Luciano Gallino: Quando l’impresa era quella responsabile di Adriano Olivetti

| 21 Novembre 2014 | Comments (0)

 

Diffondiamo da Huffington Post del 21 Novembre 2014 questa intervista a Luciano Gallino fatta da Antonella Tarpino

Se si leggono le riflessioni del grande sociologo Luciano GallinoL’Impresa Responsabile. Intervista su Adriano Olivetti, si prova un sentimento paradossale: per quanta modernità (senso radicale di innovazione, cultura industriale, sociale, urbanistica..) ci sia stata in quello straordinario laboratorio, l’Olivetti di Adriano, se paragonata alle retoriche spesso vuote del presente.

Con al centro proprio quel lavoro che oggi viene considerato dal Jobs Act o dalle Convention di Confindustria più che altro una variabile dipendente quasi in toto da altri fattori: il tasso di profitto e il corso delle azioni – ci ricorda Gallino nella densissima introduzione – il “ritorno” sugli investimenti e la produttività dei concorrenti. Con l’inevitabile conseguenza che non appena uno di questi fattori vacilla, la prima opzione a cui pensa un’impresa consiste, nella maggior parte dei casi, nel tagliare i posti di lavoro. Senza avvertire alcuna responsabilità sul piano sociale anzi contando sul plauso della borsa che fa schizzare regolarmente in alto le quotazioni.

In che cosa si esprimeva invece la responsabilità sociale dell’Olivetti? Anzitutto in salari elevati (pratiche vere di redistribuzione) in un’organizzazione del lavoro rispettosa della persona sulle linee di produzione, in un’assoluta stabilità dell’occupazione. Per non dire del welfare scandinavo: scuole interne di formazione, case per i dipendenti, ambulatori, asili e biblioteche. Un’impresa intesa come agente di sviluppo della comunità locale, responsabile anche nei confronti del territorio e della sua bellezza (con la promozione dei primi piani urbanistici in Italia).

Un sogno perduto nel passato? Gallino ama ricordare quante volte si è sentito obiettare che oggi non sussistono più quelle condizioni perché la globalizzazione impone vincoli in termini di competitività. E ancora che i lavoratori hanno accumulato nel trentennio del dopoguerra dei privilegi (questa è l’obiezione preferita da Gallino, la più scopertamente politica) che oggi né le imprese né lo Stato possono permettersi.

Ora è innegabile che molto sia radicalmente cambiato. Non però la produzione di ricchezza quanto invece la concezione stessa dell’impresa – spiega – le ragioni sociali della sua esistenza: condizionate come sono dalla presenza del patrimonio dei fondi comuni di investimento, fondi pensione, compagnie di assicurazione tesi a perseguire un unico scopo, far rendere al massimo i capitali loro affidati. “Proprietari globali”, questi, che posseggono la metà del capitale azionario complessivo del mondo, attenti alla massima produzione di ricchezza ma senza responsabilità nei confronti del lavoro e della società.

Gallino fa un esempio che ci fa capire perfettamente i meccanismi “dell’impresa irresponsabile” che oggi va per la maggiore: se un’impresa consegue profitti del 10 per cento – poniamo – e gli investitori pretendono che essi salgano al 15 a brevissimo termine è evidente che aumentare l’investimento in ricerca, tentare nuove strategie commerciali, espandersi in nuovi paesi, diventano pratiche irreali. Si procede invece al riacquisto di azioni proprie, a qualche sorta di fusione, spesso con un massiccio ricorso al debito, al licenziamento di alcune centinaia o migliaia di dipendenti.

Certo non è detto che un esempio del passato, come è l’Olivetti, debba contenere un insegnamento. Però ci può aiutare a capire dove stiamo sbagliando. Sempre che non siamo arrivati al punto di credere – conclude – che quanto sta accadendo al mondo, alle forme di convivenza, al nostro modo di sentirci persone, non dipenda per nulla dalle scelte improntate al neoliberalismo di imprenditori e politici (che è un’ ideologia non una scienza): insomma dalle “responsabilità” in campo sociale ed economico di chi quelle scelte ha operato.

 

Category: Dibattiti, Economia, Lavoro e Sindacato, Luciano Gallino e la rivista "Inchiesta"

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About Luciano Gallino: Luciano Gallino (1927) nel 1956 viene chiamato dall'ingegnere Adriano Olivetti a collaborare all’Ufficio Studi Relazioni Sociali costituito presso la Olivetti - struttura di ricerca aziendale inedita in quel periodo in Italia - e successivamente, dal 1960 al 1971, ricopre la carica di direttore del Servizio di Ricerche Sociologiche e di Studi sull’organizzazione (SRSSO). Dopo aver ottenuto una Libera Docenza in Sociologia nel 1964, è diventato Fellow Research Scientist del Center for Advanced Study in the Behavioral Sciences di Stanford in California. Dal novembre 1965 al 1971 è stato professore incaricato presso la Facoltà di Magistero e la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino. Successivamente, dal 1971 al 2002, è stato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione della stessa Università, nella quale attualmente è professore emerito. Tra il 1968 e il 1978 è stato direttore dell'Istituto di Sociologia di Torino, una delle prime strutture di ricerca in questo ambito disciplinare costituite nell'università italiana. Dal 1999 a fine 2002 è stato Direttore del Dipartimento di Scienze dell'Educazione e della Formazione. In tale ruolo ha promosso lo sviluppo di un Centro specializzato nello studio e nella realizzazione di corsi orientati alla "Formazione aperta/assistita in rete". Parallelamente alla sua attività di ricerca e d'insegnamento, ha ricoperto diverse e prestigiose cariche istituzionali. Dal 1979 al 1988 è stato presidente del Consiglio Italiano delle Scienze Sociali. Dal 1987 al 1992 ha rivestito la stessa carica nell'Associazione Italiana di Sociologia. È socio dell'Accademia delle Scienze di Torino, dell'Accademia Europea e dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Dirige dal 1968 la rivista scientifica Quaderni di Sociologia. Ha collaborato inoltre con autorevoli quotidiani nazionali, in particolare tra il 1970 e il 1975 ha scritto su «Il Giorno», dal 1983 al 2001 ha collaborato con «La Stampa» e dal 2001 collabora con «La Repubblica». Fa parte del comitato scientifico della manifestazione "Biennale Democrazia". Dal 2007, è il responsabile scientifico del Centro on line «Storia e Cultura dell'Industria», progetto che promuove la conoscenza della storia industriale e del lavoro del Nord Ovest italiano dal 1850 a oggi, con finalità didattiche. Dal 2011 è Presidente Onorario e Presidente del Consiglio dei Saggi dell'AIS - Associazione Italiana di Sociologia. Tra i suoi ultimi libri: Globalizzazione e disuguaglianze (Laterza, 2000); Il costo umano della flessibilità (Laterza, 2001); L’impresa responsabile. Un'intervista su Adriano Olivetti (Comunità, 2001); La scomparsa dell'Italia industriale (Einaudi, 2003); Dizionario di Sociologia (UTET, 2005); L’impresa irresponsabile (Einaudi, 2005); Italia in frantumi, (Laterza, 2006); Tecnologia e democrazia. Conoscenze tecniche e scientifiche come beni pubblici (Einaudi, 2007); Il lavoro non è una merce. Contro la flessibilità, (Laterza, 2007); Con i soldi degli altri. Il capitalismo per procura contro l'economia (Einaudi, 2009); Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi, (Einaudi, 2011).

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