Nello Rubattu: L’energia eolica sarda e i regali di “Sblocca Italia” alle multinazionali

| 30 Novembre 2014 | Comments (0)

 

 

Che cosa sia lo “Sblocca Italia” del Governo Renzi, a parte il fatto di essere al momento, una bella operazione pubblicitaria, molta gente sta ancira cercando di scoprirlo. “Per adesso, come premessa, si sta dimostrando un bel casino”, ha ribadito il sindaco di Martis, Tiziano Lasia, un piccolo comune del Nord Sardegna.

Lo “Sblocca Italia”, dicono i sindaci dell’isola, è una legge che sblocca soprattutto gli appetiti dei soliti e ci toglie possibilità di intervenire. Gli amministratori dei due paesi sardi che guidano la protesta a cui stanno aderendo tutti gli altri amministratori dell’isola è molto semplice: “con questa legge trivellare e cementificare diventerà più facile perché a decidere sarà direttamente Roma che non avrà più bisogno di consultare i territori”, ricorda Giampaolo Marras, sindaco di Ottana, uno dei paesi sardi più colpiti da inquinamento e sede di una delle più folli industrie che mente umana abbia mai concepito, il petrolchimico di Ottana, oggi praticamente chiuso. Un complesso industriale voluto dallo Stato negli anni settanta (e senza consultare i territori) che però in questi decenni di attività e fino al suo fallimento, è riuscito ad inquinare una delle pianure interne dell’isola più importanti dal punto di vista agricolo: una pianura che beneficiava del Tirso, il fiume più importante della Sardegna, oggi ridotto, almeno in quel tratto, in una cloaca pericolosa per i rifiuti accumulatisi nel tempo, grazie alle lavorazioni senza controllo del petrolchimico.

I sindaci, sono stati chiari e stanno chiedendo alla Regione che ci si rivolga alla Corte costituzionale per bloccare la legge “Sblocca Italia” per attentato al paesaggio e pericoli per le risorse naturali e minacce alla salute. Perché non vorrebbero che accadesse come recentemente a Narbolia, un piccolo comune dell’oristanese che ha visto respinto dal Consiglio di Stato, la sua richiesta di blocco, accogliendo così il ricorso contro la sospensiva del Tar Sardegna, presentato dalla “Enervitabio Santa Reparata”, la società che realizza la centrale.

Perché in Sardegna è questo quello che accade: lo Stato che dovrebbe tutelare, lascia fare e regala l’energia del vento e del sole a poche società che fanno quello che vogliono. Sulla nostra isola sono presenti buona parte degli impianti eolici che funzionano in Italia: nel 2011, per esempio, è stata inaugurata la centrale eolica più grande d’Italia, una delle più grandi d’Europa: può contare su 4.000 ettari a disposizione, 69 torri eoliche, 138 MW di potenza elettrica installata, oltre 300 GWh/anno di produzione elettrica, equivalente al fabbisogno elettrico di oltre 110 mila famiglie, con un risparmio di emissioni di anidride carbonica di circa 180.000 tonnellate/anno. Un investimento complessivo di 270 milioni di euro.

I proventi per l’Azienda saranno decisamente notevoli (si stimano ricavi di oltre 50 milioni di euro annui).

Così, senza che ce ne accorgessimo, in modo strisciante la Sardegna è diventata un unico grande parco eolico, il più grande d’Italia. La potenza eolica attualmente istallata, 950 MW, è molto vicina alla potenza di picco che era assorbita dall’intera isola prima della crisi economica, fornita dalle centrali termoelettriche esistenti; ora è molto eccedente. Solamente la Sicilia, con i suoi 650 MW eolici, si avvicina alla situazione sarda. In tutte le altre regioni, comprese quelle del sud continentale, le potenze sono di gran lunga inferiori. In altre regioni le cose sono state condotte con maggiore prudenza: in Toscana vi sono pale per soli 185 MW, in Umbria 1,5 MW, in Liguria 4 MW. In Sardegna gli impianti eolici sono in mano a poche grandi società, alcune delle quali nemmeno italiane, che lucrano in vario modo su queste istallazioni. Questa situazione differisce nel modo più stridente da ciò che è stato fatto per esempio in Germania, in Danimarca, in Inghilterra, dove una certa frazione, tipicamente il 20% della proprietà degli impianti eolici, sono per legge offerti in quota alla popolazione locale, a cooperative, ai contadini, i quali così partecipano agli utili di quella  produzione di energia.

Quanto ci guadagnerebbero le popolazioni dal fatto di utilizzare una parte dei loro territori per campi di energie alternative? Lo ricorda anche un tecnico qualificato di origine sarda che lavora in Danimarca proprio in questo settore: “ sembra disonorevole e sbagliato che un cittadino qualunque possa guadagnare  (nota, guadagnare, non risparmiare) grazie allo sfruttamento delle risorse energetiche naturali locali. Per esempio, una turbina eolica da 1 MW, 60 metri di diametro, del costo di 1,5 milioni di euro, acquistata in cooperativa di 100 persone ha un costo equiparabile a quello di un automobile (15 mila euro) e renderebbe a ciascuno ben 2.500 € all’anno, per 25 anni. Questo é un ottimo investimento perché si ripaga in appena 6 anni. Spesso le amministrazioni locali “svendono” i siti più ventosi a società private, talvolta straniere, in cambio di posti di lavoro poco qualificati e quindi mal retribuiti, senza pensare che realizzando l’impianto direttamente si potrebbe guadagnare molto di più, e senza nemmeno lavorare”.

E allora a che serve lo “Sblocca Italia?”. Sicuramente in Sardegna sarà una pacchia per le multinazionali dell’energia. Per questo il decreto è la paura vera dei sindaci e degli amministratori locali che sanno come le conseguenze vere del decreto sulla nostra isola è che se si toglie potere ai territori poi sarà possibile fare tutto quello che si vuole senza chiedere permesso.

Perché, ancora in Sardegna, allo strapotere delle multinazionali dell’energia ancora si reagisce: basta ricordare che il gruppo intenzionato al termodinamico nelle zone di Bonorva-Giave e Cossoine-Campu Giavesu, avrebbe deciso di rinunciare al progetto per la dura reazione delle popolazioni, eventualmente dirottandolo verso altre aree (si parla di Villasor e Guspini). Mentre nelle campagne di Villanovaforru è stato sequestrato appena l’altro ieri un impianto eolico di una società napoletana fra le più attive sull’isola.

La discussione si dimostra intensa e la protesta si sta allargando a macchia d’olio.  In questi giorni si stanno per riunire i comuni di Bortigiadas e di Aggius nel Nord della Sardegna.

D’altronde l’assessore Donatella Spano, aveva fatto rilevare i pericoli di questa ultima pensata di Renzi.

Oggi il rifiuto di un modello industriale che non tiene conto delle esigenze locali viene aspramente contestato in Sardegna. In tutti i 377 comuni dell’isola, esistono comitati per la salvaguardia del proprio territorio contro le pale eoliche, il solare, le trivellazioni selvagge e la salvaguardia delle coste: “Nessuno è contro il progresso, ma tutti sanno che in Sardegna i costi che vengono richiesti sono maggiori dei benefici”, sottolineano i promotori della denuncia contro l’Enel che a Sedini, un paese vicino a Castel Sardo, hanno contestato l’Enel. Società che per l’affitto dei terreni dove è sorto e dove opera un campo eolico, aveva proposto al comune un rimborso in tre anni di 87 mila euro. Per fortuna, la causa  è stata persa dal colosso italiano dell’energia e oggi il tribunale ha imposto all’Enel di versare nelle casse del comune sardo dieci volte tanto, 870 mila euro; “Non sono comunque molti” ribadisce l’ex sindaco del paese “ma almeno sono di più della miseria che avevano inizialmente proposta”.

Perché, il costo del territorio in Sardegna è sempre stato un argomento che lo Stato e i suoi organismi di controllo, hanno pesantemente sottovalutato. Lo Stato e il Governo, sembrano fare finta di niente e non prendono certamente in considerazione il problema di mettere quantomeno ordine su un problema normativo per nulla complicato. Un problema su cui, da altre parti in Europa, hanno risolto con benefici maggiori per tutti: a cominciare dalla Danimarca. ma quello è un Paese civile.

Per adesso, in Sardegna, l’uso improprio del territorio dell’isola, favorisce non di certo gli abitanti ma le multinazionali dell’energia che possono garantirsi una fetta di guadagni sproporzionata rispetto ai benefici rivolti alle popolazioni.

Ma chi sono queste multinazionali e qual’è la potenza che erogano,? Eccone l’elenco:

  • 240 MW Enel Green Power
  • 146,55 MW Fr-el spa (Bolzano)
  • 143,9 MW Green Tech  (Herlev, Danimarca)
  • 138 MW Falck renewables (Milano)
  • 90,09 MW IVPC  (Avellino, Campania)
  • 84 MW Sardaeolica  (società del gruppo Saras, Cagliari)
  • 74 MW EDF (Electricitè de France)

Qualcuno, proprio recentemente ha voluto ricordare che se si lasciasse fare al naturale rapporto di confronto fra le parti, il vecchio sistema della domanda e dell’offerta, probabilmente ci sarebbero meno fregature per i sardi. Ma non si può. Con “Sblocca Italia”, proprio questo “confronto” viene scavalcato. Un vero pericolo per gli abitanti dell’isola, a cui di problemi proprio non ne mancano.

Forse per questo, la protesta contro “Sblocca Italia”è così profonda, come la conseguente e favorevole accoglienza da parte delle amministrazioni di dare seguito all’iniziativa promossa dalla sezione regionale dell’Isde (i medici per l’ambiente). Il cui presidente, Vincenzo Migaleddu, ha diramato un comunicato, sottolineando i pericoli della legge specialmente in un ambiente come quello sardo che essendo un’isola (roba che il Governo tende continuamente a dimenticarsi), sarebbe sottoposta a pressioni ambientali ancora maggiori rispetto a quelle di altre parti della penisola: “Le giunte comunali sarde con questa delibera devono rafforzare la propria istituzione regionale su questioni di rango costituzionale: una legge ordinaria nazionale non può modificare la Costituzione in senso centralista”, ha ricordato Vincenzo Migaleddu.

Di certo, viene da ricordare, se le fonti energetiche, fossero in mano ai sardi, molti dei loro problemi legati alla crisi economica, alla disoccupazione e allo spopolamento dei territori interni, sarebbero risolti. Sarebbe sicuramente più facile progettare un futuro migliore per la nostra isola e i suoi abitanti.

Ma in Italia, le scelte facili sono sempre complicate da realizzare… e non convengono a nessuno. Nella testa dei nostri governanti esiste solo l’etica del servaggio e la disposizione, neanche tanto celata, di centralizzare tutto in poche mani. Non sappiamo se sia un male che proviene dai borboni, dai Savoia, dall’organicismo mussoliniano o dal solidarismo democristiano. Possiamo solo constatare che esiste.

Il Medioevo nell’Italia Felix, non è mai finito

Category: Ambiente, Osservatorio Sardegna

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About Nello Rubattu: Nello Rubattu è nato a Sassari. Dopo gli studi a Bologna ha lavorato come addetto stampa per importanti organizzazioni e aziende italiane. Ha vissuto buona parte della sua vita all'estero ed è presidente di Su Disterru-Onlus che sta dando vita ad Asuni, un piccolo centro della Sardegna, ad un centro di documentazione sulle culture migranti. Ha scritto alcuni romanzi e un libro sul mondo delle cooperative agricole europee. Attualmente vive a Bologna

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