Silvio Bergia: Il darwinismo, scienza e fede

| 29 Novembre 2012 | Comments (0)

 

 

 

 

Chi scrive non è un biologo, e quello che ha in qualche misura appreso sull’evoluzionismo gli viene dalla lettura di un libro scritto da esperti del campo anni fa[1]. È naturalmente più che pronto a recepire le critiche che potranno essere espresse da addetti ai lavori e a correggere quanto nel seguito proverà a dire. Quanto poi all’interesse specifico per come le Chiese si sono confrontate con il darwinismo, esso gli si è destato, in modo particolare, seguendo la versione italiana di una trasmissione televisiva della BBC che ricordava le prime reazioni suscitate nella Church of England dalla comparsa del trattato sull’“Origine delle specie”, e, in particolare, la pubblica presa di posizione dell’allora arcivescovo di Canterbury, il quale, rivolgendosi a un ampio pubblico, ebbe a dire che il darwinismo, per qualcuna delle sue conseguenze, avrebbe affossato  il cristianesimo, e andava pertanto respinto in blocco.

Sarebbe certamente interessante seguire l’evoluzione successiva della posizione presa da quella Chiesa al riguardo, ma, per noi, lo è certamente di più richiamare l’atteggiamento, o i successivi atteggiamenti, della Chiesa Cattolica. Anche a questo proposito chi scrive deve confessare di non avere letto, salvo un’eccezione sulla quale tornerò, documenti originali e di non aver seguito con attenzione particolare quanto i suoi esponenti hanno espresso nel corso dei decenni più recenti.

Ricorrere al web, o a Internet, se preferite, come farò qui di seguito, non è quanto di più rigoroso si possa fare. Mettiamola così: di una cosa almeno sono sicuro: che i documenti firmati che vi si ritrovano sono autentici. Se poi un lettore dovesse trovare che qualcosa che riporterò qui non corrisponde ai fatti e ai detti, sono più che pronto a fare ammenda.

Per cominciare, riporto qui di seguito, a mo’ di introduzione, un passo di Wikipedia:

≪Sin dalla pubblicazione de L’origine delle specie di Charles Darwin le gerarchie della Chiesa cattolica hanno lentamente definito e rifinito la loro posizione sulla teoria dell’evoluzione evitando inizialmente di prendere una posizione ufficiale, contrariarmene a quanto fecero quelle delle chiese protestanti che, maggiormente legate ad una interpretazione letterale della Bibbia, immediatamente avversarono il pensiero darwiniano. Fino ai primi anni del XX secolo, nel mondo cattolico si riscontrava una generale ostilità all’evoluzionismo, tuttavia in quel periodo la Chiesa non prese mai una posizione ufficiale sulla questione. Nel corso del XX secolo alcune alte gerarchie ecclesiastiche con pubbliche affermazioni e documenti ufficiali hanno affermato che la fede cattolica e l’evoluzionismo, in particolare riguardo all’origine dell’uomo, non sono in conflitto; diversi papi si sono esplicitamente espressi favorevolmente riguardo alla conciliabilità dell’evoluzionismo con la fede cattolica.≫

Fede cattolica ed evoluzionismo non sono dunque oggi in conflitto, in particolare riguardo all’origine dell’uomo. È un punto importante: la Chiesa Cattolica non respinge, o condanna, il darwinismo. Ma il passo che ho riportato, necessariamente di per sé sintetico, non entra nel merito di quanto affrontato di volta in volta da portavoci di questa fede. Sul web si possono trovare al proposito vari documenti. Bruciando un po’ le tappe, passo a un evento relativamente recente: il seminario a porte chiuse su “creazione ed evoluzione” che Benedetto XVI tenne ai primi di settembre di quest’anno a Castel Gandolfo con i suoi allievi in teologia. Al quale, come documentazione, fu presentato un articolo, a firma Fiorenzo Facchini, uscito sull’Osservatore Romano il 16 gennaio 2006, e che ho trovato appunto su Wikipedia.

Facchini  è stato professore ordinario di Antropologia dal 1976 al 2005 all’Università di Bologna e docente di Paleontologia Umana nella Scuola di specializzazione in Archeologia dal 1985 al 2006. Attualmente è professore emerito della stessa università. Ed è sacerdote dell’Arcidiocesi di Bologna. È dunque un autorevole esponente di entrambi gli schieramenti. Mi fa piacere ricordare, in questa occasione, che abbiamo partecipato insieme per alcuni anni alle varie riunioni del Consiglio della Facoltà di Scienze.

Se la Chiesa non condanna la teoria dell’evoluzione, vi sono modi di guardare al di là del quadro di fondo che essa propone sul quale possono ancora nascere dubbi e visioni in qualche misura alternative a quella condivisa dal mondo scientifico. E nell’articolo Facchini affronta questa tematica, conducendoci per mano alle risposte che la Chiesa può dare in merito a quei dubbi e quelle visioni.

E, per cominciare, scrive che possono porsi due interrogativi:

≪C’è spazio per la creazione e per un progetto di Dio? La comparsa dell’uomo rappresenta un necessario sviluppo delle potenzialità della natura?≫ E ricorda, al proposito, che ≪Giovanni Paolo II in un discorso a un simposio su “Fede cristiana e teoria dell’evoluzione”, nel 1985, affermava: “Una fede rettamente compresa nella creazione e un insegnamento rettamente inteso della evoluzione non creano ostacoli. […] L’evoluzione suppone la creazione, anzi la creazione si pone nella luce dell’evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo, come una ‘creatio’ continua”.≫

≪A questo punto – continua Facchini – può inserirsi il dibattito in corso sul progetto di Dio sulla creazione. Come noto, i sostenitori dell’Intelligent Design (ID) non negano l’evoluzione, ma affermano che la formazione di certe strutture complesse non può essere avvenuta per eventi casuali, ma ha richiesto interventi particolari di Dio nel corso dell’evoluzione e risponde a un progetto intelligente.

A parte il fatto che in ogni caso non basterebbero mutazioni delle strutture biologiche perché occorrono anche cambiamenti ambientali, con il ricorso a interventi esterni suppletivi o correttivi rispetto alle cause naturali viene introdotta negli eventi della natura una causa superiore per spiegare cose che ancora non conosciamo, ma che potremmo conoscere.

Ma così non si fa scienza. Ci portiamo su un piano diverso da quello scientifico. Se il modello proposto da Darwin viene ritenuto non sufficiente, se ne cerchi un altro, ma non è corretto dal punto di vista metodologico portarsi fuori dal campo della scienza pretendendo di fare scienza.≫

È così superata un’obiezione cui la generica adesione alla visione evoluzionistica lasciava ancora spazio. Ma il discorso non è ancora finito. Come scrive Facchini, ≪l’altro punto delicato è rappresentato dall’uomo, che non può considerarsi un prodotto necessario e naturale della evoluzione. L’elemento spirituale che lo caratterizza non può emergere dalle potenzialità della materia. È il salto ontologico, la discontinuità che il magistero ha sempre riaffermato per la comparsa dell’uomo. Essa suppone una volontà positiva di Dio. Maritain ha osservato che la trascendenza dell’uomo in forza dell’anima avviene “grazie all’intervento finale di una scelta libera e gratuita operata da Dio creatore che trascende tutte le possibilità della natura materiale”. Quando, dove e come Dio ha voluto, si è accesa dunque la scintilla dell’intelligenza in uno o più Ominidi. La natura ha la potenzialità di accogliere lo spirito secondo la volontà di Dio creatore, ma non può produrlo da sé. In fondo, è quello che avviene anche nella formazione di ogni essere umano ed è ciò che fa la differenza tra l’uomo e l’animale; un’affermazione che si colloca fuori dalla scienza empirica e, in quanto tale, non può essere né provata né negata con le metodologie della scienza.≫

Mi verrebbe fatto di sottolineare, per la loro efficacia, diverse frasi di questo brano. Ne seleziono una:

“ Quando, dove e come Dio ha voluto, si è accesa dunque la scintilla dell’intelligenza in uno o più Ominidi.”

Che coglie un punto centrale che non appare essere stato affrontato fino in fondo nel corso del processo che, dopo l’ostilità iniziale brevemente ricordata sopra, ha visto la Chiesa accettare il darwinismo. E che Facchini affronta esplicitamente nel suo articolo. Mi permetto qui di andare un po’ oltre. C’è stato un momento, scrive, quando, dove e come Dio ha voluto, si è accesa la scintilla dell’intelligenza umana. Mi permetto di dire – pronto a recepire al proposito critiche di esperti del mestiere – che l’intelligenza è andata sviluppandosi, nel ceppo che ha condotto all’homo sapiens, gradualmente nel corso dell’evoluzione. Forse che con intelligenza dobbiamo intendere qualcosa di più specifico? Ritorno all’ultimo capoverso dell’articolo di Facchini che ho qui riportato. In cui colgo un paio di frasi: quella di Maritain, che Facchini ricorda: “la trascendenza dell’uomo in forza dell’anima”; e due proprio sue: “L’elemento spirituale che lo caratterizza [l’uomo] non può emergere dalle potenzialità della materia”; e “La natura ha la potenzialità di accogliere lo spirito secondo la volontà di Dio creatore.”

Qui non si sta parlando di intelligenza, ma di spirito e di anima (che sono forse la stessa cosa). Non è che di fatto ci stiamo chiedendo di “Quando, dove e come Dio ha voluto, l’uomo è stato dotato di un’anima immortale?” Non so se Facchini si stesse di fatto ponendo questa domanda. In ogni caso me la pongo qui io. E immagino che possa, a questo punto, venir fatto di chiederselo da parte di molti altri.

E la frase che ho riportato contiene una risposta: quando, dove  e come Dio ha voluto. Risposta che – mi permetto di pensare – sarebbe quella della Chiesa. Viene fatto di chiedersi se qualcosa da obiettare circa questa risposta ce l’avrebbe la Scienza. Ma la Scienza, di per sé, non ha nulla da dire su dogmi religiosi.

La Scienza no, ma la Ragione può provarci. Il nocciolo dell’argomentazione? Più o meno quanto segue. La specie umana, ci dice la teoria dell’evoluzione, è gradualmente emersa nel corso di un cammino evolutivo. Per centinaia di migliaia di anni è certo che non si potevano considerare uomini quei nostri remoti antenati. Bene, ma ci dovrebbe (potrebbe) essere stato un momento in cui si è verificata la transizione fondamentale, il passaggio ad esseri dotati di un’anima immortale. Un momento?

Diciamo meglio (appunto): quando, dove e come? Cominciamo dal dove: la concezione darwiniana tiene conto della separazione geografica fra sottogruppi di una specie. Il patrimonio genetico, medio o complessivo, di diversi sottogruppi presenterebbe qualche differenza. Che potrebbe aver privilegiato uno di essi. Che poi si sarebbe, attraverso mutazioni, arricchito di qualità ulteriori.

Secondo la visione della Chiesa, è in ogni caso nel corso di questo cammino che dovrebbero essere nati i primi uomini, caratterizzati per l’appunto da un’anima immortale. Seguiamo – si fa per dire – la storia di questo sottogruppo privilegiato. Sembra sufficientemente chiaro, direi, che non si può sottoscrivere che Dio abbia dotato di un’anima immortale tutti i membri di una data generazione. Già, perché quando nasce una nuova generazione? Tutti i giorni, nel seno di una popolazione sufficientemente numerosa, nascono nuovi esserini (che, se poi non fosse così numerosa, potremmo riproporre il discorso parlando di mesi anziché di giorni). Insomma, non c’è uno stacco netto fra una generazione e la successiva (ammesso che si possa parlare di generazioni successive). Si dirà: Dio avrà comunque deciso che, da un certo momento in poi, tutti i nuovi nati avrebbero avuto in dono un’anima immortale. E perché? Perché proprio da quel momento? Si dirà: perché era avvenuto un cambiamento epocale nel patrimonio genetico.

La Ragione sta qui cercando una via d’uscita avanzando da un lato un’ipotesi azzardata sulla peculiarità di una particolare mutazione genetica, e dunque interferendo con la Scienza, dall’altro permettendosi di proporre un corollario a un dogma di Fede. Chi scrive, non stimandosi un gran che neppure come logico è più che pronto a prestare attenzione a visioni alternative.

Anche perché, passando al come, le cose non migliorano, anzi! Nel patrimonio genetico di chi? Di tutte le coppie che, da quel momento in poi, mettevano al mondo un figlio? Non credo che la genetica, supporto microbiologico alla teoria dell’evoluzione, potrebbe in alcun modo avallare una riposta positiva a questa domanda: non tutti gli esseri viventi del gruppo privilegiato cui accennavo nel capoverso dedicato al dove avrebbero subito quella mutazione, avrebbero anzi costituito una esigua minoranza; per diverse coppie sarebbe poi successo che uno solo dei componenti l’avesse subita; i membri della prole delle coppie privilegiate si sarebbero accoppiati con discendenti delle altre. E così via.

Insomma, per quanto abbia provato a “Ragionarci” sopra chi scrive non trova una risposta. E, per finire, pone un’altra domanda: quando, dove e come, e da chi, posto che Adamo ed Eva sono da tempo di fatto diventati (affascinanti) personaggi mitici, è stato commesso il peccato originale?

 

 

 


[1] Edmund W. Sinnott, L. C. Dunn, Theodosius Dobzhansky, Principles of Genetics, McGraw-Hill Book Co./Kōgakusha Co., 1958.


Category: Culture e Religioni, Dibattiti, Storia della scienza e filosofia

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About Silvio Bergia: Silvio Bergia ha tenuto corsi di Metodi Matematici della Fisica, Relatività e Filosofia della Fisica per il corso di laurea in Fisica dell'Università di Bologna, presso il cui Dipartimento di Fisica ha svolto gran parte della sua attività di studio e ricerca in fisica. In particolare si è occupato delle particelle elementari, fondamenti della meccanica quantistica e della relatività generale, cosmologia e storia della fisica, attività che continua a svolgere, pur essendo in pensione dal novembre del 2007, soprattutto seguendo laureandi e dottorandi. È autore dei libri: Dal cosmo immutabile all'universo in evoluzione (Bollati Boringhieri, 1995), Dialogo sul sistema dell'Universo (McGraw Hill, 2002), Fisica Moderna. Relatività e Fisica delle Particelle (Carocci, 2009).

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