ricerca e Innovazione

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About Vincenzo Comito: Vincenzo Comito (1940), ha lavorato per molti anni nell’industria (gruppo Iri, Olivetti) e nel movimento cooperativo, nelle aree dell’amministrazione e finanza, del controllo di gestione e del personale. Da molti anni docente di finanza aziendale prima all’Università Luiss di Roma, attualmente insegna all’Università di Urbino. Fa parte del gruppo “Sbilanciamoci”. Tra i suoi libri: Idee e capitali. Mercati finanziari e decisioni di impresa, Isedi 1994; Idee e capitali. Modelli strumenti e realtà della finanza aziendale, Utet 2002; Storia delle finanza d'impresa. Dalle origini al XVIII secolo, Utet, 2002; Storia della finanza d'impresa. Dal XVIII secolo ad oggi, Utet 2002; L'ultima crisi, la Fiat tra mercato e finanza, L'Ancora del Mediterraneo 2005; Le armi come impresa. Il business militare e il caso Finmeccanica, Edizioni dell'Asino 2009; La fabbrica dei veleni. Il caso Ilva e la crisi della siderurgia (con Riccardo Colombo), Edizioni dell'Asino (marzo 2013)

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