Mento, La Rosa e Scarpari replicano a Terna sulle devastazioni ambientali in Sicilia

| 27 marzo 2014 | Comments (2)

 

 

 

Oggi, 27 marzo 2014, Terna ha replicato alla lettera aperta che abbiamo inviato al Presidente del Consiglio, On. Matteo Renzi, la scorsa settimana e che è stata pubblicata da Inchiesta online (20 marzo u.s.), dal Corrieredelmezzogiorno.it (21 marzo u.s.), da Europaquotidiano.it (25 marzo u.s.) e ripresa dalla Gazzetta del Sud del 26 marzo u.s. La replica è stata inviata al Direttore di www.inchiesta on line e postata come commento alla nostra lettera aperta a Renzi (vedi).

 

Terna è intervenuta con il solito comunicato stampa, come fa tradizionalmente in questi casi, senza rispondere alla questione di fondo che abbiamo posto. Nella lettera al Presidente, infatti, non abbiamo parlato di cifre e di record, abbiamo scritto che “non siamo contro lo sviluppo del Paese, al contrario, siamo per uno sviluppo sostenibile e rispettoso, siamo contro il modo con cui questo sviluppo viene interpretato da Terna e da una classe politica incapace e disinteressata, che non si preoccupa di sostenere il diritto dei cittadini di vivere in serenità e sicurezza.”

Abbiamo quindi elencato una serie di criticità che ci sono a volerle vedere, che sono chiare a chi in quei luoghi abita. In altre parole, abbiamo contestato la modalità con cui il progetto viene realizzato; sono due cose ben distinte. Non è perché il progetto è strategico per il Paese che Terna può attuarlo come vuole e in assenza di ogni forma di controllo, come invece avviene quando a operare siamo noi comuni mortali.

Ogni cittadino sa che la realizzazione di qualsiasi suo progetto edilizio, ad esempio, è soggetto a continui controlli da parte delle autorità preposte, perché questo non deve valere per Terna? Chi controlla quello che Terna fa e come lo fa?

Probabilmente chi confeziona queste repliche siede comodamente dietro una scrivania romana, non si è mai recato e forse non si recherà mai nei luoghi di cui scrive, non si è preso la briga di andare a vedere e controllare con i propri occhi, altrimenti saprebbe di cosa stiamo parlando.

Ed è proprio questo che abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio, di venire a vedere con i suoi occhi, di persona, e possibilmente non accompagnato dai soliti noti. Le carte di Terna raccontano una storia, i piloni impiantati nei pressi dei centri abitati e delle condotte dell’acqua potabile un’altra.

 

 

Nessuna risposta è stata fornita in merito alla centrale di Villafranca e alla montagna che è venuta giù, o ai piloni situati a distanza ravvicinata alle prese d’acqua, nonostante una prescrizione dell’ATO del 22 marzo 2007 (Prot. 9389) indicasse chiaramente in almeno 200 metri la distanza di sicurezza, ignorata, ad esempio ma non solo, nel caso del pilone 23 (Valdina), il cui acquedotto comunale nemmeno risulta sulle mappe di Terna, o del pilone 36 (Saponara), posto a poco più di 100 metri dalle prese d’acqua potabile che servono Saponara e forse altri paesi limitrofi. Com’è stata fatta la verifica di ottemperanza? I cittadini si sono resi conto del problema solo quando, pochi mesi fa, sono stati collocati i piloni, e hanno denunciato subito questi fatti gravi, anche a mezzo stampa (v. La Gazzetta del Sud del 19/2/2014 e del 21/3/2014). Nessuna risposta da parte di Terna. Come mai?

 

 

O come nel caso di Venetico Superiore, dove l’elettrodotto ha percorso lo stesso tracciato di uno più vecchio, sostituendolo. Il responsabile di Terna aveva assicurato il Sindaco che lo stato dei luoghi non avrebbe subito alcuna modifica (lettera del 21/9/2009, Prot. TE/P20090011745), per cui tanto valeva non preoccuparsi se il pilone (il 24) sarebbe stato collocato a ridosso del centro abitato. Ma una volta impiantato al posto del vecchio traliccio si è vista la differenza: ma come si fa a sostenere che un pilone alto oltre sessanta metri (una sequoia con un diametro di diversi metri alla base) con tre lunghe braccia sporgenti colorate di rosso, bianco e grigio che sembra più l’albero di maestra di un antico vascello che un traliccio dell’alta tensione sia paragonabile a un tradizionale traliccio piramidale che nemmeno si notava essendo alto nemmeno 25 metri e trasparente” grazie alla struttura a intreccio meno impattante che aveva, che i 18 cavi dell’alta tensione previsti siano paragonabili ai 3 che vanno a sostituire, che 380.000 volt equivalgano a 150.000?

 

 

Significa negare l’evidenza! Quella dichiarazione palesemente falsa e fuorviante di Terna è stata segnalata alla Procura delle Repubblica di Messina e un’indagine della magistratura è in corso. Se gli effetti devastanti per l’immagine del paese di Venetico Superiore sono sotto gli occhi di tutti, nessuno sa invece calcolare quale sarà l’induzione elettromagnetica che si verrà a creare quando il nuovo elettrodotto entrerà in funzione, avendo accanto altri due elettrodotti attivi. Come diceva Totò, è la somma che fa il totale, ma il totale nessuno lo conosce o, se qualcuno lo conosce, non lo fa sapere.

Che i cittadini siano preoccupati per queste violazioni alle loro terre, alle loro case, alla loro serenità e sicurezza non deve sorprendere, anzi dovrebbe far riflettere. Chi lavora per Terna si comporterebbe allo stesso modo se fosse messa in condizioni analoghe, è ovvio.

L’altro giorno è stato presentato il bilancio 2013 di Terna, per la prima volta gli utili netti hanno superato il mezzo miliardo di euro, tutte le voci di bilancio sono in super attivo, tranne una: i costi operativi. Meraviglia?

A noi no, sappiamo bene che i costi sono contenuti al massimo, lo vediamo, è sotto i nostri occhi… Ci si potrebbe forse accontentare di qualche euro in meno di utile e spendere un po’ di più per il rispetto dell’ambiente e dei cittadini, ne guadagnerebbero tutti: il Paese, l’ambiente, i cittadini e anche gli azionisti di Terna, visto che il 29,85% appartiene alla Stato, cioè a noi.

La risposta di Terna è l’ennesima prova di quanto poco a cuore stiano ai suoi dirigenti le preoccupazioni dei cittadini e quanto invece ci tengano a salvaguardare la propria immagine pubblica, come un mantra che si ripete all’infinito a loro preme solo ribadire quanto bravi sono e quanto bene fanno alla comunità, una modalità di comunicazione vecchia ma sempre efficace per chi non vede o non vuole vedere, che spesso trasforma nel tempo una bugia in verità. Esortiamo il Presidente del Consiglio a venire a vedere con suoi occhi, o di inviare qualcuno di sua completa fiducia, senza interposte persone, siano essi politici o tecnici di Terna, quelli li potrà incontrare quando vorrà a Roma.

 

Dott. Giovanni Mento

Associazione Mediterranea per la Natura (MAN) – Messina

 

Avv. Antonino La Rosa

Coordinamento Ambientale Tutela del Tirreno – Villafranca Tirrena (Me)

 

Prof. Maurizio Scarpari

Comitato per la tutela di Venetico


 

Category: Ambiente, Movimenti, Osservatorio Sicilia

About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

Comments (2)

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  1. Sabrina Rastelli ha detto:

    Ciò che sta facendo Terna in Sicilia è terribile. Nessuno è contrario allo sviluppo, ma la salute dei cittadini DEVE SEMPRE essere messa al primo posto. Se Renzi vuole davvero essere eletto (regolarmente dai cittadini) deve agire concretamente a favore della gente comune.

  2. Attilio Andreini ha detto:

    Liberate Venetico da quell’ignobile mostro! Sostegno pieno ai siciliani e a quanti lottano per uno sviluppo che non devasti l’ambiente! Terna sia responsabile, per una volta!

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