Due modi di vedere Molenbeek: dopo e prima gli attentati terroristi a Parigi

| 15 Novembre 2015 | Comments (0)

 

 

 

Pubblichiamo due immagini di Mollenbeck : dopo e prima degli attentati terroristi a Parigi

1. Daniele Mastrogiacomo: Molenbeek, il quartiere di Bruxelles dove crescono i terroristi

Repubblica 16 novembre 2015

Molenbeek, il quartiere di Bruxelles assediato dalla polizia belga dove si sospetta si sia formato il commando che ha commesso gli attentati a Parigi del 13 novembre, ha tra la sua popolazione il 30% di musulmani. Il tasso di disoccupazione giovanile è del 40%, il 65% dei giovani stranieri non finisce gli studi, il 20% vive sotto la soglia di povertà. Numeri che parlano da soli.

A fotografare la situazione a Molenbeek è un reportage del giornalista del quotidiano la Repubblica , Daniele Mastrogiacomo.

È l’alba di domenica. Sono passate poche ore. Le strade sono vuote, i negozi chiusi. Girano solo gruppetti di giovani che ti scrutano. Sospetti, paura, molta rabbia. Ci sono decine di indizi, con le ore trasformati in prove, che puntano dritti verso questo grande quartiere a due passi dal centro di Bruxelles. Si chiama Molenbeek- Saint-Jean. Ma per tutti è Belgistan. Da almeno 25 anni. Da quando, dentro la piccola moschea del quartiere, lanciava i suoi appelli alla jihad il predicatore Bassam Ayachi, da tempo riparato in Siria tra le fila del Califfato assieme al figlio, Abdel, morto in combattimento.

La culla del jihadismo, la centrale del reclutamento dei foreign fighters in Europa, è un grande sobborgo dove tutto, perfino la stessa architettura fiamminga, ha assunto le sembianze di un quartiere maghrebino. Si parla arabo, come arabe sono le insegne dei negozi e dei ristoranti. Le donne girano velate, gli uomini si incontrano nei bar dove trascorrono gran parte delle loro giornate. Il 30 per cento dei circa 100mila abitanti è giovane. La metà sono disoccupati. Scuola abbandonata, molta droga, gioco d’azzardo, qualche rapina.

La religione, con la moschea e le lunghissime discussioni nelle sale da tè, è il collante di una comunità chiusa in se stessa. Ma il tempo, gli imam che si sono alternati nelle piccole scuole coraniche e la guerra in Siria e in Iraq hanno esaltato gli animi. Adesso Molenbeek oggi è una polveriera. Una roccaforte dell’islam radicale. La polizia lo sa molto bene. Controlla, interviene, ferma, arresta. Ma il ricambio è continuo.

Il reportage di Repubblica ricorda che proprio da questo quartiere in passato sono partiti, o comunque passati, alcuni autori di gravi attacchi terroristici.

Da qui sono partiti i finti giornalisti tunisini che uccidono Massoud in Afghanistan. Qui ha soggiornato a lungo uno dei due fratelli Kouachi, i killer di Charlie Hebdo; qui ha vissuto per mesi a casa della sorella Mehedi Nemmouche, l’autore della strage al museo ebraico di Bruxelles nel maggio del 2014; sempre qui viveva Ayoub el-Khazani, il terrorista armato di Ak-47 che nell’agosto scorso aveva tentato di aprire il fuoco a bordo di un treno Thalys diretto a Parigi. Qui era cresciuto Abdelhamid Abaaoud, 27 anni, nome di battaglia Abu Omar Soussi, considerato il regista occulto della cellula jihadista di Verviers, città belga del Vallone, smantellata il 15 gennaio scorso. Qui sono state acquistate la mitraglietta Scorpion e la pistola Tokaver usate nel negozio kasher a Parigi. Qui è stata noleggiata e poi parcheggiata per quattro giorni la Volkswagen Polo nera usata dal commando del Bataclan.


 

2. Chiara: Vivere a Bruxelles. Molenbeek lato oscuro?

blog Zingarate 21 febbraio 2014

1. Molenbeek-Saint-Jean, il cui nome già di per sé evoca il sacro terrore in molti Expats da poco a Bruxelles, che pensano che oltre la stazione metro di Sainte-Catherine e soprattutto oltre il Canal de Charleroi ci sia una specie di Triangolo delle Bermude , nel quale si viene risucchiati e ci si risveglia non già nudi in un fosso ecc. ecc. come il “cuggino” di Elio ma almeno con una diallaba e convertiti all’Islam se non semplicemente…senza portafogli.

Figurarsi, poi, vicino a Etangs Noirs o Ribaucourt o al Maritime…”Lasciate ogni speranza, o voi che passate”? Anche no.

A me il “lato oscuro” che si trova oltre-canale affascina molto, anche se non rientra tra le mie abitudini salutistiche l’andarci a passeggio da sola alle tre di notte.

Vero è che oggi la Commune, al di là della pessima reputazione   ha una connotazione altamente “esotica” e multietnica: numerose sono le moschee ed i bazar in stile Nordafricano, il vociare impertinente nelle piazze e nelle case ha forti accenti arabi, ancora si vedono bambini giocare per strada, e il mix generale è tra la nonchalance e lo “sgarruppato”…Si ha la viva sensazione di trovarsi nel quartiere di una città mediterranea e maghrebina, più che al Nord Europa.

Questo per la parte storica di Molenbeek. Perché, ne esistono altre?

Certo, c’è anche quella “bene” sviluppatasi a partire dagli anni Cinquanta nella parte alta, verso Karreveld e la Basilique di Koekelberg, lungo i Boulevards Machtens e Mettewie. Camminando lungo queste strade si potrebbe benissimo credere di essere nell’anonimato dei quartieri anni Sessanta di una delle Woluwe, o ad Auderghem, con la sola differenza  –non risibile, almeno per me– che la Stib sembra aver dimenticato di potenziare i collegamenti (per prendere la metro bisogna arrivare fino a Simonis o Bekkant) per cui il quartiere è sì “pettinato” ed addirittura appetibile (anche per i prezzi delle case, che per il solo fatto di essere “al di là” del Canale costano quasi la metà che nei Comuni che ho appena citato), ma un po’ più tagliato fuori per chi non può muoversi in auto e/o ha voglia di un po’ di vita. Resta in effetti una zona prevalentemente residenziale, il classico “deserto alla belga” dopo le 19.

Quindi, sì,  c’è anche la Molenbeek posh, ma è forse troppo tranquilla e banale perché se ne parli.

Torniamo dunque alla parte “bassa”, dove non ci sono più i grandi viali o i palazzi eleganti, e dove una numerosa popolazione di origine straniera (prevalentemente dal Maghreb, dall’ Africa sub-sahariana, dall’Europa centrale e dell’Est) vive in edifici più piccoli e spesso vetusti, in quartieri che in precedenza erano destinati alle fabbriche ed al terziario e che non hanno ancora perso del tutto le connotazioni derivanti dal passato industriale ormai sepolto , per cui mancano di aree verdi e di spazi destinati alla collettività.

Molti giovani che sono cresciuti qui cercano di restarci, un po’ per non tagliare il cordone ombelicale con la propria “gente”, ma soprattutto per motivi economici: i proprietari sanno che non avrebbero mercato se cercassero di  affittare un bilocale a 700 Euro e oltre come da altre parti, quindi i prezzi sono ancora abbordabilissimi.

La popolazione belga della classe media, invece, a lungo ha evitato di stabilirsi in quest’area, un po’ “giù di tono” nonostante l’impegno incessante dei Contratti di Quartiere .

In molte zone sono però iniziate già da anni vaste opere di ristrutturazione edilizia ed urbana, destinate a migliorare il volto della città: gli urban promoters hanno spesso fatto man bassa, comprando per una pipa di tabacco aree che nessuno voleva, riqualificandole e trasformandole in residences pieni di loft iperaccessoriati.

In linea di principio, il processo dovrebbe consentire di trovare il giusto mix sociale, ma in realtà per anni ha leggendariamente attirato solo persone che a Bruxelles cercavano un pied-à -terred’appoggio temporaneo o, vuoi per paura vuoi per snobismo, non partecipavano alla vita di quartiere, limitandosi a rientrare e ad uscire in auto: per loro, Molenbeek è stato a lungo solo il posto dove le case costano poco e dove bisogna fare attenzione uscendo dal garage perché i vicini guidano come terroristi

In ogni caso, nella parte di Molenbeek vecchia l’attuale City-Dev (ex SRDB) e gli immobiliaristi hanno spinto molto sull’acceleratore  per cui ora chi passa  lungo il Canale può restare sbalordito dalla successione degli edifici nuovi dai volumi architettonici alquanto interessanti, alle spalle dei quali ancora si svolge il mercato del giovedì mattina e ancora si vedono i pensionati marocchini che sorseggiano il proprio thé alla menta sul Parvis de Saint-Jean.

Già vi parlavo delle grandi strutture industriali, souvenir della Molenbeek-Manchester, ora riconvertite in ampi spazi polifunzionali a matrice culturale, come la già citata Bottelarij  l’Hotel Meininger, la Fonderie… A questi si affiancano interventi più puntuali e dalla matrice chiaramente residenziale, ma non per questo meno di pregio.

Un gioiellino architettonico è per esempio l’intervento di trasformazione delle vecchie brasserie Hallemans e la riqualificazione delle parti adiacenti, in un progetto chiamato Cheval Noir  .  Riuscito è, tra i molti, l’intervento Rive Gauche Les Quais, che ha dato –tra l’altro- un nuovo volto alla zona di Comte de Flandre.

Si parla molto del progetto di riqualificazione del gigante isolato di Tour et Taxi, con il progetto Tivoli e la creazione di una fascia a parco per l’Avenue du Port, in maniera tale da esaltare la ciclovia che arriva sino a Vilvoorde, e i promotori immobiliari –che in zona già avevano spinto Le Jardin des Fonderies– cominciano a mettere il naso anche nelle zone morte lungo la ferrovia.

Pur con circospezione, qualche belga ricomincia a riappropriarsi della zona più vecchia  Questo non  solo comprando i loft di super lusso pompati dalle agenzie immobiliari, che insistono –a ragione…ma talvolta in maniera volutamente subdola- sul fatto che si è letteralmente a due passi dal centro città [e in particolare dal mio quartiere preferito, Dansaert], non solo acquistando a buon prezzo  gli appartamenti nuovi proposti dalle società di sviluppo a finanziamento regionale, ma anche muovendosi per conto proprio e fregandosene se il loro per un po’ sarà l’unico nome non arabo sui campanelli dello stabile prescelto.

Credo sia esagerato, visionario e prematuro paragonare quanto sta accadendo a Molenbeek al processo di gentrification del South Bronx (“SoBro”) a New York, anche se qualche anno fa era facile richiamare alla mente lo slogan “The Bronx is Burning”…Certo è che l’area un suo fascino maledetto  e una sua pessima reputazione   ancora ce li ha, ma i livelli di pericolosità di un tempo e cosa si trova ora non hanno nulla a che vedere con gli estremi  della metropoli statunitense.

“Qualcosa è cambiato”, anche se per vedere i risultati di molti interessanti interventi puntuali credo ci vorranno anni

Consiglierei Molenbeek come zona per vivere a chi in città arriva ora?

Dipende da chi è il “chi” e da dove ha vissuto fino ad adesso, da quali sono le sue esigenze, i suoi programmi ecc. Se si arriva da una cittadina di provincia dove il volto più esotico è la cameriera filippina del Cumenda, e dove ci si può anche dimenticare l’auto aperta col cellulare sul sedile senza che succeda nulla…Beh, Molenbeek non è assolutamente il posto adatto.

Soprattutto, non la consiglierei a chi ancora non parla francese e non ha mai vissuto nella periferia di una grande città. Al limite, se parliamo di un neo-expat automunito, potrei indirizzarlo verso la zona “alta”, ma prima sarebbe secondo me più opportuno testare il mood di Bruxelles cominciando altrove.

Ci vivrei?

Dipende. Abituata a girare da sola anche tardi, muovendomi con i mezzi pubblici…eviterei sicuramente la zona “buona” di cui sopra, perché non rientra tra le mie aspirazioni fare centinaia di metri per andare a comprare il pane, o sorbirmi mezz’ora di autobus per arrivare alla prima fermata di metro.

Eviterei anche Porte de Ninove, ancora troppo indecisa e squallida nella sua identità urbana, che pur promette progetti visionari . La zona di Etangs Noirs?  Stiamo a vedere che succede.  Il Maritime? Ni, cambia molto da una via all’altra, ci sono ancora parecchie incognite per i miei gusti, anche se i nuovi interventi sono da tenere d’occhio.

Arriviamo al Canal e nel quartiere intorno a Comte de Flandre? Lì ci starei…anche domani.



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Category: Culture e Religioni, Osservatorio Europa, Osservatorio sulle città

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