Maurizio Scarpari: Terna e la tutela dell’ambiente

| 24 settembre 2014 | Comments (0)

 

 

Bene ha fatto il Governatore del Veneto, Luca Zaia, a sbarrare il passo al progetto di Terna che vorrebbe disseminare di giganteschi tralicci e piloni monostelo persino le splendide montagne del bellunese, patrimonio dell’umanità protette dall’Unesco: coerentemente con la ben nota politica di dissesto ambientale portata avanti da Terna, i progettisti vorrebbero far correre il nuovo elettrodotto Lienz-Scorzè – che unisce il Tirolo austriaco al Veneto – sotto terra per il tratto austriaco e per via aerea in territorio italiano, evidentemente per non privarci del piacere di ammirare, anche tra le incantevoli vette dolomitiche, gli ormai famosi piloni “a ridotto impatto ambientale” che stanno distruggendo il paesaggio di mezza Italia.

 

L’elettrodotto Sorgente-Rizziconi lungo le vallate del messinese, di fronte alle isole Eolie.

 

I lettori di Inchiesta ricorderanno i nostri interventi di denuncia per quanto sta accadendo in Sicilia, dove Terna sta devastando un territorio bellissimo, purtroppo non protetto dall’Unesco né da amministratori responsabili: infatti, a differenza di quanto sta avvenendo in Veneto, gli amministratori siciliani hanno accolto a braccia aperte i progettisti e come un’opportunità i denari, pochi e sporchi, che Terna ha loro dato per “compensare” lo scempio e i danni che stanno creando all’ambiente, al patrimonio-storico artistico, allo sviluppo turistico dell’isola e ai siciliani tutti, costretti a convivere, loro malgrado, con gli ecomostri targati Terna. La posizione assunta dal Governatore Zaia gli fa onore e qualifica il Veneto, dove è già successo che un elettrodotto di Terna sia stato bloccato in corso d’opera dal Consiglio di Stato, come modello virtuoso da seguire.

 

 

 

La stazione del Torrente Gallo, nei pressi di Villafranca, in corso di realizzazione: la montagna alle spalle della stazione è franata a causa del terreno argilloso, inadatto a ospitare opere di questo tipo. Terna sta spendendo milioni di euro per cementare la montagna, nella speranza di contenerla.

 

Nel suo intervento il Governatore è andato dritto al punto: “Terna non può deturpare un paesaggio mozzafiato come quello delle Dolomiti, patrimonio dell’Unesco, con degli orrendi tralicci. È un’azienda pubblica. Si rassegni dunque a mettere mano alla cassa e realizzi interrandolo l’elettrodotto dall’Austria all’Italia. Come Regione sappia che continueremo a opporci in tutte le sedi a un vero e proprio scempio… I cittadini hanno ragione a protestare, perché l’ambiente appartiene a loro, non è un’Italia del No che protesta, non lo fa per un effetto Nimby (Not In My Back Yard) né per un malinteso senso dell’ambientalismo che nega tutto, ma semplicemente per una questione di buon senso. Nessuno si oppone all’elettrodotto, semplicemente non è pensabile che l’area delle Dolomiti, patrimonio ambientale dell’umanità Unesco, venga deturpata da torri metalliche alte fino a 60 metri e da cavi aerei che corrono lungo vallate e crinali, tenuto conto che gli stessi cavi possono essere interrati garantendo sia l’approvvigionamento energetico sia il paesaggio.”

 

 

Immagine di Venetico Superiore, piccolo borgo antico deturpato da un pilone “a ridotto impatto ambientale” posto a ridosso del centro abitato.

 

I lettori di Inchiesta avranno riconosciuto nelle parole del Governatore Zaia i nostri argomenti: perché mai lo “scempio” o la mancanza di “buon senso” appaiono evidenti a noi semplici cittadini e a quegli amministratori e a quei politici ai quali sta realmente a cuore il bene comune e non ai progettisti di Terna, società per azioni a forte partecipazione statale (30% circa), o agli amministratori e politici compiacenti che sostengono le richieste di Terna senza preoccuparsi delle conseguenze? Terna dichiara che non è una questione economica, ma tecnica: non è così, Terna racconta e fa quel che vuole perché opera in condizioni eccezionali, di assoluto monopolio, senza contradditorio e senza controlli. Lo sa bene chi sta lottando contro la realizzazione dell’elettrodotto Sorgente-Rizziconi che unisce Calabria e Sicilia: nei 20,5 km di tragitto aereo siciliano Terna è riuscita a fare tanti e tali danni da far inorridire qualsiasi persona di buon senso, grazie alla complicità di amministratori e politici sleali, e alle facili autorizzazioni concesse anche in violazione di procedure e aree protette o che avrebbero dovuto essere tutelate (vedi nostro dossier pubblicato su Inchiesta n. 183, pp. 69-96, e su Inchiesta online del 20 marzo 2014, http://www.inchiestaonline.it/economia/maurizio-scarpari-a-cura-di-un-dossier-sulle-lotte-contro-la-multinazionale-terna-in-sicilia/).

A nulla sono valse le proteste dei cittadini e le denunce alla Procura della Repubblica, al Tar, al Consiglio di Stato, né le interrogazioni presentate alla Camera dei Deputati, né gli appelli ai politici locali e nazionali. Come cittadini siamo stati totalmente ignorati, lasciati soli. Certo c’è di peggio. Non so come possano sentirsi i pugliesi, dopo che il Ministro dell’Ambiente ha firmato il decreto di Valutazione di Impatto Ambientale per la costruzione del gasdotto Tap (Trans Adriatic Pipeline) nel Salento, nonostante il parere contrario espresso dal Ministero dei Beni Culturali e del Turismo (senza il cui assenso non si dovrebbe poter procedere), dalla Regione Puglia, dall’Assessorato alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia, dai Sindaci dei paesi interessati, dai cittadini, riunitisi in Comitato.

D’un sol colpo è stato svilito e reso inutile il processo democratico di concertazione che dovrebbe garantire, per opere che hanno un impatto rilevante sul territorio, la correttezza e la trasparenza delle scelte operate dagli enti locali e dai ministeri: la Valutazione di Impatto Ambientale dovrebbe infatti tenere conto delle osservazioni e dei pareri espressi, in modo formale, dagli enti locali, partendo dal Comune, per passare poi alla Provincia e alla Regione; su questa base, il Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero dei Beni Culturali, dovrebbe fare le necessarie verifiche e decidere se rilasciare o negare il via a procedere. Senza il parere positivo di Valutazione di Impatto Ambientale il Ministero dello Sviluppo Economico non può rilasciare l’Autorizzazione Unica. La Conferenza dei Servizi, che si tiene tradizionalmente a Roma presso i ministeri per sugellare il lungo percorso autorizzativo, riunisce intorno allo stesso tavolo tutti gli enti e le aziende coinvolti, ma lascia agli enti locali poco o nullo spazio d’intervento, essendo il loro parere meramente consultivo. Non tener conto del parere contrario dei Cittadini, dei Comuni, della Regione, del Ministero dei Beni Culturali svela dunque l’ipocrisia del processo decisionale e mina seriamente i principi democratici sui quali l’azione di governo dovrebbe basarsi. Vale per il gasdotto pugliese ma ancor più per gli elettrodotti di Terna, poiché se non vengono realizzati in modo adeguato (valutandone l’impatto non solo in astratto ma recandosi sui luoghi “con i propri tecnici” per vedere “con i propri occhi”) non sono dannosi solo per l’ambiente e il paesaggio ma, anche e soprattutto, per la salute dei cittadini. La storia del nostro paese è costellata di casi in cui solo ex-post si sono potuti comprendere i danni causati dalla superficialità con cui vengono affrontati i processi autorizzativi e i dovuti controlli (per un esempio recente, relativo alla centrale Enel di Porto Tolle, nel Veneto, si veda il nostro intervento “Davanti a TERNA ci si prosTERNA”, Inchiesta online del 2 aprile 1914, http://www.inchiestaonline.it/ambiente/maurizio-scarpari-davanti-a-terna-ci-si-prosterna/).

Un segnale preoccupante per Zaia e per tutti coloro che credono che lo sviluppo del nostro paese debba procedere di pari passo con il rispetto e la tutela dei beni preziosi che abbiamo ricevuto: il territorio in cui viviamo e un patrimonio storico-artistico unico al mondo, fonti certe di inesauribile ricchezza se mantenuti in ordine e valorizzati, ma anche il diritto di ognuno di esprimere, in modo democratico, la propria opinione, soprattutto su temi che riguardano in misura così determinante la vita e il bene comune. Sta ai politici e agli amministratori promuovere politiche serie di salvaguardia e promozione, schierandosi finalmente dalla parte dei cittadini e non delle multinazionali che hanno come unico fine il proprio tornaconto economico. Terna si presenta come un’azienda che opera nel rispetto dell’ambiente: nulla di più falso, parole di propaganda per creduloni che vogliono o devono credere che sia così, ma che nascondono una realtà ben diversa, per conoscere la quale basta solo recarsi nei luoghi dove si stanno realizzando o si sono realizzati i progetti di Terna. Chi ha il potere di intervenire lo faccia subito, prima che il disastro diventi irreversibile.

 

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Category: Ambiente, Osservatorio Sicilia, Video

About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

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