Renato Voltolin: Movimento 5 stelle e rivoluzione permanente

| 19 Marzo 2013 | Comments (0)

 

 

DOSSIER DOPO ELEZIONI  35  Inseriamo nel Dossier  questo testo di Renato Voltolin pubblicato il 19 marzo 2013  su  www.neteditor.it


In qualità di sociologo e psicologo, ma soprattutto come simpatizzante del “Movimento 5 stelle”, intendo, con questo breve scritto, dare il mio modesto contributo per sostenere quello spirito politico che ritengo dovrebbe continuare ad animare il Movimento, nella difficile situazione in cui oggi ci troviamo.

Per esprimere il mio pensiero sono costretto a partire un po’ da lontano, promettendo però un repentino avvicinamento.

Lo studioso Donald Meltzer, uno dei maggiori psicoanalisti inglesi, in un suo famoso articolo mostrò la differenza tra: a) il conservatorismo che tende a rimanere ancorato al mantenimento del potere e dello “status quo” precludendo ogni possibilità di sviluppo e di evoluzione politico-sociale, b) l’impulso alla ribellione che gli si oppone allo scopo di ottenere un radicale cambiamento c) la necessaria spinta verso una sorta di “rivoluzione permanente”, che dovrebbe caratterizzare il governo di un Paese.

Lo studioso, parlando di rivoluzione permanente, intendeva riferirsi però al concetto di “rivoluzione” inteso non come sovvertimento del sistema, ma inteso allo stesso modo in cui si parla di “rivoluzione scientifica”, vale a dire in un’accezione di progresso e di sviluppo permanenti; distinguendola pertanto dal momento iniziale di ogni rivoluzione che egli definisce, appunto come “ribellione”, e che tende a produrre la caduta o la resa del conservatorismo, in maniera se non cruenta certamente fermamente determinata.

In altre parole, la dialettica dello sviluppo, sia individuale che sociale, sarebbe resa possibile solo dal passaggio dal conservatorismo alla rivoluzione, attraversando una fase mobilitante il processo evolutivo; fase costituita appunto da un atteggiamento e da un comportamento ribelli.

Donald Meltzer ricorda, a tale proposito, quanto pensava il giovane Trotsky che si rese conto che la rivoluzione russa, qualora non fosse stata in grado di includere istituzionalmente una spinta permanente alla rivoluzione, si sarebbe trasformata in un uno stato monolitico, cosa che del resto avvenne.

Passando dalla concezione teorica, alla sua applicazione in campo politico, Meltzer rileva come questa tripartizione sia una tipica tendenza strutturale dell’assetto politico parlamentare che, indipendentemente dai suoi effettivi contenuti, si rivela nella compartimentazione dell’aula parlamentare in destra, sinistra e centro.

E’ chiaro che tale suddivisione “ideologica” è puramente formale o, se vogliamo, programmatica, in quanto è spesso sostanzialmente pervertita da interessi di parte, individuali o di gruppo (la così detta casta o la presenza di un leader autoritario); tuttavia essa è comunque indice di una esigenza “funzionale” alla vita politica, purché ognuno di tali atteggiamenti “ideologici” si riconosca come una delle forze che devono interagire in maniera dialettica a favore del processo di sviluppo politico-sociale.

La funzionalità del sistema politico dipende quindi dalla elasticità delle posizioni, così come le situazioni di stallo sono imputabili alla loro rigidità. Certo, la spinta alla ribellione sarà tanto più forte quanto maggiore sarà l’immobilità e la radicalizzazione della posizione conservatrice; ma la presenza di una effettiva spinta rivoluzionaria dipenderà dall’esistenza o meno di una condivisione di obbiettivi programmatici. La “rivoluzione permanente” trae infatti la sua energia solo dagli elementi di convergenza in quanto il conflitto tra conservatorismo e ribellione, se esasperato, non può che esitare in una oligarchia più o meno subdola o, all’opposto, in un conflitto sociale permanente. Le deviazioni o le turbolenze che impediscano la rivoluzione rischiano poi, in presenza di eccessi e di disequilibri estremi, di sfociare in disastri sociali che possono sfociare nella Dittatura o nella sollevazione popolare.

I tre diversi atteggiamenti conservatore, ribelle e rivoluzionario che sono dunque fattori interdipendenti che si mobilitano costantemente in ogni processo di sviluppo politico-sociale, trovano la loro fondatezza nel processo evolutivo individuale e precisamente nella fase di transizione che va dall’adolescenza all’età adulta. Questo non significa che i parlamentari si trovino in uno stato mentale adolescenziale, ma che la dinamica conservatorismo-ribellione-rivoluzione trova il suo punto di repere nell’età adolescenziale.

L’adolescente, infatti, manifesta il suo desiderio di indipendenza e di sviluppo verso la maturità, attraverso un iniziale atteggiamento e comportamento di ribellione nei confronti degli adulti e, in primis, dei genitori, che trova poi composizione, nel caso di successo, in una spinta al rinnovamento sociale. La storia del succedersi delle generazioni è anche omologa all’avvicendamento della vecchia e della nuova classe politica; avvicendamento dal quale dipende il successo o l’arresto del processo evolutivo della Società. Anche la ribellione adolescenziale dovrebbe, successivamente, lasciare spazio a uno status mentale che renda l’adolescente disponibile a ricuperare ciò che di positivo, realistico e funzionale è comunque rintracciabile nel conservatorismo genitoriale.

Questa dinamica che caratterizza il passaggio tra una generazione e l’altra e che riverbera nel sistema politico, così come è descritta da Meltzer è, evidentemente, ideale e utopistica, in quanto le resistenze, le contrapposizioni, gli arroccamenti, le intransigenze e quant’altro si oppone e contrasta con l’evolversi funzionale della situazione, sono numerose, persistenti e tali, a volte, da impedire che tale passaggio avvenga in modo funzionale. Ma come ogni situazione ideale dovrebbe essere tenuta in considerazione come “tendenza”.

Pur evitando un’indagine sulle motivazioni inconsce che sottendono questi problemi, dato che esula dallo scopo di questo scritto, vorrei però, prima di passare alle conclusioni riferendomi all’attuale momento politico, riportare almeno la descrizione che fa Meltzer dello stato mentale rivoluzionario.. Tale descrizione, bonificata soltanto dei riferimenti tecnici che qui non ci interessano, e con le sottolineature che più mi sembrano opportune, credo servirà a comprendere quanto detto finora:

La descrizione è la seguente:

Lo spirito rivoluzionario, pur rendendosi conto che la separazione tra le generazioni dovrebbe essere salvaguardata da uno sviluppo che avvenga sotto l’egida della passata generazione, tuttavia è rassegnato alla mancanza di comunicazione con la generazione più anziana….. Egli è propenso all’obbedienza ma solo riguardo ai suoi maestri, per così dire, interiorizzati, e non tanto nei confronti delle autorità esterne. Esso rispetta tuttavia le opinioni dei suoi pari, l’esperienza degli anziani, la potenzialità della generazione più giovane. E’ ben lieto di avere dei compagni ma senza asservirsi ad alcun alleato. Si rende conto che i progetti sono delle previsioni ma che i traguardi finali sono puramente utopistici. E’ preparato al peggio, al sacrificio e al riconoscimento dei propri errori. Egli si rende conto del valore della vita e tenta di non fare due volte lo stesso errore, però non si affida a un comportamento per “prove ed errori”, ma attende l’ispirazione che gli viene dall’interno e l’opportunità che gli viene dall’esterno. Non ha la necessità di bruciare le tappe perché nell’attesa vi sono molte cose da fare per veloce che possa andare. Per questa ragione è incline a lavorare il più duramente possibile e a ottenere con piacere l’avvento della nuova generazione alla quale potrà consegnare le responsabilità per il mondo, mentre esso si ritirerà nella retrospezione e nella ricerca della saggezza. Esso sa che ognuna delle cose che realizza sarà spazzata via nel corso della storia o apparirà di poco conto in retrospettiva, e che esso avrà inevitabilmente messo in luce più problemi di quanti non ne abbia mai risolti. Esso è rassegnato alla rivoluzione permanente non solo a luglio o a ottobre, ma ogni giorno”.

E’ opportuno precisare che quello appena descritto è uno “stato mentale” che non solo può ma deve alternarsi nella medesima persona con gli stati mentali della ribellione e del conservatorismo (che qui ho omesso di descrivere), così come tali stati mentali si avvicendano nella mente dell’adolescente che da iniziale ribelle diviene inevitabilmente un soggetto rivoluzionario fino ad arrivare ad assumere, un domani, nei confronti dei propri figli adolescenti la medesima posizione conservatrice tipica del ruolo genitoriale. Nello stesso tempo le tre posizioni “ideologiche” rimangono comunque attive nello stesso soggetto; per cui è dalla loro combinazione o dalla prevalenza dell’una o dell’altra che dipende l’atteggiamento di ogni soggetto di fronte al mondo.

E’ così che possiamo pensare, tanto per fare degli esempi, che nell’artista prevalga un aspetto che oscilla tra ribellione e rivoluzione, che nell’uomo di chiesa prevalga l’aspetto conservatore e che nel politico dovrebbe prevalere l’aspetto rivoluzionario.

Già mi aspetto delle obiezioni, ma credo che siano solo conseguenti al fatto che la dialettica contrapposizione tra i diversi atteggiamenti politici, è resa confusa da turbolenze e resistenze che tendono a irrigidire le singole posizioni. Inoltre sono convinto che aspetti di perversione tendano a portare confusione tra “buono” e “cattivo”, e tra “egoismo” e “altruismo” e tra “responsabilità e irresponsabilità” in modo da passare inosservati o, addirittura, da trovare una compiacente assoluzione.

Si potrebbe, ad esempio, obiettare che la concezione dello sviluppo politico-sociale appena espressa è contraddetta dalle situazioni in atto nei Paesi in cui vige il bipolarismo. Tuttavia si può opporre che l’obiezione è solo apparentemente fondata, in quanto il ruolo di mediazione tra conservatorismo e ribellione viene assunto, in caso di bipolarismo, da un individuo piuttosto che da un gruppo di potere, come nel caso delle Repubbliche Presidenziali (ad esempio nel caso del Presidente degli Stati Uniti); in questo caso il soggetto, pur provenendo da una dei due poli politici dovrebbe assumere la funzione di contenitore degli aspetti conservatori e ribelli degli opposti schieramenti, componendoli in una spinta rivoluzionaria.

Purtroppo lo spazio ristretto dedicato a questo scritto non mi permette di occuparmi degli elementi perversi correlati alla sete di potere, agli interesse personali e alla imperante corruzione, che ne minano, spesso alla base, la funzionalità e vanificando o distorcendo gli scopi della politica. Ma forse sono elementi già noti che non hanno quindi bisogno di essere ripresi in considerazione

E’ giunto, a questo punto, il momento di ritornare all’inizio di questo scritto, il cui scopo è quello di contribuire a che non venga vanificata quella genuina spinta alla ribellione, quella ventata di rinnovamento, che va doverosamente e realisticamente riconosciuta al “Movimento 5 stelle”. Ora, mi sembra che il rischio sia che la posizione ribelle del “Movimento 5 stelle” rischi, per una irrealistica fretta di cambiamento radicale e per una ostinata permanenza in una posizione esasperata, di perdere l’opportunità che ha di trasformare la fase di ribellione in una fase di rivoluzione permanente, facendo proprio quell’atteggiamento rivoluzionario che è stato descritto così compiutamente da Donald Meltzer.

Credo che all’interno del “Movimento 5 stelle” vi siano due componenti: una componente ribelle che ha caratterizzato tutto il percorso del movimento fino all’entrata in Parlamento, e una componente rivoluzionaria che dovrebbe superare l’iniziale momento di ribellione per esprimersi come una effettiva forza propulsiva, accettando l’inevitabile gradualità della sua realizzazione.

Credo che la lotta per il cambiamento promossa dal “Movimento 5 stelle” dovrebbe proseguire dall’interno del Parlamento accettando, sia pure con riserva, le regole del gioco che potranno essere modificate solo con strategica gradualità.

Il rischio è che il Movimento possa finire come il ‘68 che, pur avendo scosso le coscienze, non ha impedito, non accettando il concetto di la rivoluzione dall’interno, che la politica perseverasse, tale qual era, fino a Tangentopoli ed oltre. Sarebbe un peccato. Ma sarebbe anche ingiustificabile che tale rivoluzione fallisse, dato che questa volta, l’interno è la stessa “stanza dei bottoni”, L’appoggio all’elezione del Presidente del senato, fa bene sperare, mi auguro che venga percepita la necessità ineludibile di passare da una posizione ribelle a una posizione autenticamente rivoluzionaria, accettando l’indicazione di Meltzer quando afferma che la rivoluzione deve essere una rivoluzione permanente, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.

Questo non significa che non vi siano delle urgenze, ma per far fronte a queste urgenze occorre creare quelle condizioni che tolgano la parola di bocca a quegli uomini politici che, forti della loro sperimentata, perversa ipocrisia, sono sempre pronti ad approfittare della minima occasione per gettare veleno e vanificare anche le migliori intenzioni.

Stando così le cose, mi auguro che emerga una disponibilità verso la nascita di un nuovo governo concedendo una fiducia che, del resto, può sempre essere ritirata qualora le promesse programmatiche non venissero mantenute.

 

 

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Category: Elezioni politiche 2013

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