Mirco Pieralisi: Racconti di viaggio dal mare in tempesta

| 3 Marzo 2013 | Comments (0)

 

 

 

DOSSIER DOPO ELEZIONI 16.  Riceviamo direttamente alla redazione di Inchiesta questo intervento di Mirco Pieralisi consigliere nel consiglio comunale di Bologna nel gruppo Per Amelia e per Nichi

Tra gli interventi che hanno analizzato origini e conseguenze dei risultati elettorali, alcuni marcando sia pur criticamente l’accento sulle potenzialità “detonanti”  che potrebbero avere per una nuova stagione democratica,  altri segnalando al contrario la pericolosità di possibili derive oligarchiche,  irrompe l’apparente paradosso dell’analisi di Wu Ming, che indica la  funzione di “tappo della rivolta”  che avrebbe esercitato la crescita costante del movimento di Grillo e che avrebbe frenato insorgenze di tipo “spagnolo”.  Potremo dire in altri termini e senza forzare troppo la loro interpretazione che le “moschee” grilline (per spingere  paragoni e paradossi anche oltre Europa)  hanno in qualche modo deviato il corso di una marea che poteva assumere le caratteristiche di un gigantesco tsunami ribelle di sistema e non nel sistema.  I contenitori offerti dall’oligarchia della ditta Grillo Casaleggio avrebbero quindi offerto parole d’ordine certamente calate nella crescente protesta verso la degenerazione della politica italiana, ma prive di una reale connotazione di critica al sistema enonomico e finanziario. Con argomentazioni brillanti Wu Ming  fa una puntuale rivisitazione delle ragioni dell’ essere sinistra  e mette in rilievo una serie di limiti del programma di Grillo. Ma proprio perché  mi ritrovo nelle sostanza delle loro considerazioni ho un forte timore, quello di un’interpretazione consolatoria e auto-assolutoria che il lettore può darne, al di là delle intenzioni dell’autore.

In realtà di tappi alla lunga insorgenza italiana ne sono stati messi tanti e se l’Italia dei movimenti non ha vissuto l’emersione della Spagna non dipende solo dalla funzione di deviazione oligarchico-carismatica esercitata da Grillo/Casaleggio. Bisognerebbe con la stessa spregiudicatezza puntare l’indice non solo sul ruolo soffocante delle burocrazie sindacali assistenziali e collaborazioniste, ma anche sui sindacati “di base” sempre più simili a piccole monarchie dinastiche, custodi più di rancore che di rivolta,  o sul “liberismo antagonista” di qualche gruppo di giovani  pre-pensionati che non sono entrati in contatto con l’insorgenza se non per imporre la solita vecchia agenda di segni e simboli o per rallentare il corso della marea nell’illusione di indirizzarla.

Per aiutarci nel riconoscere i percorsi dell’insorgenza non  basta soffermarsi sulla eccezionale e persistente realtà della Val di Susa o  ricordarsi di quella straordinaria occasione mancata che fu il 15 ottobre 2011,  ma  bisogna aprire, ad esempio,  una delle tante lettere da lontano che si accumulano sulla nostra scrivania, un racconto scritto da un cronista militante che da anni vive l’esperienza della galassia dei movimenti di base (di nome e di fatto) nelle Marche, dove gli stellati hanno raggiunto il 32%.  (http://www.democraziakmzero.org/2013/03/02/il-m5s-da-vicino-le-marche/). Come in Val di Susa il boom elettorale raccontato da Sergio Sinigaglia, anche in quella regione “rossa”,   è  proporzionale alla lunga stagione dei movimenti in difesa dei beni comuni.  Tra la Val di Susa e le Marche nella   storia e geografia di movimenti, associazioni, perfino aggregazioni politiche locali con ottimi amministratori,  si stanno diffondendo echi e valanghe, alcune chiare e distinte (forse fin troppo appaganti) come il referendum del 2011,  altre rappresentate in specchi deformanti di corpi tutt’altro che  insani, come il risultato delle recenti elezioni. Davanti a quello specchio non dobbiamo certo rimuoverne la deformità, ma non faremo fatica a trovare somiglianze con parti del nostro corpo, non tanto per quello che il volto difforme ci urla, quanto per  i segnali che il corpo sofferente ci manda.  Fuor di metafora anche  i primi riscontri statistici sui flussi elettorali ci offrono  ulteriori elementi valutativi sulla provenienza da sinistra (da diverse e concorrenti sinistre) della maggioranza dei voti per Grillo, anche se la deriva del fronte opposto gli  ha certamente consegnato una quota di consensi “non pentiti” di natura incerta e potenzialmente inquietante.

Ma il volto  nello specchio, come le loro donne e uomini eletti in parlamento continua a gridare “basta con la destra e la sinistra”, “sono tutti uguali”. Calma compagni, cerco anch’io di stare calmo, provateci anche voi e ragioniamo. Seguitemi in questo brevissimo viaggio nel tempo. Vedo dei signori un po’ conservatori che mi rimproverano per la mia impazienza, mi danno del provocatore, difendono una città che non capisce i tempi nuovi, difendono una sinistra riformista che si sente finalmente accolta nel sistema. Questi signori e signore però hanno sparato contro i fascisti, hanno difeso le loro fabbriche dai nazisti, sono stati licenziati per rappresaglia perché scioperavano, hanno costruito la scuola dell’infanzia più bella del mondo, hanno fatto gli asili nido, hanno ridato la libertà sindacale agli operai in  fabbrica. Per me non basta, se ho vent’anni negli anni 70, ma difficilmente potrei confondere la destra dalla sinistra.  Ma se vivo ora, se sono diventato adulto negli ultimi vent’anni che sinistra ho visto?  Quella del finanziamento alle scuole private, quella del cemento cooperativo, quella “che non è importante se è pubblico o privato ma che funzioni”, quella che è riuscita nel capolavoro di difendere i sindacati ma non i lavoratori, quella dei “ce lo chiedono i mercati”? O quella cosiddetta antagonista, pronta ad insegnare a un sedicenne o a un ricercatore ribelle che la misura dello scontro con il potere è la quantità di uova  lanciate contro simboli vuoti di poteri invisibili? C’è poi da stupirsi se chi si batte contro le ruspe, i tagli alla scuola pubblica,  per l’acqua e per i saperi non proprietari percorre altre sponde?

Ma come, mi rimprovera lo specchio di fronte, quello con la mia faccia e la mia storia, e i tuoi fratelli e sorelle di sempre, e  gli irregolari di Bartleby, e le ragazze e i ragazzi con cui hai fatto la campagna elettorale, non contano più niente?  Tutt’altro, è gente eccellente che conserva  idee, proposte e valori che danno senso ad una sinistra possibile in tempi straordinariamente  drammatici e fecondi. La crisi politica probabilmente irreversibile della rappresentanza novecentesca, combinata con la crisi epocale che stiamo vivendo, ha molti sbocchi possibili, alcuni affascinanti ed inclusivi, che aprono ad una riappropriazione democratica dei beni e dei saperi comuni,  altri tremendi  ed esclusivi, con possibili deviazioni oligarchiche coerenti con il totalitarismo finanziario dei tempi attuali.   In questo mare in tempesta pensiero ed azioni di sinistra dovranno, per usare la felice espressione di Antonio Caronia riportata da Wu Ming, rivendicare  il proprio “approccio partigiano”, perché non basta essere onesti per essere giusti, ma serve essere onestamente di parte per aspirare alla giustizia sociale. Recuperando questo punto di vista sono in questo momento più attratto dalla navigazione in mare aperto che dall’esigenza di porre argini e barriere, anche se ho bisogno di buoni porti dove scambiare racconti di viaggio.

Concludiamo, visto che scriviamo di domenica sera,  con alcune buone notizie.

Abbiamo il Parlamento più vivace e più giovane da decenni ma, a differenza del 1994 l’ingresso di forze nuove e il conseguente ringiovanimento non si accompagna con l’emersione e lo sdoganamento di ideologie razziste o propriamente fasciste. (non casualmente il primo sussulto democratico di risposta avvenne allora con l’enorme manifestazione milanese del 25 aprile.)

Abbiamo finalmente seppellito il notabilato “bipolarista” che ci ha annoiato con dibattiti e referendum  tendenti a creare un sistema in cui i partiti rincorressero un inesistente elettorato moderato. Ammetterete che oggi l’imposizione “o di qua o di là” per legge è un po’ in crisi, visto l’animale politico bizzarro che è entrato in scena.

Abbiamo teoricamente una maggiore possibilità  di   eleggere un Presidente della Repubblica che dia più importanza alla Costituzione che ai mercati. Abbiamo meno parlamentari servi della gerarchia ecclesiastica e dei suoi interessi.  Abbiamo delle specie di Savonarola che sorveglieranno come i politici spendono i loro soldi, se e quanto rubano. Non basteranno quei soldi per rimettere in sesto la scuola pubblica, ma un po’ di dignità aiuta.  Il centro sinistra lo avrebbe fatto egualmente? Vorrà dire che lo farà anche più volentieri… e i parlamentari di Sel, per cui ho votato, avranno  forse addirittura delle occasioni in più per far pesare le loro proposte. Infine ammetterete  che è divertente l’idea che per portare a casa un voto tecnico del grillini in Senato, Bersani dovrebbe perfino proporre dei ministri presentabili in pubblico… Ma questa è un’altra (possibile?) storia.

Bologna, 3 marzo 2013

 

 

Category: Elezioni politiche 2013

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