Francesca Brandes: Anna Ponti. Tre vite in una. Un video di Elisabetta di Sopra

| 5 Luglio 2020 | Comments (1)

 

 

 

 

 

È la storia di un incontro, l’opera Anna Ponti. Tre vite in una che la videoartista Elisabetta Di Sopra ha realizzato per ritrarre e raccontare un grande personaggio veneziano: Anna Ponti, novantenne, figlia del primo Sindaco antifascista del dopoguerra nella città lagunare, che ha attraversato il Novecento da ribelle, femminista ante litteram. Uno spirito innovatore, con quella intelligenza vivace ed autonoma che ha reso possibile, nei decenni, una presa di coscienza da parte della società civile: sulla condizione femminile e sull’esistenza di realtà diverse, bisognose di attenzione e cura. La consapevolezza di Anna, affettuosa e ruvida ad un tempo, si è esercitata nei confronti delle persone con disagio, dei migranti, nell’ultimo periodo degli anziani, ma senza nessuno spunto caritatevole, di quella carità un po’ pelosa, «da dama di San Vincenzo» scherzava lei. Il volontariato di Anna Ponti è sempre stato una questione di responsabilità: verso il mondo e verso il proprio ruolo; da sola o con il supporto di alcune amiche preziose, «quelle di Santa Margherita» come amavano definirsi, dal nome del campo veneziano dove intessevano una parte del loro lavoro. Dalla Consulta delle cittadine, per il riconoscimento del ruolo femminile nella gestione del bene pubblico, all’internazionale Premio Pasinetti per il cortometraggio (di cui è ancora Presidente), dalla riscoperta del Teatrino di Villa Groggia a Sant’Alvise (divenuto, per merito suo e dell’associazione mpg.cultura, uno splendido punto di aggregazione per la città), all’impegno per gli anziani nell’Auser: la vocazione politica di Ponti ha radici profonde, in laguna. Un’esistenza, la sua, toccata profondamente dal dolore: la morte tragica del marito, Giorgio Montanari, assassinato a Modena nel gennaio del 1981, medico impegnato – negli anni roventi della prima applicazione della legge sull’aborto – a favore delle donne e della loro libertà di scelta; così come la perdita, in anni più recenti, della figlia Silvia.

Eppure, se la voce di Anna si è inceppata nel tempo, il suo spirito è rimasto lucido. Il video di Elisabetta Di Sopra è opera delicata, ma precisa, nel ricostruire i ricordi, nel fissare lo sguardo di chi – nonostante Anna si dichiari confusa – ci vede benissimo, vede oltre. Soprattutto, sa ciò che conta.

Neppure Elisabetta, classe 1969, pordenonese di nascita, ma veneziana convinta da decenni, gioca sulle apparenze. Laureatasi all’Accademia di Belle Arti con una tesi dedicata a Bill Viola, utilizza da sempre il video come espressione sensibile delle emozioni, che rende tangibili, vicine attraverso una visione nitida dell’esserci qui ed ora. Senza maniera né estetismi. Opera sul campo: curatrice per molti anni del concorso di videoarte Maurizio Cosua, all’interno del festival Francesco Pasinetti, collabora con l’Università di Ca’ Foscari per lo Short Film Festival e con l’associazione culturale Archivio Carlo Montanaro, presso la Fabbrica del Vedere, a Venezia. Come le è capitato di dichiarare, per lei essere artista non prescinde dalla dimensione quotidiana, tra intuizione e progettualità. Così, da linguaggio effimero (ma solo apparentemente, perché Elisabetta studia ogni dettaglio, con un lavoro di pre e post-produzione molto accurato), il video concretizza l’idea, intessendo una realtà parallela, polisemica.

L’incontro tra Anna ed Elisabetta è stato possibile, probabilmente, perché entrambe sono permeabili al mondo, affettuose e serie nei suoi confronti. Come nello splendido The Care realizzato dalla videoartista, in cui una donna tiene sulle ginocchia un neonato e una persona anziana, entrambi nudi, e li lava; così nel rapporto di Anna con le ragazze migranti di cui si è occupata, pensando a ciò che era necessario. Così, un po’ alla volta, Anna Ponti si svela: nella sua fragilità indomita di novantenne che suona il piano di casa, e la camera si concentra su quelle dita vissute, ma ancora agili. Agili quanto i ricordi che affiorano nei vecchi album di fotografie che Elisabetta – discreta, ma ferma – riesce a farle sfogliare: la figura del padre Giovanni, il Sindaco buono ed integerrimo, molto amato dai veneziani; la madre, per nulla bigotta, piena di estro, persino un po’ civetta; l’amore per il marito, scomparso tragicamente, e per la figlia, che la chiamava «Ponti» e un po’ la proteggeva.

Intervistata e regista s’intendono – nel video che sarà presto presentato in anteprima a Venezia – sul filo di un’irrequietezza che abbraccia passato e presente: le immagini di una famiglia felice; gli orrori della Banda Carità che, a Padova, sul finire del fascismo, massacrava gli oppositori; la visione scabra del comodino di Anna con quella pila di libri sempre necessari. Come se in ogni ruga di quello splendido volto, Elisabetta comprendesse le storie di ciascuno di noi. Senza filtri, con amore di verità. L’opera che ne risulta è profondamente reale: reale quanto il pacco aperto di biscotti in cucina, la libreria, i quadri alle pareti, i movimenti della protagonista, lenti e consueti.

Esente da ogni voyeurismo, senza indulgere a facili effetti sentimentali, il video tocca le corde più intime di chi guarda, tocca la vita stessa, le dà valore.

 

Anna Ponti ed Elisabetta di Sopra

Category: Arte e Poesia, Guardare indietro per guardare avanti, Osservatorio sulle città, Vite, lavoro, non lavoro delle donne

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About Francesca Brandes: Francesca Ruth Brandes vive ed opera a Venezia. Giornalista, saggista e curatrice d’arte, ha scritto e condotto per RadioRai programmi di attualità culturale. Si è spesso occupata di tematiche ebraiche. Ha pubblicato, fra gli altri, per i tipi di Marsilio Itinerari ebraici del Veneto, oltre a testi per il teatro e cataloghi monografici. È collaboratrice del Centro Internazionale della Grafica di Venezia e redattrice della rivista TESSERE.org. Tra le pubblicazioni si possono ricordare: L’altra storia, Eidos, 1995; La casa dei viventi. L’antico Beth Chaim di San Nicolò del Lido, Venezia, Atiesse, 1997; L’ultima farfalla a Terezin, testo teatrale, 1998; Canto a più grida (poesie), Venezia, 2005; Piccole benedizioni (poesie), Padova, 2006; Tikkun, Milano, 2008; Virgiliana, Mantova, 2008; Non appena avrò taciuto, Bassano, 2009; Trasporto (poesie), Faloppio (Co), LietoColle, 2009; L’undicesimo giorno (poesie), Faloppio (Co), LietoColle, 2012; Il dono di Ernani, Venezia, 2014; Ernani Costantini in privato, Venezia, 2016; Storie dal giardino (poesie), Milano, La Vita Felice, 2017

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  1. Avatar Menchetti Marcella ha detto:

    Complimementi a Francesca Anna Elibetta

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