Laura Balbo compie 80 anni, “La doppia presenza” 35

| 28 novembre 2013 | Comments (0)

 

 

 

Laura Balbo è nata a Padova nel 1933 ed il 30 novembre 2013 compie 80 anni che festeggia a Milano insieme a Paolo, figli e nipoti. Il direttore  questa rivista le invia attraverso questa on line gli auguri più affettuosi . Sono pubblicati due testi di e su di lei: il suo testo su Inchiesta “La doppia presenza” che compie 35 anni e un breve profilo  scritto da Giuliana Chiaretti su L’enciclopedia delle donne.

 

1. Laura Balbo: La doppia presenza, Inchiesta, 32, 1978, pp. 3-6

Laura Balbo è stata due volte parlamentare: nella IX legislatura (1983) come indipendente eletta nelle liste del PCI e nella X (1987) in quelle della sinistra indipendente. Ha insegnato sociologia nelle facoltà di Milano, Roma, Ferrara (in cui è stata anche preside di facoltà) e Padova (in cui insegna attualmente). Dal 1998 al 2001 è stata presidente della Associazione Italiana di sociologia e dal 1998 al 2000 Ministro per le Pari Opportunità. Ha scritto su Inchiesta fin dai primi numeri (primo articolo pubblicato nel 1972). Tra i suoi ultimi libri In che razza di società vivremo? L’Europa, i razzismi, il futuro, Bruno Mondadori, Milano 2006; Il lavoro e la cura. Imparare a cambiare, Einaudi, Torino 2008; Imparare, sbagliare, vivere. Storie di Lifelong Learning, Franco Angeli, Milano 2013

 

Laura Balbo: La doppia presenza, Inchiesta, 32, 1978, pp. 3-6


 


 

 

 

2. Giuliana Chiaretti: Un profilo di Laura Balbo per L’enciclopedia delle donne


Vivo da sociologa da quasi cinque decenni. Dei temi e della prospettiva delle scienze sociali ho fatto sempre anche un uso “privato”, nel senso che hanno contribuito a dar senso a molte delle mie scelte: come collocarmi, come vivere. E, d’altra parte, le esperienze della mia vita di tutti i giorni hanno certo interferito in molti modi con pensieri, letture, osservazioni, scritti; e hanno segnato la mia presenza nel “pubblico”. [1]

Intersezioni e rimandi, dunque, dal privato al pubblico, dalla sociologia alla vita quotidiana, dalla sua vita alla vita delle altre donne, in un rapporto di lucidità ed empatia. Non è far venire meno i confini che separano gli ambiti della sua esistenza, né perché «il personale è politico», ma per affermare il nesso fra lavoro intellettuale ed esperienza, l’intreccio che orienta nella vita e nella ricerca. Si potrebbe anche dire che Laura Balbo ha studiato la sociologia non per un interesse verso la disciplina, ma per capire la società e per sentirsene pienamente parte, fin da giovane. 
Se è vero che una vita si delinea attraverso uno o più punti di svolta, che lasciano l’impronta di un cambiamento, per lei, laureata in sociologia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Padova nel 1956, un punto di svolta è, l’anno successivo, una borsa Fulbright per studiare all’Università di California, Berkeley. Là avviene il passaggio alla vita adulta, con una doppia esperienza: quella intellettuale «inimmaginabile» nel campus riservato a bianchi, e quella dei dintorni del campus, che le rivelano il rovescio americano della segregazione razziale [2].

Rientra in Italia, e a partire dal 1968 fino a quando diventerà professore ordinario nei primi anni ‘80 [3], insegna sociologia nella Facoltà di Giurisprudenza e poi di Scienze Politiche dell’Università Statale di Milano. Si apre un decennio vorticoso, accelerato dai movimenti giovanili e femministi, che investono tutto l’Occidente; in Italia i ritmi incalzano le conquiste dei diritti civili e dunque, moltissimo, le donne. Nelle scienze sociali sono le donne, studiose nelle varie discipline, a esercitare un pensiero critico in una prospettiva di genere e della vita quotidiana: è il germoglio degli “Womens’ Studies” e del pensiero della differenza. Laura Balbo ne è pienamente parte.

Si trova a metà del suo percorso di vita, ha tre figli, nati negli anni ’60: un altro punto di svolta, un nuovo e decisivo intreccio fra lavoro intellettuale ed esperienza. I temi sono la doppia presenza delle donne adulte nel lavoro familiare e nel lavoro professionale, il welfare; naturalmente i cambiamenti nelle pratiche quotidiane di vita, e poi l’esperienza delle 150 ore per il diritto allo studio dei lavoratori, che anticipa un tema oggi centrale per lei: il lifelong learning, dis-imparare per continuare ad imparare, capacità che un presente in continuo cambiamento richiede [4]. Questi temi si precisano negli anni successivi, quando affronta la questione dei tempi – tempi di vita, di lavoro, di cura – e la traduce in proposte dell’agenda politica [5].

Sono gli anni in cui è deputata nel gruppo della Sinistra Indipendente, due legislature (dal 1983 al 1992): l’intreccio fra presenza “pubblica” e vita da sociologa assume una particolare coloritura e spessore.
È un intenso lavorio, una ricognizione instancabile e diffusa – che ha delle sue matrici e un suo corso di lunga data, incessante nella storia, nel sindacato, nei movimenti emancipazionisti e nel femminismo – che ha consentito di vedere il lavoro e la vita quotidiana delle donne, l’intreccio di queste due dimensioni che va elaborato e che è la vita delle donne. Laura Balbo e altre hanno saputo riconoscerne il valore, vi ci sono riconosciute e l’hanno riproposto nel suo significato simbolico. È il lavoro del quilting, l’immagine del patchwork. È l’arte di raccogliere «frammenti di materiale e frammenti di tempo», di saperli ricucire e ricomporre, è un’economia di lavoro quotidiano e una modalità creativa di comporre la propria vita. 
Gli ultimi due decenni sono rivolti al tema del razzismo, cui deve una parte importante del prestigio che le è riconosciuto in Italia e a livello internazionale [6]. Pubblica, insieme a Luigi Manconi, nel 1990, I razzismi possibili, due anni dopo I razzismi reali, ed è sulla necessità di far fronte alle discriminazioni diffuse in ogni ambito che imposta il programma di Ministro senza portafoglio per le Pari Opportunità nei governi D’Alema (22 ottobre 1998-25 aprile 2000). La sua presenza in Parlamento è una presenza attiva in un modo particolare: nel senso dell’osservare e dell’ascoltare e poi del raccontare (Riflessioni in-attuali di una ex ministro. Pensare la politica anche sociologicamente, Cosenza, Rubettino 2002). Esce nel 2006 In che razza di società vivremo? L’Europa, i razzismi, il futuro. Il suo accento cade sui razzismi quotidiani, sulle radici colonialiste della società Europea razzializzata, sull’attaccamento identitario alla “bianchitudine”: lo sguardo è spostato da “loro” a “noi”, alla fatica di cambiare, di assecondare e riposizionarsi in un contesto in continuo mutamento. Il lifelong learning, nella sua visione, è un modo di fronteggiare la società dell’incertezza evitando di tradurre l’ incertezza in paura, del diverso, dello straniero. È un apprendere quotidiano: mettere in discussione, riesaminare, riconsiderare. Nei suoi progetti futuri il lavoro nel Group of Concerned Citizens, costituitosi nel 2009 presso il Centro de Cultura Contemporanea di Barcellona con l’intento di attivare a livello europeo un decennio di consapevolezza e di azione sul ricorrere e permanere del razzismo. Anche in rete si trova disseminato il suo pensiero sull’oggi, ad esempio nei suoi “promemoria”: in sbilanciamoci: lavoro di quilting, frammenti da ricucire, patchwork, anzi “i nuovi patchwork”. 
Si può immaginarla nella sua stanza: libri, appunti in foglietti sparsi, carte, il telefono che squilla, le nipotine spesso intorno, e la finestra aperta sul mondo. In viaggio, spesso, in America del Sud, in Giappone, in Cina, in Australia; e in l’Italia o in Europa, spesso tra i giovani e, di recente, tra i bambini, con lo scopo di trovare, insieme agli insegnanti, le strade che portano a dis-imparare il razzismo.

1. Laura Balbo, Privato e pubblico, la sociologia e la vita quotidiana: un percorso di cinque decenni, in Marzio Barbagli e Harvir Ferguson (a cura di), La teoria sociologica e lo stato moderno. Saggi in onore di Gianfranco Poggi, Bologna, Il Mulino 2009, p.131.

2. Ib., p.135. Con gli Usa manterrà un legame duratuto, al di là del suo essere stata Senior Fulbright Fellow al Center for European Studies dell’Università di Harvard, Visiting Scholar al Radcliffe Institute for Indepedent Studies (1963-65). Visiting Associate Professor all’Università di California, Berkeley e Santa Cruz (1980).

3. Come professore ordinario insegna alla Facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Ferrara.

4. Pubblica negli anni ’70: L’inferma scienza. Tre saggi sull’istituzionalizzazione della sociologia in Italia (con Giuliana Chiaretti e Gianni Massironi), Bologna, Il Mulino 1975; Stato di famiglia. Bisogni, privato, collettivo, Milano, Etas 1976; Interferenze. Lo Stato, la vita familiare, la vita privata (con Renate Siebert-Zahar), Milano, Feltrinelli 1979. Più avanti, nel 2008, Il lavoro e la cura. Imparare a cambiare, Torino, Einaudi.

5. Con Helga Nowotny, Time to Care in Tomorrow’s Welfare Systems, Vienna, 1986; (a cura) Tempi di vita. Studi e proposte per cambiarli, Milano, Feltrinelli 1991.

6. È Presidente dell’International Association for the Study of Racism di Amsterdam. .

 

 

Category: Donne, lavoro, femminismi, Editoriali

About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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