Addosso alla Grecia come cani scatenati

| 7 Giugno 2012 | Comments (0)

 

Lo spettacolo dell’Europa non è di certo edificante in questi giorni. Con il titolo “La povertà culturale dell`Europa” registra attonito Gian Arturo Ferrari (Corriere della sera, 17.5.2012) lo spettacolo di popoli europei che dopo la breve pausa di convivenza tornano a dividersi ed insultarsi. Con una Germania che troppo presto sembra aver dimenticato la vergogna di cui parlava Thomas Mann e il cui silenzio, prevedeva sbagliando, sarebbe durato secoli e che dà dei fannulloni, ladruncoli e cialtroni a tutti gli altri popoli e paesi. Una Germania che fa finta di dimenticare che la sua ricostruzione è stato il prodotto della “guerra fredda”, quando gli Stati Uniti decisero di recuperare il peggio del suo passato nazista (la tecnologia e l’efficienza), per farne rapidamente la vetrina dell’Occidente verso i paesi dell’Est; che la rapida ricostruzione delle sue città e delle sue fabbriche è stata fatta con il sacrificio degli emigranti dei paesi dell`Europa del sud; e che la creazione del suo “miracolo” è stata la causa principale della distorsione a proprio vantaggio delle politiche agricole europee, del mercato unico; e, infine, che la sua “riunificazione”ha prodotto l’ultimo aborto affrettato con l’istituzione dell’Euro.

E tutti gli altri addosso alla Grecia come cani scatenati dal padrone tedesco, per acquistare punti di benevolenza e nella speranza di ricevere il biscottino consolatorio. Dalla goffezza di un Sarkozy, abbracciato fino all’ultimo alla Merkel alla quale ha svenduto il ruolo europeo della Francia verso i paesi dell`Europa del sud e del Mediterraneo, al servilismo di Mario Monti la cui prossimità ai centri del potere gli ha prodotto una irreversibile sindrome di Stoccolma che rovescia oggi sul popolo al quale è stato imposto il suo governo, il cinismo dei paesi del Nord e dell`Europa centrale che sperano di accedere al dividendo della guerra sostenendo tutte le avventure e le speculazioni più improvvide del governo degli Stati Uniti e del suo alleato tedesco in Europa. Uno spettacolo indegno al quale si associano le socialdemocrazie europee, tutte, e gli stessi sindacati. Non una parola è stata emessa dall’Organizzazione dei sindacati europei in difesa del popolo greco. Ma su questo miagolio indecente per ridurre la durezza dei colpi ricevuti emerge la grandezza del popolo greco che alla truffa a cui è stato sottoposto con la complicità di tutti i governi e istituzioni non solo dice no, ma rilancia e ripropone un’idea di Europa diversa e solidale, quella che fu alla base del suo pensiero costitutivo.

Una Grecia che non si presenta con il cappello in mano a Bruxelles per ottenere l’obolo della sua sottomissione, e neanche sfrutta i risultati elettorali come fa il nuovo presidente francese per riproporsi come lo stalliere del cavallo tedesco, ma che fieramente rilancia per tutti i popoli europei l’orgoglio della sovranità e della solidarietà tra i popoli europei. Quello chiesto dai greci è un nuovo patto per l`Europa che non solo come propone Gian Artuto Ferrari affianchi al fiscal compact  un cultural compact ma rimetta al centro di tutti i patti europei la solidarietà e la cultura che sono i veri caratteri necessari di una Europa possibile. Rimuovere i macigni posti sulla strada della costruzione europea dai Trattati di Maastricht, Nizza e Lisbona non è impresa facile e per questo la via indicata dai greci è quella della solidarietà tra i paesi dell`Europa del Sud che insieme devono andare a una rinegoziazione non in nome di interessi particolari ma per salvare l’Europa dal baratro in cui la stanno precipitando i governi del centro nord. Mercato unico e patto di solidarietà devono andare insieme o bloccarsi entrambi e questa è la carta forte che può piegare la Germania alla ragionevolezza europea. Il primo passo da compiere è di rimuovere quel tumore che minaccia il progetto europeo rappresentato dall’Euro.

Qualche mese fa scrivevo su questo giornale insieme al mio collega Jesper Jespersen un articolo sul Titanic Euro, prevedendo l’inevitabile collisione. Descrivevamo questa nave a piena velocità verso la collisione, e l’aria festosa del capitano di bordo Mario Draghi e della sua ancella Angela Merkel. La previsione fu giusta ma la descrizione sbagliata. La metafora adatta all’Euro non è quella del Titanic e del suo capitano ma quella del Costa Concordia e del suo capitano Schettino, che dopo aver provocato la collisione sembra oggi tirarsi fuori abbandonando lo scheletro di quella nave a pancia all’aria sulle coste europee incurante delle morti e delle tragedie provocate.

 

Bruno Amoroso, Centro studi Caffé: testo uscito su Strateghia il 24 maggio 2012

 

 

 

 

 

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Category: Economia

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About Bruno Amoroso: Bruno Amoroso (1936) si è laureato in economia all'Università La Sapienza di Roma, sotto la guida di Federico Caffè. Negli anni dal 1970 al 1972 è stato ricercatore e docente all'Università di Copenhagen. Dal 1972 al 2007 ha insegnato all'Università di Roskilde, in Danimarca, dove ha ricoperto la cattedra Jean Monnet, presso la quale è professore emerito. Amoroso è docente all'International University di Hanoi, nel Vietnam. È stato visiting professor in vari atenei, tra cui l'Università della Calabria, la Sapienza di Roma, l'Atılım Üniversitesi di Ankara, l'Università di Bari. È presidente del Centro studi Federico Caffè dell'Università di Roskilde ed è condirettore della rivista italo-canadese Interculture. È membro del consiglio di amministrazione del FEMISE-Forum Euroméditerranéen des Instituts de Sciences Économiques, e coordinatore del comitato scientifico dell'italiana Fondazione per l'internazionalizzazione dell'impresa sociale (Italy). Fa parte, inoltre, del comitato scientifico FLARE Network (Freedom, Legality and Rights in Europe), la rete internazionale per la lotta alla criminalità e alla corruzione; è membro ed esperto di DIESIS (Bruxelles) organizzazione non profit dedicata allo sviluppo dell'economia sociale, nelle forme cooperative, di impresa sociale, e di impresa autogestita dai lavoratori, attraverso attività di supporto, consulenza e valutazione dei progetti. È decano della Facoltà di Mondiality, all'Università del Bene comune (Bruxelles-Roskilde-Roma), fondata da Riccardo Petrella; è membro del comitato scientifico del progetto WISE dell'Unione europea, ed è stato direttore del Progetto Mediterraneo promosso dal CNEL (1991–2001). Tra i suoi ultimi libri in italiano: Il "mezzogiorno" d'Europa. Il Sud Italia, la Germania dell'Est e la Polonia Orientale nel contesto europeo, (a cura di) (Diabasis, 2011); Euro in bilico (Castelvecchi, 2011); Per il bene comune. Dallo stato del benessere alla società del benessere (Diabasis, 2010); Il Mediterraneo: incontro di culture (con Mario Alcaro e Giuseppe Cacciatore), (Aracne, 2007); Persone e comunità. Gli attori del cambiamento, (con Sergio Gomez y Paloma) (Dedalo, 2007); La stanza rossa. Riflessioni scandinave di Federico Caffè (Città Aperta, 2004); Europa e Mediterraneo. Le sfide del futuro (Dedalo editore); L'apartheid globale. Globalizzazione, marginalizzazione economica, destabilizzazione politica (Edizioni Lavoro, 1999); Il pianeta unico. Processi di globalizzazione (con Noam Chomsky e Salvo Vaccaro) (Eleuthera, 1999).

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