Nello Rubattu: Sardegna, l’isola senza futuro secondo la Svimez

| 12 Novembre 2014 | Comments (0)

 

 

Se qualcuno avesse avuto dei dubbi sulle reali condizioni della Sardegna, dovrebbe leggersi le note della Svimez, per avere la certezza che per la nostra isola, se continua così, non ci sarà assolutamente nessuna possibilità futura di sviluppo.

Certo, la crisi si sta dimostrando molto lunga e ormai supera i sette anni. Ma se è per questo, gli analisti in giro per il mondo dell’economia, parlano per l’Occidente e soprattutto per l’Europa, di vedere un po’ di luce solo nella metà del prossimo decennio.

Renzi e la Commissione europea, lo sanno e se non lo sanno vuol dire che siamo nelle mani di un esercito di incompetenti… e forse è così.

Per la nostra isola, invece, possiamo stare davvero freschi: in Sardegna, nei prossimi anni, rimarranno solo i vecchi, i bambini che ancora si azzardano a nascere e i turisti che negli anni passati hanno avuto la malaugurata idea di comprarsi una casa per le vacanze. No, forse mi sbaglio: qualche arabo del Qatar e qualche multinazionale cinese, legate alla Costa Smeralda, al ciclo dell’alluminio e a Meridiana, “forse… ma proprio forse”, continueranno a frequentare quest’isola a forma di piede che per sua disgrazia, non ha neanche la possibilità di essere seppellita da un terremoto biblico e per questo è diventato un buon posto, per installare impianti eolici e solari. La Sardegna, lo sanno tutti, è fatta di granito ed è una delle parti del mondo più vecchie e solide.

La “terra”, comunque: il suo popolo, molto meno.

E siccome i sardi da sette anni, non vedono che funerali, dopo averli lasciati passare in silenzio per rispetto nei confronti del morto, se ne vanno, partono: “La Sardegna resta una terra di emigranti. Il numero di chi parte in cerca di lavoro supera quello degli immigrati che arrivano nell’isola. Gli stranieri residenti compensano appena il saldo naturale negativo, con un tasso di natalità che si attesta sul 7,2%, contro l’8% nazionale».

Lo dice Gianni Loy, docente di Diritto del lavoro dell’università di Cagliari.

Ma poi, siccome in Sardegna, ormai non si trova nulla neanche per loro, il saldo alla fine è solo negativo e i sardi che partono oggi sono tre volte superiori a quelli che emigravano negli anni passati.

E per la Sardegna, come dice la Svimez, sta aumentando la desertificazione umana “visto che come nel 1918, ci sono stati più morti che nati”. In quell’anno maledetto di fine prima guerra, il saldo fu un disastro epocale per la Sardegna: agli 80 mila, morti per quella fesseria di conflitto, si aggiunsero quelli della “Spagnola”, un morbo che falcidiò l’isola da Nord a Sud, risultando per questo una delle terre più colpite insieme al Lazio. In pratica, un terzo della popolazione sarda fu colpita e affondata.

Oggi, però, il problema è quasi lo stesso, anche se non a causa di una pandemia. La Sardegna, lo dicono sempre quelli della Svimez, si sta “rinsecchendo”:  Dei 985mila posti di lavoro perduti in Italia negli ultimi sei anni, 43 mila sono stati persi in Sardegna nell’ultimo anno. La ricchezza complessiva dell’isola è scesa del 4,4% nel 2013 ed è la performance peggiore rispetto alla media del Mezzogiorno nel suo complesso (-3,5) e del Centronord (-1,4). La perdita dei posti di lavoro ha avuto le ovvie ripercussioni sui consumi delle famiglie meridionali, calati di quasi 13 punti percentuali. Una tendenza che dovrebbe proseguire purtroppo anche nel 2015 con un calo dei consumi dello 0,2%, e quindi, sia pure in perdita, si può sperare in un contenimento della tendenza al ribasso”.

Insomma, non per voler essere polemici, ma dove diavolo li prendono i vari Galletti e Renzi, i dati di una possibile crescita a partire dal prossimo anno?

Forse, loro sperano che la decrescita sarà minore in Lombardia, l’Expo li aiuterà, ma in Sardegna si cadrà ancora più velocemente del previsto. Perché, nessuno può pensare che quei 43 mila nuovi disoccupati se ne staranno a bagnarsi le chiappe sulle spiagge della nostra isola: acqua pulita la nostra, ma solo quella possiamo offrire a chi cerca un lavoro.

Partiranno in buona parte, perché sanno che niente e nessuno è in grado di riassumerli.

Si può continuare così?

 

 

I murales che illustrano questo testo sono di Pina Monne e sono considerati  tra i più belli della Sardegna. Pina Monne è nata a Irgoli (Nuoro) il 30 Marzo 1971. Dopo gli studi magistrali ha cominciato a insegnare. I primi esercizi artistici sono avvenuti nel campo della ceramica, per poi evolvere in direzione della pittura. Come autodidatta, l’artista ha partecipato a vari concorsi, ottenendo un notevole successo e aggiudicandosi diversi premi. La carriera di muralista ha avuto un esordio decisivo con il premio vinto a Tinnura (OR). Da allora, Pina Monne ha ricevuto commissioni da ogni parte della Sardegna. Nel giro di neppure un decennio ha così realizzato oltre 400 murales, il 90% dei quali commissionati dai municipi di ben 38 località differenti. L’opera dell’artista dà voce alla cultura e alle tradizioni della gente di Sardegna, raccontandole dal punto di vista del vissuto quotidiano. Pina Monne considera il muralismo come una delle modalità più immediate con cui possiamo narrare la nostra stroria e recuperare il valore delle aree minacciate dal degrado.
Il principale obiettivo dell’artista è quello di conferire una nuova identità a luoghi che hanno già vissuto un’intensa serie di vicende rilevanti, ma che senza testimonianza rischiano di affondare in un definitivo oblio. Il muralismo è in fondo un modo per evitare questa perdita irreparabile, aiutandoci a non dimenticare quello che siamo. Per ottenere tale prezioso risultato, le opere di Pina Monne parlano attraverso il linguaggio universale delle immagini, con una profondità di ispirazione e una schiettezza di linee e colori che colpiscono in modo indelebile i sensi e le emozioni di chi si trova ad ammirare i murales.

 

Category: Economia, Osservatorio Sardegna

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About Nello Rubattu: Nello Rubattu è nato a Sassari. Dopo gli studi a Bologna ha lavorato come addetto stampa per importanti organizzazioni e aziende italiane. Ha vissuto buona parte della sua vita all'estero ed è presidente di Su Disterru-Onlus che sta dando vita ad Asuni, un piccolo centro della Sardegna, ad un centro di documentazione sulle culture migranti. Ha scritto alcuni romanzi e un libro sul mondo delle cooperative agricole europee. Attualmente vive a Bologna

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