Guido Santevecchi: Il Congresso del PCC 2017. I 10 punti per spiegare il Xi-pensiero

| 17 Ottobre 2017 | Comments (0)

In this Tuesday, March 1, 2016 photo, a man looks at souvenir plates bearing images of Chinese President Xi Jinping, left, and late Chinese leader Mao Zedong on display at a shop near Tiananmen Square in Beijing. As China’s ceremonial legislature prepares to meet for its annual session, there are growing signs that Xi will be elevated to the position of “core” of the current generation of leaders, an accolade bestowed on past leaders, but which his immediate predecessor never attained. (AP Photo/Andy Wong)

 

Diffondiamo da il corriere.it del 17 ottobre 2017

Il 19° Congresso del Partito comunista cinese si apre oggi a Pechino con un discorso del presidente Xi Jinping che ricapitolerà le «conquiste» del Paese sotto la sua guida

PECHINO I cinesi sostengono che il Congresso del partito comunista è la loro forma di democrazia. In effetti, ogni cinque anni si riuniscono un paio di migliaia di delegati per rinnovare le cariche di vertice: circa 370 membri del Comitato centrale, 25 del Politburo dai quali escono finalmente i massimi dirigenti del Comitato permanente del Politburo (attualmente 7 compreso il segretario generale Xi Jinping). Un gioco di scatole cinesi che in realtà è già stato chiuso da tempo, in segreto. Il 19° Congresso che si apre oggi a Pechino rieleggerà Xi Jinping per altri cinque anni. Resta solo da scoprire se il leader supremo avrà la forza per garantirsi altri cinque anni dopo il prossimo Congresso del 2022.

Dipenderà dalla composizione del Politburo: se non ci sarà nessuna figura di peso, abbastanza giovane (non più di 60 anni) da succedergli nel 2022, significherà che il Presidente di Tutto resterà al comando. Intanto, questo uomo di 64 anni che ne ha perso sette spalando nei campi durante la Rivoluzione culturale si sta imponendo come uno statista capace di colmare il vuoto aperto da Trump. Se tutto è deciso, perché tutti, dagli altri leader mondiali alle Borse, seguiranno questo rito pagano? Ci sono almeno 10 buoni motivi. I primi tre si leggono nell’agenda del 19° Congresso.

1) La linea del futuro. Xi oggi leggerà una relazione sugli obiettivi dei prossimi cinque anni in campo economico e sociale. Siccome si tratta di Partito-Stato, Xi traccia la linea della Cina, che influirà sul mondo globalizzato. Il Partito, in un’incessante campagna autopromozionale, rivendica il successo del «socialismo con caratteristiche cinesi»: tra il 2013 e il 2016 il Pil cinese, pur rallentando, è salito a un tasso annuo del 7,2%, rispetto al 2,6% dell’economia globale; ha contribuito per il 30% alla crescita mondiale, più di Usa, Ue e Giappone sommati. I dati per quest’anno sembrano più che confortanti: 6,9% nel primo semestre.

2) La campagna anticorruzione. Xi sta cercando di ripulire il Partito e mantenerne la legittimità a guidare incontrastato la Cina. Sono stati puniti più di 1,3 milioni di funzionari. Continuerà con la stessa forza la grande battaglia contro «mosche e tigri» ora che il leader ha sicuramente eliminato anche i dignitari che gli si opponevano?

3) Il Pensiero di Xi. Sarà emendata la Costituzione comunista: succede a ogni Congresso, ma questa volta in gioco c’è l’inserimento delle teorie del leader. E se saranno citate con il suo nome raggiungerà Mao Zedong e Deng Xiaoping per prestigio e potere. Intanto, chi volesse conoscere il Pensiero di Xi può leggere il suo libro «La governance della Cina», stampato in 6,5 milioni di copie, appena tradotto anche in italiano e albanese.

4) Tutti uomini del presidente? Non conosciamo (ma Xi sa già) chi siederà nel Politburo. Tutti gli occhi sono puntati su Wang Qishan, il capo della Commissione di disciplina, braccio destro del Presidente nella lotta contro i dignitari «tigre»: ha 69 anni e secondo consuetudine dovrebbe andare in pensione, ma se dovesse restare rafforzerebbe anche l’ipotesi di du un terzo mandato di Xi nel 2022.

5) Sogno cinese. È lo slogan di Xi: vuole un Rinascimento della Cina in tutti i campi. La visione va chiarita, ma intanto per alcuni il sogno è stato anche l’incubo della repressione, come ci ha ricordato la morte terribile del Nobel Liu Xiaobo, tenuto sotto sorveglianza da malato terminale.

6) Ri-globalizzazione. Xi ha proposto le nuove Vie della Seta per i commerci e contro il protezionismo (e l’Italia ha offerto come terminali marittimi i porti di Venezia-Trieste).

7) Riforme economiche? Aveva promesso «un ruolo decisivo per il mercato», ma in realtà il controllo del Partito-Stato è aumentato. E il piano «Made in China 2025» impone alle aziende straniere in Cina di condividere la loro alta tecnologia.

8) Oligarchi. Temendo l’emergere di oligarchi del capitalismo rosso Xi ha fatto arrestare o ridimensionare diversi miliardari. Ora il partito medita anche l’ingresso nel capitale privato di gruppi come Tencent, Weibo e Alibaba.

9) Geopolitica: la Cina può essere decisiva per disinnescare la minaccia nordcoreana; ha messo 8 mila Caschi blu a disposizione dell’Onu; ma ha anche costruito isole artificiali nel Mare meridionale. Sarà una Cina più responsabile o più muscolare?

10) Difesa dell’ambiente. La Cina ha firmato gli Accordi di Parigi per fermare il riscaldamento globale, promette di difenderli soprattutto ora che Trump li sconfessa. Intanto però il cielo sopra Pechino resta chiuso nello smog.

Category: Osservatorio Cina

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