Enrico Peyretti: La violenza italica durante la guerra italo-turca del 1911-12 sotto Giolitti

| 1 Dicembre 2015 | Comments (1)

Enrico Peyretti ci ha inviato questa segnalazione per non dimenticare
<Ora si fa giustizia sommaria cogli arabi ribelli. Il luogo del supplizio, che segue fulmineamente la cattura, qui dietro la caserma imperiale, al muro d’una casetta…E’ stato tutto il giorno uno schioppettio rabbioso e continuo… I nostri soldati hanno fucilato senza dare quartiere. Erano questi arabi sotto i luridi cenci carichi di armi e munizioni e certe donne ostentavano una prossima maternità per nascondere sotto le gonne sacchetti di cartucce destinati ai combattenti contro di noi…Un uomo e una donna, marito e moglie, due magnifici tipi di razza beduina e, d’altra parte due intrepidi portatori d’armi sono stati condotti davanti al solito muricciolo.
Si presero affettuosamente la mano, poi recitarono una preghiera. Volsero le spalle alle canne dei fucili spianati. Un comando secco: “fuoco sull’uomo!”. Uno scroscio, una vampa: la donna dovette lasciare la stretta della mano del marito perché questi, dopo avere vacillato, era caduto di piombo al suolo. Ma non si mosse. Attese la morte senza un brivido. Un’altra scarica, dopo il nuovo comando: “fuoco sulla donna!”, le spappolò il cervello. Un vecchio, che aveva dei lampi negli occhi, ma un’immobilità impressionante della maschera del volto, cadde pochi momenti dopo su questi altri cadaveri, colpito da venti proiettili, senza battere ciglio.
Un giovane levò alte le mani, in gesto ieratico e per tre volte gridò “Allah!”. Una vecchia, orribilmente brutta, fu dovuta denudare perché ostinatamente celava, sotto i suoi cenci puzzolenti, cartucce e stili e fingeva un eccessivo pudore, per non lasciarsi perquisire. E’ stata uccisa subito. I cadaveri restano, nelle loro giaciture orribili, esposti al sole ardente. Scene terribili, che possono far rabbrividire chi le sente narrare, non chi le ha vedute, non solo perché la guerra necessariamente attutisce i sensi di pietà e certe idealità del sentimento, ma perché un’inesorabile necessità di legittima difesa e di successo nelle operazioni di conquista e di colonizzazione le impongono.

I nostri soldati sono ebbri di vendetta…è ripagata l’ingratitudine e il tradimento di questa gente cui l’Italia aveva sporto la sua mano protettrice, amica e benefattrice…Sono stati appiccati incendi alle case dove si sospettano nascoste armi e munizioni. E’ un rogo immane. Si dice che un migliaio di arabi ribelli siano ormai stati giustiziati; altri cinquecento saranno deportati>
(La Stampa, 1/11/ 1911).
Era la guerra italo-turca del 1911-12 (sotto Giolitti!). Gli italiani si aspettavano che la popolazione li accogliesse come liberatori.

Quello che sconvolge è il fatto che chi descriveva tali atrocità (e probabilmente chi leggeva) le approvava senza riserve. Del resto, tutti gli eserciti hanno sempre fatto queste cose. L’arma disumanizza, non difende ma si arrende al proprio diavolo.

Category: Culture e Religioni, Guerre, torture, attentati

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About Enrico Peyretti: Enrico Peyretti (Torino, 1935) è un attivista italiano, intellettuale, impegnato nella ricerca per la pace e nel movimento per la non violenza. È stato presidente centrale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI) tra il 1959 e il 1961. Nel periodo del post-Concilio Vaticano II animò a Torino alcune realtà ecclesiali di base. Fondò nel 1971 (e diresse fino al 2001), assieme ad "alcuni cristiani di Torino", la rivista mensile il foglio (www.ilfoglio.info), che ancora oggi rappresenta una delle più interessanti esperienze di riflessione su tematiche religiose e politiche da parte del Cristianesimo di base. Ha insegnato storia e filosofia nei licei. Svolge attività come ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino (www.serenoregis.org), sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); è membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Università piemontesi. È un riferimento all'interno del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione. Tra i suoi libri: " Alcuni elementi per una filosofia della pace ", Scuola di pace, Città di Boves, Anno accademico 1993-94 ; Dall'albero dei giorni, Soste quotidiane su fatti e segni, Servitium, Sotto il Monte (BG) (1998); La politica è pace, Cittadella, Assisi (PG) (1998); Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino (1999); Dov'è la vittoria?, Piccola antologia aperta sulla miseria e la fallacia del vincere, Il segno dei Gabrielli, San Pietro in Cariano (VR) (2005); Esperimenti con la verità. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (RM) (2005); Il diritto di non uccidere. Schegge di speranza, Il Margine, Trento (2009);Dialoghi con Norberto Bobbio su politica, fede, nonviolenza , Claudiana, Torino (2011); Il bene della pace. La via della nonviolenza , Collana L'etica e i giorni, Cittadella Editrice, Assisi (2012)

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