Bruno Giorgini: Le elezioni: caos o nuovo ordine?

| 11 Marzo 2013 | Comments (0)

 

 

 

DOSSIER DOPO ELEZIONI  30. Ricevuto l’11 marzo 2013

Quando in una folla si cominciano a rompere i legami tra i contigui, tra i  primi e secondi vicini, e via di seguito, si può innescare un processo di frantumazione del comportamento collettivo in una miriade di comportamenti individuali diversi, ovvero si può avere una transizione dalla cooperazione alle strategie dette selfish, egoistiche, spesso in conflitto tra loro. A quel punto emerge una dinamica caotica che dà luogo al panico, con potenziali catastrofi all’orizzonte. Va detto che possono bastare pochi individui che rompono il legame di folla perchè il panico insorga, e molto rapidamente si propaghi a tutto l’insieme. Senza spingere troppo oltre l’analogia tra un insieme di individui che affollano una piazza, una strada, uno stadio e lo stato attuale del nostro sistema politico – istituzionale, non è forse sragionevole chiedersi se siamo in Italia sulla soglia del caos, o già dentro, con possibili soluzioni catastrofiche, accentuate dalla compresenza di una crisi economico sociale ogni giorno più profonda, estesa e drammatica. Fede ne fanno tra l’altro gli ormai sempre più frequenti suicidi di lavoratori dipendenti, artigiani, padroncini ecc. di chiara e esplicita motivazione economico sociale, protesta estrema dell’homo sapiens quando non sopporta più di essere rinchiuso a forza nella gabbia dell’homo economicus che lo schiaccia e umilia.

Il caos può anche produrre un ordine nuovo, che non sarà comunque indolore. Con le ultime elezioni un sistema politico dei partiti ormai marcescente, ma che continuava a reggersi sul duopolio centrosinistra – centrodestra i quali  si sostenevano a vicenda (da cui la continua elusione di una legge sul conflitto di interessi anche quando il centrosinistra fu maggioranza, nonchè la pantomima sulla legge elettorale dell’ultimo scorcio di legislatura, questa sì buffonesca nelle sue finte contrapposizioni), ha misurato la ripulsa di circa il 50% degli elettori. Cioè un/a cittadino/a su due o si è astenuto o ha votato M5S, il cui leader Grillo ha corso le piazze al grido di “tutti a casa”, intendendo i politici della seconda repubblica, una repubblichina. Se si fossero tutti astenuti l’establishment che adesso invoca il pericolo del caos, mostrando segni di panico, avrebbe fatto orecchie da mercante con qualche dotto osservatore a pontificare su “qualunquismo e distacco della politica” con gli eventuali antidoti, sempre futuri mai in atto.

Invece il M5S diventa il primo partito. La sua alterità non è più antipolitica (sfortunata idiozia raccontata fino al giorno prima), ma si trasforma in 163 cittadini che siedono in parlamento, e quindi diventa questa alterità costituente qualunque politica. Il che significa anche comprendere che la terza repubblica potrà nascere se,  e solo se, si avvierà una vera e propria fase costituente che renda di nuovo vivo e attivo, biunivoco, nonchè trasparente, il rapporto tra cittadini e istituzioni, in primis le istituzioni della politica.  Una repubblica in grado di farsi carico dei molti problemi del paese dentro un contesto rinnovato  di diritti dei cittadini/e, compreso il diritto universale di rappresentanza dei lavoratori nelle aziende, FIAT di Marchionne compresa,  e di uguaglianza; di modalità del conflitto politico sociale; di cooperazione e di convivenza civile; nonchè per quanto attiene la collocazione in Europa e quale Europa, e come affrontare i rapaci merca(n)ti,  tutto ciò ovviamente nell’ambito di un patto che coinvolga l’intera società.  Ovvero un patto che non solo sia stipulato tra simili, quelli della vecchia politica e dei partiti tradizionali, tra cittadini bianchi, conformi, magari cristiano cattolici, a reddito fisso, e abbastanza alto, ma anche con i “dissimili”, i “diversi” oggi incarnati da questi benemeriti 163 cittadini eletti nelle liste M5S, però lo spettro va allargato per esempio con lo ius soli e l’abolizione del concordato tra stato e chiesa cattolica. Questo parlamento inoltre è il più giovane della repubblica e con il maggior numero di donne, altre due buone caratteristiche che lo rendono adatto per avviare una fase costituente.

Questo è il primo numero da tenere presente, 163 (assieme agli oltre otto milioni e mezzo di voti ottenuti alla camera – 8.689.168 –  che fanno del M5S il primo partito italiano) perchè indica una insurrezione avvenuta nelle urne, una insurrezione che si è tradotta in legalità parlamentare. Avrebbe potuto dilagare nelle strade, invece è diventata voto, ma se i padroni del vapore dovessero fare finta di niente, allora la rabbia troverebbe altri canali di azione. 163, un numero abbastanza cospicuo per proporre e fortemente incentivare le buone leggi, ostacolando e/o bloccando quelle pessime. Questi eletti dal popolo forti della loro freschezza e del tutto estranei alla cultura del consociativismo parlamentare, Dio voglia che lo restino, possono in assoluta autonomia sia incentivare le libere proposte loro o di altri, che se del caso praticare l’opposizione fino all’ostruzionismo. In questa ripresa della libera dialettica parlamentare il Legislatore, come si suol dire, potrebbe riprendere tutta l’autorevolezza e quindi la stima dovuti al proprio ruolo, senza essere subalterno e prono alle esigenze dell’esecutivo come è accaduto negli ultimi dieci anni almeno. Chissà potrebbe persino essere approvata infine una buona legge sul conflitto di interessi, una sul ritorno del falso in bilancio, un’altra che abolisca il finanziamento pubblico dei partiti, anche sotto forma di rimborso elettorale, nonchè la riduzione degli stipendi, che essi “grillini” hanno intenzione di praticare già in proprio. E perchè no, di mettere delle travi legislative sul percorso della TAV in val di Susa, abolendo l’obbrobrio che permette l’occupazione manu militari di una porzione del nostro territorio nazionale, sub specie della sicurezza dei cantieri, elevati a rango di territorio di importanza strategica, più o meno come una base dell’esercito. O persino promulgare una legge contro il consumo e la cementificazione selvaggia del suolo.  Vedremo questi deputati e senatori all’opera, e ognuno potrà valutare e giudicare.

Quel che stupisce nei cosidetti osservatori è la cattiva fede e la poca memoria. Quando essi criticano e/o irridono queste persone come “incompetenti”, “subornate da Grillo e Casaleggio”,  “poco intelligenti” se non “semideficienti”, “strani” perchè vogliono andare a svolgere il loro mandato in bicicletta, e quant’altro, evito gli insulti che comunque si sprecano, cotesti soloni dimenticano che il parlamento dei “competenti in giacca e cravatta”e autoblu votò dando ragione a Berlusconi che era intervenuto in favore della giovane Ruby presso la questura di Milano, credendo fosse la nipote di Mubarak , quindi per evitare una crisi internazionale. Mai palla più grande, evidente e volgare fu votata da un parlamento al mondo credo, senza che gli onorevoli del PD scatenassero una protesta, che ne so dall’occupazione dell’aula all’abbandono, dallo sciopero della fame al corteo coi cartelli in giro per tutta Roma, mille se ne potevano inventare. Diciamolo  così, al minimo i parlamentari del PD si sono resi, certamente nell’ultima legislatura ma non solo, colpevoli di “omissione di soccorso”nei confronti del parlamento e della stessa democrazia rappresentativa. Un po’ più in là è silenzio assenso, ancor poco e si chiama collusione. Alla testa di questi smemorati fustigatori dei neofiti parlamentari M5S,  stanno la Repubblica e l’Espresso, il cui editore è l’ingegner De Benedetti, che forse non perdona a Grillo di averlo additato, a ragione, come colui che distrusse l’Olivetti, un vero e proprio gioiello produttivo e tecnologico, in nome della scalata per il controllo della società finanziaria BNP Paribas, scalata per giunta fallita. Da cui nessuna meraviglia che il leader del M5S si infurii con la stampa nostrana, e la tenga alla larga, per di più con un  notevole effetto mediatico di spaesamento, quando poi parla ai giornali stranieri. Col tentativo grottesco di alcuni italici di cambiare le sue dichiarazioni in corso di traduzione dal tedesco o inglese all’italiano.

Il secondo numero fulminante è il 47% del voto giovanile (tra i 18 e 24 anni) andato al M5S. Una marea. In Sicilia sale al 67%,  in Liguria vale il 57%,  il 54% nelle Marche. E tra gli studenti spopola. La rivolta/insurrezione nell’urna è in modo prevalente dei giovani. Una placca tettonica a lungo interrata sotto strati geologici di retorica e di parole come bamboccioni e/o choosy, gli abissi di imbecillità del potere in poche sillabe, riemerge alla superficie provocando il terremoto e evidenziando una frattura tra generazioni profonda, anche qui la convivenza civile esige un nuovo patto. Vien da dire: ben scavato giovane talpa, parafrasando Marx. Poi colpiscono i numeri dei consensi grillini a Mirafiori, nel Sulcis, in ValSusa, all’Ilva di Taranto, nei luoghi più derelitti del paese, ma anche nelle regioni rosse, si veda la costiera romagnola. Là dove Grillo andò in campagna elettorale e i voti sono arrivati alla grande. Ci si chiede dove stava la sinistra. Lamberto, giovane giornalaio con tanto di laurea in scienze politiche che espone alla grande il manifesto, mi chiede per chi ho votato. Ingroia alla camera e Vendola al senato rispondo. Controreplica: io ho votato cinque stelle,  Ingroia si vedeva che avrebbe perso, Vendola guadagna ottomila (8000) euro al mese, io uno così non posso votarlo, mi dispiace ma non lo voto qualunque cosa dica, anche la più giusta. Lamberto estate e inverno apre l’edicola alle sei del mattino e lì rimane fino alle due del pomeriggio, quando gli dà il cambio il vecchio padre, e fino a ieri poi studiava. Quando gli comunico che Vendola guadagnava ben  più di ottomila euro, e soltanto dopo una autoriduzione prima di partecipare alle primarie del PD di circa 50.000 euro l’anno, è arrivato alla cifra attuale di  8200 euro netti mensili tutto compreso, Lamberto trasecola, non ci crede, gli par troppo, controllerà su internet. Per il resto di Bersani e PD è meglio non parlare, qua non è questione solo di quanto guadagnano, ma di inciuci, vocabolo ormai generalizzato sulle labbra di tutti quelli che incontro, a indicare una pratica percepita nel senso comune come oscena.  Già se tutti quelli detti di sinistra si autoriducessero gli emolumenti a 2500 euro mensili netti più le spese certificate, quanto cioè guadagnano i consiglieri regionali M5S della Sicilia, si avrebbe un passo in avanti sulla via di una riforma della politica. A meno che l’establishment non cerchi la scappatoia di designarla come demagogia. Che allora sì se ne andranno tutti a casa, e prima succede meglio è.

In margine all’onda anomala del M5S è nata una polemica all’interno della estrema sinistra (si fa per dire). Alfieri i Wu Ming a dire che Grillo è un alleato del sistema poichè  incanala nelle urne la protesta che altrimenti sarebbe scesa in strada, vedi Spagna, Grecia, Occupy Wall Street, nonchè rinchiude energie potenzialmente rivoluzionarie in un involucro e in un discorso autoritario e verticistico. Loro la mettono giù in modo ben più articolato, ma al fondo mi par che la sostanza sia questa.  Se mi sbaglio vorrei essere perdonato senza ulteriori polemiche. Atteggiamenti consimili trovo in molti amici di giovanili, e anche al di là della gioventù, stravizi rivoluzionari. C’è un sorta di invidia e arrabbiatura e gelosia: ma come io ho tirato la carretta per anni e anni, dai picchetti alla FIAT, per i più anziani, ai girotondi e via movimentando sempre  a urne semivuote o vuote del tutto, poi arriva questo comico, qualcuno aggiunge: miliardario, a conquistare il 25% dei voti come se niente fosse, con una nuotata e una piattaforma internet.  Per di più gridando che il suo movimento non è nè di destra nè di sinistra, bensì oltre. Ma che cazzo vuol dire. In effetti non vuol dire niente, salvo che moltissimi hanno percepito la sinistra come facente parte del sistema di potere con ruberie al seguito, si pensi al Penati da Milano alto dirigente PD incriminato per corruzione, oppure quella sedicente sinistra radicale del tutto ininfluente, neanche parolaia, proprio come se non ci fosse, palestra di pochi iniziati che parlano come se sapessero tutto loro, sconfitta dopo sconfitta. Grillo, con lui i militanti, per non restare incastrati tra una sinistra rivoluzionaria che non è più e una sinistra riformista che non è ancora, e soltanto inciucista appare, ha inventato l’oltre. Per il resto la polemica dei Wu Ming mi ricorda  quella che scoppiò quando Rudi Dustchke, leader del ’68 in Germania, lanciò la parola d’ordine per il movimento della “lunga marcia attraverso le istituzioni”, e giù litigate a non finire se fosse o no socialdemocratico o peggio, perchè quel che contava erano le barricate altro che le istituzioni. Finchè un fascista non sparò in faccia a Rudi, quasi ammazzandolo, così mettendo il punto della fine all’idiota discussione. Col che Grillo non è Rudi Dutsche, e il M5S non ha niente a che vedere col ’68. Forse soltanto si somigliano le polemiche insensate.

Ma qual’è la natura del M5S?. Ci sono più livelli. Il duo Grillo Casaleggio, custodi ideologici della purezza, nonchè l’uno possente demagogo che ha individuato il nemico nel sistema dei partiti e qua e là anche la finnaza internazionale, l’altro teorico della grande utopia che serpeggia sempre nel net, e di cui anche qualche scienziato rimane vittima, quella del controllo totale delle dinamiche, o almeno della loro previsione. Controllo non dittatoriale ma diffuso, però sempre onnicomprensivo, tendenzialmente totalizzante. Essi per ora comandano in una logica schizodemocratica e/o schizoautoritaria, dipende dal bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Poi gli attivisti, animati dal principio della partecipazione orizzontale, in una dimensione di democrazia diretta di cui vanno fieri, e che iniettano contenuti locali spesso assai radicali, antagonisti alle pratiche dominanti. Questi contenuti si coniugano poi con l’ ossequio alle competenze che va di pari passo con la tentazione tecnocratica. Si tratta spesso di lavoratori cognitivi, ma anche di artigiani, liberi professionisti, piccoli imprenditori, precari di alto livello scolare,studenti, categorie che la crisi sta proletarizzando e espropriando di qualunque autonomia sociale e professionale, oltre a impoverirli drasticamente sul piano del reddito.  Degli eletti qualcosa abbiamo già accennato, e si può sperare che avranno molte e interessanti cose da dire e proporre. Infine gli elettori, cresciuti a valanga in pochi mesi. Un magma non facile da decifrare, certamente aumentato forse in modo esponenziale dopo lo scandalo del Monte Paschi di Siena, che, qualunque cosa ne dica Bersani, al PD viene comunque imputato, non per responsabilità penale, ma politica. Come in ogni onda di piena, vengono trascinati detriti, fanghi, rifiuti, buoni ma anche pessimi sentimenti, però globalmente non mi pare che siamo di fronte a un movimento neppure tendenzialmente “fascista”. E quando qualcuno s’arrampica sulle frasi di Grillo dette dopo un comizio su casa Pound e/o a quelle di Lombardi, neocapogruppo 5 stelle alla camera sul “buon” fascismo delle origini, per agitare una pretesa inclinazione fascista, dimentica che tra i primi fu Violante, al tempo addirittura presidente della camera, a parlare di repubblichini “buoni” da non dimenticare, o qualcosa del genere, e che, se non sbaglio, a casa Pound invitarono Massimo Cacciari per un confronto. Invece è vero che manca nel M5S qualunque riferimento alla Resistenza contro il nazismo e il fascismo.

L’ordine nuovo di libertà democrazia e ben essere sarà non facile a farsi e certamente non limpido nè lineare, bensì frutto sia di processi sociali che di iniziative istituzionali e  parlamentari, anche dal basso sul modello del referendum sull’acqua pubblica. A livello sociale dovranno crescere forme di autoorganizzazione e di messa in rete dei movimenti con proposte precise alternative a quelle correnti un po’ su tutto col filo dei beni comuni del lavoro e di un nuovo contratto egualitario uomo natura, dalla mobilità allo smaltimento dei rifiuti, dal consumo energetico al problema del credito, dalla produzione manifatturiera al lavoro detto cognitivo, dai diritti dei lavoratori ai salari, dalla ricerca scientifica al diritto allo studio, dallo sviluppo della conoscenza al nesso tra scienza e democrazia, dalla finanza al problema del debito, e quant’altro. A livello istituzionale dovrà esprimersi una iniziativa costituente, ormai necessaria. Per queste cose sarebbe importante l’esistenza di una forza di sinistra coordinata a livello nazionale, in grado di produrre sia teoria dell’alternativa che modelli di organizzazione, con un consistente corredo di buone pratiche. Non è detto che un ordine nuovo possa realizzarsi, ma alcune condizioni esistono.

Infine terza possibilità, che ancora una volta tutto cambi per restare tal quale, con le classi dominanti “ciniche e bare” sempre in sella, e gli altri tenuti inchiodati al ruolo di classi subalterne, sempre sfruttate. Si percepisce questa prospettiva nell’idea che sta circolando di nuove elezioni in tempo breve se non brevissimo, con un’alleanza organica tra PD, guidato da Renzi, e Monti che si presenterebbero insieme, sperando, con lo spauracchio dei merca(n)ti alle porte e dell’uscita catastrofica dall’euro secondo uno scenario greco, di guadagnare una maggioranza assoluta nelle due camere, per riprendere attenuato e più morbido il percorso liberal liberista con contorno di vaticano, UE, BCE e FMI che queste elezioni hanno sconfitto.

PS. L’11 marzo del 1977 moriva sparato dai carabinieri Francesco Lo Russo, studente e militante di Lotta Continua. Un dolore per alcuni che si rinnova ogni anno, ma anche il ricordo di un movimento libertario, ricco di empatia, intelligenza,creatività, voglia di cambiare la vita e il mondo, nostro e di tutti/e. Un movimento che voleva e praticava l’eguaglianza,  sconfitto in modo brutale. A volte mi chiedo se ancora qualcosa di quel movimento cova sotto la cenere, magari agendo come un fertilizzante in campi che nessuno avrebbe al tempo previsto.



 

 


Category: Elezioni politiche 2013

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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