Simonetta Capecchi: Genet rappresentato nel carcere di Volterra

| 3 Agosto 2014 | Comments (0)

 

 

Gli acquerelli inseriti in questo articolo sono stati fatti da Simonetta Capecchi nel suo blog in viaggio con il taccuino.

 

All’ingresso della Fortezza Medicea siamo in fila per entrare e i turisti che passano davanti, subito si accodano. Ma entrare non è facile come sembra! Infatti già dieci giorni prima abbiamo inviato i nostri dati e una richiesta di permesso al Ministero di Giustizia, per vedere “Santo Genet”, una performance basata sulle opere di Jean Genet. Si tratta dell’ultimo lavoro della Compagnia della Fortezza, la compagnia teatrale creata da Armando Punzo già 25 anni fa e che coinvolge più di 70 attori detenuti nel carcere di Volterra. Lo spettacolo si svolge proprio dentro il carcere, nel cortile e in un corridoio di celle ormai a questo destinato.

Dopo un prologo nel grande cortile della Fortezza, seguiamo gli attori negli spazi angusti di una serie di celle dove si alternano, recitando simultaneamente monologhi tratti da Genet mentre gli spettatori si stringono intorno a loro. Disegnare non è stato facile e credo di essermi persa metà dello spettacolo. In ogni caso per il contatto così ravvicinato tra pubblico e attori, per la drammaticità dei testi e il coinvolgimento dei detenuti negli argomenti trattati, è stata un’esperienza forte e imprevista.

 

 

 

 

Senza entrare nel merito dello spettacolo, era evidente a tutti noi spettatori la grandezza dell’opera svolta da Punzo in 25 anni di lavoro con un gruppo così numeroso di detenuti e di guardie carcerarie e con tutto il personale della prigione.

Abbiamo assistito, insieme allo spettacolo, ad una vera metamorfosi di un luogo di detenzione e  mortificazione in uno spazio più ampio, dove un dialogo con l’esterno è possibile e dove per ogni essere umano è ammessa una seconda opportunità.

Carcere e Città sono per Armando Punzo “i luoghi in cui mettere in scena l’impossibile che si realizza attraverso l’arte: il dolore che si trasfigura in immensa bellezza”.

Un utopia che ci piace sottoscrivere. Un esempio virtuoso nel contesto delle carceri italiane, di recente condannate dalla Corte di Strasburgo per le condizioni disumane di sovraffollamento e che vantano una percentuale di suicidi 20 volte superiore al resto della popolazione.

 

Category: Carceri, Fumetti, racconti ecc.., Musica, cinema, teatro

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About Simonetta Capecchi: Simonetta Capecchi: Il mio primo disegno dal vero, per strada, è stata la chiesa del Baraccano a Bologna, avevo otto anni. E' piaciuto alla maestra, così ho continuato. Negli anni '80 ho studiato architettura a Venezia e ho cominciato ad utilizzare dei taccuini neri a lezione. Volevamo schizzare a mano libera come Aldo Rossi, Carlo Scarpa e naturalmente come Le Corbusier. Disegnavamo dal vero le architetture antiche, obbligati da Manfredo Tafuri, raro esempio di storico dell'architettura e buon disegnatore. Disegnavo durante i viaggi di studio. La tesi di laurea era una proposta di riuso dello Sferisterio di Bologna, disegnata a matita su carta da sottolucido, con relatore Arrigo Rudi, allievo e collaboratore di Carlo Scarpa. Il progetto è stato premiato dal CONI e con la parte storica ho curato una mostra per il Museo del Risorgimento di Bologna. A Napoli sono arrivata negli anni '90. Ho lavorato un anno per Nicola Pagliara, architetto e grande disegnatore. In seguito ho ottenuto un dottorato in Rilievo e Rappresentazione del Costruito. La tesi in storia della rappresentazione ed iconologia, è sulle illustrazioni di Eugène Viollet-le-Duc nelle sue opere a stampa e sul rapporto tra testo e immagine. Parte di questo lavoro è pubblicata negli atti del convegno L'illustrazione, da me organizzato per il Dipartimento di Progettazione Urbana dell'Università di Napoli, Fedrico II. Grazie a Ferruccio Orioli ho cominciato ad usare il colore e soprattutto il grigio di Payne. Con Pedro Cano ho realizzato che la linea, tanto cara agli architetti, si poteva abbandonare, a volte. Dopo l'incontro con Stefano Faravelli ho iniziato a scrivere sulle pagine disegnate dei taccuini. Per lavoro, ho cominciato a fare illustrazioni di architettura e mappe acquerellate come mediazione tra i miei studi e il mio desiderio di tenere in mano una matita o un pennello. Esempi di illustrazioni qui e su Flickr. Nel 2006 a Clermont-Ferrand ho scoperto il mondo editoriale ed artistico intorno ai carnet di viaggio e ho pensato di portarne una traccia a Napoli. La rassegna In viaggio col taccuino, ideata con la collaborazione di Franco Lancio, è stata una delle prime iniziative italiane sul tema. Quattro edizioni sono state ospitate da Galassia Gutenberg, fiera del libro e multimedia a Napoli. Questo blog è nato per documentare la rassegna - qui il mio primo post. Come autrice di taccuini ho esposto in diverse mostre collettive in Italia e all'estero e pubblicato in riviste e libri collettivi, come i best sellers di Danny Gregory e Eduardo Salavisa. Vedi le pagine exhibitions e publications. Dal 2000 al 2010 ho tenuto corsi di disegno a contratto presso la Facoltà di Architettura. Sono corrispondente del blog Urban Sketchers e faccio parte del direttivo dell'associazione. Con gli Urban Sketchers ho tenuto workshop in Spagna per De Vuelta con el Cuaderno e a Portland, Lisbona e Santo Domingo per il Simposio annuale di Urban Sketchers. Disegno a volte in appuntamenti collettivi, come all'Aquila con Una carriola di disegni o durante eventi organizzati da me. Altre esperienze didattiche ed iniziative in/inviaggioconiltaccuino.blogspot.it

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