Maurizio Scarpari: Terna e il “bene collettivo”

| 21 dicembre 2014 | Comments (1)

 

 

 

A Serro, borgo collinare nel comune di Villafranca, nel messinese, un centinaio di persone ha impedito ai dipendenti di Terna di accedere al cantiere. È un gesto di protesta che vorremo pensare come risolutivo, anche se il sentimento di tutti è che stiamo combattendo una battaglia più grande di noi e che nel nostro lottare vogliamo difendere qualcosa di irrinunciabile che per semplicità chiameremo “bene collettivo”, anche se di semplice e lineare nel nostro rapporto con la politica e con l’ambiente non c’è proprio nulla. La determinazione e il silenzio di Terna sembrano presupporre un ritratto degli abitanti dei piccoli paesi della Sicilia come di nemici del progresso, ottusi difensori di un’arretratezza quasi atavica, da ignorare nella misura in cui cercano di far trionfare la propria ignoranza. Eppure il mito di un progresso continuo, talmente illimitato che nessuno può pretendere di comprenderne i fini, è da un pezzo tramontato e se l’ecologia è una scienza complessa, non si può dire che il senso della bellezza, l’amore per la natura non trovino espressioni semplici ed immediate.

Nell’amore per la bellezza Peppino Impastato vedeva una possibile via di salvezza per i mali della Sicilia, e il male che ci vediamo imporre con l’elettrodotto Sorgente-Rizziconi consiste nel dare per scontato che i nostri occhi, la nostra voce non contino, che ci abitueremo a vedere gli immensi pali e le gugliate di cavi come elementi irrilevanti di un paesaggio che non dovremmo avere il tempo di ammirare, dedicando tutte le nostre attenzioni a obiettivi economici. Il brutto deve creare una rapida assuefazione o per lo meno una silenziosa rassegnazione.

Il problema non è solo siciliano, riguarda l’intera Italia. Terna opera allo stesso modo ovunque nel paese, e ovunque i cittadini protestano e si ribellano. Quante case in tutta Italia sono troppo vicine alle linee dell’alta tensione o situate all’interno di quelle “fasce di rispetto” che Terna stessa giudica pericolose? Basta viaggiare per strade e autostrade per rendersi conto del problema e vedere i fili dell’alta tensione correre accanto o persino sopra le case. L’immagine che vi proponiamo dimostra cosa succede sotto quei fili: i neon che vedete illuminati non sono collegati a una presa elettrica, non si accendono per magia ma a causa del forte elettromagnetismo sprigionato dai cavi dell’alta tensione.

 

 

Immagine inviateci dal Coordinamento dei comitati contro gli elettrodotti Terna Villanova-Gissi e Tivat-Pescara.

 

L’entità del pericolo è ignorata dalla maggior parte dei cittadini, che guardano il paesaggio con indifferenza, ignorando totalmente i danni causati dai campi magnetici; coloro che sono sensibilizzati al problema reagiscono con rabbia e indignazione. Peggio per noi se non ci sentiamo coinvolti negli obiettivi di una società produttiva all’avanguardia come Terna, né beneficiati, tanto da essere tentati di rifiutare quelle poche briciole che ci vengono concesse.

Saremmo degli ingenui a pensare che a livello politico sia sufficiente cercare ascolto presso chi ha il mandato di rappresentarci, ci abbiamo a lungo provato, si può immaginare con quale risultato. Eppure nel non voler rinunciare a lottare conserviamo una speranza: incontrare persone che sappiano ascoltare, che nei loro ruoli istituzionali non si rassegnino ad assecondare chi progetta di distruggere e saccheggiare il nostro Paese. Busseremo ad altre porte, attenderemo l’azione di chi ci ha dato qualche barlume di speranza, e se non ci riesce proprio di distogliere lo sguardo dagli odiati piloni, cercheremo di non perdere l’illusione che si possano cancellare con quel colpo di spugna che tutta l’Italia auspica. Ormai non si può tornare indietro, si vada almeno avanti con il coraggio di ammettere gli errori, di riparare i torti. Non siamo disposti a seppellire le nostre speranze definendo i mali che ci affliggano come necessari e irrimediabili.

E intanto c’è chi rischia la denuncia per difendere il diritto di tutti a vivere in un ambiente sano e sicuro impedendo agli operai assoldati da Terna di realizzare l’ennesimo scempio. In Sicilia come nel resto d’Italia.

 

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Category: Ambiente, Osservatorio Sicilia

About Maurizio Scarpari: Maurizio Scarpari ha insegnato Lingua cinese classica dal 1977 al 2011 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha ricoperto diverse cariche accademiche, tra le quali quelle di Prorettore Vicario, Presidente del Consiglio dei Direttori di Dipartimento, Direttore del Dipartimento di Studi sull’Asia Orientale, componente del Consiglio di Amministrazione, del Senato Accademico e dell’Advisory Board dell’Università Ca’ Foscari. È stato anche Presidente di Ca’ Foscari Formazione e Ricerca S.r.l. e componente del Consiglio di Amministrazione dell’Ente per il Diritto allo Studio Universitario (ESU) di Venezia. Le sue ricerche riguardano principalmente la Cina pre-imperiale, i settori privilegiati sono il filologico-linguistico classico, l’archeologico e quello relativo alla storia del pensiero filosofico antico e alla sua incidenza sul pensiero politico attuale. È autore di oltre un centinaio di libri e articoli scientifici. Tra i suoi ultimi libri si segnalano Il confucianesimo. I fondamenti e i testi (Torino, Einaudi 2010) e Mencio e l’arte di governo (Venezia, Marsilio 2013). Per la collana Grandi Opere Einaudi ha curato la serie in più volumi La Cina (2009-2013). Per Inchiesta ha di recente pubblicato il saggio “Confucianesimo e religione” nel dossier “Passato e presente nella Cina d’oggi” curato da Amina Crisma (Inchiesta, XXXXIII, 181, pp. 64-96: 76-85). Insieme a L. Lanciotti ha curato la mostra di arte e archeologia cinese Cina. Nascita di un Impero (Roma, Scuderie del Quirinale, 2006-2007), insieme a S. Rastelli ha curato la mostra Il Celeste Impero. Dall’Esercito di Terracotta alla Via della Seta (Torino, Museo di Antichità, 2008), insieme a S. De Caro ha curato il catalogo della mostra I due imperi. L’aquila e il dragone. Ha inoltre fatto parte del Comitato Scientifico delle mostre 7000 anni di Cina. Arte e archeologia cinese dal Neolitico alla Dinastia degli Han (Venezia, Palazzo Ducale, 1983), Cina a Venezia. Dalla Dinastia Han a Marco Polo (Venezia, Palazzo Ducale, 1986), Cina 220 A.C. I guerrieri di Xi’an (Roma, Palazzo Venezia, 1994), Cina. Alla corte degli Imperatori. Capolavori mai visti dalla tradizione Han all’eleganza Tang (25-907) (Firenze, Palazzo Strozzi, 2008), I due imperi. L’aquila e il dragone (Milano, Palazzo Reale, 2010; Roma, Curia Iulia e Palazzo Venezia, 2010-2011).

Comments (1)

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  1. attilio ha detto:

    Non c’è progresso senza valorizzazione delle proprie radici. Forse per andare avanti dovremmo davvero guardare indietro, per tentare di recuperare quella bellezza che è stata distrutta in nome di una frettolosa modernità. Pieno sostegno al popolo siciliano e a quanti, in tutto il paese, dimostrano quell’attaccamento al territorio e alle sue bellezze che purtroppo manca in chi ci governa.

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