Nello Rubattu: A Porto Torres il processo alla Syndial (Eni) per “disastro ambientale”

| 15 Novembre 2014 | Comments (0)

 

Adesso ormai è chiaro: l’Eni inquina. E a Porto Torres, come dicono da queste parti “si è fatta a porco”, nel senso che non si ha proibito nulla.

L’area industriale di Porto Torres, dove il nostro Stato decise già negli anni sessanta, di piazzarvi una delle fabbriche più inquinanti della terra, è diventata in Sardegna, la metafora di cosa non bisognerebbe mai fare.

Nacque l’area industriale della Sir (società italiana resine) e la lasciò alle amorevoli cure di un ingegnere – Nino Rovelli, si chiamava, perché è già fra gli ei fu – noto soprattutto per dei curatissimi baffetti alla Clark Gable e la  tendenza alla frequentazione di donne fascinose da conquistare per la delizia dei rotocalchi (una tendenza di un certo modello di management italiano, se ci si riflette il giusto) che in pochi anni diventò uno degli uomini più potenti della penisola.

In quel sito industriale, nei primi anni dalla sua nascita, lavoravano in quindicimila, fra imprese esterne e dipendenti diretti della Sir.  Avevano bisogno di energia e acqua e ne hanno utilizzato da dare da bere a tutti i popoli del Sahara. In più, hanno inquinato come nessuno aveva mai fatto. Quello che hanno riversato in mare va oltre qualsiasi immaginazione: le spiagge per trenta chilometri erano piene di grani di plastica, scarto di lavorazione del ciclo industriale, che in poco tempo hanno desertificato l’intero sistema ecologico della zona. Sempre quelle palline – per fortuna in forma minore – si sono divertite a spargersi su un tappetto di cento chilometri. I grani di plastica della Sir, ancora oggi si trovano in mezzo alla rena immacolata del Nord Sardegna, da Alghero a Santa Teresa di Gallura. Date uno sguardo alla cartina, così capirete di cosa stiamo parlando.

Finita la stagione gossipara del grande Nino Rovelli, arrivata la crisi, per mancanza di aiuti di Stato che in realtà, erano l’unica vera fonte di guadagno del magico “Nino” – il quale, si dice, molto generoso nelle spartizioni con gli amici – iniziò finalmente l’era Eni. Un’azienda che per i sardi, rappresentava lo Stato. Una sicurezza, si diceva. Un particolare che ha portato i miei conterranei a pensare che “quando mai!”, l’Eni che dava energia a tutta la macchina industriale italiana, si sarebbe comportata come quel bauscia del Rovelli, morto di cancro alla gola e con pendenze legali che non sarebbe bastato un autotreno per contenerne le scartoffie. Invece no, ancora una volta i niei conterranei si sono sbagliati: perché i furbetti non stanno solo nel privato, ma è un male ormai accertato di questo modello di Stato.

Così, dopo anni di casse integrazioni, licenziamenti, prepensionamenti, nell’area industriale di Porto Torres, dalla polpa si è arrivati all’osso e ci si è accorti, anche in questa terra ai margini del mondo occidentale che fidarsi è sempre uno sbaglio: oggi, dalle mie parti si parla di “Darsena dei veleni”. Una Darsena che è frutto delle furbate della Syndial, ex Polimeri e società Eni.

Una azienda che oggi va a processo per disastro ambientale colposo e deturpamento delle bellezze naturali. Accusata da un gruppo molto variegato di società e associazioni.

Fra quelli che non hanno digerito il disastro e si sono costituiti parte civile, troviamo  il comune di Porto Torres, l’Anpana (associazione protezione, animali e ambiente), la Lega anticaccia, l’Armatore di Alghero Cesare Goffi e… il Ministero dell’ambiente. Proprio il Ministero dell’ambiente che considerarlo come un conte Ugolino che si mangia la testa del figlio Eni per la disperazione, è una pastorelleria che sarebbe andata bene anche al Metastasio.

Ma sono soprattutto da Guinnes i profili degli avvocati che difendono la Syndial. Cominciamo da Carlo Federico Grosso, comunista e ex vicesindaco di Torino; Mario Maspero, capo ufficio legale dell’Eni, con uno degli studi più avviati di Milano; Grazia Volo, compagna del giornalista Paolo Liguori, noto per essere passato da Lotta Continua a Forza Italia. Una donna che in una sua intervista disse del suo lavoro che è: “più divertente la difesa dei colpevoli. L’innocente è una tragedia, una seccatura tremenda”; Luigi Stella, un altro pezzo da novanta fra i legali italiani, che ricopre l’incarico di “presidente dell’organismo di vigilanza di una primaria società operante nel campo energetico”: secondo voi qual’è questa primaria società?

Certo, i colpevoli , hanno diritto alla difesa: noi speriamo solamente che i seccatori innocenti vengano almeno in parte risarciti e i colpevoli divertenti condannati.

Lo sappiamo: sono voglie, le nostre, da primati ai primi gradini della scala evolutiva. “Loro”, gli inquinatori, gli avvocati, le grandi imprese, appartengono ad uno stadio più complesso.

Perché “Loro”, per le fesserie che cercano di far digerire ai poveri mortali, utilizzano fior fiore di consulenti sempre pronti alla bisogna di una azzardo scientifico e “all’inquinamento delle prove” (concetto magico che chiarisce molte cose).

Nella fase dell’incidente probatorio i consulenti della difesa – quelli che ritengono divertenti i colpevoli –  se ne sono venuti fuori con un bello studio, realizzato  da quattro esperti americani che hanno assicurato come: la barriera idraulica realizzata per bloccare l’inquinamento verso il mare assolve alla sua funzione, perfettamente. E, soprattutto, se nello specchio della darsena arriva acqua dolce (secondo i consulenti del gip era acqua di falda inquinata che superava una «inefficace barriera idraulica») è perché proprio lì «c’è una condotta fognaria della rete comunale, non di Eni, che perde».

In pratica, cosa si era inventato l’Eni per consolare quelli che in Sardegna si lamentavano per quei pesci che morivano e la presenza di tassi da sballo di materiali pesanti nelle acque del golfo? Una bella barriera appoggiata sul fondo che avrebbe dovuto bloccare i rifiuti pericolosi dentro un’area circoscritta. Una balla di quelle che non hanno compagna al mondo. Perché il mare è inarrestabile e le muraglie (da quella cinese, a quella israeliana, verrebbe da dire), sono solo palliativi psicologici che non bloccano nessuno. “Hanno infastidito i gronghi quelle barriere”, ricordano saggiamente i vecchi pescatori di Porto Torres, ma niente altro

Così, dopo mesi di accertamenti e audizioni di testimoni, sono stati iscritti nel registro degli indagati il rappresentante legale di Syndial Spa Alberto Chiarini, il responsabile gestione siti da bonificare Francesco Papate, il responsabile Taf Management (Taf è l’impianto per il trattamento delle acque di falda) Oscar Cappellazzo, i responsabili dell’area operativa Taf Gian Antonio Saggese e di salute, ambiente, sicurezza del Taf Francesco Leone, il rappresentante legale di Polimeri Europa Daniele Ferrari, il direttore di stabilimento Paolo Zuccarini e il responsabile della sezione salute, sicurezza, ambiente, Daniele Rancati. A tutti è stato contestato di «non aver adottato le opportune cautele» e di aver quindi «cagionato un disastro ambientale per lo sversamento in mare di sostanze inquinanti».

Non esiste molto altro da dire. Di una cosa siamo certi: il processo durerà molti anni, i legali si “divertiranno” abbastanza in deduzioni e controdeduzioni, ogni tanto vedremo qualche bella manifestazione da parte degli incazzati e alla fine si tirerà le somme: la Syndial verrà condannata, non ci sono dubbi. Ma a pagare, pagherà molto ma molto meno di quanto ha danneggiato… E tutti, colpevoli e parti lese, saranno contenti e penseranno di aver vinto. Speriamo solo che fra qualche secolo le stronzate inquinanti dell’Eni, vengano riassorbite dal nostro mare generoso. Lo ha fatto altre volte, speriamo ci riesca anche questa volta.


Category: Ambiente, Osservatorio Sardegna

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About Nello Rubattu: Nello Rubattu è nato a Sassari. Dopo gli studi a Bologna ha lavorato come addetto stampa per importanti organizzazioni e aziende italiane. Ha vissuto buona parte della sua vita all'estero ed è presidente di Su Disterru-Onlus che sta dando vita ad Asuni, un piccolo centro della Sardegna, ad un centro di documentazione sulle culture migranti. Ha scritto alcuni romanzi e un libro sul mondo delle cooperative agricole europee. Attualmente vive a Bologna

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