Plinio davanti all’eruzione del Vesuvio

| 6 Aprile 2020 | Comments (0)

 

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Enrico Rebeggiani ci ha segnalato una newsletter napoletana denominata Plinio che si occupa del particolare momento con attenzione ai problemi della digitalizzazione. La news letter ha questa breve introduzione: Stiamo vivendo un momento drammatico e interessantissimo. Abbiamo il privilegio e la responsabilità di Plinio davanti all’eruzione del Vesuvio. Soprattutto la responsabilità.

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1. DA PLINIO NAPOLI 5 APRILE 2020

–  Stay (digitaly) Safe
Tradurre la vita in digitale è facile, ma ci sono complicazioni. Gli atti pubblici devono essere pubblici. Nella vita precedente questo significava pareti tappezzate di scartoffie con sopra una grande scritta “albo pubblico”; e nessuno le leggeva. Poi è arrivata internet e l’internet degli enti è diventata una grande parete zeppa di scartoffie in pdf; e nessuno le legge. Ma rimangono lì. e ogni tanto vengono a galla. Dentro ci sono tutte le nostre date di nascita, i curriculum, i codici fiscali, la firma scansita, gli indirizzi email. Tutta roba che minimo ci si può andare a comprare un frigo a rate, a carico di terzi. O anche peggio, ma abbiamo firmato per la privacy e quindi tutto a posto.
Adesso c’è il tema della pubblicità degli esami e delle sedute di laurea. Che si fa? Si pubblica il codice della seduta sul web, più pubblico di così? Ma sul web ci sono anche quelli che fanno gli scherzi e quindi si sta diffondendo un nuovo gioco (finché è un gioco) lo zoombombing (per chi usa zoom, ma è uguale anche teams-bombing o skype-bombing). Si entra e si fa cagnara in situazioni in cui non si era invitati, ma l’indirizzo era pubblico. A volte non è solo cagnara e i danni sono più rilevanti, come avvertono i Federali (en). Morale: siccome quando facevamo le sedute pubbliche non invitavamo in aula anche gli amici caciaroni dei candidati o gli hacker russi, allora non invitiamoli nemmeno adesso e i codici delle lezioni e delle lauree non si mettono in rete, si fanno girare in altri modi, per esempio con una email. Pubblico non vuol dire ‘mmiez’a via.

CORONA Politics (bio) (data)
La redazione segnala un articolo su El Diario di Ángel Luis Lara, Sociologo e sceneggiatore, che insegna Cultural Studies alla State University di New York. Il titolo è Causalidad de la pandemia, cualidad de la catástrofe. L’articolo è molto piaciuto a Pierluigi Sullo che lo ha tradotto e pubblicato con un altro titolo sul Manifesto: Non torniamo alla normalità. La normalità è il problema. A me è piaciuto meno, dice che le epidemie sono un prodotto della urbanizzazione. Forse e così e in questi giorni ne leggiamo molte sulla storia sociale dei virus. Spillover, a librerie chiuse, pare che si venda bene in ebook pezzotto su ebay. Ángel Luis Lara non mi convince perché – molto brutalmente – mi propone scenari campesini e di decrescita che hanno pure un certo fascino, ma ora mi sembrano una perdita di tempo: meglio leggersi la letteratura. Più urgenti, anche se ormai cose note e in orbita alta, le riflessioni di Simone Pieranni, sempre sul Manifesto, in tema di Big Data e radicalità: vale la pena di farsi sorvegliare per tenere a bada il virus? La mia posizione è: se serve sì. Perché tanto già ci sorvegliano per tutto il resto. E le multinazionali che si pappano i dati? Vero ma se ora devo scegliere a chi dire le mie cose mi fido più di Google che dell’Inps. E mi metto a lavorare per gestire bene i dati e per tenerli sotto controllo qui.

In Germania il DiEM (movimento per la democrazia in Europa) che – sempre un po’ fuori dall’atmosfera– ha delle idee che mettono insieme la sovranità europea sui dati, la tecnologia della blockchain, e un possibile dividendo universale di base: Make Europe Capital of data sovereignity.

In un’orbita leggermente più bassa, ovvero con questioni più stringenti e con maggiore dettaglio, si colloca Judith Butler che dall’America vive il dramma e le contraddizioni del capitalismo in un paese ricco ma senza welfare: Capitalism Has its Limits (en). E soprattutto con un presidente che lotta per la rielezione e che pensa che il migliore indicatore del benessere dei cittadini sia l’indice di borsa.

Mauro Ceruti, filosofo che si occupa di complessità, intervistato dal Manifesto dice che stiamo andando verso una straordinaria incertezza. Sicuro.

La redazione consiglia a quelli che vogliono riavvolgere il nastro e leggersi un bello spiegone dell’epidemia italiana le sei puntate di un medico militante, Gabriele Gallone. Dall’inizio, fino a la potenza dei logaritmi. Siccome Gallone è anche docente di statistica medica trovate un po’ di curve. Per chi avesse problemi di mal d’auto io consiglio invece la compendiosa posizione de L’uomo che osservava i diagrammi, anch’egli medico.

Giornalismo
Pare che sono fissato col Nyt. Ma è una fissazione molto diffusa. La ragione è che dice le cose che uno vuole sapere e le dice bene. Tutti ci stiamo chiedendo perché la Germania è un’eccezione? (en). È chiaro che si tratta di una serie complessa di fattori e che la cosa non è chiara nemmeno ai tedeschi. Ma sicuramente contano i tamponi fatti: fanno crescere il divisore e quindi abbassano il tasso di letalità, ma aiutano anche a isolare i potenziali focolai e a trattare da subito chi è colpito. Conta fare i test e tracciare i primi casi, isolandoli. Conta avere tanti letti in terapia intensiva (40.000) tanti da ospitare anche pazienti di altri paesi. Conta avere fiducia nel governo e rispettare le indicazioni. Ma su almeno su quello sembra che stiamo pari. 

Quelli che ancora pensano che la Cina si stia comportando come un organizzatissimo paese si possono leggere un bel reportage del FT, basta il titolo: China, coronavirus and surveillance: the messy reality of personal data (en).

Condoglianze
Nei giorni scorsi ha tolto il disturbo anche Alberto Arbasino ma non per il virus: da gentiluomo si è distinto. In un periodo di librerie chiuse non godrà di quel sussulto di popolarità in più. O meglio non ne godranno i titolari dei suoi diritti. E nemmeno quelli che potrebbero leggersi un sacco di cose gustose. Trovate una lunga intervista al Venerdì e un bel ricordo di Giovanni Agosti. Io sono devoto a Carlo Emilio Gadda e Arbasino lo conosco poco, come un parente acquisito e ora mi è venuta una gran voglia di leggerlo. A librerie chiuse ho trovato in rete “Ritratti e Immagini” che è adatto come libro a essere letto in digitale, medaglioni acidissimi di un paio di pagine. Chi lo vuole, glielo mando. E poi spiego dove si trovano i libri, se vi va.

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2. DA PLINIO  NAPOLI 4 APRILE 2020

DIGITALI TUTTI E SUBITO

Il grave pasticcio dell’INPS continua a tormentarmi. In due settimane il paese si è dovuto convertire forzatamente al digitale. Chi più chi meno. Molto la scuola, gli altri a seguire. Chi l’avrebbe mai detto. Però rimaniamo un paese da pezzo di carta (autocertificante), da timbro e se proprio non si può almeno da Pec, che è una specialità solo italiana per placare quelli che senza la raccomandata non si può. Insomma come che vada dovremo usare il digitale per molte più cose, dovremo imparare. Non solo noi, anche lo stato. Il casino dell’Inps preoccupa perché non solo era largamente prevedibile, non solo perché hanno messo in mezzo gli hacker, ma soprattutto perché la questione in ballo era dare un immediato sostegno a persone che non avevano di che campare. Brutto presagio per la ripresa, la ricostruzione o come la vogliamo chiamare. Vittorio Bertola spiega quali sono stati gli errori, tecnici e organizzativi, e come si può rimediare. Chissà se lo leggono. Chissà se si sono letti l’imparata di creanza di Luisa.

 Solidarietà – Povertà

Dal primo giorno di chiusura ci siamo tutti, pure i sociologi, posti il problema di come avrebbero fatto a chiudersi in casa quelli che la casa non ce l’hanno, quelli che ce l’hanno ma hanno solo posto per dormire, quelli che in casa loro ci sta chi li picchia, quelli che in casa ci stanno ma in casa non ci sono i soldi. Mentre l’INPS si attrezza contro i suoi stessi hacker e lo Stato vede come fare, ci sono varie cose che si muovono. Comunità di Sant’Egidio, Banco alimentare, imprenditori, sindaci, associazioni ma soprattutto molto attivismo.

Un gruppo di geografi e attivisti ha raccolto in una mappa le molte iniziative a Napoli (click sui segnaposti mostra una scheda con le info). Ci sarà da lavorare molto, purtroppo. Questa crisi lascerà un lungo strascico di povertà. Povertà assoluta, povertà educativa. Cesare Moreno si è inventato a Ponticelli il “Pacco viveri per la mente”, un’iniziativa di mobilitazione educativa e tecnologica per combattere l’isolamento e lo scoraggiamento.

Lo dice chiaramente il Nyt, stare a casa è un lusso per ricchi (en), sicuramente in America. Il solito sontuoso articolo di documentazione statistica e reportage.

 Si pone in termini nuovi anche la questione degli stranieri e in particolare dei migranti con problemi di regolarizzazione. Sono molto vulnerabili e sono anche estremamente necessari: la produzione agricola è a rischio se non c’è chi la raccoglie. Tra tante cose inaspettate, questa non è male. Un nostro lettore e un suo amico spiegano sul Manifesto perché i decreti del governo devono includere i lavoratori stranieri, compresi quelli impiegati al nero o in condizioni di irregolarità e lo sostengono anche la ministra dell’agricoltura e il ministro per il Sud che ne propongono la regolarizzazione. E che di stranieri ora ce ne sia bisogno se ne accorge pure Trump (en), oltre che BoJo (en).

 CORONA Science

Enrico Bucci l’ho già presentato giorni fa. Qui spiega delle cose che hanno a che fare con quello che sarà il nostro prossimo scenario, quello dei test degli anticorpi e come sia necessario avere cautele e, anche, come si possano fare pasticci con una regolamentazione su base regionale. Cose che rimandano in modo sostanziale e immediato al dibattito sull’autonomia differenziata.

 Sorprendente, almeno per me, il fatto che Lancet, la rivista della ricerca medica per eccellenza, pubblichi un titolo così: Authoritarianism and the threat of infectious diseases (en). C’è scritto più o meno che Trump, Orbàn e Salvini fanno male alla salute. Lancet, mica il collettivo insurgencia.

 Giornalettismo

Il Mattino oggi scopre che gli animali da compagnia trasmettono il virus e ci fa un gran titolo. Infatti un signore di Anzio prima di essere ricoverato ha lasciato il gatto ai vicini. Poi si sono ammalati anche i vicini. Chiaramente colpa del gatto! Potete immaginare quante persone ci sono cadute e hanno cliccato. Paraculamente alla fine dell’articolo (per dire, articolo) due righe dicono che invece all’Istituto Superiore della Sanità la cosa non risulta. Non metto nessun link, che i cialtroni non se lo meritano. Quasi gli manderei il generale Konashenkov.

 Pensieri

Un nostro lettore anzicché distrarsi con mille cose, si è concentrato e preso il tempo di scrivere una ampia riflessione delle nostre vite spiazzate dal collasso delle routine. Per parlare, delle nostre vite e pure della sua, parte da La Peste di Camus, passa per Simmel e una serie di suoi amati scrittori latinoamericani e dopo molti altri giri arriva al tema della nostra fisiologica e neurologica predisposizione alle dipendenze.

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3. DA PLINIO  NAPOLI 3 APRILE  2020

CORONA Data Science
Siamo sommersi di dati, ma nessun dato dà quello che promette. Come dicevamo già ieri, per motivi amministrativi e organizzativi (ma non solo) in Italia e più esplicitamente per motivi politici in Cina, Ungheria, Russia, Iran ecc. il dato delle vittime da covid-19 è largamente sottostimato. L’Istat ha pubblicato i dati sulla mortalità a livello comunale (parziali) che permettono di vedere l’andamento di quest’anno e raffrontarlo con gli anni precedenti, dal 2015. Sono dati grezzi e sono qui. Li hanno elaborati e analizzati Impicciatore e Colombo dell’Istituto Cattaneo, secondo loro i decessi sono il doppio.

Sempre fidandosi (un po’ di più) delle istituzioni, i dati sull’andamento del contagio meglio presentati e descritti sono sulla pagina Coronavirus dell’Istituto Superiore di Sanità, anche con dettaglio comunale.

Giornalismo
Oltre alla questione dei dati è più in generale la narrazione della crisi che va osservata con attenzione. Riguarda il nostro umore quotidiano (o meglio pomeridiano), ma anche la prefigurazione dei modi in cui disporremo il mondo da qui in avanti. Il ruolo in prima linea è affidato alla stampa. La redazione ci segnala che lo European Journalism Observatory conduce un’interessante analisi della copertura internazionale della crisi (en) e anche un approfondimento del caso italiano.

In questo periodo, per motivi legati alla psicologia delle masse, i leader in carica hanno un appoggio superiore al solito, anche Trump. La relativa soddisfazione che ne discende per noi è l’azzittimento di certa politica sbruffona. Purtroppo (come segnala la redaz.) potrebbe essere un fatto passeggero, sostiene Jon Henley sul Guardian e i populisti potrebbero ritornare sulla ribalta. (lo sappiamo, ma fa effetto vedere un articolo in inglese in cui la foto di Giuseppi sta insieme a quella della Merkel e di Kennedy)

DAD
Uno fra i tanti esperimenti sociali bruscamente avviati dall’emergenza è quello della didattica a distanza. Le lezioni a distanza hanno finora rappresentato un terreno relativamente agevole per la transizione: la quota narcisista dell’ego docente ha trovato inciampi solo nel digital divide. Ma si approssimano tempi meno eroici e più repressivi. Come valutare a distanza l’apprendimento (e il nostro lavoro)? La cosa si prospetta faticosa, complessa e meno scontata. In giro se ne sentono di brutte: studenti bendati, telecamere fatte ruotare per la stanza e (ma non ci credo) perfino sotto il letto. Professori matti ce ne sono sempre stati, ora però gli spazi di informalità si riducono e la stagione degli esami rischia di essere meno gloriosa di quella attuale. Ci vorrà grande responsabilità e senso del limite, oltre che realismo. Anche all’università credo che valga il fatto che gli esami non ci dicono solo quello che hanno imparato gli studenti, ma valutano anche la nostra capacità di insegnare. In ogni modo è utile ricordare che l’ambiente digitale è diverso dall’aula anche sotto il profilo giuridico. La redazione segnala che il Garante per la privacy ha già emanato un primo documento di indicazioni. Che poi si tratti di un documento interpretabile solo da tecnici è un altro e più penoso discorso.

BAD (Burocrazia a Distanza) (l’acronimo non è intenzionale)
Il fattaccio dell’Inps è di disarmante gravità. Ci si preoccupa della sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico, ma quella digitale non è meno in pericolo. Immagino che ne abbiamo già lette e dette di ogni tipo. C’è però un dettaglio decisivo (ovvero diabolico) il messaggio con cui l’INPS ha messo una pezza al sito fuori uso. Luisa Carrada non si è arrabbiata, si è profondamente rattristata. Luisa è aquilana e allieva di DeMauro, tosta e acuminata. A me mi ha imparato un sacco di cose che manco nelle magistrali di comunicazione… In poche righe spiega perché quel messaggio fa orrore e come si sarebbe potuto chiedere scusa.

Non è una questione di poco conto, chi scrive male, pensa male (Moretti) e fa siti web che crollano. In un paese che si sta mantenendo con la rete e che ci vuole fare affidamento per il futuro varrebbe la pena di pensarci.

Pensieri
Antonio Pascale, che si è laureato a Portici, ora un funzionario casertano del ministero dell’agricoltura (che da quando con referendum fu abolito, vive sempre lì ma con un altro nome, il ministero) fa anche lo scrittore di libri e di giornali. Sul Post ha raccontato un suo viaggio con una scusa fino al ministero. Ha attraversato Roma deserta e gli sono venuti dei pensieri con cui non era d’accordo. Sulla natura, l’uomo, la razionalità e il sentimento. Alla fine dice di ascoltare Coltrane.

Condoglianze
La bestia si sta portando via un sacco di persone che avranno anche meno tempo e attenzione per essere ricordate e rimpiante. Zie, vicini di casa e anche persone mai viste che però hanno prodotto pensiero che dovrebbe rimanere. Pure Arbasino, che magari ne parleremo. Tra i tanti per esempio Michael Sorkin che era un architetto e urbanista, pensatore e insegnante cui Jacobin ha dedicato un tributo che ha anche un bel titolo “Il capolavoro collettivo che chiamiamo città” (en). La redazione ricorda una frase di Sorkin “Fish are symmetrical but only until they wiggle. Our effort is to measure the space between the fish and the wiggle. This is the study of a lifetime”. La simmetria e la fissità (la perennità dell’opera) sono fondamenti spesso indiscussi della forma mentis dell’architetto. Indagare lo spazio tra la simmetria e l’ondeggiamento vuol dire mettersi radicalmente in discussione, superare la fissità e la perennità ed esporsi al movimento del tempo. Sorkin parlava di stare dentro le pieghe, di sfidare la stabilità, la rassicurazione della forma compiuta.

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4. 3o marzo 2020 Bruno Amabile  (Università di Ginevra): L’a p r è s  n e  d e v r a  p a s  ê t r e  un retour à la «normale» da Liberation
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L’a m p l e u r  d e  l a c r i s e  é c o n o m i q u e dépendra de l’intensité et de la durée duconfinement, qui elles-mêmes sont laconséquence de l’impréparation. Il faudraensuite penser une économie capable derésister à de tels chocs.
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La crise du coronavirus soulève plusieurs questions, lapremière étant celle de sa prévisibilité. L’émergenced’une pandémie dévastatrice figure dans presque tous les bons scénarios de prospective, notamment le rapportGlobal Trends 2025 du National Intelligence Council des Etats-Unis publié en 2008, parfois improprement qualifiéde «rapport de la CIA». Au même moment, en France, lelivre blanc «Défense et sécurité nationale» considéraitcomme plausible l’apparition d’une pandémie à forte létalité dans les quinze années à suivre. Bref, il semble 1difficile de penser que les gouvernants sont légitimes à se déclarer surpris ou à prétendre que «personne n’auraitpu prévoir» ce qui est en train d’arriver. Ce qui nous amène à la question suivante : étions-nousprêts ? A voir la saturation dans les services deréanimation et d’urgence des hôpitaux, le manque demasques et autres équipements de protection, y compris pour les soignants, ou encore le rythme trop modéré au quel on procède à des tests de dépistage, la réponse est simple: non. Comme gouverner, c’est prévoir, c’est là une faillite des gouvernants. La durée et l’ampleur de lacrise proprement économique dépendront de l’intensité et de la durée du confinement, qui elles-mêmes sont la conséquence de l’impréparation: pas de tests pour dépister les malades, pas de masque pour protéger les populations, donc tout le monde confiné et l’activité économique presque stoppée…
La crise économique découle directement des insuffisances en matière sanitaire. La chronologie des événements est d’ailleurs révélatrice de l’incompétence des autorités françaises. L’émergence d’un nouveau coronavirus en Chine est connue depuis aumoins le début janvier. Fin janvier, l’OMS considérait qu’il représentait une urgence sanitaire de niveau mondial. Cette même organisation tardera à déclarer qu’il s’agit d’une pandémie (ce ne sera fait qu’en mars) mais les mesures drastiques de confinement prises en Chine dans la province de Wuhan suggéraient bien qu’on avait affaire à quelque chose de très sérieux. Fin février, la situation était déjà dramatique en Italie et dix villes du nord du pays étaient confinées. En France, a-t-on profité de cette période pour pallier le manque d’équipement de protection, reconstituer le stock de masques, préparer un programme de tests massifs ?
Apparemment non. Le conseil des ministres du 29 février, en principe dédié au coronavirus, débouchaitsur l’adoption du 49.3 pour imposer la funeste réformedes retraites. Semblant inconscient du danger, le couple présidentiel allait même le 7 mars jusqu’à recommanderaux Français de sortir et de ne pas craindre le coronavirus. La semaine suivante, un confinement était décidé. Dans les jours qui suivaient, les tests allaient être réservés aux cas les plus graves, les masques décrétés inutiles… et le premier tour des municipales était maintenu. Cette crise ne fait pas que révéler les qualités des uns etdes autres, elle met aussi en évidence des faiblesses structurelles qui ne tombent pas du ciel mais sont lesconséquences directes des «réformes» du même nom.

Le démantèlement systématique de ce qu’on appelleimproprement l’Etat-providence a déjà beaucoup été analysé et tout le monde voit bien le lien qui existe entrela baisse des moyens de l’hôpital public et la difficulté àréagir à la pandémie ; et par voie de conséquence l’étendue et la sévérité de la crise économique. Il y a aussi l’incapacité à pallier rapidement les pénuries de matériel médical ou de protection. Alors que l’Allemagne procède à 500 000 tests par semaine, la France ne peut espérer atteindre 10 000 par jour qu’à la fin de la semaine. C’est la faiblesse industrielle française qui limite la montée enpuissance du programme de tests: pas assez de réactifs pour les tests. L’enjeu des prochains mois n’est donc pas de tenter derevenir à une situation «normale», car c’est cette soi-disant normalité qui est derrière la crise d’aujourd’hui. Cette dernière appelle des changements autrement plusradicaux que l’injection massive de liquidités dansnl’économie ou même la création de «coronabonds».

Sic’est une guerre, il faut une intervention directe de l’Etat àla hauteur pour reconfigurer une économie capable derésister à des chocs de cette ampleur. Maintes fois posée, la question de la démondialisation devrait enfin sevoir apporter des réponses réalistes. Mais l’intervention de l’Etat ne devra se faire que sous la conduite d’unpersonnel politique compétent, pas de personnesobsédées par la seule poursuite de leur programme néolibéral.

Category: Ambiente, Economia, Epidemia coronavirus, Welfare e Salute

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About Enrico Rebeggiani: Enrico Rebeggiani (1953) Professore associato di sociologia dei processi economici e del lavoro Si laurea in Urbanistica presso lo Iuav e dopo la laurea si trasferisce a Napoli per studiare a Portici presso il Centro di specializzazione e ricerche economico agrarie per il Mezzogiorno. Dal 1984 al 2004 è presso il dipartimento di Sociologia e Scienza della politica dell’Università di Salerno. Dal 2004 è presso il dipartimento di Scienze sociali dell’Università di Napoli Federico II dove insegna nel corso triennale di Culture digitali e nel corso magistrale di Comunicazione pubblica, sociale e politica. I suoi interessi di ricerca sono stati principalmente riferiti al Mezzogiorno, inizialmente alle questioni del lavoro agricolo, poi alla condizione dei disoccupati e delle fasce deboli del mercato del lavoro. Negli ultimi anni si è occupato di lavoro irregolare e non standard e dei processi di trasformazione digitale dell'economia e del lavoro.

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