Francesco Indovina: Piccoli passi in quale direzione?

| 24 Ottobre 2019 | Comments (0)

 

 

Diffondiamo da il Diario di Francesco Indovina del 24 ottobre 2019

È evidente a molti studiosi, ma ormai comincia ad essere senso comune, che il sistema sociale che ha migliorato la situazione di miliardi di uomini, sfruttandone fino alla sopravvivenza milioni, si trovi in una crisi di sistema: il capitalismo non sembra poter garantire più quello che promette, anzi al contrario determina in molti parti del mondo un profondo peggioramento della condizione umana.

Che ci sia bisogno di un nuovo e diverso sistema sociale è evidente, c’è bisogno di un diverso modo di distribuire la ricchezza e i “redditi”, la tecnologia indica la strada per nuove forme di produzione, ma non suggerisce niente per la realizzazione di un nuovo sistema sociale. La questione ambientale richiama alla necessità di profonde modifiche di produzione e di consumo, ma l’adesione, più o meno sincera, alle grandi battaglie ambientaliste, al movimento di giovani sempre in crescita, non produce un effettiva e significativa modifica nella produzione e nel consumo, questo perché le “regole” di funzionamento del sistema capitalistico non sono mutate. La guerra, piccola o grande che sia, è ancora lo strumento per distruggere, oltre le vite umane, beni e servizi e armi, una distruzione che finisce per alimentare la “ripresina” economica (forse a questo sono funzionali anche i disastri ambientali).

C’è la consapevolezza che i vecchi metodi che erano state elaborati per la “rivoluzione”, oltre ad avere dato pessimi risultati, non siano più adeguati alla nuova situazione. Il mix di capitalismo aggressivo e di comunismo autoritario che si sta sperimentando in una parte consistente del pianeta, pare di successo perché deve recuperare dei deficit tragici del passato, ma “rallenta” e presto si troverà ad affrontare sia crisi politiche che sociali (si hanno i primi episodi).

È manifesta l’insopportabilità della situazione dalle manifestazioni e lotte di massa che in diverse parti del pianeta, consapevolmente o meno, si pongono il problema di un diverso sistema sociale. Ma non si trovano indicazioni efficaci per la costruzione di un “nuovo sistema sociale”.

Alcuni sostengono che l’unica strada sia quella dei “piccoli passi”, non so se sia la strada giusta, ma accettando questa soluzione è necessaria che i “piccoli passi”, siano significativi, si muovano nella stessa direzione e incidano, cambiando aspetti significativi del sistema esistente. In realtà i piccoli passi (quando ci sono) appaiono più tentativi (modesti o meno) di affrontare alcuni aspetti particolare che emergono con più vigore, piuttosto che la manifestazione parziale di un disegno chiaro e completo.

Il mio amico Angelo sostiene che l’unico passo necessario sia quello di trasformare il denaro da bene personale in “bene comune”, a me sembra non tanto un piccolo passo ma una grande rivoluzione concentrata, e appunto per questo di difficile realizzazione.

Molti amici, nei discorsi da caffè, si lamentano del fatto che lasceremo ai nostri figli e nipoti una situazione ambientale disastrosa, sono d’accordo ma personalmente mi fa specie che lasceremo loro anche un sistema sociale senza vie d’uscite. Si parla di evoluzione del “capitalismo”, ma il capitalismo è per sua natura un sistema in continua trasformazione o, se si vuole, in evoluzione, ma queste non incidono sui suoi capisaldi.

Buttiamo un occhio, molto rapido e sintetico, sulle questioni di casa nostra. È manifesto che esiste un problema di diseguaglianze (economiche, culturali, sociali, geografiche, ecc.), diciamo che esiste, per usare una modalità descrittiva ormai nota, che l’1% della popolazione concentra una quota rilevantissima della ricchezza e del reddito, mentre il restante 99% si divide il resto, con all’interno ulteriori forme di diseguaglianza. In questa situazione il senso comune dei partiti, anche di quelli che hanno formato il nuovo governo, è la diminuzione delle tasse, l’accusa più rovente che l’opposizione fa al governo e che ha aumentato le tasse ed esso da questa accusa si difende non affermando il principio che “tassare sia giusto”, ma che non ha aumentato il carico fiscale. È evidente che esiste una diseguaglianza anche nel sistema fiscale, ma questa è altra faccenda.

Il governo ha lanciato una campagna, si spera seria, contro l’evasione fiscale, arrivando fino alle pene detentive per i maggiori evasori (considerati dei “ladri” e come tali punibili). Bene, ma il governo ha fatto finta di non vedere la ricchezza di quel famoso 1% (che si ingrassa in parte anche attraverso l’evasione fiscale), una imposta sui maggiori patrimoni sembra un’eresia del “buon governo”. Ma è chiaro che quello della patrimoniale, della fiscalità sulle successioni, ecc. costituiscono un piccolo passo nella direzione giusta. Esse, infatti, danno una indicazione antropologica di vita: non dannatevi per accumulare, mettete le vostre energie nel godersi la vita, la gioia degli amori, i paesaggi, la lettura, l’arte, il mare, ecc., perché se accumulate oltre un certo limite lo Stato ve lo toglie, e ve lo toglie per il bene di tutti ma anche per il vostro bene.

 

Prime risposte: Marco Ponti

Ricordo che i maggiori studi post-Piketty sulle diseguaglianze hanno messo in luce che queste sono dovute molto più alle rendite che ai profitti, ed in particolare alle rendite urbane (mentre scrivo, la mia casa è già aumentata di valore). Da qui in grande interesse del programma della candidata Warren, che vuole aumentare il livello di concorrenza del sistema. Rivive il grande Tom Payne, per le rendite! (ignoto in Italia)

Category: Economia, Osservatorio Europa, Politica

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About Francesco Indovina: Francesco Indovina insegna Analisi territoriale e Pianificazione presso l'Università IUAV di Venezia e presso la Facoltà di Architettura di Alghero. Da sempre è promotore di un approccio interdisciplinare agli studi sulla città e il territorio, coniugato ad un saldo impegno civile. E` autore di numerosi volumi e saggi, e direttore delle riviste «Archivio di studi urbani e regionali» e «Economia urbana - Oltre il Ponte». Nel 2005 è stato il coordinatore scientifico del progetto internazionale di ricerca dai cui studi è conseguita la mostra da lui stesso curata "L'esplosione della città" alla Triennale di Milano. Direttore della collana "Studi Urbani e Regionali" della Franco Angeli, co-fondatore della rivista «Archivio di Studi Urbani e Regionali» (ASUR). Si occupa delle relazioni tra i processi economici sociali e le trasformazioni del territorio. La "città diffusa" e la "metropolizzazione del territorio" sono i suoi più recenti contributi. Ha inltre pubblicato: Governare la città con l'urbanistica (2006, ed.Maggiori), L'esplosione urbana (insieme a L. Fregolent e M. Savino, ed.Compositori), Il territorio derivato (ed.F. Angeli). Il suo blog con cui siamo collegati è felicitàfutura.blogspot.com

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