Pier Cesare Bori: Le antifone “O” (2011)

| 21 Dicembre 2012 | Comments (1)

 

 

 

Riceviamo da Enrico Peyretti un ricordo di Pier Cesare Bori e il testo che Pier Cesare Bori ha scritto per commentare Le antifone O il 16 dicembre 2011. I due quadri che riportiamo sono stati fatti da Aldo Spiìzzichino che ha utilizato per farli dei modelli matematici

 

Enrico Peyretti: ricordo di un dicembre 2011 con Pier Cesare

L’anno scorso, uno di questi giorni di dicembre, andai a Bologna solo per un incontro che Pier Cesare fece alla Fondazione per ascoltare e commentare le “antifone O”, le antiche antifone gregoriane della novena di Natale, che cominciano tutte con l’invocazione O. “O Sapientia… O Oriens… o Emmanuel…”. Chi dice che solo i lefevriani, contro la liturgia popolare, apprezzano le antiche bellezze liturgiche? Pier era nel suo periodo abbastanza tranquillo fra la malattia e la recidiva, quest’anno. Spiegò ad una ventina di amici i testi, dai profeti, distribuendo anche fotocopie delle note musicali. Non  ritrovo ora quelle copie, con gli appunti. Sto riascoltando in google, mentre scrivo, quelle antifone. Mangiammo insieme in un bar. Lo preoccupava la notizia che il Comune di Casale sembrava accettasse un indennizzo in denaro per chiudere la questione amianto. Poi invece venne la sentenza di Torino. Ricordo quel giorno, quelle invocazioni di Natale, un sospiro infinito, teso e sereno. Capisco che dicessero molto a Pier. E’ venuto il suo dies natalis.

 

 

Pier Cesare Bori: appunti sulle antifone O (16 dicembre 2011)

Dopo breve silenzio, abbiamo letto e ascoltato il canto delle Antifone “O”. Le antifone “O” si cantano ai vespri degli ultimi sette giorni prima del Natale, la parte più intensa dell’Avvento. La loro origine è a Roma ai tempi di Gregorio Magno. Amalario, teologo e liturgista (Metz 770/780 – ivi, 850 circa) ne dà un interessante commento ((PL 105, 1265-1269).

La struttura: (a) “O”di ammirazione, “interiectio admirationis” ,“Signum quoddam admirabile et investigabile” (Amalario); (b) titolo del messia, e suo mirabile agire nella storia…c) invocazione: vieni…

I – 17 dicembre

O SAPIENTIA, quae ex ore Altissimi prodiisti,

attingens a fine usque ad finem fortiter suaviterque disponens omnia:

veni ad docendum nos viam prudentiae.

O Sapienza, che uscisti dalla bocca dell’Altissimo (Siracide 24, 5),

ti estendi da un estremo all’altro estremo e tutto disponi con forza e dolcezza (Sapienza 8, 1):

vieni a insegnarci la via della saggezza (Proverbi 9, 6).

II – 18 dicembre

O ADONAI, dux domus Israel,

qui Moysi in igne flammae rubi apparuisti, et in Sina legem dedisti:

veni ad redimendum nos in brachio extenso.

O “Adonai” (Esodo 6, 3 Vulgata), guida della casa d’Israele,

che sei apparso a Mosè nel fuoco di fiamma del roveto (Esodo 3, 2) e sul monte Sinai gli hai dato la legge (Esodo 20):

vieni a redimerci con braccio potente (Esodo 15, 12-13).

III – 19 dicembre

O RADIX Iesse, qui stas in signum populorum,

super quem continebunt reges os suum, quem gentes deprecabuntur:

veni ad liberandum nos, iam noli tardare.

O Germoglio di Iesse, che ti innalzi come segno per i popoli (Isaia 11, 10),

taceranno davanti a te i re della terra (Isaia 52, 15) e le nazioni ti invocheranno:

vieni a liberarci, non tardare (Abacuc 2, 3).

IV – 20 dicembre

O CLAVIS David et sceptrum domus Israel,

qui aperis, et nemo claudit; claudis, et nemo aperit:

veni et educ vinctum de domo carceris, sedentem in tenebris et umbra mortis.

O Chiave di Davide (Isaia 22, 22) e scettro della casa d’Israele (Genesi 49. 10),

che apri e nessuno chiude; chiudi e nessuno apre(Apocalisse 3, 7):

vieni e trai dal carcere colui giace nelle tenebre e nell’ombra di morte (Salmo 107, 10.14).

V – 21 dicembre

O ORIENS, splendor lucis aeternae et sol iustitiae:

veni et illumina sedentem in tenebris et umbra mortis.

O Astro che sorgi (Zaccaria 3, 8; Geremia 23, 5), splendore della luce eterna (Sapienza 7, 26) e sole di giustizia (Malachia 3, 20):

vieni e illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte (Isaia 9, 1; Luca 1, 79).

VI – 22 dicembre

O REX gentium et desideratus earum,

lapis angularis qui facis utraque unum:

veni et salva hominem quem de limo formasti.

O Re delle genti (Geremia 10, 7) e da esse desiderato (Aggeo 2, 7),

pietra angolare (Isaia 28, 16) che fai dei due uno (Efesini 2, 14):

vieni, e salva l’uomo che hai formato dalla terra (Genesi 2, 7).

VII – 23 dicembre

O EMMANUEL, rex et legifer noster,

expectatio gentium et salvator earum:

veni ad salvandum nos, Dominus Deus noster.

O Emmanuele (Isaia 7, 14), re e legislatore nostro (Isaia 33, 22),

speranza e salvezza dei popoli (Genesi 49, 10; Giovanni 4, 42):

vieni a salvarci, o Signore nostro Dio (Isaia 37, 20).

(utilizzo dalla rete senza disporne pienamente, di un saggio di M. Gilbert, su Civiltà cattolica a fine 2008)

Le antifone O si cantano ai vespri degli ultimi sette giorni prima del Natale, la parte più intensa dell’Avvento.  La loro origine è  a Roma ai tempi di Gregorio Magno. Amalario, teologo e liturgista (Metz 770/780 – ivi 850 circa) ne dà un interessante commento.

L’acrostico: ERO CRAS

La struttura:

a)“O”di ammirazione, “interiectio admirationis” (Amalario), PL 105, 1265-1269).“Signum quoddam admirabile et investigabile”

b) titolo del messia, suo agire nella storia…

c) invocazione: vieni…

1. La Sapienza, il Cristo Sofia

fortiter-suaviter: la sovranità pacifica, tema di tutto l’avvento

2. “Adonai”, quasi mai nella Vulgata, sta per Yhwh in Esodo 6, 3 (v).

Il Cristo è nel rovo ardente

3.Il Messia davidico, re d’Israele

4.La signoria, ripreso da Apc 3,7, la legge

Oriens, sol iustitiae.

5. Il Natale festa del sol invictus, dopo i giorni più brevi dell’anno (due volte riferimento alle tenebre). Ripreso nel Benedictus

6.Il Cristo opera l’unità tra gli umani che egli ha creato

7.Emmanuel attesa expectatio gentium (solo Vulgata) e salvezza dei popoli

Appunti:

Profonda cultura biblica, di ambiente monastico. Capolavoro della cultura romanica.

Non c’è teologia politica, il Messia non è il divus Caesar, egli appartiene in toto alla sfera divina (distanza dal Natale francescano, il presepio, il bambino, la povertà).

È una teologia contemplativa e poetica: “Per illud ‘O’ voluit intimare verba sequentia pertinere ad aliquam mirabilem visionem, quae plus pertinet ad mentis ruminationem quam ad concionatoris narratonem” (Amalario, che vi vede i sette doni dello Spirito).

I tre avventi: “Nella prima venuta egli viene nella carne e nell’infermità; nella seconda viene in spirito e in potenza; nella terza, viene in gloria e in maestà; e la seconda Venuta è il mezzo attraverso il quale si passa dalla prima alla terza” (Bernardo quinto sermone sull’Avvento).

La prima antifona ci avverte che qui si parla dell’avvento qui ed ora della sapienza.

Ci sono stati molto interventi, ma non sono in grado di renderne conto, senza appunti… Buone feste a tutte/i!

 


 

Category: Culture e Religioni, Pier Cesare Bori e la rivista "Inchiesta"

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About Pier Cesare Bori: Pier Cesare Bori (Casale Monferrato 1937- Bologna 2012) . Dopo aver svolto studi nell'ambito delle discipline inerenti alla giurisprudenza, alla teologia e alle scienze bibliche. Conosceva perfettamente più di dieci lingue (greco, latino, ebraico, arabo, cinese, francese, inglese, tedesco, russo ...) Pier Cesare Bori è stato docente, fin dal 1970, dell'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, ricoprendo l'incarico di professore di "Storia del cristianesimo e delle Chiese" alla Facoltà di Scienze Politiche, insegnando anche "Filosofia morale" e "I diritti umani nella globalizzazione".Direttore del "Master in diritti umani e intervento umanitario". Ha ricoperto l'incarico di professore invitato negli Stati Uniti d'America, in Tunisia, in Giappone. E' stato presidente di Amnesty International Emilia Romagna. Ha aderito alla religione dei quaccheri e organizzato a Bologna con un gruppo di amici incontri settimanali di meditazione. Ha tenuti per moltissimi anni conversazioni nel Carcere Dozza. Muore a 75 anni per mesotelioma da amianto respirato durante la sua infanzia e adolescenza a Casale Monferrato. La famiglia nell'annuncio funebre scrive infatti "Ucciso dall'amianto". Tra le sue opere: Chiesa primitiva (Paideia, 1974), Il vitello d'oro (Boringhieri, 1983), L'interpretazione infinita (Il Mulino, 1987). Ha studiato a lungo Tolstoj scrivendo L'altro Tolstoj (Il Mulino), e nella traduzione dal russo di Pensieri per ogni giorno (Edizioni cultura della pace) di cui ha curato la traduzione in arabo e l'edizione cinese, del discorso sulla dignità dell'uomo di Pico della Mirandola. Sul tema dell'etica interculturale ha pubblicato "Per un consenso etico tra culture" (Marietti 1995) e "Per un percorso etico tra culture" (Nuova Italia 1996). Dall’esperienza con i suoi studenti nelle carceri è nato il libro "Lampada a se stessi". Nel 2013 è uscito dal Mulino il suo ultimo libro CV (1937-2012) Il CV, curriculum vitae, è una sintesi della propria formazione e delle proprie esperienze. Un testo breve e ricco di informazioni, destinato a offrire un’immagine complessiva della propria persona e delle proprie opere. Ed è in forma di CV che Pier Cesare Bori, giunto a un momento critico della sua vita, ha voluto narrare la propria storia, inanellando date, luoghi, eventi, regalandoci un autoritratto sobrio e scarno, ma capace di insegnare molto a chi avrà voglia di leggerlo. L’autore si rivolge innanzitutto a una cerchia di giovani ricercatori e amici, cui raccomanda di non perdere di vista gli insegnamenti ricevuti in seno alle comunità che hanno contribuito alla loro formazione, nonostante i limiti che possono aver rivelato nel corso del tempo. Sono pagine piene di serenità e gratitudine, colorate dall’autoironia di chi vivendo ha compreso che la vita è un percorso pieno di passi falsi. Sono pagine dettate dalla certezza che la vita delle persone che lo hanno accompagnato in questo tragitto è più importante e interessante di una fredda elencazione di fatti, anche se istituzionalmente rilevanti.

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