Alberto L’Abate: Maledetta civiltà di Theodor Lessing

| 12 Febbraio 2015 | Comments (0)

 

 

 

Recensione, con divagazioni sull’attualità,   di Alberto L’Abate del  libro di Theodor Lessing; Maledetta civiltà’, tradotto e curato da Isabella Horn e pubblicato da “Stampa Alternativa”, Viterbo, 2014.

 

Un mese  fa, il  7 gennaio di quest’anno,  a  Parigi, è avvenuto  l’orribile attentato  alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, con l’uccisione di 12 persone, compreso il direttore, e  di quasi l’intera redazione. Da allora tutti i giornali hanno dedicato, e continuano  a dedicare, molte pagine per  far capire, da un lato, le ragioni di questo “attentato alla libertà di stampa”, e, dall’altro,  la reazione del popolo francese  (ma non  solo) a questo attentato che è stato, quasi sicuramente,  diretto contro l’uso della satira.  Il giornale Charlie Hebdo si era infatti distinto  per la sua, talvolta feroce, ironia contro  tutti i poteri, sia politici che economici, ma anche  religiosi. Ed  i due personaggi  che hanno commesso l’orrendo crimine   sono fondamentalisti  islamici,  sono  stati a combattere in Siria  assieme ai gruppi anti governativi, dei quali fanno  parte anche i militanti del Califfato Islamico [1], e sembra che costoro abbiano commesso questo orrendo crimine per vendicare qualche  vignetta satirica che  prendeva  Maometto,  e l’islamismo in genere,  come oggetto di ironia.

Ciò  che colpisce di più  in questi fatti è  l’alleanza  che si sta creando  tra questi fanatici fondamentalisti mussulmani,  ed  un certo numero, non  indifferente, di fondamentalisti antislamici   che fanno parte della  peggiore  cultura europea .

Infatti questi  sedicenti musulmani, compresi quelli dell’ISIS,   sembrano  conoscere  molto poco, e solo  superficialmente,  il pensiero di  Maometto. Durante il periodo di circa tre mesi in cui mia moglie ed  io siamo stati in Iraq, con  i “Volontari di Pace  in Medio  Oriente”, per cercare di evitare quella guerra, non  riuscendoci [2], leggevamo ogni giorno il  Corano,   e vi abbiamo trovato pagine di una  profondità, bellezza  ed apertura che questi fanatici mussulmani sembrano  non aver capito.

Dall’altra parte  c’è una cultura (o meglio “incultura”) europea, che vede  quasi con  gioia questi fatti, ed anche  la crudeltà dei miliziani dell’ISIS (che stanno  rapidamente conquistando l’Iraq, che si fanno fotografare, sorridendo, con  in  mano  le teste decapitate di due persone, presumibilmente volontari occidentali): perché è sul crimine di Parigi e su  queste crudeltà  che basa  il  suo   incitamento  alla emarginazione  ed alla lotta contro tutti i mussulmani considerati  come pericolosi, e violenti,  estremisti.  E’ tipica  di questo fatto  la reazione di Marine Le Pen, la capa dell’estremismo di destra francese (che in Francia ha un notevole successo tanto che si parla di lei  come possibile vincitrice di future elezioni presidenziali)  che dall’occasione di quell’attentato  propone di ripristinare la pena di morte.

Che distanze terribili: quella dei fanatici islamisti dal vero pensiero di Maometto, e dal Corano stesso,  e  tra questi  europei come la  Le Pen   (emulata  in  Italia da  Salvini, della Lega, suo alleato)   e la migliore cultura europea  come quella  di Cesare Beccaria, e del suo “Dei Delitti e delle Pene”[3],   che probabilmente sia  l’una  che  l’altro non conoscono affatto!

Di questa alleanza, e di questo stretto collegamento  reciproco  fra  fondamentalismi  – l’uno ha bisogno dell’altro – è  una  buona  raffigurazione questa barzelletta  di una vignettista, Ellekappa  (Laura Pellegrini), apparsa su Repubblica  pochi giorni dopo l’attentato:

 

E’certo che l’Europa, con quella sua “Maledetta Civiltà” fustigata e messa all’indice, come vedremo in seguito,   con grande acume, da Theodor Lessing,  autore del libro tradotto e curato da Isabella Horn, ,  ha delle grandi colpe per  questo imbarbarimento delle culture, anche a livello mondiale, e non  è stata certo, sempre,   una scuola  di civiltà e di apertura. Questo è  confermato anche da un affermato  storico del cristianesimo, Alberto  Melloni, direttore della Fondazione  Giovanni XXIII di Bologna,   in suo  articolo  sul  Corriere della  Sera dell’8 gennaio c.a., a commento di quanto avvenuto a  Parigi: “La cultura europea  è profondamente segnata dagli orrori di cui si è resa responsabile: si è  abbandonata alla violenza  religiosa, all’interno  e  fra le  Chiese; ha inventato una macchina di sfruttamento bestiale  basata sullo schiavismo e sul colonialismo; ha costruito  l’inferno totalitario e il  genocidio  come soluzione ‘finale’ che non ha avuto pietà di nessuno” .

Ma Melloni non si limita a criticare questi  aspetti negativi della cultura europea ma mette in luce anche una cultura europea diversa,  di diritti umani conquistati, di progresso democratico, di  visione pluralistica dell’uomo,  e conclude citando, come esempi di questa diversa cultura, due studiosi europei che definisce “filosofi del dialogo, Abelardo, (1079-1142) e Gotthold Ephraim Lessing (1729 – 1781) che sostengono che “la verità non è una esclusiva, che il bene deve essere tale per tutti”.  G.E. Lessing è vissuto   assai  prima  di Theodor  Lessing, ed in un periodo, l’illuminismo,  in cui era più facile sostenere posizioni di apertura e  di avanguardia.

Di questa cultura europea più aperta e più coraggiosa fa parte, sicuramente,  anche il nostro Lessing che giustamente Isabella Horn,  curatrice del libro,  ha definito “filosofo della vita” perché si oppone e contesta  in modo molto chiaro  quella cultura di morte  in cui ci troviamo, tuttora, purtroppo,   immersi, che vede i paesi più potenti  del mondo, membri del Consiglio di Sicurezza ristretto delle Nazioni Unite, con  potere di veto,  e con  un potere immenso  di deliberare a favore della pace,  consumare oltre l’80% delle risorse mondiali, lasciando agli altri paesi le briciole, e li vede essere costruttori e venditori delle maggiori armi del mondo (anche qui oltre l’80%), e perciò interessati più alla guerra che non alla pace. E con il fenomeno della globalizzazione la loro cultura si sta, ahimè,  ormai diffondendo in tutto il mondo.

Ma venendo al libro di Theodor Lessing  il  testo non è semplicissimo, con molte citazioni di testi  indiani dei Veda, delle Upanishad  e di altri importanti testi di quella cultura, e richiede  non solo  una attentissima  lettura, ma anche  il continuo  richiamarsi alle  note, molto accurate, scritte da Isabella Horn, per farcelo comprendere meglio.

Lessing  è vissuto  nella  Germania prima della presa di potere di Hitler (1872-1933) , ed è stato ucciso da sicari nazisti proprio  nel 1933, anno  di questa  ascesa. Ma questa uccisione  è stata sicuramente facilitata   anche  dal fatto che  le sue critiche alla società ed alla civiltà nella quale era immerso non  erano piaciute, e non  erano accettate,  dalla borghesia  intellettuale di quel paese che di quella cultura era la  roccaforte.  E questa cultura, tuttora viva e vegeta, ha anche, fino a tempi recenti, impedito di far conoscere appieno gli scritti di questo autore, che solamente  recentemente è stato rivalutato, ristampato,  e riconosciuto per il proprio valore. I suoi scritti   vanno, oltre  ai numerosi testi filosofici, nel campo della poesia, della narrativa, ed anche della satira, di quella satira dal cui attacco mortale a Parigi siamo partiti per  queste riflessioni.

Il libretto  si compone di più parti, oltre alla bella  introduzione della curatrice, il testo del nostro  Lessing”Maledetta civiltà”, scritto nel  1921,  e poi il suo: “Anteo ed Eracle: ovvero la lotta tra vita e spirito”,  anche questo  nello stesso anno. Seguono  poi le note dell’autore ai due testi prima citati: note molto scarne, soprattutto con citazione di testi. Le note  di Isabella Horn   sono  invece  al fondo delle pagine  dei due testi di Lessing, per rendere più chiaro il loro significato.  C’è  poi un capitolo, scritto da Isabella Horn, intitolato : “Theodor Lessing, biografia: un antiaccademico  troppo scomodo”;  segue un altro con  le indicazioni delle opere di Lessing, ed infine uno sulla bibliografia essenziale .

Siccome Lessing parla spesso di “spirito” in senso molto negativo riguardo alla cultura corrente, è utile farci aiutare dalla curatrice del libro   per capirne meglio  in che senso :”lo ‘spirito’ che sottende  le espressioni  di quanto  l’uomo  bianco  intende, comunemente, per civiltà  enfatizzandone  le conquiste scientifiche  e tecnologiche, con  il conseguente  ‘progresso’, niente ha da spartire con  la sacralità  immanente del soffio vitale,  onnipresente, onnipervadente  creatore, lo si chiami pneuma, atman  o, in  ebraico , rùach….. Lo spirito della “maledetta civiltà” osserva, analizza e scompone, seziona e viviseziona, smembra, classifica, codifica e cataloga, conta  e calcola, elabora, manipola, pondera, valuta, confronta, soppesa  i pro e i contro, i rischi ed  i benefici. Soprattutto giudica, vuole  e decide,  in virtù di una conoscenza vuota di sapienza, ma piena di sé  in  quanto derivante da  un sapere puramente strumentale.  Sapere che  legittima  il  fine ultimo ed unico di questo ‘spirito’ …il dominio  incontrastato sulla vita  e sulla natura ridotte a materia  inanimata, oggetto di rapina, sopruso e sfruttamento di profitto e di lucro”  (pp.  6-7).

Ed  anche per capire  meglio  il  significato del titolo del saggio di  Lessing  riprodotto in questo libro, “maledetta civiltà”,  ci è di aiuto Isabella, parlando del  giudizio  dell’autore  su questa cosiddetta civiltà : “Per Lessing  – il successo, il progresso, il patrimonio  e  il  possesso di beni  materiali occupano  i primi gradini, magari con  l’aggiunta del matrimonio  istituzionale  e della ‘sacra famiglia’” (p. 8).  .. In questa cultura  –  aggiunge  la Horn –  l’essere umano, rinchiuso  nel suo meschino  individualismo … ”non  sa né vuole comunicare, perché concentrato  esclusivamente su se stesso…. Congelato, irrigidito nella corazza delle prepotenti  leggi dello spirito, è  incapace di dare e ricevere  calore, incapace di vera gioia e dolore vero, incapace di amare oltre la barriera dell’ego, incapace di partecipazione.” (p. 9).

E continua  Isabella, sempre per spiegare il perché  della “maledetta civiltà “: “Volontà , disciplina, operosità, ragione, radioso  futuro all’insegna del progresso – questi numi tutelari della civiltà occidentale – fanno anche da funesti padrini  al mostro della guerra e a quanto questa comporti di morte e distruzione , di fame  e miseria, di menzogne e guadagni  lordi di sangue “ (p. 11) . E  continua  la Horn:  “Antimilitarista e pacifista convinto, Lessing  dimostra, cifre alla mano, il costo  impressionante della  Prima guerra mondiale  in vite umane  e  in  risorse economiche….E mentre a seguito della  follia  bellica, decisa e capitanata  dai campioni di uno spirito beffardamente spacciato  per cristiano,  l’Europa è ridotta ad un cumulo di macerie, le madri e i bambini  muoiono di stenti e si ricorre alla “truffa della moneta cartacea” – come profeticamente  la definisce  Lessing – gli speculatori si fregano  le mani e  ingrassano a furia di macchinazioni  losche  e impunite, se non  addirittura applaudite,  invidiate e seguite  come  esempi  dell’ingegnosità  di menti spregiudicate, al passo con  i tempi” (ibid.).

Benché  io abbia citato più  la Horn  che lo stesso  Lessing, prima di presentare ai lettori , nella conclusione di  questo scritto,  alcune  “perle”  del pensiero di questo  autore, mi permetterò  di citarla ancora, nella parte finale  della  sua bella introduzione, che serve  a capire come Lessing  vede  il  futuro : “Non si tratta – scrive Isabella – per  lui di estirpare lo spirito, ma di guarirne la patologia  del delirio d’onnipotenza. Allo stesso  modo , la civiltà  non va  liquidata, ma rifondata dopo un “mutamento  dei cuori” (p. 15). Ed ancora: “ Si tratta di  ‘inventare’  un  futuro con  l’apporto  di una  ritrovata  memoria dell’antica comunanza  con  la Terra e i suoi abitanti, all’insegna di un rinnovato  rispetto per questa  nostra  madre dimenticata e maltrattata – o non ci sarà un domani  vivibile e perciò auspicabile. Solo sulla base di un nuovo codice, d’un  nuovo  patto di amicizia  con  il pianeta, saremo – forse – in grado di costruire una civiltà di pace, empatica, giusta e solidale , da consegnare alle generazioni  future” (pp. 17-18).

E passando  ora  alle ‘perle’  di  Lessing, ma ce ne sarebbero tante altre da citare che quelli che leggeranno  il libro saranno  in grado di trovare da soli, la prima, secondo  me, è questa : “Dappertutto  la  civiltà accumula  molto di più di quanto l’uomo  possa smaltire. Secondo la scienza  dell’alimentazione, le proteine  ed  i carboidrati, inutilizzati   e inutilmente stipati nei corpi ipernutriti degli avventori di un solo  ristorante di lusso parigino  o  londinese potrebbero alimentare  centinaia  delle persone che, stremate e moribonde, stanno  infreddolite  sotto  le finestre dell’economia  dello spreco “ (Maledetta  civiltà,  p. 41).

Ed  una seconda perla, non scritta dall’autore in modo così come citato, ma all’interno di altri discorsi che, per  rendere più chiaro il significato, ho preferito tralasciare : “ Dov’è finita l’anima?  E’ stata rimpiazzata dalla volontà!. Dov’è finita  la comunità? E’ stata  sostituita  dalla società! Dalla  società intesa come  un  insieme, con l’obbiettivo dell’interesse comune, di atomi sociali esprimibili  in cifre e chiamati persone o individui…..Dove la comunità  è viva , là  non  esiste Io e non  esiste Tu….. La natura non conosce  Io né  Stati, ma solo  la forza  procreatrice mirante alla conservazione  della specie e delle sue infinite manifestazioni ….Nessun amore ci unisce  ma solo interessi e scopi : c’è soltanto  la competizione tra  le nostre cosiddette libere personalità…. persino l’amore , in cui svaniscono  i confini e si annulla l’oscuro despota dell’Io, si è ridotto al margine del più autoreferenziale e sfrenato  egotismo” (Ibid., pp.48-49).

Ed  un’altra: “Noi non  siamo questa civiltà: le siamo asserviti. Essa  non  è la  rivelazione di una vita, ma l’opera  forzata di una volontà.  Siamo gli schiavi  di tutti i suoi beni e valori: verità, diritto, patria, Stato, famiglia, matrimonio, umanità. Al servizio di tutti questi poteri  ideali, la vita reale  è diventata un  realissimo inferno….. Vogliamo la guerra? Vogliamo  la rivoluzione?. Verranno entrambe, lo si voglia  o no. La  macchina è sfuggita al nostro controllo. E la  medesima coazione  che  ieri spingeva  l’Occidente alle guerre degli  Stati  militaristi e nazionalisti, domani  ci manderà, a frustate, nelle battaglie  disperate ed affannose di un proletariato  mondiale  in continuo aumento e senza  la minima speranza. Esiste un solo punto a partire dal quale  il mondo tramandatoci  ha  la certezza  di un continuo  ringiovanimento  e rinnovamento: l’anima vivente, nella sua irripetibile singolarità. Si dovrà cambiare strada e cominciare dall’amore!” (Ibid., pp. 66-67).

Ed  infine l’ultima citazione:  “L’orrido inferno  di due millenni è  alle nostre spalle. Ma se questo mare di sangue, di sudore, di lacrime  non è stato versato perché sorga un mondo  migliore di giustizia, di bontà e di fratellanza, allora  la terra è matura per  la morte  e merita di morire. Ed  è senz’altro così, se l’uomo della  civiltà cristiano-occidentale  non  impara a comprendere come le ferite che  lui pensa di sanare  con  la sua civiltà , proprio da questa stessa sono  inflitte.  Solo  tale conoscenza darà pace all’ebreo errante, allo ‘spirito’ , al ‘figlio dell’uomo’ “(Anteo e Eracle, p. 103).

Ma prima di concludere definitivamente questa recensione mi permetterò una nuova digressione, riguardo a quella cultura indiana alla quale si richiama Lessing come esempio di una cultura “altra”, non basata sul potere e sul denaro, ma su valori reali  come la solidarietà, la semplicità e l’amore, e cioè quella cultura dalla quale trae origine anche  Gandhi. Vorrei raccontarvi una barzelletta che proprio da questi ambienti proviene. Ce l’ha  raccontata, infatti,  in un seminario alla  Casa per la  Pace di San Gimignano (gestita dalla mia famiglia)  e dove, per una dozzina di  anni abbiamo portato avanti training sulla nonviolenza, Narayan  Desai, il figlio  di Mahadev Desai, segretario di Gandhi  dagli anni  1917 al 1942, morto mentre era in prigione con Gandhi a causa delle loro comuni lotte, contro gli inglesi,  per l’indipendenza dell’India. Mahadev, con  la sua famiglia , viveva negli  stessi ashram fondati da  Gandhi   (prima quello  di Ahmedabad, poi in  Sevagram-Wardha) tanto che suo figlio Narayan   è stato allevato anche dallo stesso Gandhi, e tra  le altre cose  ha scritto, oltre una delle più importanti biografie su  Gandhi (in quattro volumi[4])  anche un bel libretto  su come sia stato importante, per lui, essere educato anche  dallo stesso Gandhi[5].

Ecco la  barzelletta:  “Due indiani ubriachi  entrano in un tempio dalle porte laterali opposte, e vengono a trovarsi ai due  lati della statua della divinità   che sono andati a pregare. Il primo si inchina,  e si rivolge alla statua  chiamandola “dea”, il secondo,  invece, inchinandosi, la chiama “dio”. Fra i due si sviluppa una  lite su chi abbia ragione, ed ambedue si accusano a vicenda  di essere ubriachi. Ma dopo aver lottato tra di loro  ed essere alla  fine rotolati  dalla parte opposta  della statua, rispetto a quella  iniziale, si accorgono  che avevano  ragione  tutti e due:  questa  per  metà era una figura maschile,  e per l’altra  metà una figura femminile”.  Nello spiegarci  il significato di questa storiella  Narayan Desai ci diceva che la nonviolenza  inizia quando ci rendiamo conto di non  possedere  mai la verità assoluta, ma solo una parte di essa, e che  perciò la “verità” va cercata  insieme con gli altri, anche, e forse soprattutto,  con quelli diversi da noi. Ed effettivamente  il maestro di Narayan,  Gandhi, pur restando  fedele alla sua  fede originaria, l’induismo,  conosceva ed apprezzava anche  le altre religioni, come, ad esempio, il cristianesimo, e cercava gli elementi comuni tra tutte le diverse forme di credenza, e non quelli che le dividevano.

E’ di un tipo di cultura di questo genere  che anche l’Europa, e, sicuramente  tutto il mondo, hanno un estremo bisogno,  la sola cultura che può permettere di  superare episodi tipo quello avvenuto a Parigi e  dal quale siamo partiti per questa recensione.

 


[1] Questi vogliono arrivare alla  costituzione di  un unico grande “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” (I.S.I.S.),  che essi chiamano Califfato Islamico.

[2] si veda , su questo, il mio, L’Arte della Pace, Centro Gandhi Ediz., Pisa, 2014,pp., 16-20.

[3] Newton  Compton, Roma, 2012.

[4] Il libro, inserito in una collana di studi su Gandhi,  si intitola: “My life is my message”, e nella traduzione inglese, è stato pubblicato dalla casa editrice Orient Blackswan, Hyderabad, 2009.

[5] “Bliss was it to be young with Gandhi”, Bharatiya Vidya Bhavan, Bombay, English edition, 1988.

 

Category: Economia, Guerre, torture, attentati, Libri e librerie

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About Alberto L'Abate: Alberto L'Abate (Brindisi, 1931) è un sociologo italiano, impegnato nella ricerca per la pace e la non violenza . Allievo di Aldo Capitini è stato collaboratore delle iniziative di Danilo Dolci nella comunità di Trappeto. Come docente universitario, ha la cattedra di sociologia dei conflitti e ricerca per la pace, ed è promotore del corso di laurea in "Operazioni di pace, gestione e mediazione dei conflitti" dell'Università di Firenze. All'impegno accademico affianca l'attività di ricerca e di formazione nel Movimento Nonviolento e nelle Peace Research, nonché di portavoce dei Berretti Bianchi e promotore dei Corpi civili di pace. Come ricercatore e programmatore socio-sanitario, è stato anche un esperto delle Nazioni Unite, del Consiglio d'Europa e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Inoltre ha promosso e condotto l'esperienza dell'ambasciata di pace a Pristina e si è impegnato nella "Campagna Kossovo per la nonviolenza e la riconciliazione", importante esperienza di mediazione per la pacificazione di una zona appena uscita dalla guerra nell'ex-Jugoslavia.

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