Chiara Piccinini: Audio-psico-fonologia. Il suono che libera

| 4 Luglio 2014 | Comments (2)

 

 

Riportiamo da “Inchiesta” aprile giugno 2014 l’intervento di Chiara Piccinini

L’Audio Psico Fonologia è frutto del lavoro del prof. Alfred Tomatis, medico ORL che ha intuito e verificato un ruolo dell’orecchio nell’ambito della fisiologia del sistema nervoso che va ben al di là di quello di mero ricettore di suoni. Tomatis nacque nel 1920 la sua storia lo portò a compiere le sue prime ricerche dividendosi fra i lavoratori degli arsenali dell’aeronautica militare francese che mostravano traumi uditivi e sordità professionale; e cantanti lirici, colleghi del padre, con problemi di voce. Confrontando audiogrammi e sonogrammi arrivò a comprendere che: la voce emette ciò che l’orecchio sente [1] e a mettere a punto uno strumento, possiamo dire, di “allenamento” dell’orecchio in modo tale che, venendo reintegrato l’ascolto delle frequenze carenti, queste ricompaiono nella voce. Lo strumento, prima meccanico, poi elettronico messo a punto da Alfred Tomatis è l’orecchio elettronico, il cui funzionamento si fonda su una neurofisiologia che ai tempi in cui Tomatis iniziò le sue terapie non corrispondeva affatto alle convinzioni vigenti: siamo all’epoca del fisico Békésy e delle sue ricerche sulle modalità di conduzione e trasduzione dei segnali da parte dell’orecchio medio e della coclea.

Secondo Tomatis l’orecchio medio con la sua muscolatura, altro non è che un adattatore di impedenza che, in relazione alla significatività o pericolosità del segnale in ingresso, imposta l’ascolto “tendendo l’orecchio” al messaggio o “difendendosi” da esso. A decidere come processare il segnale in arrivo è essenzialmente il circuito che dalla coclea va al talamo sensoriale e all’amigdala grazie alla conduzione ossea del segnale acustico.

Attraverso questo circuito che Le Doux [2] chiama “strada bassa”, in relazione precedenti esperienze, viene deciso se “ascoltare” o meno l’input. Solo successivamente l’informazione uditiva raggiunge la corteccia uditiva primaria dove le viene assegnato il significato coscientemente percepito: ma le decisioni sono già state prese. Rispetto a questo tipo di condizionamento Le Doux dirime ogni dubbio circa i tempi in cui esso si attua: la rilevanza emotiva dello stimolo è inversamente proporzionale alla necessità di ripresentazione perché si istauri “l’abitudine”.

Il nucleo di funzionamento dell’Orecchio Elettronico deriva dalle intuizioni di Tomatis sul primato della conduzione ossea rispetto a quella aerea e sulla possibilità di mobilizzare i muscoli dell’orecchio medio processando la musica attraverso filtri in modo tale che, in relazione alla partitura musicale, venga stimolata ora la contrazione del muscolo del martello, ora quella del muscolo della staffa. Il passaggio concettuale successivo per comprendere l’audiopsico-fonologia è quello di domandarsi quanto precocemente questo condizionamento ha inizio: l’embrione registra le prime informazioni di natura vestibolare già al 28° giorno di vita intrauterina e la coclea è completamente formata a partire dalla ventesima settimana di gestazione. La prima voce che viene “ascoltata” è quella materna: un’impronta sonora piena di emozioni e potenzialità tali da costituire una vera e propria forza plasmatrice e liberatrice[3] . È lo stimolo decondizionante più potente per recuperare e reclutare le potenzialità di un sistema nervoso che si sviluppa adattandosi o difendendosi dagli stimoli che incontra lungo il cammino della sua vita. Tutto ha origine dalla cellula cigliata: sin dalla medusa Obelya a salire lungo tutta la scala evolutiva fino all’organo del Corti e alle macule vestibolari. Non dimentichiamo che dalla stessa linea evolutiva derivano anche da una parte i rilevatori dei fusi neuromuscolari e dei recettori tendinei, e dall’altra i corpuscoli del Pacini [4] e Meissner. Ma l’orecchio non finisce qua: per Tomatis la parte vestibolare e quella cocleare sono un continuum evolutivo e di sviluppo. I fasci vestibolo spinali permettono di lavorare in modo tonotopico [5] sui vari metameri intervenendo sulla postura in generale e sui singoli distretti agendo su spasticità, contratture e dolori articolari. Infine, ma non da ultimo, attraverso il nervo di Alderman [6]– ramo auricolare del nervo vago – si riesce ad armonizzare il sistema neurovegetativo e a pacificare l’eccitabilità anomala del sistema nervoso nei casi di epilessia.

Alfred Tomatis veniva accusato di essere “orecchio-centrico” e vanaglorioso poiché insisteva su un sistema terapeutico che appariva come la panacea di tutti i mali. Venne tollerato dalla comunità medica fintanto che si occupò di migliorare le prestazioni di cantanti e musicisti, ovvero fintanto che rimase confinato in un ambiente per natura pieno di miti e superstizioni, ma quando iniziò ad invadere l’orto della psichiatria, della   Audio-Psico-Fonologia: il suono che libera – pag. 3 neurologia o addirittura dell’ortopedia riferendo la risoluzione di casi di scoliosi evolutiva abbinando gli ascolti ai trattamenti Mèziére, la misura fu colma e venne radiato dall’ordine dei medici. In realtà un po’ di delirio di onnipotenza in chi ha compreso la genialità di Tomatis non può non esserci. Una preside con cui andai a parlare di un ragazzino, dopo aver sollevato numerose critiche sul metodo ritenendolo ormai superato, quando fu il momento dei saluti mi disse: “Mi sa che un giro in giostra su questa roba farebbe bene a tutti!”. Si tratta di un intervento terapeutico che apre e libera l’ascolto di sé e dell’altro. Da ciò si può intuire come possa essere utile in moltissimi ambiti. Le attente osservazioni e conferme empiriche che indussero Tomatis a fondare la disciplina che nominò Audio-Psico-Fonologia durante la seconda metà del secolo scorso, hanno avuto solo nell’ultimo ventennio delle conferme strumentali e iconografiche. Le ricerche scientifiche sul metodo, di cui sono a conoscenza, riguardano essenzialmente la psico-pedagogia e i disturbi dell’età evolutiva compresi quelli dell’apprendimento [7] .

Altra letteratura è reperibile relativamente all’utilizzo del metodo Tomatis nell’acquisizione di una lingua straniera. Attraverso le sedute sotto orecchio elettronico, l’ascolto di una persona viene sintonizzato sulle frequenze d’inviluppo e sui ritmi sillabici caratteristici di un determinato idioma: in questo modo viene aperto l’ascolto sulla lingua il cui apprendimento può quindi avvenire più velocemente e con un livello di pronuncia di gran lunga migliore. Da quanto è a mia conoscenza nessuno ha finora indagato sul perché il metodo funzioni e quali strade imbocchi a livello neurofisiologico. Quanto vi sto cercando di raccontare proviene dagli scritti di Alfred Tomatis, dall’esperienza professionale mia e di altri colleghi e dalle speculazioni che la letteratura internazionale consente di formulare, nel tentativo di comprendere la centralità dell’ascolto così come il suo maggior studioso l’aveva disegnata: «L’uomo è, per sua natura, un’antenna ricevente in un universo che si esprime, che rivela la sua presenza reale. L’uomo è immerso in un ambiente apparentemente senza limiti, vera e propria manifestazione di un’insondabile presenza che tutto rivela, che tutto inscrive come risposta fenomenologica. In altri termini, per andare dritti al fondo della questione e anche per far riflettere, voglio qui precisare che non c’e che Dio a parlare e che l’uomo esiste solo per tradurre -magari maldestramentequesto messaggio in linguaggio umano.» [8]

Per tornare su un terreno che mi è più congeniale, oggigiorno è ormai acclarata la presenza di network vasti e complessi che coinvolgono l’orecchio nel senso più ampio: Tomatis parlava di integratore vestibolare e di integratore cocleare già negli anni ’50 quando la cibernetica era ai propri albori ed Hebb aveva appena pubblicato la sua regola innovativa secondo la quale: ‘neuroni che scaricano insieme si potenziano a vicenda’.  Basandosi sulla filogenesi e sull’embriogenesi, Tomatis invita a considerare l’orecchio come un unico analizzatore di movimento: da quello grossolano, territorio di intervento vestibolare; a quello estremamente raffinato della coclea, in grado di distinguere ogni singolo Hertz nella sua parte più sensibile. Tomatis fu il primo a dire che nello sviluppo del bambino l’acquisizione della verticalità precede l’acquisizione del linguaggio. Oggi sempre più autori sono concordi sull’intervento della corteccia motrice nella percezione del linguaggio [9] come pure vi concorrono le informazioni somatosensoriali provenienti dalla pelle e dai muscoli della faccia10 . Dall’altro lato, in ambito vestibolare, la macula sacculare, ovvero la centralina di rilevamento dei nostri movimenti sul piano verticale è direttamente sensibile ai suoni fino a 1000Hz, perciò i suoni possono intervenire direttamente su tutti i metameri grazie ai fasci vestibolo-spinali e ricevere informazioni da essi attraverso le vie di ritorno spino-vestibolari. Inoltre, grazie all’inter-mediazione di un circuito sottocoscienza in cui partecipano mesencefalo, talamo, cervelletto, nucleo rosso, ecc … tutte le frequenze dello spettro uditivo raggiungono il corpo in modo tonotopico, ovvero metamero per metamero, fetta per fetta l’intero organismo. Vediamo di mettere alcuni punti fermi: o l’orecchio è un analizzatore di movimento dove vestibolo e coclea si comportano come un’unità neuro-funzionale. o l’orecchio è attivo e funzionante, anche se non completamente, molto prima che si sviluppi il sistema nervoso, passatemi il termine, “cosciente” di cui è, in un qualche modo, induttore. o l’orecchio è un raffinato selezionatore di suoni e non un recettore passivo: sulla scorta delle nostre memorie, si accorda in modo da scegliere se e quali stimoli far arrivare a coscienza. Gli assoni che dal cervello scendono a “controllare” l’orecchio sono più del doppio di quelli che salgono a livello centrale! o l’orecchio è un accumulatore di energia: come una dinamo che carica il cervello. Lo stimolo proprio- ed estero-cettivo viene condotto centralmente sotto forma di differenza di potenziale – in altre parole, corrente elettrica – e la quota proveniente dall’orecchio è il 60% di tutto l’input sensoriale. Nel mio lavoro vedo spesso forme di stanchezza cronica o di depressione lieve che non sono altro che mancanza di ricarica corticale.   o strumento diagnostico principe in ambito Audio-Psico-Fonologico è il test d’ascolto [11] . Simile all’esame audiometrico, mette in luce non solo le soglie uditive della persona, ma la sua capacità di ascolto: la sua possibilità/volontà di desiderare una comunicazione vera con sé e con gli altri. È un test soggettivo che si presta a vari livelli di interpretazione.

Questo è il test di un ragazzino di 9 anni che chiameremo Giacomo. Il test mostra l’ascolto dell’orecchio destro sulla vostra sinistra e dell’orecchio sinistro sulla vostra destra. La linea continua blu mostra la curva di ascolto aereo e la linea continua rossa mostra la curva di ascolto osseo. Le curve tratteggiate che vedete in sottofondo sono quelle dell’ascolto ideale, che altro non sono se non la curva di sensibilità del recettore cocleare di Wegel. Caruso aveva quelle curve ed era verosimilmente sordo alle frequenze gravi nell’orecchio destro: perfetto assetto d’ascolto per il bel canto! La prima cosa che salta all’occhio è che la curva di ascolto osseo a sinistra è quasi tutta al di sopra di quella dell’ascolto aereo: Giacomo nella relazione con sé e col mondo reagisce senza l’intermediazione critica della corteccia cerebrale. È come se fosse carne viva. Le reazioni emotive non sono commisurate agli stimoli che le scatenano e vengono espresse fisicamente. Fino a 1000hz viene letto il comportamento del vestibolo: Giacomo non sta mai fermo, sposta lo sguardo, muove una gamba, ha continuamente bisogno di muoversi, una condizione che potremmo definire come iperattività (ADHD). Viceversa il calo della conduzione aerea sui toni acuti mette in evidenza poca energia, poca motivazione, poca concentrazione. Non percepisce le armoniche acute dei suoni: pertanto ‘b’, ‘d’ e ‘p’ non potranno essere distinte, ma neppure ‘s’, ‘f’, ‘z’. La lettura non potrà essere altro che stentata: schiava di un costante lavoro di deduzione del significato per prove ed errori rispetto al contesto. Senza energia per l’attenzione, con un costante bisogno di muoversi per stare sveglio e l’enorme fatica per comprendere ciò che gli viene chiesto, le possibilità che Giacomo si applichi allo studio sono minime. La frustrazione di sentirsi inadeguato si vede dallo scotoma – la punta verso il basso in conduzione ossea – a 1000Hz a destra, segno di una bassa autostima.   Molto probabilmente quando Giacomo ha iniziato la scuola elementare è accaduto qualcosa che emotivamente lo ha indotto ad innalzare delle difese che io vedo negli errori di spazializzazione che compie e che sono indicati come trattini obliqui sul fondo del grafico dell’orecchio sinistro. La coclea inizia a mielinizzare, ovvero a diventare attiva, a partire dai toni acuti alla ventesima settimana di vita intrauterina e termina coi suoni gravi alla pubertà, quando peraltro i maschi cambiano la voce. Il sistema limbico di Giacomo durante il periodo della mielinizzazione delle frequenze da 1000 a 2000hz, ovvero fra i 5 e i 7 anni, circa, lo ha protetto da un mondo esterno in qualche modo fonte di sofferenza, spostando il suono in arrivo all’orecchio sinistro, attraverso l’osso sfenoide, alla coclea destra. Ciò allo scopo di ridurre la quantità e la qualità del suono in ingresso, ovvero renderlo meno doloroso. Ma questa “abitudine” gli è rimasta e lo condiziona ogniqualvolta uno stimolo sonoro gli evoca quel tipo di emozione. Questo fatto ha riflessi non tanto da un punto di vista comportamentale, quanto da un punto di vista emotivo – ormonale – muscolare – neurovegetativo. Qui si imbocca la via della psicosomatica. Se guardo la curva ossea in senso verticale, grazie alla tonotopia che viene mantenuta ad ogni livello del sistema nervoso, ottengo informazioni sulla postura e sulle sensibilità d’organo. L’asimmetria destra-sinistra, che è particolarmente evidente a 1000-1500Hz mi fa pensare alla presenza di tensioni tali da giustificare una rigidità a livello diaframmatico che potrebbe manifestarsi come mal di stomaco, oppure come l’avvio un po’ stentato dell’eloquio, oppure ancora, come un atteggiamento scoliotico con un massimo di tensione fra la sesta e l’ottava vertebra toracica. Sono possibili piani di lettura del test d’ascolto che vanno verificati da un punto di vista clinico. Il picco in curva ossea a 500Hz in entrambi i grafici mi fa supporre una soggiacente debolezza del colon con possibili coliti ad origine emotiva. Come sopra, anche in questo caso, va indagata la corrispondenza con clinica. Sono solo spunti che spero suscitino la vostra curiosità. Ho tenuto per ultimo l’argomento più interessante, ovvero quello riguardante la vita intrauterina di Giacomo. Verosimilmente ha avuto un parto difficile – che io vedo dalla chiusura della selettività sui 3000Hz. La selettività è un test che consente la valutazione della capacità di discriminazione tonale, ossia di distinguere fra suoni acuti e gravi. Non avete idea di quanti musicisti e cantanti commettano errori in questo test. Errori che segnalano, anche in questo caso, la presenza di una difesa, di un ritiro dalla realtà perché troppo dolorosa. Tomatis la descriveva come un pesante sipario che viene tirato fra sé e il resto del mondo in modo da potersi proteggere, nascondere e farlo passare a piccole dosi. Il prezzo che si paga instaurando, ovviamente in modo inconscio, questo tipo di difesa è che la realtà, da dietro il sipario, arriva attenuata ma anche incompleta, frammentaria, e perciò fonte di ansia.

Non dimentichiamo mai che la difesa, che può manifestarsi anche sotto forma di malattia, è la migliore risposta che la persona è in grado di mettere in atto in quel momento e in quelle condizioni: «Il migliore dei modi nel migliore dei mondi». (Leibnitz) Audio-Psico-Fonologia: il suono che libera – pag. 7 Il problema nasce quando le condizioni cambiano, ma noi non siamo in grado di variare la modalità di risposta poiché la portata emotiva dell’evento che l’ha instaurata è stata talmente spaventosa per noi, che si è iscritta nei nostri circuiti. «Un’esperienza potrebbe essere emotivamente così forte da lasciare una cicatrice nel tessuto cerebrale» (William James). Il calo di soglie relativo ai suoni che vengono percepiti durante il periodo intrauterino, evidente nelle frequenze di 4000 e 6000Hz in conduzione aerea bilateralmente nel test, mi fa pensare che la gravidanza della mamma di Giacomo sia stata difficile, piena di preoccupazioni che il feto ha sentito attraverso la conduzione ossea come inflessioni emotive della voce della madre, come tensioni nella muscolatura uterina, come variazioni biochimiche: cito a titolo di esempio la correlazione esistente fra la cortisolemia materna e la predisposizione nel nascituro a problemi comportamentali, disturbi d’ansia, depressione … oppure, come detto, incapacità di attenzione e dislessia [12] . Cosa facciamo per aiutare Giacomo? Prima di tutto, come dice il mio collega canadese Paul Madaule, lo tiriamo giù dalla barca. Nel senso che è come se Giacomo fosse su una barca in mezzo al mare mosso e gli venisse chiesto di scattare una fotografia ad un faro centrando l’inquadratura e mettendo correttamente a fuoco, riuscirci avrebbe del miracoloso! Questo è ciò che viene chiesto ai bambini come Giacomo. Attraverso gli ascolti, possiamo far si che Giacomo ritorni sulla terra ferma. A quel punto, vediamo se è in grado di centrare l’inquadratura, ovvero ad utilizzare l’antenna del corpo che è il vestibolo; e se riesce a mettere a fuoco, ovvero ad utilizzare l’antenna del suono, cioè la coclea. Se dovessero rimanere delle difficoltà, qualunque intervento pedagogico, logopedico, psicologico fosse necessario, troverebbe il campo aperto per essere straordinariamente più efficace. Questo aspetto è molto evidente nel caso di recuperi post traumatici o nei bambini prematuri o con disturbi psicomotori: dopo gli ascolti, o contemporaneamente agli ascolti, gli altri interventi terapeutici sono più efficaci sia in termini temporali che di risultati raggiunti. Le sedute di Audio-Psico-Fonologia sono quotidiane, sono generalmente organizzate in cicli intensivi e si svolgono facendo indossare una cuffia collegata all’orecchio elettronico, il quale, a sua volta è collegato ad un apparecchio di filtraggio e ad una fonte sonora. L’Orecchio Elettronico attraverso un doppio filtro Baxandall interviene sul brano musicale amplificando i suoni acuti e attenuando i gravi quando la partitura è acuta e viceversa nel caso di partitura grave amplifica i bassi e attenua gli alti [13]. Così restituisce dinamica ai muscoli dell’orecchio medio che fanno una sorta di ginnastica contraendosi, passatemi la semplificazione, uno di preferenza con le frequenze gravi e l’altro con le frequenze acute. Questa ginnastica è molto utile in sé e per sé, per esempio, in caso di presbiacusia, otosclerosi iniziale, o vertigini, mentre nel caso di Giacomo, oltre a mettere in movimento il muscolo stapedio e il muscolo del martello, li tiene impegnati cosicché risulti più difficile l’assetto dell’orecchio medio in una condizione di difesa. Inoltre il suono viene inviato per conduzione ossea, attraverso un trasduttore collocato nell’archetto della cuffia in anticipo rispetto a quello inviato per conduzione aerea grazie agli auricolari. Questo gioco di ritardi consente il lavoro decondizionante. Il suono raggiunge per via ossea la parte non condizionata del cervello con un minore carico emotivo e viene analizzato in modo più critico dalle cortecce associative. Quando poi lo stesso segnale arriva a livello corticale attraverso la solita via che risente del carico delle memorie e delle pre-impostazioni, si rivela non essere più coerente con il primo e pertanto può essere, diciamo così, abbandonato perché falsificato. Passatemi la semplificazione, ma è come se Giacomo di 9 anni venisse messo nelle condizioni di rassicurare la parte emotiva, rimasta bloccata a quando ne aveva 5 (ricordate l’errore di spazializzazione) o a quando era un feto di 6 mesi, e incoraggiarla a lasciare andare la vecchia abitudine. Da un punto di vista deontologico trovo estremamente rispettosa questa modalità di intervento terapeutico: ho la fortuna di aiutare le persone a liberarsi dei fardelli di cui non hanno più necessità, lasciandoli finalmente liberi di scegliere strade nuove. Questo intervento di decondizionamento viene fatto a ritroso, attraverso un programma che si chiama proprio Ritorno Sonoro Musicale, dove, procedendo con dei filtri passa alto in progressione, si concentra l’ascolto sulle frequenze che venivano udite in utero. Successivamente, quando è possibile, si passa all’ascolto della Voce Materna. Qualora non fosse possibile reperirla, si utilizza la musica di Mozart simulandone le caratteristiche frequenziali. Certo è che l’impronta della Voce Materna è unica e insostituibile. Abbiamo iniziato ad ascoltarla quando il nostro cervello era un unico strato di corteccia limbica, le cortecce superiori non esistevano. Mentre sentivamo quella voce, sono state create i 2/3 delle sinapsi del nostro sistema nervoso centrale e, dopo la nascita, in relazione anche al nostro ascolto, ne abbiamo abbandonate milioni. Fino ai 6 anni di età siamo dei vasi acritici, il corpo calloso sta procedendo nella mielinizzazione: il confine fra fantasia e realtà non è certo. Assorbiamo tutto quello che ci viene detto in modo acritico. Anche perché se usassimo la modalità di funzionamento “adulta” non basterebbero 3 vite per ingurgitare e correlare tutte quelle informazioni. Gli animali nel giro di poche ore dopo il parto sono totalmente autonomi, i nostri cuccioli dopo poche ore sono totalmente dipendenti e incapaci di sopravvivere se non grazie alle cure materne. La fetalizzazione umana, così si chiama questo tipo di aspetto dello sviluppo, ha il vantaggio di farci nascere senza schemi predefiniti, ovvero adattabili a qualunque situazione. I primi anni di vita hanno appunto il compito di apprendere e selezionare i programmi motori, comportamentali, digestivi, neuroricettoriali più adatti e che vengono immagazzinati come sorta di pacchetti. Un esempio facilmente comprensibile è quello della guida dell’auto: al momento di imparare, ogni gesto, ogni comando, richiedevano molta attenzione e il coordinamento era tutt’altro che facile. Ora guidiamo senza pensare né a cosa facciamo col nostro corpo e, spesso, nei tragitti abituali, senza pensare neppure al percorso. In termini informatici, durante la scuola guida le cortecce associative frontali scrivono la struttura e la routine del programma verificandone per prove ed errori la correttezza, quindi, il programma viene archiviato come “guido la macchina” a livello del cervelletto. Quando poi saliamo in macchina la corteccia frontale invia al cervelletto l’istruzione di far partire il programma “guido la macchina” che si svolge in modo automatico. Questo procedimento avviene per la maggior parte delle nostre azioni. Quello che non teniamo in considerazione è che generalmente non ci ricordiamo di quale fosse la nostra situazione emotiva in quel contesto, perché anch’essa è rimasta iscritta nelle righe del programma e viene rievocata ogni volta che il programma viene avviato. Anche qui un esempio che faccio spesso: se la mamma di un bambino di 18 mesi si allontana per una settimana, il piccolo vive un esperienza di abbandono e di morte, per quanto nulla venga fatto mancare alle sue cure materiali ed emotive. Se la stessa mamma si allontana per la stessa settimana quando il figlio ha 18 anni, l’esperienza che vive il ragazzo è diametralmente opposta! Ma il figlio, dentro di sé, verosimilmente avvertirà una sensazione d’ansia, d’inquietudine di cui non sa capacitarsi perché, d’altro canto, la sua parte adulta è felicissima di trovarsi con una casa a disposizione e senza la rottura di scatole di sua madre intorno. Dal punto di vista terapeutico, l’ascolto di suoni filtrati, nella maggioranza dei casi è sufficiente perché venga recuperata la possibilità di una scelta decondizionata. Talvolta può essere necessario il Parto Sonoro grazie al quale viene in qualche modo forzata l’uscita da una dinamica d’ascolto troppo ritirata o bloccata. Ma vorrei spendere gli ultimi minuti per buttare un po’ di sassi nello stagno uscendo dal terreno classico di applicazione del metodo. Attraverso gli ascolti viene fatto un lavoro di ampia portata sul nervo vago, è il decimo paio di nervi cranici, viene anche chiamato ‘sonda’ vagale perché innerva più o meno tutti i visceri: è l’effettore del sistema nervoso parasimpatico. Ho accennato in precedenza a come il metodo possa armonizzare il ritmo vagale agendo sui disturbi psicosomatici, ma anche sull’epilessia. Vari autori hanno pubblicato lavori incoraggianti sull’utilizzo della stimolazione vagale [14] auricolare e la mia esperienza, grazie al lavoro sotto Orecchio Elettronico, è decisamente positiva con una riduzione importante del dosaggio della terapia farmacologica, fino, in alcuni casi, alla totale sospensione. Il vantaggio enorme di questo approccio è che la copertura farmacologica nulla osta, anzi consente di lavorare liberamente ottenendo un miglioramento dell’EEG. Dello stesso tenore sono i risultati che vedo nel caso del dolore cronico, anche di tipo neoplastico. Spulciando la letteratura, ho trovato un gruppo del Massachusetts General Hospital che ha condotto uno studio sul trattamento del dolore pelvico cronico15 sempre attraverso la stimolazione vagale auricolare. Personalmente mi sono fatta un’idea di come funzioni il metodo in questo ambito, lo vedo funzionare empiricamente nel mio studio, ma vorrei avere la certezza dei meccanismi neurofisiologici sottesi per estenderne ulteriormente l’applicazione. Nel caso di problemi posturali, di spasticità, di recupero post-traumatico utilizzo insieme all’ascolto tradizionale attraverso la cuffia, anche uno stimolatore osseo periferico. Lo stesso che è posizionato nell’archetto della cuffia e che garantisce la conduzione ossea del suono. Si attua così un trattamento locale di tipo antalgico e decontratturante contemporaneamente ad un lavoro centrale di tipo decondizionante. L’idea è quella di richiamare l’attenzione del cervello sulla spalla, la caviglia la schiena, che ha problemi, offrendogli la possibilità di rivalutare la situazione e correggerla col sostegno dell’energia fornita dalla musica. Una ragazza con un arto neurologicamente compromesso in seguito ad un trauma dall’età di 4 anni è arrivata in studio dopo una decina di giorni di trattamento dicendo di aver utilizzato per la prima volta la mano paretica per prendere un bicchiere senza neppure essersene accorta. È stata la madre ad aver rotto il suo, di bicchiere, per averlo lasciato cadere a terra rendendosi conto di quello che stava facendo la figlia. L’enorme vantaggio della musica rispetto a qualunque altro tipo di stimolazione ondulatoria, è che racconta una storia, non è mai uguale a se stessa, porta un messaggio complesso – nel senso fisico del termine – e questo vuol dire vita! Per lo stesso motivo, in termini neurofisiologici non permette né l’abituazione né la difesa, eventi tipici, invece, di uno stimolo invariante. La situazione tipica della stanza dell’hotel in vacanza vicino alla ferrovia: molte persone dopo due notti non sentono più il treno, altrettante trascorrono la vacanza insonni o cambiano hotel dopo la prima notte! Per me è un grande onore e una grande passione portare avanti il lavoro del prof. Tomatis. Vorrei che la sua conoscenza fosse più estesa, ma soprattutto che si diffondesse un’informazione corretta su tutte le sue potenzialità terapeutiche, pur con tutte le verifiche del caso, fatte e da farsi.


Indice delle figure presenti in “Inchiesta” a stampa: (a) Alfred Tomatis davanti agli orecchi elettronici; (b) Schema delle tappe percorse dell’informazione uditiva secondo Le Doux.; (c) Coclea umana alla ventesima settimana di sviluppo Medusa Obelya; (d) L’Astronomo – Veermer; (e) Schema delle relazioni tonotopiche della macula sacculare e della coclea; (f) Copertina del racconto: i musicanti di Brema – dei fratelli Grimm; (g) Il monello – Chaplin; (h) La grande onda – Hokusai; (i) foto: Bambino mentre fa il metodo Tomatis; (l) Cuffie per la terapia e particolare dello stimolatore osseo inserito nell’archetto foto: gravidanza; (m) Le pelerin – Magritte; (n) pDanseuses – Degas

Bibliografia:

Testi di Alfred Tomatis L’orecchio e la vita; Alfred Tomatis, ed. Dalai L’orecchio e il linguaggio, ed. Ibis Perché Mozart, ed. Ibis Vertigini, ed Ibis Le difficoltà scolastiche, ed Ibis La notte uterina, ed RED Come nasce e si sviluppa l’ascolto umano, ed. RED L’orecchio e la voce, ed. Baldini e Castoldi Ascoltare l’universo, ed. Baldini e Castoldi

Altri testi sull’Audio-Psico-Fonologia When Listening Comes Alive: A Guide to Effective Learning and Communication. Paul Madaule. Moulin Pub. Listening for Wellness: An Introduction to the Tomatis Method. Pierre Sollier. The Mozart Center Press. Sitografia www.tomatismodena.it www.listeningcentre.com www.listenwell.com/Italiano

 

Informazioni sull’autrice;

Dr.ssa Chiara Piccinini. Medico, biologo, studiosa di neurofisiologia, ha incontrato l’Audio-PsicoFonologia come paziente. Impressionata dai risultati ottenuti e rapita dal genio e dal rigore delle scoperte del suo fondatore, prof. Alfred Angelo Tomatis, ha scelto di farne la propria strada di ricerca e di approccio terapeutico.

Lavora a Modena, via Cattaneo 42 – piccinini@tomatismodena.it

 

Note all’articolo:

1 Seduta del 4 giugno 1957 dell’Accademia Nazionale di Medicina francese

2 Le Doux JE. Annu Rev Neurosci. 2000 «Emotion circuits in the brain»

3 Dehaene-Lambertz G, Montavont A, Jobert A, Allirol L, Dubois J, Hertz-Pannier L, Dehaene S. Brain Lang. 2010 Aug;114(2):53-65. «Language or music, mother or Mozart? Structural and environmental influences on infants’ language networks.»

4 Johnson K.O., Current Opinion in Neurobiology 2001, 11:455–461 «La funzione delle piatte lamelle dei corpuscoli di Pacini e’ quella di essere una cascata estremamente sensibile di filtri passa alto.»

5 La Tonotopia (dal greco tono- e topos = luogo: luogo dei toni) è una distribuzione spaziale di dove i suoni sono percepiti, trasmessi o ricevuti. Si riferisce al fatto che i toni tra di loro vicini in termini di frequenza sono rappresentati topogicamente nel cervello da neuroni vicini tra di loro. Le mappe tonotopiche sono un caso particolare di una organizzazione topografica. È presente tonotopia nella coclea all’interno della membrana basilare, una struttura presente dentro l’orecchio interno che invia le informazioni sui suoni al cervello. È presente tonotopia anche nella Corteccia cerebrale uditiva, la parte del cervello che riceve ed interpreta le informazioni sui suoni.

6 Il nervo di Alderman, o ramo auricolare del nervo vago, contiene fibre afferenti (cioè sensitive) somatiche che originano dal ganglio superiore del vago. Porta gli stimoli somatici di piccole aree cutanee del padiglione auricolare, del meato acustico esterno e di parte della superficie laterale della membrana del timpano. Presenta anastomosi col nervo glossofaringeo e col facciale.

7 Gerristen J., «A Review of Research done on Tomatis Auditory Stimulation». 2009

8 Tomatis A., «Ascoltare l’universo. Dal Big Bang a Mozart» Dalai Editore. 2003

9 Liberman AM, Mattingly IG. Cognition. 1985 Oct;21(1):1-36. «The motor theory of speech perception revised»

10 Ito T, Tiede M, Ostry DJ. Proc Natl Acad Sci U S A. 2009 Jan 27;106(4):1245-8. «Somatosensory function in speech perception.»

11 Thompson BM, Andrews SR. Integr Physiol Behav Sci. 2000 Jul-Sep;35(3):174-88. An historical commentary on the physiological effects of music: Tomatis, Mozart and neuropsychology.

12 Buss C, Davis EP, Shahbaba B, Pruessner JC, Head K, Sandman CA. Proc Natl Acad Sci U S A. 2012 May 15;109(20):E1312-9. Maternal cortisol over the course of pregnancy and subsequent child amygdala and hippocampus volumes and affective problems.

13 Thompson BM, Andrews SR. IEEE Eng Med Biol Mag. 1999 Mar-Apr;18(2):89-96. The emerging field of sound training.

14 Yang AC et al.A new choice for the treatment of epilepsy: electrical auricula-vagus-stimulation. Med Hypotheses. 2011 Aug;77(2):244-5

15 Napadow V et al. Evoked pain analgesia in chronic pelvic pain patients using respiratory-gated auricular vagal afferent nerve stimulation. Pain Med. 2012 Jun ;13 (6): 777-89


Category: Musica e scienza

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About Redazione: Alla Redazione operativa e a quella allargata di Inchiesta partecipano: Mario Agostinelli, Bruno Amoroso, Laura Balbo, Luciano Berselli, Eloisa Betti, Roberto Bianco, Franca Bimbi, Loris Campetti, Saveria Capecchi, Simonetta Capecchi, Vittorio Capecchi, Carla Caprioli, Sergio Caserta, Tommaso Cerusici, Francesco Ciafaloni, Alberto Cini, Barbara Cologna, Laura Corradi, Chiara Cretella, Amina Crisma, Aulo Crisma, Roberto Dall'Olio, Vilmo Ferri, Barbara Floridia, Maria Fogliaro, Andrea Gallina, Massimiliano Geraci, Ivan Franceschini, Franco di Giangirolamo, Bruno Giorgini, Bruno Maggi, Maurizio Matteuzzi, Donata Meneghelli, Marina Montella, Giovanni Mottura, Oliva Novello, Riccardo Petrella, Gabriele Polo, Enrico Pugliese, Emilio Rebecchi, Enrico Rebeggiani, Tiziano Rinaldini, Nello Rubattu, Gino Rubini, Gianni Scaltriti, Maurizio Scarpari, Angiolo Tavanti, Marco Trotta, Gian Luca Valentini, Luigi Zanolio.

Comments (2)

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  1. Grande Post, molto istruttiva. mi sto chiedendo
    le opposte Esperti non si rendono conto capire – facebook.com/CalatorPrinRomaniaTuristica/

  2. Avatar dottor vincenzo chiodo ha detto:

    chiarissima chiara sono un orl con la passione per il suono credo che potresti migliorare ilmetodo rendendolo sinestesico 5 canali che trasmettono la stessa emzione terateuticamente dovrebberoessere una informazione piu potente e come tale più efficace,,comunque e’ la prima volta che ti leggoe vedo con piacere che sei chiara di nome e di fatto…ci sono due tipi di persone a questomondo:::C’E’ CHI DICE PERCHE HA UDITO E C’E’ CHIFAPERCHEHA CAPITO..brava in parte hai capito ora devi cercare di soprire la relazione che c’è tra l’asse dello spazio che è sotto il dominio della SEZIONE AUREA 1,618 l’asse del tempo che è sotto il dominio di pi greco 3,145 entrambe costanti il cui rapporto è sempre costante perche l’uno varia in modo speculare all’altro nello spazio vibrante che gli e’ concesso e il terzo asse che è l’unico variabile che è quello dell’energia,buona ricerca

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