Vincenzo Balzani: Perché dobbiamo votare Si per dire NO alle trivelle

| 7 Aprile 2016 | Comments (0)

 

 

Diffondiamo su segnalazione di Marco Crisma

Con l’avvicinarsi del referendum sulle trivellazioni, la lobby del petrolio si è fatta sentire con un apocalittico articolo del professor Alberto Clò su formiche.net, intitolato “Ecco gli effetti nefasti del NO alle trivelle”.

Clò parte da lontano. Sostiene che la vittoria del NO al rientro dell’Italia nel nucleare ha causato “la distruzione di un’intera industria – quella elettromeccanica – che contava decine e decine di migliaia di occupati, un gran numero di ingegneri, eccellenti capacità manifatturiere, un sapere scientifico e accademico tra i primi al mondo”. E aggiunge: “Con la vittoria dei NO-TRIV avremmo il medesimo risultato: la distruzione di un’altra industria italiana”. E’ vero, la storia si ripete, ma le conseguenze sono state, sono e saranno ben diverse da quelle indicate da Clò.

Nel giugno 2011, dopo il referendum sul nucleare, importanti esponenti politici e le lobby interessate sostennero, come ripete oggi Clò, che l’Italia aveva “perso il treno”. I fatti, invece, hanno dimostrato, anche se qualcuno non se n’è ancora accorto, che rinunciare al nucleare è stata una scelta saggia e lungimirante. Grazie a quella scelta non produciamo scorie radioattive, che non sapremmo dove mettere, non rischiamo disastri e non siamo impantanati nella costruzione di centrali che avrebbero richiesto tempi e investimenti economici fuori controllo, come dimostrano gli esempi di Olkiluoto e Flamanville. Per contro, il NO al nucleare ha reso possibile il decollo delle energie rinnovabili: il fotovoltaico produce oggi una quantità di energia paragonabile a quella che avrebbero generata due reattori nucleari che, nella migliore delle ipotesi, sarebbero stati pronti nel 2025.

La storia, appunto, si ripete. Alcuni esponenti del Governo e la lobby del petrolio sostengono che rinunciando allo sfruttamento delle riserve di combustibili fossili, peraltro molto marginali, perderemmo un altro treno. Anche in questo caso, però, si tratta di un treno vecchio, che causa danni dove passa e che è destinato ad arrestarsi in un futuro non troppo lontano. Meglio quindi dedicare tutte le nostre forze per salire sul treno giusto, il treno del futuro, quello delle fonti rinnovabili. Ormai tutti dovrebbero aver capito, dopo i numerosi moniti degli scienziati, la conferenza Cop21 di Parigi e l’encliclica Laudato sì di papa Francesco, che la cosa più urgente da fare è custodire il pianeta. Solo una rapida transizione dall’uso dei combustibili fossili a quello delle fonti rinnovabili può risolvere la crisi energetico-climatica. E’ una transizione già in atto, un processo inarrestabile dal quale il nostro Paese può trarre molti benefici perché siamo all’avanguardia nel manifatturiero, un settore chiave per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Si tratta di un vantaggio che, assieme alle abbondanti fonti rinnovabili di cui disponiamo e alle ottime prospettive di mercato in campo internazionale, ci permette di guardare al futuro con serenità.

Ecco, allora, che il Referendum sulle trivellazioni del 17 aprile ha un significato che va ben al di là del contenuto dei suoi singoli quesiti. Si tratta, nientemeno, di dare un senso al futuro per quanto riguarda clima, ambiente ed energia.

 

Category: Ambiente, Politica

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About Vincenzo Balzani: Vincenzo Balzani (Forlimpopoli 1936), professore emerito presso l’Università di Bologna. Si è laureato in Chimica all'Università di Bologna nel 1960. Ha trascorso gran parte della sua vita professionale nello stesso ateneo presso il Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician”, diventando professore ordinario nel 1973. È stato visiting professor presso varie università straniere. Ha diretto l’Istituto di Fotochimica e Radiazioni d'Alta Energia (FRAE) del CNR a Bologna dal 1978 al 1988. È professore emerito dal 1 novembre 2010. Ha tenuto corsi di insegnamento di Chimica generale ed inorganica, Fotochimica, Chimica supramolecolare. È stato coordinatore del dottorato di ricerca in Scienze Chimiche dal 2002 al 2007 e della laurea specialistica in Fotochimica e chimica dei materiali dal 2004 al 2007. Nell’AA 2008-2009 ha fondato nell’Università di Bologna il corso interdisciplinare Scienza e Società. Ha svolto una intensa attività scientifica nei campi della fotochimica, fotofisica, reazioni di trasferimento elettronico, chimica supramolecolare, nanotecnologia, macchine e dispositivi a livello molecolare, conversione fotochimica dell'energia solare. Ha pubblicato più di 600 lavori, in maggior parte su riviste internazionali. È stato invitato a tenere conferenze in gran numero di congressi internazionali e seminari in università e centri di ricerca di tutto il mondo. È da molti anni fra i cento chimici più citati del mondo, con indice H 84. È anche autore di numerosi libri scientifici, fra i quali: Photochemistry of Coordination Compounds, Academic Press, London, 1970 (con Vittorio Carassiti); Supramolecular Photochemistry, Horwood, Chichester, 1991 (con Franco Scandola); Molecular Devices and Machines. A Journey into the Nano World, Wiley-VCH, Weinheim, 2003 (con Alberto Credi e Margherita Venturi), tradotto in cinese e giapponese; Molecular Devices and Machines. Concepts and Perspectives for the Nanoworld, VCH-Wiley, Weinheim, 2008 (con Alberto Credi e Margherita Venturi), tradotto in cinese. Energia per l'astronave Terra, Zanichelli, 2008 (con Nicola Armaroli). Energy for a Sustainable World – From the Oil Age to a Sun-Powered Future, Wiley-VCH, 2011 (con Nicola Armaroli); Powering Planet Earth – Energy Solutions for the Future, Wiley-VCH, 2013 (con Nicola Armaroli e Nick Serpone); Photochemistry and Photophysics - Concepts, Research, Applications, Wiley-VCH, 2014 (con Paola Ceroni e Alberto Juris). Energia, risorse, ambiente, Zanichelli, 2014 (con Margherita Venturi). Reading and Writing the Book of Nature, Royal Society of Chemistry, 2015 (con Margherita Venturi).

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