Protocollo di Milano sull’ Alimentazione e la Nutrizione

| 3 Aprile 2015 | Comments (0)

Su segnalazione di Andrea Segrè diffondiamo il Protocollo di Milano sull’Alimentazione e la Nutrizione del  3 aprile 2015 che può essere sottoscritto on line

 

Introduzione

Il criterio e la rapidità con i quali le risorse naturali sono sfruttate stanno rapidamente erodendo la capacità del pianeta di rigenerare il capitale ambientale da cui dipende il benessere di tutti i suoi abitanti. Secondo il recente rapporto Millennium Ecosystem Assessment1, nel corso degli ultimi 50 anni gli esseri umani hanno modificato gli ecosistemi nel modo più veloce e massiccio dell’intera storia dell’uomo, principalmente nel tentativo di rispondere alla domanda sempre crescente di cibo, acqua potabile, legname, fibre e carburante.

La grande sfida che le società contemporanee si trovano ad affrontare è quella di riconciliare la sostenibilità socioeconomica e ambientale con la crescita socioeconomica e il benessere, rompendo il legame tra sviluppo economico e degrado ambientale e facendo di più con meno, in modo da migliorare o preservare l’attuale livello di benessere con risorse minori. È venuto il momento di rendere la nostra economia efficiente in termini di energia e di risorse, attraverso le quali affrontare le ineguaglianze sociali. Questa è l’unica strada per salvaguardare e migliorare la qualità della vita e il benessere delle generazioni presenti e future.

Sulla scia del tema “Nutrire il pianeta, Energia per la vita” dell’EXPO Milano 2015, riconosciamo che la relazione tra gli esseri umani, il pianeta e il cibo deve elevarsi al centro della nostra attenzione, in quanto si tratta del fondamento vitale della sostenibilità della Terra e dell’umanità.

Cambiamento climatico, produttività agricola, gestione delle acque, abitudini alimentari, urbanizzazione e crescita della popolazione: le cause e le conseguenze di queste tematiche di estrema attualità per il nostro pianeta dipenderanno strettamente dalla gestione dei sistemi alimentari, che si inscrivono in un quadro socioeconomico e ambientale attualmente afflitto da tre enormi paradossi globali.

Primo paradosso – SPRECO DI ALIMENTI: 1,3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile sono sprecati ogni anno, ovvero un terzo della produzione globale di alimenti e quattro volte la quantità necessaria a nutrire gli 805 milioni2 di persone denutrite nel mondo.

Secondo paradosso – AGRICOLTURA SOSTENIBILE: Nonostante l’enorme diffusione della fame e della malnutrizione, una grande percentuale dei raccolti è utilizzata per la produzione di mangimi e di biocarburanti. Secondo le previsioni, la domanda globale di biocarburanti arriverà a 172 miliardi di litri nel 2020 rispetto agli 81 miliardi di litri del 2008, il che corrisponde ad altri 40 milioni di ettari di terreni convertiti a coltivazioni per biocarburanti. Un terzo della produzione agricola globale è impiegato per nutrire il bestiame. Sui circa 7 miliardi di abitanti della terra, 1 miliardo non ha accesso all’acqua potabile, provocando la morte di 4.000 bambini ogni giorno. In contrasto, per produrre un solo chilogrammo di carne di manzo servono 15.000 litri d’acqua. La speculazione finanziaria eccessiva e dannosa sulle materie prime aggrava ulteriormente il problema, favorendo la volatilità del mercato e l’aumento dei prezzi alimentari.

 

1 Millennium Ecosystem Assessment. Ecosystems and Human Well-being: Synthesis. Washington DC: Island Press, 2005. Pp. 1-6. Online: http://www.millenniumassessment.org/documents/document.356.aspx.pdf

2 FAO, IFAD e WFP. The State of Food Insecurity in the World 2014 strengthening the enabling environment for food security and nutrition. Roma: FAO, 2014. Pp. 4, 8, 11-12, 18, 40. Online: http://www.fao.org/3/a-i4030e.pdf


Terzo paradosso – COESISTENZA TRA FAME E OBESITÀ: Oggi, per ogni persona affetta da denutrizione, ve ne sono due obese o sovrappeso (sovranutrizione): 805 milioni di persone nel mondo sono affette da denutrizione, mentre oltre 2,1 miliardi1 sono obese o sovrappeso. A livello mondiale, il fenomeno dell’obesità è quasi raddoppiato rispetto al 1980 e continua a crescere in proporzioni epidemiche: la percentuale di adulti con un IMC superiore a 25 kg/m22 è oltre il 30%. Mentre 36 milioni di persone ogni anno muoiono per denutrizione e carestia,3 3,4 milioni muoiono a causa del loro sovrappeso o obesità. Inoltre, il 44% delle malattie diabetiche, il 23% delle cardiopatie ischemiche e fino al 41% dei tumori sono attribuibili ad un eccesso di cibo.4 La radice di questo problema risiede nello squilibrio globale della ricchezza e delle risorse, secondo il quale una parte della popolazione mangia in quantità eccessive mentre un’altra parte stenta a sopravvivere.

Sono necessari interventi globali e complessi per creare modelli di consumo e produzione sostenibili, capaci di riconciliare il rispetto per il pianeta con il benessere dei suoi abitanti. I Governi e le Istituzioni hanno una forte responsabilità nel porre rimedio a questi tre paradossi, riconoscendo la semplice verità che la fame degli esseri umani dovrebbe avere la precedenza sulla fame per la crescita sfrenata. Questi problemi sistemici sono di natura politica e necessitano pertanto di soluzioni politiche. Tutti questi paradossi costituiscono una minaccia al diritto dell’uomo al cibo e provocano seri danni sociali e ambientali.

 

Premessa

Le Parti del presente Protocollo di Milano riunite all’Esposizione Universale Milano 2015, Italia, di seguito denominata “EXPO”, sotto gli auspici del Bureau International des Expositions, di seguito denominato “BIE”; Sottopongono il testo integrale emesso il (GIORNO) (MESE) duemila quindici.

Rispettando gli obiettivi incarnati nel tema dell’Esposizione Internazionale, “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”; Riconoscendo l’Expo quale piattaforma per confrontarsi discutere sulle sfide e riesaminare le relazioni tra gli esseri umani, il nostro pianeta e le sue risorse; Le misurazioni si basano sul calcolo dell’IMC (Indice di Massa Corporea). Un IMC di 25 – 29.9 è consideratosovrappeso, un IMC superiore a 30 indica obesità. Confermando il “diritto al cibo sicuro e nutriente” come un diritto umano, che implichi pertanto una forte base giuridica e politica attraverso un Quadro sul Diritto al Cibo supportato dalle Nazioni Unite; Sottolineando che la nostra situazione è pregiudicata e perpetuata dai tre paradossi globali sopra menzionati; Evidenziando che la grande maggioranza delle persone che soffrono la fame (651 milioni) vivono nei paesi in via di sviluppo1, in cui il 13,5 percento della popolazione è affetta da denutrizione;

1 The Lancet. Global, regional, and national prevalence of overweight and obesity in children and adults during 1980-2013: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2013. The Lancet, Volume 384, Numero 9945, agosto 2014. Pp. 766 – 781. Online : http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140- 6736(14)60460-8/abstract

2 Le misurazioni si basano sul calcolo dell’IMC (Indice di Massa Corporea). Un IMC di 25 – 29.9 è consideratonsovrappeso, un IMC superiore a 30 indica obesità.

3http://www.theworldcounts.com/counters/global_hunger_statistics/how_many_people_die_from_hunger_each_y ear

4 http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs311/en/ page3image23456 page3image23616

Consci della pressione e delle minacce esercitate sulle risorse e sull’umanità in ciascuna di queste aree; Comprendendo che tali problemi hanno un impatto globale e non sono confinati a un singolo paese o a una sola regione, e che servono sforzi collaborativi a livello internazionale per eliminare i paradossi e ripristinare l’equilibrio nella relazione tra gli esseri umani e il pianeta;

Consapevoli che gli sforzi globali per una sensibilizzazione e un’educazione maggiori hanno le potenzialità per risolvere la maggior parte di questi problemi; Ricordando e prendendo nota delle disposizioni pertinenti nel quadro delle legislazioni internazionali, regionali e nazionali per la protezione e conservazione delle risorse e l’adozione di azioni finalizzate allo sviluppo sostenibile nella Direttiva quadro europea sulle acque, il Piano d’azione per un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per sradicare la povertà estrema e la fame, la Dichiarazione di Vienna sulla nutrizione e le malattie non trasmissibili nel contesto di Salute 2020, la Dichiarazione dei Ministri della Salute europei con l’OMS contro le malattie non trasmissibili;

Avendo discusso la capacità unica degli esseri umani di rifiutare e porre rimedio a queste ingiustizie che si frappongono al diritto di ogni persona di essere libera dalla fame e di avere accesso a cibo sano, sicuro e sufficiente; Dichiariamo e proponiamo il seguente Protocollo volto ad avanzare verso una civilizzazione orientata ad assicurare un futuro sostenibile per il pianeta e gli esseri umani e nella quale entrambi possano coesistere in armonia.

 

Articolo 1: Campo di applicazione

Ciascuna delle Parti, nell’adoperarsi per adottare, promuovere e conseguire modelli di consumo e di produzione più sostenibili, implementa e/o elabora ulteriormente politiche e misure conformemente ai rispettivi contesti nazionali.

Le Parti forniscono regolarmente relazioni e stime dei progressi in atto in modo trasparente e verificabile.

1 Secondo la FAO, 651 milioni o l’80 percento degli affetti da fame e denutrizione nel mondo vivono nell’Asia del Sud (276 milioni), nell’Africa subsahariana (214 milioni) e in Asia orientale (161 milioni). http://www.fao.org/3/a- i4037e.pdf
2 FAO, IFAD e WFP. The State of Food Insecurity in the World 2014 Strengthening the enabling environment for food security and nutrition. Roma: FAO, 2014. Pp. “Key messages”, Online: http://www.fao.org/3/a-i4030e.pdf

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I sottoscritti si impegnano a rivedere e provvedere ai bisogni attuali ed emergenti delle società in merito alle più importanti questioni legate al cibo e all’alimentazione.

 

Sono previste le seguenti azioni:

 

a) Impegni


1. Primo Impegno: Spreco di alimenti

a) Le Parti si impegnano a ridurre del 50 per cento entro il 2020 l’attuale spreco di oltre 1,3 milioni di tonnellate di cibo commestibile attraverso l’attuazione dei seguenti interventi:a)  Concordare su una definizione condivisa di perdita e spreco di cibo; b)  Dare priorità a politiche volte a ridurre lo spreco di alimenti che affrontino le cause del fenomeno e definiscano una gerarchia per l’uso degli alimenti, poiché individuare la natura della perdita e dello spreco di cibo è essenziale per eradicare la fame a livello globale; c)  Riconoscere il contributo positivo della cooperazione e degli accordi a lungo termine sulla filiera alimentare (tra agricoltori, produttori e distributori) per conseguire una migliore pianificazione e previsione della domanda dei consumatori; d)  Fornire il supporto necessario ad avviare iniziative di sensibilizzazione, anche da parte dei professionisti del settore alimentare.

 

2. Secondo Impegno: Agricoltura sostenibile

Le Parti si impegnano a promuovere forme sostenibili di agricoltura e produzione alimentare alla luce dei cambiamenti climatici e nel rispetto delle risorse naturali, con particolare attenzione alle problematiche ambientali, agricole e socioeconomiche: a)  Biodiversità e agrobiodiversità; b)  Gestione delle risorse del territorio, idriche ed energetiche; c)  Mitigazione e adattamento al clima; d)  Sovvenzioni agricole; e)  Benessere degli animali da allevamento; f)  Impatto ambientale; g)  Promozione di pratiche sostenibili.

Le Parti si impegnano ad attribuire un adeguato valore monetario e non monetario ai servizi ecosistemici e all’apporto per il sistema delle materie prime (come l’acqua e l’energia) incorporate nei prodotti alimentari e impiegate nella produzione alimentare.

Le Parti si impegnano a limitare a livello globale la destinazione di terreni alla produzione di biocarburanti, bioplastiche e mangimi, preservando al contempo i benefici climatici dei biocarburanti di seconda generazione1. A questo proposito, le Parti esplorano tecniche per l’uso della terra per coltivazioni sia a scopo alimentare che non alimentare, ad esempio attraverso la rotazione delle colture, limitando al contempo l’uso dei biocarburanti al 5 percento nell’ambito degli obiettivi nazionali per le energie rinnovabili.

Le Parti si impegnano a identificare e proporre leggi per disciplinare la speculazione finanziaria internazionale sulle materie prime e la speculazione sulla terra, oltre che a proteggere le comunità vulnerabili dall’accaparramento della terra (“land grabbing”) da parte di entità pubbliche e private, rafforzando al contempo il diritto all’accesso alla terra delle comunità locali e delle popolazioni autoctone. a)  Incoraggiare la parità di accesso alla produzione e ai mercati agricoli per gli indigeni, le minoranze e le donne; b)  Istituireunquadronormativoperlaspeculazionefinanziariasullematerie prime, tale da rimediare alle fluttuazioni dei prezzi nei mercati alimentari e da creare le condizioni per una migliore sicurezza alimentare globale; c)  Stabilire regole per garantire i diritti di proprietà della terra a livello globale e per porre termine al fenomeno del land grabbing.

 

3. Terzo Impegno: Eradicare la fame e combattere l’obesità

Le Parti si impegnano ad eliminare la fame e la denutrizione attraverso le azioni seguenti:

 

a) Attenersi al nuovo paradigma globale dello sviluppo, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio3, per: i  Fornire a tutte le fasce della popolazione l’accesso permanente al cibo; ii  Porre fine alla denutrizione; iii  Rendere i sistemi di produzione alimentare più produttivi, efficienti, sostenibili e resilienti;

1 Unione europea: Commissione europea, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni: un quadro politico per il clima e l’energia nel periodo 2020 – 2030, 22 gennaio 2014 COM (2014) 15 def, disponibile all’indirizzo: http://eur- lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:52014DC0015&from=EN. La valutazione di come ridurre al minimo le emissioni indirette del cambiamento nell’uso del suolo ha chiarito che i biocarburanti di prima generazione hanno un ruolo limitato nella decarbonizzazione. La Commissione europea ha deciso di concentrarsi sul miglioramento dei biocarburanti di seconda e terza generazione e di altri biocarburanti sostenibili alternativi.

2 Questo obiettivo è in linea con la proposta della Commissione sui biocarburanti dell’ottobre 2012, attualmente in discussione. Unione europea: Commissione europea, Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 98/70/CE relativa alla qualità della benzina e del combustibile diesel e recante modifica della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. 17 ottobre 2014, COM (2012) 595 def, Online: http://ec.europa.eu/clima/policies/transport/fuel/docs/com_2012_595_en.pdf

3 Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sostituiranno gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio a partire dal 2015.

4 Assicurare l’accesso ai piccoli e giovani produttori di cibo. page6image24856

 

b) Adoperarsi per rendere l’equità una caratteristica intrinseca allo sviluppo economico;

 

c) Porre fine alla denutrizione ciclica e cronica attraverso interventi diretti e indiretti;

 

d) Accendere i riflettori sulla malnutrizione, per renderla una crisi evitabile.

Le Parti si impegnano a porre un freno all’aumento dell’obesità, garantendo che non vi sia alcun aumento nel sovrappeso infantile e nell’obesità adolescenziale e adulta entro il 20251, mediante i seguenti interventi: a)  Promuovere, soprattutto tra le fasce di popolazione più vulnerabili, una cultura di prevenzione intorno al ruolo rivestito dall’alimentazione per la salute e promuovere stili di vita sani; b)  Incoraggiarel’attivitàfisicaqualecomponentecrucialediunostiledivita sano;c)  Migliorare la governance dei sistemi alimentari.

 

b) Scambio di informazioni, ricerca e migliori pratiche 1. Ciascuna Parte collabora con le altre Parti al fine di migliorare l’efficacia individuale e collettiva delle politiche e gli effetti sui tre paradossi centrali; 2 Le Parti si attivano per condividere esperienze e scambiare informazioni sulle migliori pratiche, politiche, misure e campagne; 3. Le Parti si attivano per condividere esperienze e scambiare informazioni sulle migliori prassi, politiche, misure e campagne; 4Unite nello stesso intento e separate geograficamente, le Parti valutano come facilitare la cooperazione globale e regionale.

 

Articolo 2: Fase preparatoria

Ciascuna delle Parti mette a punto e attua, non oltre un anno dopo la fase preparatoria iniziale, un sistema nazionale che possa portare al rispetto dei tre impegni identificati all’Articolo 1.

Obiettivo dell’Assemblea Mondiale della Sanità del 2012. L’obiettivo implica che la prevalenza globale del 7 percento tra i bambini non debba salire al 9,1 percento nel 2020 secondo le tendenze attuali, e che il numero di bambini in sovrappeso sotto i 5 anni di età non debba aumentare dai 44 milioni stimati nel 2012 a circa 60 milioni come previsto

In una fase preparatoria che non dovrebbe superare la durata di 12 mesi, le Parti sviluppano pratiche e politiche che, individualmente o collettivamente, non aggravano o perpetuano le attuali crisi e contribuiscono costruttivamente alla loro abolizione, nella fattispecie: 1. Raccogliendo e analizzando conoscenze ed esperienze al fine di condividere informazioni utili e pertinenti con le altre parti relativamente e non limitatamente ad abitudini alimentari e di consumo, pratiche di coltivazione e spreco di alimenti; 2. Rendendo disponibili opinioni autorevoli e iniziative politiche nazionali in materia di cibo e alimentazione, nonché le raccomandazioni prevalenti, per migliorare la vita e il benessere generale; 1, Identificando le azioni e le politiche fondamentali in diversi settori, inclusi l’ambiente, la scienza e l’economia; 2, Definendo una metodologia comune per misurare i risultati e i progressi.

1 Obiettivo dell’Assemblea Mondiale della Sanità del 2012. L’obiettivo implica che la prevalenza globale del 7 percento tra i bambini non debba salire al 9,1 percento nel 2020 secondo le tendenze attuali, e che il numero di bambini in sovrappeso sotto i 5 anni di età non debba aumentare dai 44 milioni stimati nel 2012 a circa 60 milioni come previsto. WHO. Global Nutrition Targets 2025, Childhood Overweight Policy Brief. 2014. P. 2.

Online: http://www.who.int/nutrition/globaltargets_overweight_policybrief.pdf


 

 

Articolo 3: Linee guida per gli impegni delle Parti

Nel quadro di ciascun impegno, le Parti tengono in considerazione le seguenti linee guida:

 

1. Primo impegno: Spreco di alimenti

Le Parti si adoperano per ridurre del 50 percento l’attuale spreco di alimenti entro il 20201. Unite in questo obiettivo, le Parti cercano una definizione e una metodologia comune per quantificare lo spreco di alimenti al fine di armonizzare il monitoraggio e le prassi. Quanto agli impegni specifici:

a) Le Parti si basano sulla definizione di perdite e sprechi alimentari fornita dall’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e la sviluppano ulteriormente se appropriato;

1 Questo obiettivo è indicato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e dal Programma Alimentare Mondiale (WFP) per il nuovo paradigma globale dello sviluppo, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) che sostituiranno gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs) a partire dal 2015.

Il Parlamento europeo ha fissato questo obiettivo per l’Ue (con una scadenza differente al 2025) nella comunicazione in materia di spreco alimentare del 2012, che implica una riduzione di 44,5 milioni di tonnellate (89 milioni di tonnellate sono stati sprecati nell’Ue27 nel 2012). Unione europea, Parlamento europeo: Risoluzione del Parlamento europeo del 19 gennaio 2012 su come evitare lo spreco di alimenti: strategie per migliorare l’efficienza della catena alimentare nell’UE. 19 gennaio 2012. 2011/2175 (INI), disponibile a: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2012- 0014+0+DOC+XML+V0//EN

2 La FAO definisce le perdite alimentari come “una diminuzione della massa di cibo commestibile lungo la parte della filiera che porta al consumo umano”. Lo spreco alimentare è definito come “perdite alimentari che si verificano al termine della catena alimentare appropriata per il consumo umano”. Tutto il cibo originariamente destinato al consumo umano, ma che abbandona la catena alimentare umana, è considerato perdita o spreco alimentare, anche se è diretta ad un uso non alimentare (mangimi o bioenergia).

b) LeParticollaboranopersvilupparelineguidaestandardinternazionali per misurare le perdite e gli sprechi alimentari, nel quadro delle iniziative in corso come il Food Loss & Waste Protocol;

c) Le Parti danno priorità alle riduzione delle perdite e degli sprechi di alimenti affrontando le cause alla loro radice,prima di concentrarsi su un migliore smaltimento dei rifiuti.

Le iniziative per la riduzione degli sprechi devono rispettare la seguente gerarchia:

  1. Prevenzione;

  2. Riutilizzo per l’alimentazione umana;

  3. Alimentazione animale;

  4. Produzione di energia e compostaggio.

Le Parti sviluppano interventi adeguati e mirati per ridurre gli sprechi alimentari, tenendo conto del diverso ruolo e delle rispettive responsabilità degli attori ad ogni stadio della catena di approvvigionamento alimentare:

  1. Agricoltori e produttori;

  2. Aziende di movimentazione e stoccaggio dei raccolti;

  3. Aziende di trasformazione;

  4. Distribuzione: rivenditori, negozi di alimentari, ristoranti;

  5. Consumatori.


    d) Le Parti si adoperano per affrontare la questione ad ogni stadio della filiera alimentare, per creare una filiera pienamente informata in cui tutti i soggetti interessati abbiano una responsabilità nel contribuire alla riduzione degli sprechi:

Il Food Loss and Waste Protocol del World Resources Institute (WRI) è uno sforzo multilaterale per sviluppare lo standard globale per la misurazione delle perdite e degli sprechi di cibo in modo da consentire ai paesi, alle aziende e altre organizzazioni di valutare in modo credibile, concreto e coerente il fenomeno e per identificare dove questo avviene. Il suo sviluppo è coordinato dallo WRI in collaborazione con Consumer Goods Forum, FAO, FUSIONS, UNEP, World Business Council for Sustainable Development, e WRAP. Online: http://www.wri.org/our-work/project/food-loss-waste-protocol

Una possibilità per determinare le cause delle perdite e degli sprechi alimentari: la FAO ha individuato tre diversi livelli delle cause delle perdite e degli sprechi alimentari: micro, meso e macro, oltre che le soluzioni (quali gli investimenti, il cambiamento dei comportamenti, o la valorizzazione dei prodotti alimentari) più appropriati per ogni causa.

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Analisi per colmare le lacune nella conoscenza delle carenze della filiera alimentare da una prospettiva di efficienza dell’uso delle risorse, in particolare rispetto agli stadi di produzione e distribuzione;

Cooperazione tra agricoltori e accordi verticali a lungo termine nella filiera alimentare per una migliore pianificazione della domanda dei consumatori, in termini sia quantitativi che qualitativi;

Formazione dei professionisti del settore alimentare e del packaging per incentivare l’industria di trasformazione a commercializzare prodotti che incoraggino le famiglie a ridurre lo spreco di alimenti;

Condivisione delle informazioni tra i designer di imballaggi per ridurre gli sprechi alimentari attraverso l’uso di imballaggi pronti per l’uso al dettaglio e l’esibizione delle dimensioni del pallet, la capacità di proteggere i prodotti e migliorare la rotazione delle scorte per un migliore recupero, ridurre i danni e le scadenze prima della vendita;

Educazione del consumatore a far valere il proprio ruolo e a insistere sulla rendicontazione con riferimento al problema dello spreco di cibo. Spiegare le date di scadenza fisse o consigliate dei prodotti alimentari, che si sono rivelate fuorvianti per i consumatori, e spiegare la pianificazione, lo stoccaggio e la preservazione degli alimenti e l’utilizzo degli avanzi di cibo.

 

e) Le Parti si impegnano ad avviare immediate misure di sensibilizzazione per la riduzione degli sprechi alimentari, tra cui:

Analisi del valore dell’alimento percepito dalle famiglie e dell’impatto socioeconomico associato allo spreco di alimenti;

Sviluppo di meccanismi e piattaforme di reporting che presentino dati sullo spreco alimentare e sui progressi conseguiti, inclusa la presentazione delle migliori esperienze e prassi per incoraggiare un uso intelligente delle varie risorse e sostenere le iniziative che si rivelino più efficaci;

Valutazione dell’impatto dei sussidi alimentari e agricoli che riducono i prezzi e diminiscono il valore del cibo percepito dai consumatori, aumentando di conseguenza gli sprechi alimentari;

Considerare modelli economici alternativi valutati sulla base del loro impatto sul benessere umano e ambientale, piuttosto che dare priorità alle misure di crescita tradizionali come il PIL;1

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Lo “State of Society” dello Urban Institute mostra come misurare il successo economico e il benessere umano, dimostrando i limiti del considerare solo il PIL. De Leon, Erwin e Elizabeth T. Boris. The State of Society: Measuring Economic Success and Human Wellbeing. The Urban Institute: 2014. Online: http://www.urban.org/uploadedpdf/412101-state-of-society.pdf

La Sustainable Society Foundation (http://www.ssfindex.com/ssi/) parla di un Sustainable Society Index (SSI) che misura il benessere umano e ambientale come concetti integrati e spiega i limiti del PIL. Lo SSI misura il benessere umano, ambientale ed economico con un approccio olistico del benessere sociale, oltre all’economia.

  1. Approcci incentivanti che tengano conto dell’emergenza della situazione, ad esempio fissando obiettivi per la prevenzione degli sprechi e la raccolta dei rifiuti a livello locale o nazionale;

  2. Promozione dell’educazione alimentare che spieghi come conservare, cucinare, e smaltire gli alimenti, al fine di affrontare le cause culturali dello spreco di cibo.

 

 

2. Secondo impegno: Agricoltura sostenibile

a) Le Parti si impegnano a promuovere l’agricoltura sostenibile, intesa come produzione efficiente di prodotti agricoli sicuri, sani e di qualità, in base a modalità che siano sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Le Parti faranno ciò tutelando l’ambiente naturale e le sue risorse e mitigando i cambiamenti climatici, migliorando le condizioni socioeconomiche di agricoltori, braccianti e comunità locali, e salvaguardando il benessere degli animali di ogni specie allevati per il consumo alimentare.

Le Parti favoriscono un’agricoltura produttiva ed efficiente nell’uso delle risorse, capace di adeguarsi ai cambiamenti climatici e di mitigarne gli impatti più negativi, tenendo conto delle specificità dei differenti sistemi agricoli in termini di dimensioni, modelli, input, tecnologia e longevità sostenibile.

Le Parti concordano su degli obiettivi globali di sostenibilità nelle seguenti aree ambientali, agricole e socioeconomiche:

i. Biodiversità e agrobiodiversità;
Le Parti faranno della biodiversità una priorità, in linea con la rinnovata attenzione internazionale sulla biodiversità sancita dalla Dichiarazione di Gangwon sulla Biodiversità1, definita come2 tutti i componenti della diversità biologica rilevanti per la produzione (varietà e variabilità delle piante, degli animali e dei microrganismi a livello di specie genetiche e di ecosistema), che contribuiscono alla stabilità e alla resilienza. A questo proposito, le Parti valuteranno le diverse proprietà del germoplasma per impedire la monopolizzazione delle imprese internazionali, la scelta tradizionale e appropriata delle colture, le conoscenze agricole tradizionali e l’importanza della biodiversità genetica e della biodiversità ad essa associata che sostengono la produzione agricola attraverso cicli dei nutrienti, controllo dei parassiti e impollinazione. Sarà attribuita una particolare attenzione alla diversità all’interno e tra gli habitat e a livello di paesaggio per il suo contributo nel fornire fonti di cibo alternative per insetti utili e per i nemici naturali dei parassiti delle colture.

ii. Gestione delle risorse del territorio, idriche ed energetiche;

1 Dichiarazione di Gangwon sulla Biodiversità per lo Sviluppo Sostenibile, 2014: Online: http://www.cbd.int/hls- cop/gangwon-declaration-hls-cop12-en.pdf
2 CBD (Convention on Biological Diversity), 2000. Programme of Work on Agricultural Biodiversity. Decisione V/5 della Conferenza delle Parti della Convenzione sulla diversità biologica, maggio 2000, Nairobi: Convenzione sulla diversità biologica. Online: http://www.cbd.int/decision/cop/default.shtml?id=7147

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Le Parti utilizzeranno la contabilità verde, l’acqua virtuale e altri strumenti di valutazione multicriteriale efficaci per stimare il valore monetario e non monetario dei servizi ecosistemici in diversi scenari e alla luce del principio di precauzione per massimizzare la resilienza del sistema. Le Parti modificheranno gli attuali sistemi di sovvenzione per tenere conto di questi valori e scenari e per promuovere in questo modo la sicurezza dell’approvigionamento di cibo e acqua.

iii. Mitigazione e adattamento al clima;
Le Parti implementano pratiche agricole che contribuiscano alla decarbonizzazione e si adattano ai vincoli posti dal cambiamento climatico, come la cattura e il sequestro del carbonio.

iv. Sovvenzioni agricole;
Le Parti si impegnano a riformare le sovvenzioni agricole in modo da considerare non solo la capacità di produzione degli agricoltori, ma anche il grado di sostenibilità dei loro metodi agricoli e dei materiali locali, al fine di conservare e valorizzare i molteplici servizi forniti dall’agricoltura. 150 milioni di persone che soffrono la fame vivono nei paesi sviluppati. I contributi a favore delle produzioni OGM o della conversione del 30 percento del mais statunitense in etanolo non fanno altro che esacerbare ulteriormente il problema della carenza di cibo.

v. Benessere degli animali da allevamento;
Le Parti cercheranno di prendere in considerazione le cinque libertà degli animali da allevamento1 e di valutare altri metodi di allevamento più sostenibili (come ad esempio, sistemi estensivi combinati con la rotazione delle colture) in termini di esaurimento delle risorse (acqua, mangimi a base di cereali, energia), e di proteggere gli animali contro i cambiamenti climatici, la perdita della biodiversità, le malattie e l’insicurezza alimentare, contribuendo ad evitare inutili sofferenze degli animali da allevamento.

vi. Impatto ambientale;
Le Parti incoraggiano lo sviluppo di indicatori globali per la misurazione della performance economica, ambientale e sociale dei diversi sistemi di allevamento (ad esempio, con o senza pesticidi o fertilizzanti e con o senza rotazione delle colture, metodi di irrigazione) e il loro impatto sugli obiettivi di sostenibilità globale. Ciò comprende una valutazione dell’impatto delle nuove tecnologie sulla sostenibilità a lungo termine.

vii. Educazione.

Il Farm Animal Welfare Committee (FAWC) ha stabilito le “cinque libertà” nel 1979, riconosciute in tutto il mondo dalle organizzazioni per il benessere degli animali. Le cinque libertà sono 1)  Libertà dalla sete, dalla fame, dalla cattiva nutrizione 2)  Libertà di avere un ambiente fisico adeguato 3)  Libertà dal dolore, dalle ferite, dalle malattie4)  Libertà di manifestare i normali comportamenti della specie a cui si appartiene; 5)  Libertà dalla paura e dal disagio

Online: https://www.gov.uk/government/groups/farm-animal-welfare-committee-fawc#assessment-of-farm- animal-welfare—five-freedoms

I dati di Compassion in World Farming dimostrano che l’allevamento industriale non è “solo un male per gli animali d’allevamento”, ma ha effetti nocivi quali cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, malattie, insicurezza alimentare. http://www.ciwf.org.uk/factory-farming/

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Le Parti investono nel capitale umano degli agricoltori come custodi della terra, educandoli sui vantaggi economici e ambientali dell’agricoltura sostenibile.

b) Le Parti riconsiderano l’utilizzo dei biocarburanti e i loro impieghi industriali come le bioplastiche, in modo che sia congruente con la sostenibilità quale condizione essenziale della loro viabilità a lungo termine e del loro supporto pubblico, considerando i potenziali effetti avversi dei biocarburanti sui prezzi alimentari, sull’approvvigionamento globale di alimenti e sull’accesso al cibo, in particolare delle popolazioni più povere, nonché nel quadro della mitigazione dei cambiamenti climatici.

Le Parti si impegnano a:

  1. Limitare al 5 per cento la proporzione tra raccolti per biocarburanti e raccolti destinati all’alimentazione nei loro obiettivi nazionali per le energie rinnovabili;

  2. Investigare l’opportunità di rilasciare o sospendere le autorizzazioni per la produzione di biocarburanti, specialmente in periodi di pressione sui prezzi dei prodotti agricoli.

c) Le Parti si adoperano per rivedere la ripartizione dell’approvvigionamento di cibo per i mangimi, considerando la sicurezza alimentare e l’accesso al cibo come prioritari.

Le Parti si impegnano a:

i. Considerare metodi più sostenibili per nutrire gli animali come la pastura, il pascolo, l’uso di sottoprodotti agricoli (anche da colture utilizzate per la produzione dei biocarburanti) o di rifiuti alimentari;

ii. Ridurre al minimo l’utilizzo di antibiotici per evitare la resistenza agli antibiotici e/o i rischi per la salute umana.

 

d)  Le Parti promuovono l’accesso e la condivisione equa e sostenibile delle risorse naturali (incluse le risorse genetiche animali e vegetali) e la loro gestione. A questo scopo, è necessario garantire ai piccoli produttori alimentari, specialmente le donne, l’accesso ai materali adeguati per le piantagioni, all’educazione, agli input, alle conoscenze, alle risorse produttive, ai mercati, alle infrastrutture, alle fonti di guadagno e ai servizi. Questi produttori sono al centro delle nuove partnership per un mondo senza famee)

e) Le Parti si impegnano a porre fine al fenomeno del “land grabbing” e a garantire i diritti di proprietà della terra, in particolare nei paesi a medio e basso reddito, dove tra i 50 e gli 80 milioni di ettari di terreno sono stati acquisiti da investitori internazionali1. A questo scopo, le Parti si impegnano a identificare e registrare la proprietà e l’uso dei terreni.

1 High Level Panel of Experts on Food Security and Nutrition (HLPE). Report 2: Land tenure and international investments in agriculture. Roma: FAO, 2011. P. 8. Online:

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f) Le Parti si adoperano ai fini di una maggiore trasparenza dei mercati alimentari e lavorano ad un quadro normativo per la speculazione finanziaria sulle materie prime alimentari.

Le Parti esortano i decisori a introdurre dei massimali quanto al numero e alle dimensioni delle offerte che gli speculatori possono emettere, per porre un freno ad una speculazione eccessiva e migliorare la trasparenza, assicurando in tal modo che i contratti future prevedano scambi regolamentati e trasparenti.

Le Parti si adoperano per limitare la quantità di materie prime che possono fare oggetto di scambi. Questo comporta la sensibilizzazione delle banche, dei fondi pensione e delle assicurazioni sulla questione, affinché possano gradualmente astenersi dallo speculare sulle materie prime alimentari. Questo tipo di speculazione è una minaccia al diritto dell’uomo al cibo.

 

3. Terzo impegno: Eradicare la fame e combattere l’obesità

a) Le Parti si impegnano a porre fine alla fame e alla denutrizione e ai decessi ad essi correlati sulla base dei SDGs, il nuovo paradigma globale dello sviluppo e successore dei MDGs. Nonostante la scadenza dei MDGs nel 2015 sia vicina, una persona su otto nel mondo rimane denutrita e i progressi si sono rivelati difformi tra diversi paesi e all’interno degli stessi. Gli SDGs sono in fase di elaborazione, ma l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) hanno pubblicato degli obiettivi per la sicurezza alimentare e la nutrizione che influiranno sugli SDGs. Le Parti del Protocollo ambiranno a:

  1. Rispettare il Diritto dell’Uomo all’Alimentazione e fornire un accesso adeguato e permanente al cibo a tutte le persone;

  2. Porre fine alla malnutrizione in tutte le sue forme, con particolare attenzione agli effetti sulla crescita;

  3. Rendere i sistemi di produzione alimentare più produttivi, efficienti, sostenibili e resilienti, il che implica molto di più del semplice aumento della produzione. Più cibo non si traduce necessariamente in una migliore nutrizione.


    1 Unione europea: Commissione europea, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni: un quadro politico per il clima e l’energia nel periodo 2020 – 2030, 22 gennaio 2014 COM (2014) 15 def, disponibile all’indirizzo: http://eur- lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:52014DC0015&from=EN. La valutazione di come ridurre al minimo le emissioni indirette del cambiamento nell’uso del suolo ha chiarito che i biocarburanti di prima generazione hanno un ruolo limitato nella decarbonizzazione. La Commissione europea ha deciso di concentrarsi sul miglioramento dei biocarburanti di seconda e terza generazione e di altri biocarburanti sostenibili alternativi. 2 Questo obiettivo è in linea con la proposta della Commissione sui biocarburanti dell’ottobre 2012, attualmente in discussione. Unione europea: Commissione europea, Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 98/70/CE relativa alla qualità della benzina e del combustibile diesel e recante modifica della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. 17 ottobre 2014, COM (2012) 595 def,

    Online: http://ec.europa.eu/clima/policies/transport/fuel/docs/com_2012_595_en.pdf

    3 Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sostituiranno gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio a partire dal 2015.


b) Una delle molteplici cause della fame e della denutrizione è la povertà 1, assieme all’instabilità politica, ai conflitti perenni, alla mancanza di infrastrutture e all’impossibilità per molti paesi poveri di trarre correttamente e sufficientemente beneficio dal commercio o dalle risorse naturali. Eliminare la fame è un mezzo per liberare il potenziale delle persone, delle comunità e delle nazioni; le Parti aspireranno a rendere l’equità una caratteristica intrinseca della crescita economica e a proteggere le famiglie dalla povertà

http://www.fao.org/fileadmin/user_upload/hlpe/hlpe_documents/HLPE-Land-tenure-and-international- investments-in-agriculture-2011.pdf

1 Secondo la Banca Mondiale, i bambini più poveri nei paesi più poveri corrono un rischio doppio di diventare denutriti cronici rispetto ai loro coetanei più benestanti. Il 2-3 percento del reddito nazionale può essere eroso a causa della denutrizione. Questo significa che le misure per combattere la denutrizione sono in grado di ripagarsi da sole.

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.

c) Relativamente alla denutrizione ciclica, le Parti si impegnano a porre fine alla fame stagionale – un periodo stimabile in cui le scorte di cibo sono esaurite prima che i nuovi raccolti divengano disponibili – che è causa di una malnutrizione mortale. L’insicurezza alimentare stagionale sfugge all’economia della povertà che si basa su dati annuali. Questo fenomeno può essere mitigato attraverso la tecnologia, i programmi d’impiego stagionale, la diversificazione delle colture o gli investimenti infrastrutturali.

d)  Relativamente alla denutrizione, le Parti si impegnano a compiere interventi diretti e indiretti, come gli integratori di micronutrienti, bonifica delle acque, politiche di occupazione per rispondere alla carenza di circa 3,5 milioni di operatori sanitari e il consolidamento dell’approvvigionamento degli alimenti di base. Le Parti faranno leva sull’influenza del mercato sulla produzione e sulle scelte alimentari per combattere la denutrizione e offrire protezione sociale alle fasce della popolazione affette da fame o denutrizione non perché non vi sia la disponibilità di alimenti nutrienti, ma perché esse non possono permettersi di acquistarli.

e)  Le Parti accenderanno i riflettori sulla malnutrizione, per renderla una crisi evitabile. Questo porterà ad un’attenzione politica in grado di stimolare il cambiamento. Ad oggi, la malnutrizione è un assassino invisibile che non appare sui certificati di morte e che solleva i governi dalla responsabilità di prevenire queste fatalità.

f)  Le Parti si impegnano a porre un freno all’aumento dell’obesità e del sovrappeso facilitando la ricerca scientifica su questioni relative ai modelli nutrizionali e al loro impatto sulla salute, e a diffonderne i risultati, inclusi quelli sull’associazione tra le diete e l’ambiente, la salute e la nutrizione. Questo include i livelli di attività fisica, il microbioma intestinale, le condizioni socioeconomiche e l’insorgere di malattie croniche e/o sovranutrizione, nonché sugli effetti metabolici ed endocrinologi relativi alle linee guida internazionali per una dieta sana e sostenibile1, quale ad esempio il modello mediterraneo.

Online:http://web.worldbank.org/WBSITE/EXTERNAL/TOPICS/EXTHEALTHNUTRITIONANDPOPULATION/EX TNUTRITION/0,,contentMDK:20839585~menuPK:282580~pagePK:64020865~piPK:149114~theSitePK:2825 75,00.html

La FAO definisce le diete sostenibili come “diete a basso impatto ambientale che contribuiscono alla sicurezza alimentare e nutrizionale nonché a una vita sana per le generazioni presenti e future. Le diete sostenibili concorrono alla protezione e al rispetto della biodiversità e degli ecosistemi, sono accettabili culturalmente, economicamente eque e accessibili, adeguate, sicure e sane sotto il profilo nutrizionale e, contemporaneamente, ottimizzano le risorse naturali e umane.” FAO: International Scientific Symposium Biodiversity and Sustainable Diets United

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g) Le Parti si impegnano a rimediare alle lacune nella governance dei sistemi alimentari in diversi contesti nazionali:

  1. Promuovere scelte sane attraverso informazioni nutrizionali accessibili al consumatore;

  2. Migliorare l’educazione alimentare e sanitaria della popolazione, anche attraverso campagne di sensibilizzazione a lungo termine;

  3. Fornire elementi che dimostrino che le diete sane e sostenibili sono anche diete economiche;

  4. Considerare le disparità socioeconomica nelle famiglie, scuole, ospedali, luoghi di lavoro e programmi vari per incoraggiare un’alimentazione sana in questi ambienti;

  5. Limitare la pubblicità e il marketing verso i bambini per prodotti a base di grassi saturi ad alto valore energetico, acidi grassi trans, zuccheri liberi o cibi ad alto tenore di sale;

  6. Supportare la sorveglianza, il monitoraggio, la valutazione e la ricerca sulla condizione e sui comportamenti nutrizionali della popolazione.

h) Le Parti mettono a punto una strategia per promuovere l’attività fisica presso diverse fasce d’età a livello locale e di comunità, insieme alla diffusione di informazioni sulle diete ad alto rischio. I programmi saranno formulati per un orizzonte a lungo termine affinché gli interventi abbiano il necessario impatto sulle fasce di popolazione rilevanti. Essi possono includere attività di sensibilizzazione, rafforzamento dell’educazione fisica obbligatoria nelle scuole e incentivi finanziari sulle attrezzature sportive e sui programmi di fitness, a seconda dei casi.

Le Parti incoraggiano la creazione di iniziative di partenariato pubblico- privato volte a colmare la carenza di conoscenze sulle relazioni tra dieta e salute, con particolare riferimento all’infanzia e all’adolescenza.

 

 

Articolo 4: Istituzione di un Organo direttivo e di un Segretariato per il Protocollo

La governance del Protocollo è posta sotto la sorveglianza di un Organo direttivo eletto e nominato dai co-firmatari del Protocollo. I compiti di tale organo includono; a)  Fungere da depositario del Protocollo; b)  Trasmettere qualsiasi proposta di emendamento alle Parti sei mesi prima della sua eventuale adozione;

Against Hunger. Roma: FAO, 2010. P.1. Online: http://www.fao.org/ag/humannutrition/

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c) Raccogliere informazioni sui metodi di attuazione degli impegni delle Parti, in particolare per quanto riguarda il loro successo o fallimento, e i progressi conseguiti. Ciò riguarda gli effetti generali delle misure adottate nonché la stima del loro impatto cumulativo sui tre paradossi;

d) Diffondere regolarmente le informazioni sulle misure adottate dalla Parti, tenendo conto delle differenti circostanze, responsabilità e capacità delle stesse.

1. Promuovere e guidare lo sviluppo e l’affinamento di metodologie comparabili per determinare le migliori prassi ai fini di una implementazione la più efficace possibile del Protocollo.

2. Tentare di utilizzare e reintegrare informazioni e servizi esterni da organizzazioni internazionali, organismi governativi e intergovernativi competenti.

L’Organo direttivo e il Segretariato sono eletti per un termine di due anni. L’organo viene sostituito in caso fosse necessario cedere delle mansioni o qualora la maggioranza delle Parti ne richieda le dimissioni. L’Organo direttivo e il Segretariato saranno sostituiti da un altro membro eletto da e tra le rimanenti Parti del Protocollo.

 

Articolo 5: Disposizioni per azioni congiunte con parti esterne al Protocollo

Le Parti del Protocollo convengono che altre parti esterne, incluse organizzazioni non governative, organi della società civile e dell’industria, possano partecipare ad azioni comuni. Il Protocollo incoraggia tali progetti poiché tali partner perseguono il medesimo obiettivo. Solo affrontando i paradossi insieme e da diverse angolazioni, le Parti possono combattere la crisi in modo efficace. Pertanto, le Parti operanti nel quadro di e insieme a organizzazioni regionali o internazionali sono libere di continuare a rispettare gli impegni già assunti in simili partenariati indipendentemente dal Protocollo di Milano.

Le Parti mantengono tuttavia un obbligo di informazione: esse devono informare le altre Parti quanto ai termini dell’accordo (durata, partecipanti, obiettivi) con aggiornamenti regolari, nella fattispecie per discutere gli esiti positivi e negativi delle prassi adottate affinché le altre Parti possano beneficiare delle conoscenze ed esperienze acquisite. In questo modo, gli sviluppi ed i metodi possono essere condivisi da tutte le Parti del Protocollo e si possono altresì identificare potenziali partner che si prefiggano obiettivi analoghi.

 

Article 6: Emendamenti

Qualsiasi Parte o gruppo di Parti può proporre emendamenti al testo del Protocollo.

Gli emendamenti proposti sono comunicati all’Organo direttivo e al Segretariato del Protocollo, i quali trasmettono le modifiche proposte alle altre Parti. Gli emendamenti devono essere depositati almeno sei mesi prima di essere idonei all’approvazione.

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Gli emendamenti sono adottati per consenso. Qualora il consenso si rivelasse impossibile da raggiungere, gli emendamenti possono essere adottati da una maggioranza pari a tre quarti dei voti delle Parti. Ciascuna Parte dispone di un voto.

Gli emendamenti entrano in vigore 90 giorni dopo l’adozione per consenso o per votazione.

 

Articolo 7: Clausola di ritiro

In qualsiasi momento nei tre anni successivi alla data di entrata in vigore del presente Protocollo, qualsiasi Parte ha facoltà di ritirarsi dallo stesso previa notifica scritta inviata al Segretariato e all’Organo direttivo.

Articolo 8: Entrata in vigore del Protocollo

Il Protocollo è aperto alla sottoscrizione e dunque all’accettazione o approvazione degli Stati partecipanti all’EXPO Milano 2015 sotto gli auspici del BIE. Sarà aperto alla firma per tutta la durata dell’Esposizione dal (GIORNO) (MESE) duemila quindici al (GIORNO) (MESE) duemila quindici a Milano.

Il Protocollo è aperto all’accesso a partire dal giorno successivo al periodo di sottoscrizione, il (GIORNO) (MESE) duemila quindici.

 

Category: Ambiente, Cibi e tradizioni, Economia, Osservatorio Milano

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About Andrea Segrè: Andrea Segrè è professore ordinario di Politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna dove è Preside della Facoltà di Agraria. Ha ideato, fondato e ora presiede “Last Minute Market”, spin off accademico dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna per il recupero solidale e sostenibile dei beni invenduti. Ha promosso la campagna europea “Un anno contro lo spreco” per sensibilizzare i cittadini alla lotta allo spreco in tutte le sue forme e promuovere una nuova economia fondata sulla relazione, la reciprocità e il dono.

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