Un Rapporto sulla qualità dello sviluppo prodotto per la Cgil da Tecnè e Fondazione Di Vittorio

| 11 febbraio 2017 | Comments (0)

 

 

1. Rapporto Cgil: Italia ingiusta e fragile

da www.repubblica.it dell’11 febbraio 2017, resoconto di Paolo Gallori

Il secondo studio sulla “qualità dello sviluppo” prodotto da Tecnè e Fondazione Di Vittorio rileva disuguaglianze sempre più profonde e un crollo della fiducia nel miglioramento economico del Paese e delle prospettive individuali. Con conseguenze sulla partecipazione e sul rapporto con il prossimo. In 118 piazze parte la campagna referendaria del sindacat

ROMA – Aumentano le disuguaglianze economiche e la concentrazione della ricchezza. Il ceto medio è più fragile, aumentano i poveri e i bassi salari. Sono le stesse osservazioni che negli Stati Uniti hanno accompagnato e guidato l’amministrazione Obama, portando infine alla vittoria di Trump. Ma questa non è l’America, è l’Italia del secondo e nuovo Rapporto sulla qualità dello svilupporealizzato da Tecnè e dalla Fondazione Di Vittorio, l’Istituto nazionale della Cgil per la ricerca storica. Ed essendo l’Italia e non l’America, il pessimismo vince sulla capacità di sognare ancorandosi alla percezione di un lavoro più instabile e di un miglioramento delle proprie condizioni sempre più difficile.

 

Un sentimento che si riflette in un pessimismo sul futuro decisamente acuito nel raffronto tra le percentuali di ieri e di oggi. Solo il 31% degli italiani pensa che la situazione economica del Paese migliorerà nei prossimi 12 mesi. Era il 44% nel 2015. A livello individuale, solo l’11% si attende un miglioramento della propria condizione. Nel 2015 era il 13%. Se il discorso cade sul lavoro, non va meglio: solo il 24% pensa che l’occupazione crescerà (era il 31% nel 2015). Una tendenza alla depressione da cui consegue anche il ripiegamento nel privato e un indebolimento della propensione alla partecipazione sociale.

Una fotografia che induce la leader della Cgil Susanna Camusso a evidenziare, in sede di commento, “la necessità di cambiare rotta rispetto alle politiche economiche e sociali. La svalorizzazione del lavoro e dei suoi diritti, la mancanza di lavoro e la sua precarizzazione, la continua crescita di diseguaglianze, oltre che un enorme problema per le persone, rappresenta un freno allo sviluppo del Paese. Dare risposte partendo dai più deboli non solo è giusto ma è il meccanismo necessario per dare sicurezza a tutti, per dare fiducia evitando dumping e diseguaglianze. Sono questi i tratti essenziali dei due referendum promossi dalla Cgil e della Carta dei diritti universali, sui quali oggi, in tante piazze d’Italia, diamo voce ai diritti del lavoro”.

Entrando nel dettaglio del rapporto, si legge come l’indice generale della qualità dello sviluppo in un anno sia sceso da 100 a 99. Con un peggioramento, in particolare nel Nord e nel Centro, mentre il Mezzogiorno  continua a essere in grave ritardo. Il Nord, dove è maggiore nel 2016 il calo dell’indice, resta comunque l’area del Paese dove il livello di disuguaglianza economica è inferiore, mentre nel Mezzogiorno, sia per quanto riguarda la distribuzione dei redditi che per quanto riguarda la concentrazione della ricchezza, il livello di iniquità sale moltissimo.

Nel complesso le tre Regioni migliori dal punto di vista della qualità dello sviluppo sono il Trentino Alto Adige (136), il Friuli Venezia Giulia (113) e il Veneto (112). Quelle che hanno registrato le migliori perfomance rispetto al 2015 sono la Liguria, le Marche (entrambe sopra la media Italia) e il Molise (sotto la media). Fanalino di coda, nell’ordine, CampaniaSicilia Calabria.

Il rapporto a questo punto si focalizza su un elemento decisivo: la fiducia. “E’ uno dei motori più importanti della crescita economica, senza la quale non solo diventa difficile fare progetti di vita, ma anche i consumi e gli investimenti tendono a comprimersi o a dilatarsi in attesa di tempi migliori. L’aumento delle disuguaglianze si specchia in un Paese che ha perso fiducia nel futuro prossimo, dove gli ascensori sociali hanno smesso di funzionare e la povertà ha sempre più i sintomi di una malattia cronica, dalla quale è quasi impossibile uscirne”.

Ma la mancanza di fiducia non influenza soltanto il comportamento economico degli individui. Incide anche sulla loro visione del mondo e sul rapporto col prossimo. “Solo il 12% – rileva lo studio – ha fiducia negli altri senza un volto e un’identità, nelle persone che non si ‘conoscono’. Va ancora peggio se gli altri sono i ‘diversi’: immigrati o persone dall’aspetto trascurato e trasandato. In questo caso la fiducia scende all’8%. Va decisamente meglio, invece, se è il vicino di casa quello a cui doversi affidare in caso di necessità. In questo caso le persone che si fidano salgono al 70% (69% nel 2015). Ma al primo posto, tra le persone delle quali si può avere fiducia, ci sono gli appartenenti alle forze dell’ordine (82%, rispetto all’81% del 2015). Nel complesso, quindi, ci si fida di più delle persone vicine (non solo fisicamente, ma anche socialmente) e dell’autorità (appunto, le forze dell’ordine). Mentre la fiducia incondizionata, rispetto alla condizione e al ruolo, resta bassissima”.

Oltre a esortare a un cambiamento di questo quadro con nuove politiche economiche e sociali, più giuste e inclusive, Camusso nel suo commento ricorda l’iniziativa nelle piazze d’Italia in occasione della prima giornata nazionale della campagna referendaria della Cgil per abrogare le norme sui voucher e quelle sugli appalti: “Libera il lavoro Con 2 Sì. Tutta un’altra Italia”. Sono previste iniziative in 118 piazze per sollecitare il governo a definire al più presto la data dei referendum e il Parlamento a discutere la legge di iniziativa popolare sulla Carta dei diritti universali del lavoro.

A Roma l’appuntamento è a Tor Bella Monaca, in viale Santa Rita da Cascia, manifestazione a cui partecipa la stessa Susanna Camusso, con gli altri componenti della segreteria Cgil distribuiti sul territorio nazionale:  Nino Baseotto a Genova, in piazza Matteotti, Vincenzo Colla a Napoli, in via

Toledo, Rossana Dettori a Bari, in via Argiro, Gianna Fracassi a Firenze, in piazza dei Ciompi, Roberto Ghiselli a Pesaro, in Portale San Domenico, Franco Martini a Torino, in piazzale Castello, Giuseppe Massafra a Milano, in corso di Porta Vittoria, Tania Scacchetti a Bologna, in piazza Nettuno.

 

 

2. Rapporto Tecnè, più disuguaglianze sociali e crolla la fiducia delle famiglie

www.gds.it dell’11 febbraio 2017

ROMA. Diminuisce la fiducia nella situazione economica del Paese e nella possibilità che cresca l’occupazione ma migliora la soddisfazione personale: il Rapporto Tecnè 2016 sulla qualità dello sviluppo messo a punto per la Fondazione Di Vittorio (Istituto per la ricerca Cgil) descrive un’Italia che cresce poco con la ricchezza sempre più concentrata e un ripiegamento nella sfera privata mentre si riduce la dimensione pubblica.

L’indice generale sulla qualità dello sviluppo diminuisce da 100 a 99 con un peggioramento nel Nord (da 110 a 109 il Nord Ovest, da 115 a 113 il Nord Est), e nel Centro (da 103 a 102) mentre il Mezzogiorno resta comunque in ritardo rispetto al resto del Paese (fermo a 85). E se la soddisfazione personale e la fiducia interpersonale registrano 103 punti rispettivamente, in crescita rispetto al 2015, si segnala un crollo per la fiducia economica (76).

Nel complesso gli standard abitativi scendono da 100 a 98 punti (Trentino a 122) ma aumentano i beni posseduti dalle famiglie (da 100 a 104).

Dal rapporto Tecnè sulla qualità dello sviluppo «emerge è la fotografia di un Paese in cui la ricchezza tende sempre di più a concentrarsi» e in cui le persone vedono sempre più difficile uscire da una situazione di difficoltà: commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, chiedendo al Governo di cambiare le politiche economico sociali.

«Rispetto al 2015 – sottolinea il leader della Cgil – nel 2016 calano drasticamente le previsioni sulla crescita economica dell’Italia, quelle sulla propria situazione personale e sulle prospettive di crescita dell’occupazione. Come pure diminuisce notevolmente il concetto di partecipazione sociale. È sempre più evidente – avverte – la necessità di cambiare rotta rispetto le politiche economiche e sociali. La svalorizzazione del lavoro e dei suoi diritti, la mancanza di lavoro e la sua precarizzazione, la continua crescita di diseguaglianze, oltre che un enorme problema per le persone, rappresenta un freno allo sviluppo del paese. Dare risposte partendo dai più deboli non solo è giusto ma è il meccanismo necessario per dare sicurezza a tutti, per dare fiducia evitando dumping e diseguaglianze. Sono questi – conclude il segretario della Cgil – i tratti essenziali dei due referendum promossi dalla Cgil e della Carta dei diritti universali, sui quali oggi, in tante piazze d’Italia, diamo voce ai diritti del lavoro».

 

 

 

3. Il Rapporto Tecnè: aumenta la disuguaglianza economica tra gli italiani

da tgcom.24 dell’11 febbraio 2017

Cresce anche la sfiducia: solo il 31% pensa che la situazione economica dell’Italia migliorerà nei prossimi 12 mesi e appena l’11% si attende un miglioramento della situazione personale

 

Il Rapporto sulla qualità dello sviluppo in Italia, condotto dall’istituto di ricerca Tecnè e dalla Fondazione Di Vittorio, sottolinea che, nonostante il contesto internazionale favorevole, l’economia italiana cresce ad un ritmo modesto, con la ricchezza che tende a concentrarsi sempre di più nelle fasce di popolazione ad alto reddito.

Secondo il rapporto, nell’ultimo anno l’indice generale sulla qualità dello sviluppo – l’analisi considera diversi indicatori (quali standard abitativi, condizioni di salute degli individui, fiducia economica, e altri) – è sceso da 100 a 99.

A peggiorare è la situazione in alcune aree – nel Nord-ovest l’indice è passato da 110 a 109, in calo così come nel Nord-est (da 115 a 113) e nel Centro (da 103 a 102) –, mentre il Mezzogiorno continua a essere in grave ritardo rispetto al resto Paese: al sud e alle isole l’indice generale si ferma ad 85, invariato rispetto all’anno precedente.

L’indagine rileva un aumento delle disuguaglianze economiche – particolarmente difficile è la situazione del Mezzogiorno –, con la ricchezza che tende a concentrarsi nelle fasce di popolazioni ad alto reddito. Il ceto medio è diventato più fragile rispetto al passato, sono aumentati i poveri e (soprattutto) i quasi-poveri.

Fattori di incertezza – in particolare il lavoro, percepito come più instabile, perché più discontinuo e precario: il 24% degli italiani pensa che l’occupazione crescerà (erano il 31% nel 2015) – contribuiscono a peggiorare la situazione.

Nel complesso, osserva la ricerca, è più difficile migliorare le proprie condizioni economiche, sociali e professionali.

Tutto ciò si riflette in un sentimento di diffuso pessimismo sul futuro del Paese e in un peggioramento della fiducia economica, senza la quale le persone hanno difficoltà a fare progetti di vita, con ripercussioni inevitabilmente negative anche sui consumi e gli investimenti, che tendono a comprimersi o a dilatarsi in attesa di tempi più favorevoli.

Ma la situazione non dovrebbe migliorare da qui a breve, almeno secondo il giudizio degli italiani: ad oggi, soltanto il 31% pensa che la situazione economica dell’Italia migliorerà nei prossimi 12 mesi (era il 44% nel 2015) e se si guarda alla situazione personale appena l’11% si attende un miglioramento (lo scorso anno, era il 13%).

Peggiorano gli standard abitativi, ma aumentano i beni posseduti dalle famiglie: sono cresciuti i nuclei familiari che possiedono la lavatrice (dal 97% del 2015 al 98% del 2016), la lavastoviglie (dal 47 al 50%), il climatizzatore (dal 37 al 38%), il personal computer (dal 64 al 65%) e quelli che possiedono un’automobile (da 78 a 79%) o più di una (dal 30 al 31%). L’indice è passato da 100 a 104 punti, in crescita in tutte le aree del Paese.

In generale, rileva l’indagine, poco più della metà degli italiani è soddisfatta della propria situazione economica.

Il rapporto analizza anche il tessuto imprenditoriale italiano, sottolineando l’aumento del numero delle imprese rispetto al 2015, gli (ancora) bassi investimenti in ricerca e sviluppo e la scarsa propensione all’innovazione.

Elementi che, uniti alla diminuzione della percezione di stabilità del posto di lavoro, al calo della redditività media delle imprese e del valore aggiunto al costo dei fattori, ci restituiscono un sistema economico che migliora leggermente le sue dotazioni quantitative e le sue performance, ma non rallenta il deterioramento qualitativo del sistema nel suo complesso.

Un deterioramento che si rispecchia anche nel peggioramento complessivo della qualità del lavoro. L’indice generale sale da 100 a 101, con il Nord-est al primo posto a 126 punti (era 124), seguito dal Nord-ovest stabile a 114 punti, dal Centro con 108 punti (106) e in ultima posizione il Mezzogiorno con 74 (73 nel 2015).


Category: Economia, Politica, Precariato

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