Anna Rollier: Apoteosi del gene. Storia e apparente successo di un paradigma

| 15 Gennaio 2016 | Comments (0)

Diffondiamo da nuovamente.org questa conversazione con Anna Rollier

Il mio contributo riguarda il metodo scientifico contrapposto al concetto di dogma. Vi parlerò del concetto di dogma dentro la scienza.

Come genetista molecolare […] vorrei raccontarvi molto succintamente quella che chiamo «l’irreversibile ascesa del dogma del primato del gene» quale concetto fondamentale per spiegare la sostanza del biologico, la struttura e la centralità assoluta del gene. In verità non è vero che il dogma del gene come concetto fondamentale sia in irreversibile ascesa – si potrebbe affermare anzi che è un’ascesa del tutto reversibile. Infatti quello che io adesso vado a raccontare è la sua ascesa e l’inizio del suo declino. Sostanzialmente per non impadronirmi di qualcosa che non è mio vi racconto la storia di un libro che amo moltissimo, Il secolo del gene, un piccolo libretto di Evelyn Fox Keller, epistemologa, fisica e biologa che si è occupata molto del concetto di scienza, di gene e del rapporto tra scienza e gene.

Il gene, dunque. Questa parola ha un inizio, in realtà preceduto dall’uso della parola «genetica»; nel 1906 è stato deciso che esisteva un nuovo e vigoroso ramo della fisiologia al quale si dava il nome di genetica, il risultato del fatto che una quarantina d’anni dopo che Mendel aveva scritto i suoi lavori questi erano stati recuperati, e ci si era resi conto che contenevano un messaggio molto importante – mentre dopo la loro prima pubblicazione nessuno se ne era accorto e nessuno aveva reagito.

Dopo il recupero delle pubblicazioni di Mendel è nato l’interesse per quella scienza che poi è stata chiamata genetica; dopo la nascita del termine genetica è nato il termine gene e la cosa interessante è che questo termine, che dal 1909 a oggi è rimasto fondamentale e ha determinato la scienza di un secolo, è nato senza contenuto, che cosa fosse il gene non lo sapeva assolutamente nessuno. Quando fu deciso di ricorrere al termine gene fu ritenuto che esso esprimesse semplicemente il fatto che molte caratteristiche dell’organismo sono specificate da particolari condizionanti e determinanti. Non si sapeva cosa era la genetica e non si sapeva cosa era il gene – una molecola, un’entità, non si sapeva nulla, e praticamente tutta questa situazione è durata per quarant’anni, nel senso che per quarant’anni si è continuato a discutere delle leggi di Mendel, a parlare del fenomeno dell’ereditarietà.

Dunque esisteva questa stranissima concomitanza per cui da una parte c’era qualche cosa di molto specifico, cioè i piselli gialli, verdi, lisci, rugosi, com’erano per ogni generazione, se erano omozigoti o eterozigoti, quindi da una parte moltissimo contenuto e dall’altra parte ciò che era l’unita di misura di questo contenuto, il gene, era un punto interrogativo. Di fatto, per quarant’anni si è continuato a parlare di geni: chi diceva che questi geni esistevano veramente, chi li metteva in dubbio, chi invece, come Thomas Morgan, il padre della genetica formale, diceva di non sapere se essi fossero veri o finti perché nemmeno i genetisti li conoscevano con precisione. […] Insomma c’era ogni sorta di posizione. Succede che questa parolina brevissima, gene, che era stata coniata anche perché comoda da usare, cominciava però già ad assumere una valenza simbolica tipica del dogma.

Finalmente, e siamo nel 1943, c’è la prima udienza scientifica dove ci quattro signori dimostrano che esiste una base fisica di questa trasmissione genetica. Lo dimostrano nei batteri, e questa base fisica è una molecola che si conosceva benissimo ed è l’acido desossiribonucleico. A partire da questo momento pian piano le cose si compattano fino ad arrivare a una situazione dove tutto è coerente nel senso che dopo questa dimostrazione del fatto che la base fisica, il vettore dell’informazione genetica, è il DNA si passa nel 1953 nel momento in cui Watson e Crick dimostrano la struttura della doppia elica, e con questa dimostrazione ha inizio l’era della genetica molecolare che pian piano soppianta la genetica formale. C’è un grandissimo sviluppo di questa disciplina che diventa molto importante, i progressi sono estremamente veloci e comincia il periodo in cui sempre di più si attribuiscono cose che riguardano la biologia al gene, al DNA, per arrivare finalmente al 1975, anno di inizio dell’utilizzo della tecnologia del DNA ricombinante, e si scoprono degli enzimi che come forbici tagliano il DNA in punti specifici e permettono di tagliare il DNA in punti diversi e di riappiccicare molecole di DNA diverse: nascono così degli organismi inventati dall’uomo, si mettono geni umani in cellule batteriche e viceversa, e diciamo che questo è il momento di massimo trionfo della visione deterministica e riduzionistica con cui si pensa che il DNA e il gene siano tutto e determinino tutto.

Questo periodo, quello che abbiamo vissuto negli ultimi anni, è esattamente quello in cui almeno una volta alla settimana esce sui media un articolo che dice che è stato scoperto il gene dell’omosessualità, o il gene della tendenza a tradire il marito, o il gene dell’alcolismo etc. Questa visione evoluzionista ha un successo mediatico enorme. La comunità scientifica ci crede, i cittadini ci credono ancora di più e a questo punto si inserisce un avvenimento che è assolutamente catastrofico, nel vero senso del termine, nel senso in cui è partito il progetto genoma umano negli anni Novanta. Nel 1985 viene fatta la proposta, vi è un po’ di scetticismo, e finalmente nel 1990 parte il progetto genoma umano, nome ambiguo perché come progetto internazionale per il sequenziamento del genoma dell’uomo, del genoma di 26 specie batteriche tra cui lo streptococco, che è il batterio adorato dei biologi molecolari, e il moscerino della frutta, carissimo alla genetica formale. In realtà la parte sull’uomo del progetto genoma va molto a rilento; si era deciso che sarebbe terminato nel 2000, nel 1997 era stato sequenziato meno del 3% del genoma umano, poi stranamente c’è un’accelerazione improvvisa per cui nel settembre del 1999 viene sequenziato il 20% e nel dicembre del 1999 il 50% e nella primavera del 2000 si annuncia il completamento del sequenziamento.

È l’apoteosi del gene: la cosa interessante è che l’apoteosi del gene in realtà è stata il momento storico che ha posto le basi dello “scalzamento” del gene come centro di tutta la biologia.

Trascrizione dell’intervento registrato a cura di Nuovamente

 

Category: Donne, lavoro, femminismi, Storia della scienza e filosofia

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About Anna Rollier: Anna Rollier è Docente di Genetica presso il Dipartimento di Biologia e Genetica per le Scienze mediche alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Milano. Si è occupata dello sviluppo delle biotecnologie procreative e del rapporto tra biotecnologie ed etica. Con altre autrici ha pubblicato Un'appropriazione indebita (Milano, 2004) e La coscienza del corpo (a cura di Luciana Percovich, Bologna, 2006).

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