Don Mario Cocchi: La bellezza dell’interiorità. Perché bisogna amare gli altri come se stessi?

| 30 Marzo 2015 | Comments (0)

 

 

La Pasqua 2015 si avvicina. Diffondiamo questa meditazione di Don Mario Cocchi

Il Concilio nella costituzione su Chiesa e mondo ci ricorda: L’uomo, in verità, non sbaglia a riconoscersi superiore alle cose corporali e a considerarsi più che soltanto una particella della natura o un elemento anonimo della città umana. Infatti, nella sua interiorità, egli trascende l’universo delle cose: in quelle profondità egli torna, quando fa ritorno a se stesso, là dove lo aspetta quel Dio che scruta i cuori là dove sotto lo sguardo di Dio egli decide del suo destino. Perciò, riconoscendo di avere un’anima spirituale e immortale, non si lascia illudere da una creazione immaginaria che si spiegherebbe solamente mediante le condizioni fisiche e sociali, ma invece va a toccare in profondo la verità stessa delle cose”. (n.14).

 

La nostra bella fede cristiana ci insegna che il nostro Dio è Amore: un’unità perfetta di tre Persone, il Padre. Il Figlio, lo Spirito Santo. Noi tutti veniamo da questa sorgente e siamo fatti tutti bene: siamo stati creati “a sua immagine e somiglianza”. Ciò significa che nel nostro io profondo si scatena un forte desiderio di amore. Intuiamo che quella è la strada della vera felicità.

Tutti ci teniamo a stare bene. Quando stiamo male facilmente prendiamo in seria considerazione le indicazioni che qualcuno di nostra fiducia ci ha dato.

Ma purtroppo qualcosa in noi e nel mondo non funziona in questo senso! “Corri, corri … che stress!

Qualcosa si è rotto: alcune luci nella nostra “sala dei comandi” (= cuore) si sono spente. Per cui come dice S. Paolo, non vedendo più chiaramente dove sta la via della nostra vera gioia, ci si butta su tutto ciò che si crede ci faccia felici con un’avidità insaziabile, a volte con violenza pericolosa.

Se Dio Padre ci ha mandato suo Figlio Gesù quale Maestro di vita vera, è perché, mediante l’azione illuminante dello Spirito, vuole riportarci sulla via del Paradiso, della nostra vera felicità.

Veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo. … Le tenebre hanno tentato di spegnerla, ma non ci sono riuscite”.

Gesù ci illumina indicandoci la strada dell’amore, svelandoci un segreto: “Ama l’altro come ami te stesso!” Egli ci rivela che questa via è percorribile nella misura in cui sappiamo amare noi stessi.

 

Amare se stessi! Forse lo sappiamo tutti che amare significa “volere il bene della persona amata”, ma spesso non abbiamo le idee chiare su quale sia il nostro vero bene!

La nostra accoglienza di Gesù attraverso la grazia del Battesimo, Cresima Eucaristia ci insegna a, non fidarci più dei nostri cinque sensi, che protesi verso l’esterno vorrebbero fare da padroni, ma ad obbedire al suo comando.

Il nostro essere cristiani si manifesta proprio nel credere che Gesù può guidarci a cercare e a trovare il nostro vero Bene, così che possiamo percorrere la strada dell’amore, anche verso gli altri e verso Dio.

 

Stare alla scuola di Gesù significa imparare coltivare la nostra interiorità.

Ciascuno di noi può davvero, amando se stesso, ascoltare quella parte più profonda di sé, che normalmente, per superficialità, frastuono, tendiamo a trascurare. Dio ci chiama a stare bene. Per questo Gesù ci insegna a “rientrare in noi stessi”: a coltivare quei “sensi spirituali” che ci mettono su un’altra lunghezza d’onda.

L’esempio dei santi ci dice che ciò, non solo è possibile, ma ci fa proprio bene! Dobbiamo aiutarci a prenderci cura della nostra interiorità!

La prima cosa da fare è imparare a fermarsi. Infatti, correndo dietro al tempo si ricerca, attraverso il costo di una vita sempre più stressata, di negare “l’umana finitezza”. Imparare da Gesù a fare silenzio, ad appartarsi, per mettersi in ascolto di una Presenza che vuole allargare i nostri poveri orizzonti umani.

Ricordiamo cosa dice Gesù: “quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”(Matteo6,6).

Quando si dice a qualcuno: “hai bisogno di pregare, di trovare momenti di silenzio …” spesso ci si sente rispondere: “non ho tempo!”. Una nonna saggia avrebbe ribattuto: “non aspettare che sia la malattia a trovartelo!”

La nostra Madre Chiesa ci offre tante occasioni per “fermarci”, scoprendo che quella furbizia vissuta da S. Benedetto “ora et labora” (che io amo tradurre “parti da Dio e affronta la vita!”) può davvero dare un volto nuovo e più sereno al nostro vivere quotidiano.

N.B. Si potrebbe mettere in prima pagina l‘icona di Giovanni sul petto di Gesù con sotto questa frase:  “È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce!”( Salmo 35,10) o questa: “Mostrami, Signore,la tua via!”(Salmo 26,11).

 

Come testo nella quarta pagina: Efesini 3,14-21

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (3,14-21)

Per questo io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito. Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

 

A colui che in tutto ha potere di fare

molto più di quanto possiamo domandare o pensare,

secondo la potenza che opera in noi,

a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù

per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.

 

N.B.

Controlla le preghiere: si toglie quella della decennale e ne puoi fare una per i giovani (lavoro/vitadelle anime”).

 

Category: Culture e Religioni, Storia della scienza e filosofia

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About Don Mario Cocchi: Don Mario Cocchi nasce a Renazzo l’8 marzo1951 ed è ordinato sacerdote il 15 settembre 1979. Seminarista, è destinato alla parrocchia di Anzola, diacono nella parrocchia di Corticella, cappellano a S. Silverio di Chiesa nuova. Torna a Corticella come parroco il 21/10/1990. Nominato vicario episcopale per la pastorale integrata, diviene parroco di S. Giovanni in Monte il 4 giugno 2006.

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