Euclid Tsakalotos: Il nuovo ministro delle finanze di Tsipras

| 6 Luglio 2015 | Comments (0)

 

 

 

1. Chi è Euclid Tsakalotos

Ettore Livini, La Repubblica.it del 6 luglio 2015

 

Addio Yanis Varoufakis. Addio alla sua Yamaha, alle sue bizze, ai servizi glamour su Paris Match e ai suoi tweet al vetriolo. Alexis Tsipras ha deciso di voltare pagina. E la poltrona di ministero delle finanze della Grecia è passata – tra gli applausi del predecessore – a Euclid Tsakalotos (nella foto in alto con la moglie Heather Gibson) , il suo gemello diverso. L’opposto per toni, profilo e doti diplomatiche. Un clone sul fronte ideologico e politico, come hanno già avuto modo di constatare i suoi omologhi  dell’Eurogruppo.

Tsakalotos ha 55 anni e una lunga carriera universitaria alle spalle. Ha studiato alla St. Paul School di Londra, la stessa scuola di George Osborne, e a Oxford. Ha insegnato alla University of Kent e a quella di Atene. E da una decina di anni si è iscritto a Syriza, entrando in Parlamento nel 2012. Dopo il 25 gennaio, il giorno del trionfo della sinistra radicale, ha ottenuto un posto di vice ministro nel Governo, ma i realtà è stato dall’inizio la vera ombra di Varoufakis, cui lo lega un’antica amicizia. L’ha accompagnato in tutte le trattative con l’ex-Troika, nei convegni in giro per il mondo in cui il suo predecessore ha “internazionalizzato” la crisi umanitaria della Grecia puntando il dito contro la ricetta recessionaria dei creditori. E quando Bruxelles ha preteso una prima volta il ridimensionamento del vulcanico ministro al tavolo delle trattative, Tsipras ha avuto gioco facile a dare il ruolo di caponegoziatore a lui. La staffetta ha concesso ora il bis al piano superiore. Via Varoufakis, pugno di ferro in guanto di titanio, dentro Tsakalotos che il pugno di ferro lo nasconde invece in un guanto di velluto.

Il neo titolare delle Finanze, dal punto di vista di Tsipras, risolve due problemi in un colpo solo. Il primo d’immagine all’estero, visto che i creditori – da Wolfgang Schaeuble fino a Jeroen Dijsselbloem – non ne volevano più sapere delle lezioni di economia impartite all’Eurogruppo dal loro omologo ellenico. Da questo punto di vista i toni felpati e il profilo basso – anche dal punto di vista mediatico – del successore, una sorta di Cardinale Richelieu del Partenone, segnano davvero una svolta. Tsakalotos però serve a Tsipras anche sul fronte interno. Vive la vita di partito a Syriza da dieci anni. Frequenta con regolarità la sede, ha in testa la complicatissima mappa geopolitica delle mille correnti delle sinistra radicale, conosce pregi, difetti e punti deboli dei tanti leaderini di una coalizione mai troppo coalizzata. Toccherà a lui dunque sia rifinire gli ultimi dettagli di un possibile compromesso con l’ex-Troika, sia riuscire poi a spiegarlo alla base del partito. Usando il bastone quando serve e la carota quando invece sarà meglio farne a meno. Obiettivo: ottenere l’ok in Parlamento.

Di una sola cosa si può stare certi, dice chi lo conosce bene. Se Ue, Bce e Fmi credono di aver risolto i loro problemi defenestrando Varoufakis, dovranno presto ricredersi. Certo si risparmieranno i toni ruvidi e gli spigoli del predecessore. Ma dall’altra parte del tavolo troveranno un vecchio marxista difficile da spostare dalle sue posizioni: “Non ho mai incontrato un economista che nel profondo del cuore pensi davvero che il debito greco sia sostenibile” ha detto in una delle sue rare interviste. Cambiano i fattori (o meglio dire i ministri) ma il risultato finale, per l’ex Troika, non sembra destinato a cambiare.

 

 

 

2. Euclid Tsakalotos: Perché non si è arrivati a un accordo in Grecia

da www.sbilanciamoci.info de  3 luglio  2015

 

Viene presentato  il briefing che illustra i negoziati finali e la rottura avvenuta la scorsa settimana tra Grecia e Europa preparato da Euclid Tsakalotos, coordinatore della delegazione del governo greco

Solitamente, il naufragio di un negoziato non ha mai una sola causa. Nel caso del negoziato greco, poi, la situazione era ulteriormente complicata dal fatto che stavamo negoziando con tre istituzioni che spesso avevano opinioni diverse anche sui dettagli più piccoli dell’accordo, per non parlare delle questioni più grandi, come la sostenibilità del debito greco o la necessità o meno di una sua ristrutturazione. Tutte le parti hanno dichiarato di aver dato prova di grande flessibilità nel corso dei negoziati. Ma nel caso delle istituzioni, questo è veramente difficile da sostenere.

 

1. Obiettivi e misure fiscali

Il governo greco aveva acconsentito a conseguire degli avanzi primari piuttosto recessivi per i prossimi anni, soprattutto se consideriamo che negli ultimi cinque anni il paese ha perso il 25% del prodotto interno lordo e ha visto la disoccupazione salire alle stelle. Alla luce di ciò, sarebbe stato lecito aspettarsi un po’ di “flessibilità” – una delle loro parole preferite – dalle istituzioni sulle misure per raggiungere questi obiettivi. E invece i creditori:

  • Hanno insistito che nel 2016 il governo varasse una manovra fiscale sull’Iva pari all’1% del PIL. Ci hanno assicurato che portare l’Iva sui ristoranti al 23% avrebbe rappresentato “una svolta” – un’altra delle loro parole preferite – nei negoziati. Ma l’ultimo giorno, le istituzioni hanno cambiato le carte in tavola, sostenendo che per far quadrare i conti era necessario portare l’Iva all’aliquota massima anche sugli alberghi. Considerando l’impatto che tali misure avrebbero sull’industria del turismo greco, era curioso sentire le istituzioni accusare noi di proporre misure che avrebbero danneggiato la competitività della Grecia.
  • Hanno insistito che nello stesso anno il governo varasse una manovra fiscale sulle pensioni pari anch’esso all’1% del PIL. La delegazione greca ha avanzato una seria proposta di riforme delle pensioni, che includeva la riduzione delle pensioni anticipate e l’innalzamento dell’età pensionabile (nonché altre misure da attuale una volta che l’economia avesse ripreso a crescere). Le istituzioni, però, non volevano sentir parlare di riforma delle pensioni ma solo di tagli alle pensioni.
  • Hanno insistito sul fatto che, ai fini del consolidamento fiscale, non sarebbe stata presa in considerazione nessuna misura amministrativa (lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, ecc.). È vero che queste misure richiedono tempo per dare i loro frutti, ma da qui a non permettere al governo di rivedere di una virgola il bilancio sulla base delle maggiori entrate stimabili grazie a queste misure ce ne passa. Questo è ancora più sorprendente se consideriamo che il governo ha impostato buona parte della sua campagna elettorale sulla lotta alla corruzione e all’evasione fiscale.
  • Si sono dimostrate riluttanti a includere misure che colpissero le élite e i ceti più ricchi della società, sostenendo che queste avrebbero avuto un impatto recessivo sull’economia. È per questo che hanno bocciato la nostra proposta di una tassa una tantum sugli utili d’impresa superiori ai 500,000 euro l’anno, mentre hanno insistito affinché tutte le imprese, grandi e piccole, fossero tenute a versare un acconto del 100% per l’anno successivo, evidentemente ritenendo questa, per ragioni note solo a loro, una misura espansiva.
  • Hanno insistito sulla necessità di decomprimere la distribuzione dei salari nel settore pubblico – di per sé una cosa condivisibile – in entrambe le direzioni, continuando a tagliare i salari dei lavoratori più poveri del settore pubblico.

     

2. Riforme strutturali

Le istituzioni non hanno mai accettato che i greci, nello spirito della decisione dell’Eurogruppo del 20 febbraio, potessero proporre delle riforme basate su una logica diversa dalla loro. Per questo hanno insistito affinché fosse estesa la lista degli asset da privatizzare e fossero ulteriormente ridotti i salari reali (parallelamente ad un aumento dei contributi sociali). Inoltre:

  • Non hanno mai accettato che il governo greco, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale del lavoro, introducesse un sistema di contrattazione collettiva come quello che esiste nella maggiore parte dei paesi europei. Si tratta di una riforma in grado di contribuire allo sviluppo di un nuovo modello produttivo, in cui le imprese competono attraverso l’innovazione e la ricerca di nuovi mercati piuttosto che sul livello dei salari e sulla debolezza contrattuale dei lavoratori. In assenza di una riforma di questo tipo, le imprese continueranno a licenziare dipendenti pagati 700 euro al mese per assumerne altri disposti a lavorare per 500 euro al mese. Non sono queste le basi su cui si sviluppare un’economia vitale.
  • Non hanno mai accettato che il governo greco, stavolta in collaborazione con l’OCSE, proponesse un programma di riforme per il mercato dei prodotti che andasse in una direzione alternativa a quella dei precedenti governi. Al contrario, hanno insistito sulla necessità di liberalizzare le farmacie e i forni per colmare il “gap competitivo” dell’economia greca, mentre noi proponevamo di iniziare dai pesci grossi, spezzando i cartelli esistenti in certi settori e migliorando le norme anti-corruzione e per gli appalti pubblici.


    3. Necessità di finanziamento dello Stato

    I creditori hanno insistito affinché qualunque estensione del programma continuasse sulla base del vecchio modello riforme-esborso-pagamento, intervallato da esami continui. Questi accordi di finanziamento erano dipendenti dalla partecipazione – tutt’altro che certa – del FMI. Inoltre, non prevedevano nessuna misura per risolvere il problema delle imposte arretrate o quello dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti dei privati, o per far fronte ad eventuali imprevisti. In definitiva, questo non avrebbe concesso al governo lo spazio di manovra necessario per attuare il suo ambizioso programma di riforme. Per quello che riguarda il debito, abbiamo proposto di affrontare la questione dopo l’estate sulla base di una versione leggermente migliorata dell’impegno assunto dall’Eurogruppo nel 2012. La nostra modesta proposta consisteva nel passare il debito attualmente in mano alla BCE al MES (Meccanismo europeo di stabilità), prolungandone la scadenza. Non era previsto un euro in più per le esigenze di finanziamento del governo. Ma questa proposta non è masi stata presa seriamente in considerazione.

 

4. Conclusioni

Difficilmente le proposte dei creditori avrebbero risolto la crisi greca o messo da parte una volta per tutte la minaccia di Grexit. Al massimo avrebbero rinviato di un po’ la discussione intorno al debito e alla necessità di un nuovo programma. Alla luce di ciò, è difficile immaginare che queste proposte avrebbero stimolato la domanda e rimesso in moto l’economia, convincendo i cittadini a depositare nuovamente i loro soldi nelle banche e gli investitori a tornare nel paese. Di conseguenza, è difficile immaginare che saremmo riusciti a conseguire gli avanzi fiscali richiesti dai creditori. Per fare ciò, serve maggiore flessibilità da parte delle istituzioni. In questo senso, il referendum non intende sostituirsi al processo negoziale ma piuttosto contribuire ad una sua risoluzione positivi, inducendo i creditori ad una maggiore flessibilità.

 

 

3. Il testo integrale delle dimissioni di Varoufakis

Il referendum del 5 luglio rimarrà nella storia come un momento unico in cui una piccola nazione europea si è ribellata alla servitù del debito. Come in tutte le battaglie democratiche, anche per il rifiuto dell’ultimatum dell’Eurogruppo del 25 gennaio da parte della Grecia ci sarà un prezzo da pagare. È essenziale, dunque, che questo straordinario capitale che il voto del NO ha affidato al nostro governo sia investito immediatamente nel SÌ ad un accordo sostenibile – che includa la ristrutturazione del debito, meno austerità, la ridistribuzione delle ricchezze a favore di chi ne ha bisogno e riforme reali.

Poco dopo l’annuncio dei risultati del referendum, mi è stato fatto sapere che alcuni partecipanti dell’Eurogruppo e altri nostri “partner” avrebbero preferito che non partecipassi agli incontri; un fatto che il primo ministro Tsipras ha ritenuto potesse aiutarlo ad arrivare ad un accordo. Per questo motivo oggi annuncio le mie dimissioni da ministro delle Finanze della Grecia.

Ritengo che sia mio dovere aiutare Alexis Tsipras a sfruttare, come ritiene più opportuno, il capitale che il popolo greco gli ha affidato tramite il referendum di ieri. E indosserò il disprezzo dei creditori con orgoglio.

Chi è di sinistra sa agire nell’interesse della collettività, senza curarsi dei privilegi derivanti dalla propria carica. Il primo ministro Tsipras gode del sostegno totale mio e del nostro governo.

Lo sforzo sovrumano per onorare il coraggioso popolo greco – e il celebre OXI (NO) che hanno donato a chiunque abbia a cuore la democrazia nel mondo – è appena iniziato.

 


 

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Category: Economia, Osservatorio Europa

About Euclid Tsakalotos: Euclid Tsakalitos è nato a Rotterdam nel 1960 da famiglia greca. Ha frequentato l'esclusiva St. Paul School di Londra e si è specializzato in economia con un Ph. D. a Oxford , incarichi alle università del Kent e di Atene, almeno sei libri pubblicati, inglese impeccabile con accento British, modi riservati e look tutt’altro che trasgressivo. Vive in Grecia con la moglie inglese dal 1993 dove ha una cattedra di Economia all'Università nazionale di Kapodistrias. Il nuovo ministro ha 55 anni ed è deputato di Syziza dal 2012. Tsakalotos aveva già preso il posto di Varoufakis come capo negoziatore con le istituzioni creditrici lo scorso aprile. Un Phd a Oxford nel 1989, dove si era anche laureato in politica, filosofia ed economia, un master all'università del Sussex, si presenta - e viene descritto - come l'anti Varoufakis, per lo stile riservato, la trasgressione nel vestiario che non va oltre una sciarpa gialla e nera e il velluto d'ordinanza, i toni moderati (e con leggero accento britannico, anche quando parla greco). Il suo ultimo libro, uscito nel 2012, si intitola “Il crogiuolo della resistenza: Grecia, Eurozona e la crisi economica mondiale". La sua teoria è che la Grecia stia pagando non solo il prezzo di turbolenze economiche, ma di una crisi di democrazia nell'Eurozona. Il nuovo ministro delle Finanze greco è un convinto difensore della necessità di tenere la Grecia nella moneta unica. E di cercare soluzioni "con sapore internazionale".

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