Cristina Biondi: 5. Nuovo Dizionario delle parole italiane. “L’altra metà del Cielo” e “Libero amore”

| 30 luglio 2018 | Comments (0)

PLURALITÀ DI OPINIONI
I sostantivi plurali si prestano alle generalizzazioni e le generalizzazioni sono il terreno fertile sul quale nascono le opinioni e dalle opinioni discende, in linea diretta, la politica. La libertà di opinione va salvaguardata, come un animale che rischi l’estinzione, o per lo meno la distruzione del suo habitat naturale, la democrazia: i regimi totalitari sono i suoi nemici giurati. Si dà per scontato che essa sia un bene, ben pochi pensano che a volte sarebbe meglio avvalersi della facoltà di non rispondere a tutte le domande, come invece fanno gli opinionisti di professione, di non parlare di argomenti sui quali non si ha nessuna competenza. La più importante qualità dell’esperto è la cautela e sarebbe un bel guaio se anche la matematica fosse un’opinione.

LIBERTÀ DI SCELTA
Se tu potessi scegliere preferiresti vivere in uno stato islamico o nell’America di Trump? Per carità non rispondete, soprattutto non rispondete mai a domande che pongono in alternativa due impossibilità: preferiresti essere negro o cinese? Il primo quesito che gli adulti pongono a creature innocenti è: “Vuoi più bene alla mamma o al papà?” Ma vi sembrano cose da chiedere?
Non si sceglie dove nascere, non si decide di che sesso essere, né dipende da noi il risultato della somma di due più due.
Se pensate che si possa ipotizzare, fantasticare sulle scelte, magari tentando poi di imporre, consigliare, suggerire, state semplicemente cercando di mettere le opinioni al posto della Verità.
La scelta compete a chi la deve fare, in quell’unico, irripetibile prodursi di circostanze. La scienza e la liturgia cercano la ripetizione, ma parliamo di esperimenti e di riti, utilissimi se non si propongono invasioni di campo. La cosa più difficile è stare zitti, rinunciare al ruolo di protagonisti, al “so tutto io”.
Confrontandoci con il Bene, non siamo nemmeno in grado di fare ciò che vorremmo fare, figuriamoci se possiamo imporre una morale agli altri. Siamo tutti peccatori, colpevoli, quindi è meglio accettare di vivere in un regime di libertà vigilata, a casa nostra, piuttosto che andare in giro in uno stato islamico o nell’America di Trump a pontificare a destra e a manca.

PENTITI
Un tempo i pentiti affluivano ai confessionali, oggi parlano nei tribunali. Il pentitismo è un fenomeno che riguarda questi ultimi, il temine è un po’ sinistro e ha un sinonimo ancora più inquietante: collaborazionismo. Il sacramento della confessione non prevede il tradimento, né dei propri segreti, né di quelli altrui e l’espiazione dei peccati segue percorsi estranei alla giustizia umana. Il tradimento è da sempre ritenuto un’infamia e le sue conseguenze sono nettamente diverse a seconda di chi ne è la vittima. I Buoni soccombono al tradimento come agnelli al macello, i Cattivi si vendicano, nel modo più atroce possibile, nella convinzione che la colpa più grave sia cambiare campo, violare le regole dell’omertà. Il proprio complice non necessariamente è un amico, a volte è un sottoposto, intimidito e ricattato, ma guai se si allea con le Forze dell’Ordine. Difficilmente una Potenza Oscura si inqueta nel vedere un proprio adepto avviarsi a un confessionale, così come sono pochi tra coloro che frequentano le Chiese a sapere che il primo significato di “martirio” non è sacrificio di sé, ma testimonianza.

TRANSGENDER
Oggi c’è una gran tolleranza nei confronti di chi ha un Dio per conto suo o di chi è un buon diavolo, quasi nessuno ha chiaro il motivo per il quale è venuto al mondo, incertezze e confusioni vengono accolte e affrontate evitando ogni dogmatismo, purché non si discuta intorno al genere. Accantonata la questione, annosa e mai risolta, del sesso degli angeli, sempre avvolti in lunghe vesti, è impossibile rinunciare a un’idea semplice, che ogni genitore deve accettare: il sesso è una realtà di fatto. Pazienza se volevate un maschio e vi è nata una bambina, i vostri desideri non modificano la situazione, meglio fare il corredino giallo o verdino, così non si sbaglia.
La modernità va affrontata con intelligenza e apertura di vedute, è da considerarsi realtà di fatto, anche la mappa cromosomica: XY è maschio, XX è femmina e se esistono altre combinazioni vanno ascritte a patologie, a sindromi ben definite.
È noto che i bimbi almanaccano sul sesso immaginando le cose più strane e che la mente umana è abitata dalle fantasie erotiche più bislacche, ma solo i matti negano le realtà di fatto e costruiscono un mondo tutto loro. Se il sesso non è più da assumersi come una decisione del nostro Creatore, cos’altro riusciremo a sdoganare dal campo del reale?
Domande per i teologi: siamo sicuri che il serpente che tentò Adamo ed Eva fosse maschio? Se fosse stata femmina, Adamo avrebbe ceduto per primo? Un serpente femmina è una creatura transgender?

FAMIGLIA
Dio, Patria e Famiglia: un Dio, una Patria, una famiglia. La grandezza di Dio è incommensurabile, la Patria è grande e può veder modificare i suoi confini: se ci va bene annettendo nuove terre, se ci va male perdendo province e città. La famiglia può essere estesa o nucleare, la prima include sempre qualche creatura bislacca, che essendo dei nostri, ci apre al mistero delle differenze senza rigettarle: anche lo zio prete, il cugino emigrato che parla inglese e qualche parola del dialetto stretto della Gallura, la nonna ipocondriaca e il cognato alcoolista sono nostro zio, nostro cugino, nostra nonna e nostro cognato. La famiglia nucleare è lo stretto indispensabile per procreare ed essere procreati e oggi risente dell’affannosa e sconsiderata ricerca del superfluo. L’amante di mamma e quella di papà, presenti sin dalla notte dei tempi come minacce per l’unità familiare, oggi sono trattati alla stregua di beni, o mali, necessari, anche se va riconosciuto (o disconosciuto) che molti figli non sarebbero venuti al mondo senza il loro volonteroso contributo. Il nucleo familiare può venir scisso, rilasciando nell’ambiente scorie nucleari con un tempo di decadimento dei loro possibili effetti di instabilità, di infelicità e di nevrosi di almeno cinquant’anni. Instabilità, infelicità e nevrosi esistevano anche prima della scissione familiare, essendo presenti già allo stato di natura.

MATRIMONIO E DIVORZIO
Il matrimonio non è più indissolubile, è avvenuta l’eclissi di una certezza. Si può divorziare diventando ex moglie ed ex marito, l’amante può diventare moglie o marito, a seconda del proprio sesso, ma anche a prescindere dal proprio sesso. Ciò che prima poteva aver luogo solo per l’intervento della Nera Signora, oggi avviene grazie alla sentenza di un giudice, così invece di diventare buonanima, si diventa semplicemente di troppo, con la necessità di alimenti, divisione dei beni e risarcimenti vari.
È sempre più arduo condurre una doppia vita, basata su una rigida divisione dei ruoli, la moglie da una parte e l’amante dall’altra. Una volta raccontare bugie era necessario ma relativamente semplice, era sufficiente avere buona memoria e una certa dose d’inventiva. Alla moglie si chiedeva pazienza, un certo grado di miopia, una discreta ignoranza circa le possibilità che la vita amorosa offriva a chi non si attenesse scrupolosamente ai consigli del proprio confessore e un’incapacità di immaginare nuovi orizzonti. All’amante si chiedeva di non pretendere l’impossibile, di non essere gelosa dei privilegi concessi alla consorte, titolare di parecchi diritti (ciò che è legittimo è legittimo: non ci piove) e di non cercare di diventare la moglie, evitando di sperare che la separazione dei coniugi avvenisse per mano di Colei che sola aveva il compito di dividerli a tempo debito.
Oggi le donne hanno ufficialmente il diritto di parlare, di dubitare, di sospettare, di indagare, di tradire, di andarsene, di divorziare, di risposarsi e di divorziare di nuovo. Invece di cercare le tracce di rossetto sulla camicia, sondano direttamente l’inconscio, guidate da abili psicologhe di provata esperienza. L’uomo ha perso la superiorità che un tempo gli dava la sua prepotenza, e deve stare molto attento, perché, quando gli girano le palle, gira anche tutta la giostra.

SENZA FAMIGLIA
Recentemente si è posto l’accento sul fatto che non esiste un termine che indica il genitore che ha perduto un figlio, mentre chi perde il coniuge è vedovo o vedova, chi perde i genitori è orfano. Nessun vocabolo indica nemmeno colui che perde la propria famiglia, ci sono i divorziati e le divorziate, ma non è stato ancora coniato un termine specifico per i loro figli. I bambini illegittimi in passato nascevano senza famiglia e potevano ricevere le cure di uno dei genitori, più raramente di entrambi, o venir abbandonati nella ruota degli esposti. Oggi è inammissibile ricorrere a termini come “bastardo” o “figlio di buona donna”, se non in senso figurato, nessuno è più tenuto a vergognarsi delle circostanze nelle quali è venuto al mondo.
I figli dei divorziati perdono la loro famiglia d’origine, ma vengono incoraggiati a non piangere sul proprio destino, in fondo “famiglia” è un termine astratto, non è morto nessuno, tutt’al più qualcuno è sparito senza pagare gli alimenti, ma non per questo si muore di fame. Non di rado i bimbi vengono inseriti in complesse reti familiari e talvolta godono dell’affetto dei cani e dei gatti di casa (anche la casa è un problema, ma non sta ai ragazzini risolverlo, per questo ci si rivolge ai tribunali). C’è un certo imbarazzo nel suggerir loro come debbano riferirsi al nuovo compagno di mamma o alla nuova compagna di papà, i termini patrigno e matrigna sono carichi di risonanze negative, va benissimo chiamarli con il nome di battesimo, ma non è facile precisare i ruoli, disegnare gli alberi genealogici.
I figli dei divorziati sono invitati a vivere in modo aperto, fiducioso, a essere possibilisti, a darsi vasti orizzonti: in fondo le potenzialità di Alessandro Magno si sono realizzate pienamente nonostante la separazione dei suoi genitori. Non tutti i padri che ripudiano la moglie hanno avuto l’accortezza di porre accanto al figlio un precettore come Aristotele, non tutti i genitori di buona volontà, una volta risolte civilmente le questioni patrimoniali, riescono a prevedere come giungeranno a maturità i figli che hanno visto naufragare la propria famiglia di origine. Certo non devono lasciarsi condizionare né dal mito di Medea, né dai sospetti che gravano sulla morte di Filippo il Macedone.

FIGLI UNICI
“Nuttata persa e figghia fimmina” recita un proverbio siciliano. Così un padre poteva esprimere la propria delusione in tempi di abbondanza, oggi succede di perdere una sola nottata in tutta la vita e allora non conviene fare troppo i difficili. Si attacca un bel fiocco rosa al portone e ci si dichiara appagati: chi non ha il pane può accontentarsi di una brioche.
È difficile mantenersi saldamente maschilisti quando l’unica erede accentra su di sé tutte le aspettative della famiglia, non le si chiede più di tenere gli occhi a terra, ma si spera che impari a guardare lontano invece di sperperare l’eredità che le verrà da mamma e papà, dai nonni e dalle nonne, dagli zii scapoli o precocemente divorziati e dalle zie nubili che hanno preferito la professione al matrimonio.
Dopo il boom demografico si è giunti alla politica del figlio unico, senza nemmeno la necessità di misure dissuasive imposte dallo stato. Certo, quando il piccolo, o la piccola, cresce si avverte una certa nostalgia per la dolcezza del primo sorriso, per la tenerezza dei primi abbracci, per l’emozione dei primi passi e, per non lasciarsi cogliere dalla tentazione di mettere al mondo un altro figlio, si scattano migliaia di fotografie, si girano centinaia di filmini, in modo da saturare ogni vuoto riproducendo all’infinito sempre la stessa, identica creatura.

LIBERO AMORE
La nostra è stata la generazione del libero amore e giovani cantanti infiammavano i nostri cuori dando voce agli eroi e alle eroine dei nostri tempi. C’era chi proponeva alla donna amata di prostituirsi per una motocicletta, chi rivelava alla dolce amica di una sera che lui doveva squagliarsela subito, perdutamente innamorato di un’altra (perché non dirlo prima?), chi non accettava di venir giudicata se si era tolta la curiosità di vedere la differenza tra lui e te (nulla di pornografico, però). Una nuova mentalità ha fatto cadere nel dimenticatoio parole come “seduttore” e “cornuto”, termine oggi usato solo per indicare i discendenti dei vichinghi, mentre, chissà perché, “puttana” è un termine che ricorre ancora molto spesso, soprattutto nell’accezione: “Stiamo andando a puttane con tutto”.
Oggi il delitto d’onore si chiama femminicidio e il divorzio pone termine senza moralismi a vicende di ordinario squallore. È possibile anche dedicarsi a pratiche sadomaso, dotandosi di tutta una gadgetteria a basso costo: guinzagli borchiati, stivali in finta pelle, peccato invece che sia troppo costoso affittare un castello, l’unico ambiente adatto a tali pratiche. Leggendo testi impegnati e intelligenti, anche se non illustrati, si potrebbe scoprire che sadismo e masochismo non sono complementari, quindi bisogna rinunciare all’illusione che la coppia possa restare unita grazie alla perversione: alle vittime dei sadici il gioco non piace, le compagne dei masochisti dopo un po’ si stufano di recitare la loro parte e, soprattutto d’estate, si rifiutano di indossare la pelliccia se non è ecologica (ma allora che gioco è?)
Insomma non c’è modo di tener unita la coppia e oggi si lascia correre se i figli dei divorziati scrivono “familia” senza la “g”, per poi metterla nella parola “famigliare”.

L’ALTRA METÀ DEL CIELO
Donna, sostantivo femminile, ammette due plurali: donne e uomini. Molti plurali maschili hanno la capacità di assorbire completamente il genere femminile: “Gli uomini primitivi hanno compiuto migrazioni che dall’Africa li hanno portati ad abitare tutte le terre del globo”; “Gli Italiani amano gli spaghetti”; “I cattolici non ammettono il divorzio”. Anche al singolare la donna può diventare l’uomo: “L’uomo ha abitato le caverne”; “L’uomo non è dotato di pelliccia (ma la donna a volte sì)”; “L’uomo possiede il linguaggio”. Ma è soprattutto il plurale a contenere entrambi i generi. I plurali femminili non hanno la stessa capacità di contenere l’elemento maschile, contrariamente a quanto avviene a livello anatomico. L’uomo ha minor difficoltà ad ammettere di avere tra i propri avi le scimmie che a ricordarsi di essere stato contenuto dall’utero materno. L’istinto dei maschi è claustrofobico, li spinge alla fuga: i più coraggiosi vanno a scalare montagne, a scoprire nuove terre, con un gran desiderio di lasciare l’orbita terrestre, partendo senza nemmeno salutare i parenti stretti. Essere delle femminucce è ciò che di peggio può succedere loro, meglio le trincee in prima linea, gli sport estremi, ben venga il turpiloquio negli spogliatoi delle palestre, le grossolanità da caserma, l’incuranza e l’incoscienza.
La donna e le donne da un po’ di tempo si sono stufate di essere l’uomo e gli uomini in modo generico e, per così dire, asessuato. C’è chi ha deciso di corrispondere all’idea di uomo, tatuandosi come un marinaio e bestemmiando come un carrettiere, e chi invece desidera dissociarsi da imprese come la guerra, lo stupro, l’atomica, tentando la velleitaria impresa di salvare il genere umano (sostantivo maschile).

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Category: Donne, lavoro, femminismi, Fare Inchiesta, Libri e librerie

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