Nello Rubattu: Renzi. In Sardegna non ne sta azzeccando una

| 27 Settembre 2014 | Comments (0)

 


 

Se proprio una cosa il Governo centrale in carica non doveva fare, era toccare le corde della difesa dell’ambiente in Sardegna. Invece lo ha proprio fatto. Il recente decreto “Sblocca Italia”, purtroppo per questa isola, rischia di trasferire tutte le competenze legate alla salvaguardia del territorio al Ministero competente a Roma.

In pratica, il Ministero dell’Ambiente, avrebbe l’ultima parola (anzi l’unica) sulle costruzioni lungo le coste dell’isola, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi e metterebbe lo zampino sulla costruzione delle piattaforme in mare, semplificando le procedure per ottenere le autorizzazioni. “Le Regioni interessate, devono semplicemente essere sentite per esprimere il loro parere solo consultivo”. Insomma, possono parlare e dire quanto vogliono, ma a decidere si decide a Roma.

Un bel casino. Soprattutto in questo periodo che ha visto la Regione ribellarsi alle trivelle nella piana di Oristano (la zona più importante per le produzioni agricole e gli allevamenti dell’isola). Proprio in quella piana, la Saras, la società dei Moratti, ha visto rifiutarsi dagli uffici regionali, le concessioni per la ricerca e la produzione di gas (a quanto pare presente, insieme a giacimenti petroliferi) che avrebbe voluto coltivare con il Fracking. Un pratica, una metodologia estrattiva, usata molto negli Usa – e molto contestata – che sbriciola le rocce nel sottosuolo per estrarne il gas. Il metodo, se adottato, provocherebbe nel terreno cedimenti continui, distruggendo così, una delle poche ricchezze sarde che al momento dà lavoro ad una intera regione dell’isola. Da tutte le forze politiche, l’iniziativa della Saras è stata giudicata un disastro, sia dal punto di vista economico che ambientale e le proteste che ne sono scaturite, hanno per adesso evitato che la piana dell’oristanese diventasse una immensa gruviera puntellata da trivelle.

Ma se passa il decreto “Sblocca Italia”, la Saras, può ripresentare i suoi progetti e con molta probabilità vincerebbe il confronto con la Regione. D’altronde, tecnici in grado di stilare rapporti favorevoli e economisti, in grado di attardarsi su sogni di nuovi posti di lavoro e svecchiamento del sistema produttivo isolano, si trovano sempre. Il mondo ne è pieno.

Inoltre, con questo bel decreto del piè veloce Renzi, si sbloccherebbero finalmente in Sardegna, gli appetiti di costruttori che da molto tempo sbavano per concessioni edilizie lungo i terreni costieri. Tutti sono convinti che con il decreto “Sblocca Italia” riprenderebbero alla grande quei massacri edilizi che faticosamente, dal periodo della Giunta sarda di Renato Soru in poi, sono stati in buona parte bloccati.

D’altronde, si fa in fretta a capirlo: tutte le competenze passerebbero alle commissioni di “esperti”, ai suoi tecnici e all’umore del Ministro; e starebbero finalmente fuori dalle palle quei gruppi che in Sardegna, si stanno ogni giorno di più compattando sulla difesa della loro isola che vedono insieme, associazioni di intervento ecologico, movimenti locali di difesa territoriale, sinistra tradizionale e indipendentisti.

Bastava vedere la composizione dei gruppi presenti alla recente manifestazione contro le esercitazioni militari nel poligono di Capo Frasca: associazioni e gruppi politici dai colori incredibili, senza troppe distinzioni fra sinistra e destra che hanno dato vita alla manifestazione più partecipata di questi ultimi anni nell’isola. Che fosse una manifestazione di popolo è lapalissiano affermarlo. Il fine per la prima volta era comune e un cartello lo diceva chiaramente: “Non abbiamo altra terra se non questa. Scusateci se la difendiamo”.

Gavino Sale, uno dei consiglieri indipendentisti, eletti in questa ultima tornata amministrativa, lo ha appena ricordato in suo comunicato: “Non possiamo certo far decidere a Roma su come e dove trivellare, su come e dove impiantare parchi eolici e cosa ancora più importante, chi deve incassare i benefici economici prodotti dalle fonti energetiche che ci appartengono”.

Perché sulle fonti energetiche e sul problema di quanto incassano le amministrazioni comunali che affittano i terreni, esistono problemi e di non poco conto. Le società proprietarie degli impianti eolici o solari, poco importa se gruppi economici nazionali o multinazionali, pagano per gli affitti una fesseria. Sull’ordine di qualche decina di migliaia di euro. Una rapina, dicono in molti. Ma una rapina che passa sotto silenzio, con un Governo nazionale che sulla faccenda non è mai voluto intervenire; e questo, ovviamente, non depone favorevolmente sull’operato di Roma sull’isola. Recentemente un piccolo paese del Nord Sardegna, Sedini, ha vinto una causa che rischia di portare le prime modifiche a questo strapotere delle multinazionali dell’energia. Nel caso in questione si tratta dell’Enel che al comune di Sedini, per i terreni presi in affitto per la sua centrale eolica, voleva pagare 87 mila euro per il disturbo, da erogare in tre anni. Al sindaco, la cosa è davvero sembrata strana e consultandosi con la segretaria comunale ha scoperto che qualcosa non andava. Sono perciò finiti in giudizio. L’Enel ha perso e oggi deve restituire al comune oltre 860 mila euro, sempre in tre anni.

Ma non è che il problema degli affitti bassi sia un problema di quel solo piccolo comune del Nord Sardegna: tutte le società energetiche, pagano cifre bassissime e sempre sull’ordine della decina di mila euro all’anno: “Oltre tutto, gli occupati garantiti, per ogni impianto, non supera una persona in funzione di custode. Anche i tecnici che regolarmente controllano gli impianti sono dipendenti Enel che vengono qualche volta nell’arco dell’anno, stanno due o tre giorni per il loro lavoro e se ne vanno”, dicono dal comune di Sedini.

Insomma, terreni in affitto a prezzo di realizzo e neanche una pezza di lavoro per gli abitanti del posto. Una vera truffa, legalizzata e benedetta dallo Stato.

Se passasse il decreto “Sblocca Italia”, tutti in Sardegna pensano che questi meccanismi di rapina sarebbero addirittura velocizzati. Non per niente in Consiglio regionale, un gruppo misto di consiglieri, intende presentare un ordine del giorno a sostegno della Giunta nella sua battaglia con il Governo centrale. Un po’ come è stato già fatto in occasione del tavolo di trattative con lo Stato per il rinnovo della Convenzione sulle basi militari in Sardegna. Il Consiglio regionale votò in quell’occasione un ordine del giorno all’unanimità che permise all’attuale presidente in carica, Francesco Pigliaru, di non firmare la proposta del Governo e abbandonare il tavolo al Ministero della Difesa.

Il decreto “Sblocca Italia”, almeno in Sardegna, per questa ragione, rischia di riunire intorno ad uno scopo comune, tutte le forze politiche presenti in Regione. Nicola Bianchi, un deputato eletto nella liste cinque stelle, forse per la prima volta, è in sintonia con tutte le altre forze politiche dell’isola e preannuncia che da parte sua, la battaglia in Parlamento sarà molto dura: “Il decreto contiene per noi solo porcate: come le deroghe anti-ambiente, il ricorso ai commissari, le scorciatoie per le trivellazioni. Nel caso della nostra isola, ci farebbero ritornare al passato. Inoltre, il decreto preannuncia una nuova colata di cemento sulle nostre coste”.

Anche Giuseppe Cucca, senatore democratico nuorese è sulla stessa linea d’onda: “Alcune cose dovranno senz’altro esser rivisitate. Speriamo di fare le dovute revisioni già prima della conversione del decreto in legge”.

Incazzati sul decreto, in Sardegna lo sono inoltre tutte le associazioni, ambientaliste e non: “Forse per definire il decreto Sblocca Italia – ricorda Maria Paola Morittu di Italia Nostra – l’unico aggettivo è devastante. Non solo si avocano allo Stato molte competenze specifiche della Regione , con il rischio di innescare conflitti legali senza fine, ma si fanno fuori tutte le tutele. Addirittura si arriverà all’assurdo che l’amministratore delegato di Trenitalia, avrà più poteri di una sopritendenza”.

Ma quello che temono gli ecologisti è che fra le pieghe del decreto Omnibus si possano nascondere nuovi tranelli contro l’ambiente.

“Quello che può venire fuori di negativo con un simile decreto sono davvero tante e in Sardegna sarebbero distruttive”, ricorda preoccupato Stefano Deliperi, del Gruppo sardo di intervento giuridico “Con Sblocca Italia, si potranno sbloccare in poco tempo i piani elaborati per il litorale di Bosa dal Gruppo Condotte; le varianti edilizie, richieste dalla società di investimenti del Qatar, oggi proprietaria della Costa Smeralda; prenderebbero finalmente corpo, gli interventi su infrastrutture richieste nel Nord Ovest dell’isola; e finalmente, potrebbero partire le modifiche al porto di Olbia che distruggerebbero completamente quel poco di industria locale legata al mare che ancora sopravvive dentro il grande golfo della città. Basterà che le revisioni vengano inserite fra le varianti destinate a eccezionali ricadute sul territorio e il gioco è fatto. Tutti potranno agire indisturbati con la benedizione del Ministero”.

Forse, anche per questo, fra le forze politiche dell’isola, sta nascendo una prepotente voglia di Devolution come non si era mai verificata in passato. Nonostante la recente sconfitta del referendum per l’indipendenza, la Scozia e le sue prerogative, cominciano a interessare un sempre maggior numero di uomini politici di tutti gli schieramenti in Sardegna. Le leggi che oggi proteggono la Scozia e quelle ulteriori che sono state loro promesse dal primo ministro David Cameron per convincerli a non votare per l’indipendenza – in pratica il Regno Unito, diventerebbe un regno confederale, sulla falsariga di quanto accade in Svizzera – mette al riparo la Scozia dagli appetiti del Governo di Londra. Non sarebbe male avere lo stesso tipo di rapporto anche per la Sardegna nei confronti dello Stato centrale, dicono in molti.

La pensano così i “Riformatori sardi”, da sempre schierati a destra e unico frutto rimasto in piedi del sogno liberal democratico di Mariotto Segni. Attilio Dedoni, capogruppo dei riformatori in Consiglio regionale, era presente anche lui a contestare il poligono di Capo Frasca, insieme al deputato nazionale di Unidos, Mauro Pili che ha cercato addirittura di entrare nella base militare con una bandiera sarda. E Renato Soru, parlamentare e candidato dal gruppo di maggioranza, come segretario del PD, afferma che uno dei punti che intende portare avanti è di “federazione” del Partito democratico sardo con quello italiano.

La strada da percorrere che si sta tracciando da parte di tutte le forze politiche dell’isola – compresa la immarcescibile Forza Italia, sempre fedele al capo oltre Tirreno – che intendono bloccare sull’isola, gli effetti negativi del decreto “Sblocca Italia”, sta trasformando profondamente il modo di sentire il rapporto con la “madre Patria”. Tutte le forze politiche sarde stanno convincendosi che di spazi di manovra non ce ne sono più: “O lo Stato la smette di toglierci competenze o la Devolution per la Sardegna, rimane l’unica alternativa. L’autonomia non basta più”. Sono parole chiare che si trovano ormai scritte nero su bianco su tutti i documenti che vengono pronunciate apertamente dalla stragrande maggioranza degli uomini politici sardi.

 


 

 

 

Category: Ambiente, Osservatorio Sardegna

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About Nello Rubattu: Nello Rubattu è nato a Sassari. Dopo gli studi a Bologna ha lavorato come addetto stampa per importanti organizzazioni e aziende italiane. Ha vissuto buona parte della sua vita all'estero ed è presidente di Su Disterru-Onlus che sta dando vita ad Asuni, un piccolo centro della Sardegna, ad un centro di documentazione sulle culture migranti. Ha scritto alcuni romanzi e un libro sul mondo delle cooperative agricole europee. Attualmente vive a Bologna

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