Luce Irigaray: L’incertezza della coscienza

| 21 Settembre 2012 | Comments (0)

 

 

 

 

La filosofa e psicoanalista Luce Irigaray ha partecipato il 20 settembre 2012   al seminario organizzato all’Università di Verona dalla comunità filosofica femminile Diotima dal titolo Tra filosofia e psicoanalisi: l’inconscio e il titolo del suo intervento è stato : L’incertezza della coscienza. Marina Terragni nel suo blog iodonna.it ha preso questi appunti:

 

“Ho potuto “uscire” dalla psicoanalisi solo perché avevo un background filosofico. In caso diverso sarebbe stato difficile fuoruscire da quel labirinto.Vorrei partire da tre domande: 1. quali questioni Sigmund Freud ha posto alla cultura occidentale? 2. quali questioni invece ha omesso di porre?  3. è indispensabile fare riferimento all’esistenza di un inconscio, o si tratta di un prodotto della nostra cultura?

1. Sigmund Freud ha messo in forse la certezza della coscienza, certezza che sta alla base della cultura occidentale. Per la cultura greca la coscienza si basa sulla capacità di percepire il mondo e di organizzarlo e tradurlo in parole giuste. Nel poter fare un discorso, nel logos. Con Cartesio la coscienza diventa altro, la sua certezza si basa sulla rappresentazione del soggetto. La psicoanalisi dice che questa certezza della coscienza è solo illusoria, in quanto la percezione è filtrata, ipotecata da un inconscio. Anzi, da un doppio inconscio, individuale e collettivo. La certezza della coscienza, come è intesa dalla tradizione occidentale, mi impedisce l’incontro con l’altro e con la sua verità. Un’altra conseguenza è che la certezza della coscienza non mi permette di coltivare la mia energia. Se sottopongo la mia energia a verità esterne alla mia vitalità, causo una patologia, provoco un’entropia o una perversione della mia energia. Altro paradigma della cultura occidentale: l’identità. La psicoanalisi ci fa scoprire che l’identità è solo un intreccio di relazioni, con gli altri e con il mondo. Infine, alla separazione corpo-spirito, un altro tra i fondamentali della nostra cultura, Freud oppone un’idea del corpo come memoria, custodia di parole non dette. Queste dunque le questioni che Freud ha posto alla cultura occidentale.

2. Quali sono invece le questioni che Freud non ha saputo porre alla cultura occidentale? Se la psicoanalisi ha intuito che l’identità è relazionale, se ha capito che per guarire si deve sperimentare il transfert, di questa intuizione ha fatto però un uso solo negativo, non ha saputo costruire una cultura della relazione. Il secondo non-detto riguarda la sessualità, che Freud pone al centro. Freud però non parla mai di un’identità sessuata. La sua sessualità è neutra-maschile. E non si può trattare una patologia senza fare riferimento all’identità sessuata, che si appoggia alla certezza della morfologia corporea, la sola terra su cui camminiamo, base della vita personale e relazionale, materiale e culturale.  Infine, quando Freud contrappone natura e culturae impone la legge del padre alla natura-madre, sta imponendo alla natura, alla madre, alla donna qualcosa di sovrasensibile. Ritiene insomma di poter affrontare una patologia della sessualità e dell’identità ricorrendo a qualcosa di sovrasensibile, com’è la cultura-legge del padre. In questo senso la psicoanalisi ad un tempo pretende di guarire e fa ammalare.

3. Un inconscio è davvero necessario? La prima volta che mi sono posta la domanda (lo racconto nel mio libro “Per una nuova cultura dell’energia”) è stata quando per guarire dai postumi di un incidente mi sono rivolta allo yoga, e ho sentito il maestro dire agli allievi che “tutto può diventare conscio”, coerentemente alla tradizione orientale. Per me che ero psicoanalista questo era inaccettabile. Oggi, dopo 30 anni di pratica dello yoga, sarei più prudente. Ogni giorno, grazie alla pratica quotidiana dello yoga, trasformo la mia energia fisica in energia spirituale. Che cosa ne è dell’inconscio? Continuo a pensare che non tutto possa diventare conscio, come sosteneva il maestro, ma molto può essere portato a consapevolezza. Vorrei anche dire che non abbiamo bisogno di alcuna legge del padre per coltivare la nostra identità e la nostra sensibilità. Basta assumere la differenza sessuale, e quindi la propria parzialità, che comporta necessariamente un negativo. Non serve nessuna legge. Nella pratica psicoanalitica si slega l’energia legata, per legarla in un altro modo. Nella mia pratica invece io slego questa energia, e la lascio a disposizione del processo creativo. Infine: l’idea della certezza della coscienza e dalla dicibilità della verità fa riferimento al discorso tra soggetto e oggetto. Ma la parola che ci serve a denominare l’oggetto non è utile per incontrare l’altro. Per poter incontrare l’altro si deve mettere in discussione la certezza della coscienza, ammettendo l’esistenza di un inconscio. Quindi è necessario un inconscio, se intendiamo cambiare la cultura della certezza della coscienza”.

Al termine della sua relazione, Luce Irigaray ha risposto alle domande del pubblico. Ecco alcune delle cose più significative che ha detto:

“Quando parliamo di inconscio, lo intendiamo in due sensi: come ciò che è represso, così lo pensò Freud, oppure come ciò che non è ancora giunto alla nostra percezione. Solo in quest’ultimo senso l’inconscio è una risorsa, fonte di arricchimento”.

“Non riesco a contrapporre Freud e Jung, l’idea di un inconscio individuale e quella di un inconscio collettivo. Anche da un punto di vista freudiano non si può interpretare fino in fondo l’incultura sulla soggettività femminile se non in base a un inconscio collettivo”.

“Per me è importante che il cammino dell’Oriente e quello dell’Occidente oggi si incrocino per lo sviluppo di una umanità nuova. Per esempio la cultura orientale ha coltivato maggiormente l’energia ma manca la dimensione della soggettività. O ancora vi è differenza tra l’idea orientale di compassione e quella occidentale di amore, ma non dobbiamo rinunciare a nessuno di questi due aspetti. Abbiamo bisogno di una cultura del respiro ma il respiro ha bisogno di amore. Considero l’anima come una riserva di respiro, come ciò che resta del respiro dopo quel tanto che ho utilizzato per garantire la mia sopravvivenza materiale. Questa riserva di respiro serve alla creazione. Ogni giorno va trovato tempo per il raccoglimento e il respiro. Io lo faccio quotidianamente, mi prendo anche il tempo per stare in contatto con la natura, e quello per scrivere una poesia. Questi sono i miei modi per coltivare l’energia“.

 


 

 

 

 

Category: Donne, lavoro, femminismi, Psicologia, psicoanalisi, terapie

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About Luce Irigaray: Luce Irigaray nasce a Blaton (Belgio) nel 1930. Studia filosofia presso l'Università di Lovanio e si laurea nel 1955. Dopo aver insegnato in un liceo di Bruxelles, si trasferisce in Francia. Nel 1961 riceve una laurea in psicologia presso l'Università di Parigi e nel 1962 il Diploma di psicopatologia. Dal 1962 al 1964 lavora per la Fondazione Nazionale della Ricerca Scientifica in Belgio. Dopodiché inizia a lavorare come assistente presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica di Parigi, dove è attualmente direttrice di ricerca. Nel 1968 riceve un Dottorato in Linguistica. Nel 1969 analizza Antoniette Fouque, una leader femminista dell'epoca. Dal 1970 al 1974 insegna presso l'Università di Vincennes. In questo periodo diventa un membro dell'EFP (Ecole Freudienne de Paris, fondata da Jacques Lacan). Nel 1974 pubblica la sua tesi di dottorato Speculum, de l’autre femme dove critica con pungente ironia il pensiero di Freud e di Lacan sulla sessualità femminile. Questo libro, che provoca molte polemiche, segna la sua rottura con Lacan e la porta alla sospensione dall’incarico di insegnante presso l’università di Vincennes. Irigaray riesce a trovare un nuovo pubblico nei circoli femministi a Parigi (viene inoltre coinvolta in manifestazioni per la contraccezione e per il diritto all'aborto). Tiene molti seminari e conferenze in tutta Europa, decine dei quali vengono racconti e pubblicati (Oltre i propri confini, Baldini Castoldi Dalai, 2007). Il lavoro della Irigaray influenzerà i movimenti femministi francesi e italiani per alcuni decenni. Nel 1982 ottiene la cattedra di filosofia all'Università Erasmus di Rotterdam (la sua attività di ricerca in questa facoltà porta alla pubblicazione dell’opera Etica della differenza sessuale). Nel 1991 viene eletta deputata al Parlamento Europeo. Nel 1993 scrive, direttamente in italiano, Amo a te. Nel dicembre 2003 l’Università di Londra le conferisce la laurea honoris causa in letteratura. Dal 2004 al 2006 è stata visiting professor nel dipartimento di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Nottingham. Nel 2007 viene affiliata con l'Università di Liverpool. Nel 2008 le viene assegnata la laurea honoris causa in Letteratura dallo University College di Londra. Tra i sui libri più recenti: Tra Oriente e Occidente. Dalla singolarità alla comunità, Manifestolibri, 1997; Chi sono io? Chi sei tu? La chiave per una convivenza universale. Biblioteca di Casalmaggiore, 1999; Il respiro delle donne. Credo al femminile, Il Saggiatore, 2000; Amante marina di Friedrich Nietzsche, Luca Sossella Editore, 2003; In tutto il mondo siamo sempre in due. Chiavi per una convivenza universale, Baldini Castoldi Dalai, 2006; Preghiere quotidiane, Heimat, 2007; Oltre i propri confini, Baldini Castoldi Dalai, 2007; La via dell'amore, Bollati Boringhieri 2008; Condividere il mondo, Bollati Boringhieri, 2009; Il mistero di Maria, Paoline Editoriale, 2010

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