Aulo Crisma: Una foto di ottantacinque anni fa quando mio padre torna dalla Russia a Parenzo

| 17 Marzo 2016 | Comments (0)

Mi è giunta da mio cugino Pino Bazzara una foto di ottantacinque anni fa, che non avevo mai visto prima, in cui compaiono i fratelli Crisma nati dopo il ritorno del papà Pietro dalla Russia, dove era stato prigioniero dal 1914 al 1917. La Rivoluzione d’Ottobre l’aveva reso libero, ma soltanto nel 1919 era riuscito a ritornare a casa.

Siamo i figli: Bianca, Maria, Santo, Aulo (che sono io) e Liliana in braccio a Bianca, nati a Parenzo italiana rispettivamente negli anni 1920, 22, 24, 27, 29. In precedenza erano nati Antonio, Stefano, Amelia, Umberto, Italia, Romilda e Ottilia, dal 1903 al 1915, nella Parenzo ancora austroungarica. Ottilia era venuta alla luce quando il papà era già partito per la guerra, sul fronte russo, soldato di artiglieria.

A Przemysl, in Galizia, fu catturato dai Russi dopo un lungo assedio alla fortezza. Il governo austriaco mandava gli Istriani di manifesti sentimenti italiani a combattere sul fronte orientale. Mio padre aveva ostentato i suoi sentimenti patriottici anche dando il nome Italia ad una figlia ed il nome Umberto, che ricordava quello di un re sabaudo, ad un figlio.

Più fortunato di lui è stato il suo concittadino Pasqualin Draghicchio, soprannominato Totalina, che faceva il servizio militare a Parenzo, praticamente a casa. Famoso per essere stato protagonista della beffa giocata da Nazario Sauro, il capodistriano che si era arruolato nella marina italiana e che aveva ormeggiato la nave  in un porto austriaco. E famosa, tramandata ai posteri, è stata la frase rivolta a Pasqualin di guardia sul molo: “Ciò, mona. Guanta la sima”. Recentemente la figlia di Pasqualin mi ha dato la sua versione del fatto. Nazario Sauro, dopo aver detto “macaco, guanta la sima” è sceso a terra e in dialetto istriano ha parlato con una persona. Pasqualin ha capito che non poteva essere altro che un italiano quello che era sbarcato. Ma ha dato l’allarme soltanto dopo che la nave era partita e ormai fuori dal tiro dei cannoni.

Mio padre, ricevuta la cartolina del precetto militare, occupò quei pochi giorni che gli restavano prima della partenza per provvedere quanta più legna possibile perché la moglie continuasse a cuocere il pane che le famiglie impastavano a casa. Quella scorta si esaurì troppo presto. Trascorsero cinque lunghissimi anni prima che il papà potesse riabbracciare la moglie e la numerosa prole. Non più prigioniero dopo la Rivoluzione del 1917, ha cercato tutte le vie per poter ritornare a casa.

Pareva che fosse possibile salpare da Arcangelo, sul Mar Bianco. Poi da Vladivostok. Ma questi viaggi si rivelarono inutili. Finalmente poté imbarcarsi ad Odessa su un piroscafo francese per poi sbarcare a Brindisi.

Mi piaceva ascoltare le avventure che mi raccontava indicando sulle pagine dell’atlante i luoghi dei suoi spostamenti per cercare di uscire dalla Russia in preda al caos della rivoluzione. A Porto Arcangelo si poteva leggere il giornale senza lume nelle notti estive. Nel Volga le donne russe  si tuffavano coperte dal solo reggipetto. Avevano un diverso senso del pudore. Il viaggio sulla transiberiana non finiva mai. Poi finalmente a casa a riabbracciare la moglie e i figli, compresa Ottilia, che era nata dopo la sua partenza.  Il papà vende la campagna e comincia a fare il panettiere. Manda la moglie a Pola, diventata capoluogo dell’Istria, a sostenere l’esame di pistora [panettiera]. Un grande diploma attestava la sua idoneità a quel lavoro che ha dato il sostentamento alla numerosa famiglia.

 

 

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Category: Archivio, Aulo Crisma e la rivista "inchiesta", Fumetti, racconti ecc..

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About Aulo Crisma: Aulo Crisma è nato a Parenzo nel 1927. Nel 1945 ha conseguito il diploma magistrale.Nel 1946 ha lasciato l'Istria come esule. Ha fatto il maestro elementare prima a Giazza, dove si è sposato con la collega Maria Dal Bosco, e poi a Selva di Progno. E' stato un attivo animatore culturale dirigendo il locale Centro di lettura, divenuto poi Centro sociale di educazione permanente. E' stato per molti anni corrispondente del quotidiano L'Arena di Verona. Ha condotto numerosi lavori di ricerca e documentazione sulla storia dei Cimbri, una popolazione di origine tedesca che si era insediata sui Monti Lessini verso la fine del XIII secolo, che ancora manteneva vivo nell'enclave di Giazza ,l'antico idioma alto tedesco.Ha fatto parte del Direttivo provinciale del Sinascel, sindacato nazionale della scuola elementare. Ha pubblicato "Guardie e contrabbandieri sui Monti Lessini" (con Remo Pozzerle), Ed. Taucias Gareida, Giazza-Verona, 1990; "Lessinia, una montagna espropriata" (con Remo Pozzerle), HIT Edizioni, San Martino Buonalbergo, 1999; "Bar lirnan tauc': Noi impariamo il cimbro, Ed. Curatorium Cimbricum Veronense,, Verona, 2001; "Parenzo, gente, luoghi, memoria" Ed. Itinerari educativi, Comune di Venezia, 2012. Attualmente vive con la moglie a Tencarola, in provincia di Padova, e collabora alla rivista Inchiesta.

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