Rudi Putra (Avaaz): Salvare gli oranghi e le foreste di Sumatra dai progetti killer delle multinazionali

| 15 Maggio 2013 | Comments (1)

 

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Cari amici,

Sumatra è l’ultimo posto rimasto sulla Terra dove ci sono oranghi, tigri, elefanti e altre specie in via d’estinzione che convivono in piena libertà. Ma società minerarie e grandi industrie agrarie vogliono radere al suolo questa preziosissima foresta. Se nei prossimi tre giorni un milione di persone sosterrà un appello al presidente indonesiano, chiedendogli far tacere le motoseghe, potremo salvarquesto prezioso habitat.

Vivo e lavoro nell’ultimo posto rimasto sulla Terra dove oranghi, tigri, elefanti e altre specie a rischio, convivono in piena libertà. Ma il rischio è che tutto questo venga distrutto se non riusciremo a farci sentire dal nostro presidente con un appello che lo convinca a intervenire per salvare questo habitat unico al mondo.

In questo momento in una delle foreste più incontaminate dell’Indonesia, un governatore locale vuole permettere ad aziende minerarie e a imprese legate alla produzione di olio di palma di disboscare aree della dimensione di un campo di calcio! E il Ministro per la Protezione delle Foreste sembra volerlo permettere a meno che il presidente non intervenga per fermare una volta per tutte questo piano ammazza oranghi.

Sappiamo che il presidente sta cercando di costruirsi una reputazione di grande difensore della natura, ma dobbiamo fargli sapere che il suo credito come ambientalista e la possibilità stessa di una sua carriera all’interno dell ONU sono a rischio. Questo potrà convincerlo a fare la cosa giusta ma dobbiamo agire velocemente. Firma questa petizione urgente e fai sapere a tutti di questa terribile minaccia che incombe sulla nostra maestosa foresta. Se in tre giorni un milione di persone firmerà la petizione, farò in modo che il nostro presidente ci ascolti:

Conosco bene queste foreste: ci lavoro in quanto direttore della tutela ambientale dal 2007 e ho ricevuto il Premio Future for Nature (Futuro per la Natura) 2013 per il lavoro che ho fatto per la salvaguardia dei grandi mammiferi a Sumatra, in particolare dei rinoceronti. Si tratta del posto con il più alto tasso di biodiversità di tutta la zona asiatica che si affaccia sul Pacifico; parte di essa è stata anche classificata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. I progetti di disboscamento voluti dall’industria mineraria ne devasterebbero una parte enorme e metterebbero le comunità locali addirittura a rischio di frane e inondazioni! Inoltre, se il loro habitat fosse distrutto, i pochi oranghi, tigri, elefanti e rinoceronti rimasti sarebbero decimati.

Due anni fa il nostro presidente ha organizzato un’unità di crisi nazionale sulla deforestazione e firmato una moratoria di due anni sul disboscamento, dopo che abbattimenti e incendi fuori controllo avevano portato l’Indonesia sui notiziari di tutto il mondo come uno tra i maggiori responsabili delle emissioni di gas serra del pianeta. Fortunatamente, pare che il nostro presidente abbia accettato questa settimana di rinnovare la moratoria che è stata una polizza vita per così tante specie in pericolo di estinzione. Ma perfino con questo rinnovo, il Governatore di Aceh potrebbe ancora decidere di sacrificare ampie parti della foresta pluviale per farne legname, a meno di un intervento da parte del presidente. Manca solo un anno e mezzo alla scadenza del suo mandato, e molti dicono che mira a ottenere un importante ruolo di potere all’interno delle ONU. Noi vogliamo solo che mantenga la sua parola. Durante una recente conferenza, infatti ha dichiarato agli altri leader mondiali: “Le foreste mi sono molto care … perdere le nostre foreste tropicali equivarrebbe a un disastro di livello nazionale e planetario”.

Le mega industrie di olio di palma non vorrebbero altro che sradicare questi alberi; la East Asia Minerals Corporation, con sede in Canada, è già stata scoperta a lavorare dietro le quinte per portare avanti il progetto! Paesi come il mio hanno diritto di svilupparsi, ma non a discapito del nostro insostituibile patrimonio ambientale; lo sviluppo dovrebbe portare beneficio, non un danno, agli Indonesiani.

Diciamo al presidente che esiste una soluzione semplice: abbandonare il progetto-killer sulla foresta di Sumatra ed estendere la moratoria sul disboscamento. Firma ora e dillo a tutti: non rimane molto tempo prima della scadenza della moratoria. E dopo aver firmato, poiché il nostro presidente ama molto Twitter, mandagli anche lì un messaggio.

Come membro di Avaaz ho visto questa comunità unire le forze per proteggere foreste e specie in via d’estinzione: dall’Amazzonia in Ecuador e Brasile agli elefanti e rinoceronti minacciati dal bracconaggio. Ora è il turno dell’Indonesia: unisciti a noi per salvare questa foresta magica. Con speranza,

Rudi Putra dall’Indonesia e tutto il team di Avaaz

 

Per firmare la petizione andare sul sito diwww.avaaz.org

 

 

 

La distruzione degli oranghi a Sumatra è una lunga storia. Come esempio si riporta dalla rete  queste notizie relative al 18 marzo 2010:

Vi piacciono gli oranghi? Non se la passano bene perché le foreste pluviali vengono tagliate e bruciate per far posto alle coltivazioni: gli oranghi rimangono senza casa e noi con troppi gas serra sulla testa. Adesso, secondo la denuncia di Greenpeace che ha messo in rete un video dall’impatto forte, ci si mette anche la Nestlé che in prodotti come Kit Kat utilizza olio di palma proveniente dalla distruzione delle foreste torbiere indonesiane. Oggi più di un centinaio di ambientalisti, alcuni travestiti da oranghi, hanno invaso per protesta gli uffici e gli stabilimenti della Nestlé in Inghilterra, Germania e Olanda chiedendo alla multinazionale di non utilizzare olio di palma che viene dalla distruzione della foresta indonesiana.
«Ogni volta che dai un morso al tuo Kit Kat – avverte Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia – potresti, senza saperlo, prendere a morsi un pezzo di foresta e contribuire all’estinzione degli ultimi oranghi. E’ ora che Nestlé conceda un break alle foreste in Indonesia. Di fronte alle prove fornite da Greenpeace diverse grandi multinazionali come Unilever e Kraft hanno cancellato i propri contratti con Sinar Mas, l’azienda che usa l’olio di palma che distrugge le foreste. Cosa aspetta Nestlè a seguire il loro esempio?»
A qualche ora di distanza è arrivata la replica dell’azienda: «Nestlè ha deciso di sostituire la Sinar Mas con un altro fornitore di olio di palma».

Nestlé ha fatto solo scaricabarile, dichiarando di non acquistare olio di palma da Sinar Mas, ma da Cargill, che a sua volta lo acquista da Sinar Mas. 
Cargill ha sua volta ha soltanto intimato a Sinar Mas di chiarire la provenienza del suo olio di palma, minacciando di escluderla dai propri fornitori se non risponderà entro la fine di Aprile alle accuse di Greenpeace. Vedremo.
L’unico impegno preso finora da Nestlé è quello di utilizzare solo olio di palma certificato proveniente da piantagioni sostenibili entro il 2015, a patto che per quella data ve ne sia in commercio a sufficienza (quindi niente di vincolante). 
L’ipotesi di usare fino ad allora altri oli meno dannosi per l’ambiente (anche se più costosi), come hanno fatto altri produttori, non li sfiora neppure.
Il profitto prima di tutto, gli orang-utan possono attendere

 

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Category: Ambiente, Animali e piante

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Comments (1)

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  1. Alessandro ha detto:

    Io ho a cuore gli oranghi e per questo ho deciso di realizzare Men of the Forest, un film sulla conservazione delle foreste indonesiane. Auguratemi buona fortuna 🙂

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