Agostino Giuliano e Maurizio Scarpari: La “Lettera della Madonna ai messinesi” in lingua cinese (XVII secolo)

| 29 Maggio 2018 | Comments (0)

Tra i tesori inediti nel Museo Regionale di Messina è stata rinvenuta una piccola tela di lino (cm 27 x 23), ricoperta di una sottile imprimitura, ridotta dal tempo a due grandi frammenti, più altri minori, sulla quale si leggono due iscrizioni a pennello: la principale, in caratteri cinesi, si sviluppa in verticale su colonne che vanno da destra a sinistra, occupando circa i quattro quinti della superficie, la seconda, una sorta di titolatura in italiano, è posta in alto su quattro righe orizzontali, con caratteri librari. Le precarie condizioni di conservazione della tela pregiudicano notevolmente la leggibilità di entrambe le scritte.

Scarne e vaghe sono le notizie rintracciabili nella documentazione d’archivio del Museo: registrato nel 1884 come «pezzo di papiro con caratteri», viene descritto negli anni Cinquanta del secolo scorso come «frammento di stoffa colorata con avanzi di scrittura in lingua italiana e cinese» di provenienza ignota, databile al XIX secolo. Sulla base dei pochi elementi disponibili è stato ora possibile restituire al manoscritto la sua identità, individuare il suo autore e l’epoca in cui venne redatto, ricostruendo le vicende che lo hanno condotto dalle Indie Orientali, dove la preziosa tela fu “confezionata”, a Messina. Nella titolatura sono distinguibili i termini «Compagnia di Gesù», «Noviziato» e il nome «P. Placido Giunta»; nella sezione in cinese si leggono i nomi della Vergine Maria, di suo padre Gioacchino, dell’apostolo Paolo, parte della data (anno 42, Indizione prima) e il luogo di stesura (Gerusalemme), ed è stato possibile decifrare un passo rilevante del testo.

Si è così scoperto che si tratta della traduzione in lingua cinese della Lettera della Madonna ai messinesi. La tradizione religiosa di epoca tardo-medievale narra di un’ambasceria che, in seguito al passaggio dell’apostolo Paolo in Sicilia, i messinesi avrebbero inviato, nell’anno 42, a Gerusalemme presso la Madonna, la quale consegnò agli ambasciatori una lettera in ebraico, tradotta poi in greco dallo stesso Paolo, in cui manifestava la volontà di prendere sotto la sua speciale protezione la città di Messina e i suoi abitanti, che avevano manifestato la loro sincera conversione. Mentre si sarebbero perse le tracce dell’originale in ebraico già al tempo delle «invasioni dei Barbari», la copia in greco della Lettera, dimenticata per secoli negli archivi della città, sarebbe stata ritrovata, a detta dei sostenitori della sua autenticità, nel XV secolo e tradotta in latino dall’erudito umanista Costantino Lascaris (1434-1501). Anche l’esemplare in greco andò smarrito nel secolo successivo, mentre la più antica versione della Lettera in latino risale al 1556. Il culto della «Sacra Epistola» e i relativi festeggiamenti (3 giugno) vengono attestati a partire dal XVI secolo.

Partendo dalle vicende di P. Palcido Giunta, gesuita messinese nato a Valdina nel 1593 e morto, in odore di santità, a Messina nel 1674, molto noto e amato nella città al punto da meritarsi l’appellativo di “apostolo di Messina”, si è giunti a identificare il ruolo di un suo pupillo, Metello Saccano (1612-1662), entrato nella Compagnia di Gesù a diciannove anni e partito, poco più che trentenne, per le missioni nelle Indie Orientali, dove morì, in circostanze misteriose, anch’egli «con fama di santità». Saccano mantenne un legame molto stretto con il suo maestro, che considerò la propria guida sia dal punto di vista spirituale che dottrinale, come attestano le diverse lettere, ricordate dalle fonti, che spedì durante il suo soggiorno nelle Indie. Fu per manifestare la lunga amicizia con Placido Giunta e la propria devozione al culto della Madonna della Lettera che inviò a Messina la Lettera in cinese, dedicandola espressamente al suo padre spirituale.

Della traduzione della Lettera in cinese si parla già nel 1668, sei anni dopo la morte del Saccano, nell’opera storico-apologetica sulla città di Messina di Palcido Reina Notitie istoriche della città di Messina. Seconda parte, e ne possiamo seguire le tracce in altre fonti dei secoli successivi fino al suo arrivo nell’Archivio del Senato di Messina (1798), da dove, passando per il Museo Civico Peloritano (ante 1884), approdò, dopo il tragico sisma del 1908, quando si era ormai persa la memoria della sua storia e del suo significato, al Museo Nazionale di Messina (1915), oggi Regionale. A metà del XVIII secolo una sua copia fu annoverata, per un certo periodo, tra le reliquie della Cattedrale di Messina.

La traduzione fu realizzata personalmente da Metello Saccano o da lui commissionata sotto la sua supervisione, probabilmente quando si trovava a Macao, forse già tra il 1644 e il 1646. Quasi certamente copie del testo in cinese su carta venivano utilizzate per divulgare, in Cina e anche in Cocincina, dove Saccano trascorse diversi anni, il culto della Madonna della Lettera. Il testo venne riportato “in bella copia” su tela (un supporto pregiato per l’epoca, che indica l’importanza attribuita alla traduzione, date le precarie condizioni di vita dei gesuiti in Cina), insieme a una titolatura in italiano che rappresenta una dedica, per essere inviato in dono a Placido Giunta, anch’egli devoto sostenitore della Madonna dei messinesi. Non è possibile determinare con certezza quando la tela fu inviata a Messina, se durante uno dei soggiorni di Saccano a Macao o durante la sua permanenza, dal 1655 al 1659, a Makassar e a Sumba, in Indonesia. Il periodo compreso tra il 1655, anno in cui il Giunta fu nominato Rettore del Noviziato messinese, e il 1662, anno della morte del Saccano, sembra il più probabile. La cosa certa è che si trattò non solo dello strumento di un fervente missionario per la diffusione del culto della Madonna della Lettera nelle terre d’Oriente, ma anche, e forse soprattutto, del dono personale al proprio maestro, segno tangibile di una profonda amicizia e riconoscenza.

Uno studio dettagliato del manoscritto dal titolo “La Lettera della Madonna ai messinesi in lingua cinese di Metello Saccano. Un manoscritto inedito del XVII secolo” è in corso di pubblicazione sulla rivista «Archivio Storico Messinese» (volume 98, 2017-2018) della Società Messinese di Storia Patria.

 

Category: Guardare indietro per guardare avanti, Osservatorio Cina, Osservatorio Sicilia

About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

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