Wisława Szymborska: Sulla morte senza esagerare

| 7 Febbraio 2012 | Comments (0)

Il 1 febbraio di quest’anno è morta a ottantotto anni la poetessa polacca Wisława Szymborska premio Nobel per la letteratura nel 1986 e, poco tempo prima, il 29 novembre 2011, a sessantanove anni è morto il suo bravissimo traduttore Pietro Marchesani studioso di letteratura polacca e russa.

In ogni stagione della mia vita ho avuto sempre un pacchetto di poesie che mi sono state più vicine. In questi ultimi due/tre anni mi sono state vicine soprattutto le poesie di Wistava Szymborska.

La poesia che pubblichiamo in Inchiesta on line Sulla morte senza esagerare fa parte della raccolta, curata da Pietro Marchesani, La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1915-2009), Aldephi, Milano 2009. È una poesia che rovescia l’idea tradizionale della morte presentandola, nella sua realtà, come maldestra, disordinata, senza metodo e abilità. Ma non è una poesia sulla morte.

Scrive la poetessa polacca: Dai semi spuntano le due prime foglioline/e spesso anche grandi alberi all’orizzonte e Non c’è vita/che almeno per un attimo/non sia immortale/la morte è sempre in ritardo di quell’attimo.

Quando si perde una persona molto cara questi versi ci fanno capire come gli attimi di immortalità che abbiamo condiviso con lei siano qualche cosa di prezioso e forte che rimane in noi. Inoltre questa immagine di morte maldestra occupata ad uccidere in modo disordinato ci fa ancora di più apprezzare, nel presente, gli attimi di immortalità che riusciamo a costruire con le persone che amiamo. Come tutte le altre sue poesie anche questa è una poesia d’amore.

 

 

 

Wisława Szymborska

Sulla morte senza esagerare

traduzione di Pietro Marchesani

 

 

Non s’intende di scherzi,

stelle, ponti,

tessitura, miniere, lavoro dei campi,

costruzione di navi e cottura di dolci.

 

Quando conversiamo del domani

intromette la sua ultima parola

a sproposito.

 

Non sa fare neppure ciò

che attiene al suo mestiere:

né scavare una fossa,

né mettere insieme una bara,

né rassettare il disordine che lascia.

 

Occupata ad uccidere,

lo fa in modo maldestro,

senza metodo né abilità.

Come se con ognuno di noi stesse imparando.

 

Vada per i trionfi,

ma quante disfatte,

colpi a vuoto

e tentativi ripetuti da capo!

 

A volte le manca la forza

di far cadere una mosca in volo.

Più di un bruco

la batte in velocità.

 

Tutti quei bulbi, baccelli,

antenne, pinne, trachee,

piumaggi nuziali e pelame invernale

testimoniano i ritardi

del suo svogliato lavoro.

 

La cattiva volontà non basta

e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni

è, almeno finora, insufficiente.

 

I cuori battono nelle uova.

Crescono gli scheletri dei neonati.

Dai semi spuntano le prime due foglioline,

e spesso anche grandi alberi all’orizzonte.

 

Chi ne afferma l’onnipotenza

è lui stesso la prova vivente

che essa onnipotente non è.

 

Non c’è vita

che almeno per un attimo

non sia immortale.

 

La morte

è sempre in ritardo di quell’attimo.

 

Invano scuote la maniglia

d’una porta invisibile.

A nessuno può sottrarre

il tempo raggiunto.

 

 

 

 

Category: Arte e Poesia

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About Vittorio Capecchi: Vittorio Capecchi (1938) è professore emerito dell’Università di Bologna. Laureatosi in Economia nel 1961 all’Università Bocconi di Milano con una tesi sperimentale dedicata a “I processi stocastici markoviani per studiare la mobilità sociale”, fu segnalato e ammesso al seminario coordinato da Lazarsfeld (sociologo ebreo viennese, direttore del Bureau of Applied Social Research all'interno del Dipartimento di Sociologia della Columbia University di New York) tenuto a Gosing dal 3 al 27 luglio 1962. Nel 1975 è diventato professore ordinario di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna. Negli ultimi anni ha diretto il Master “Tecnologie per la qualità della vita” dell’Università di Bologna, facendo ricerche comparate in Cina e Vietnam. Gli anni '60 a New York hanno significato per Capecchi non solo i rapporti con Lazarsfeld e la sociologia matematica, ma anche i rapporti con la radical sociology e la Montly Review, che si concretizzarono, nel 1970, in una presa di posizione radicale sulla metodologia sociologica [si veda a questo proposito Il ruolo del sociologo (a cura di P. Rossi), Il Mulino, 1972], e con la decisione di diventare direttore responsabile dell'Ufficio studi della Federazione Lavoratori Metalmeccanici (FLM), carica che manterrà fino allo scioglimento della FLM. La sua lunga e poliedrica storia intellettuale è comunque segnata da due costanti e fondamentali interessi, quello per le discipline economiche e sociali e quello per la matematica, passioni queste che si sono tradotte nella fondazione e direzione di due riviste tuttora attive: «Quality and Quantity» (rivista di modelli matematici fondata nel 1966) e «Inchiesta» (fondata nel 1971, alla quale si è aggiunta più di recente la sua versione online). Tra i suoi ultimi libri: La responsabilità sociale dell'impresa (Carocci, 2005), Valori e competizione (curato insieme a D. Bellotti, Il Mulino, 2007), Applications of Mathematics in Models, Artificial Neural Networks and Arts (con M. Buscema, P.Contucci, B. D'Amore, Springer, 2010).

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