Maria Pace Nemola: Lettera a una bimbetta ai tempi del coronavirus

| 29 Aprile 2020 | Comments (0)

 

Immagine diffusa da Unicef italia

 

 

Cara bimbetta, sì, scrivo solo cara bimbetta perché non conosco il tuo nome. Potresti chiamarti col più bel nome del mondo, potresti chiamarti Alice o Angelica o potresti avere un nome comunque bello ma più usato o più consueto come Paola o Anna, ma io non so come ti chiami e non posso neanche chiedertelo.Ti conosco perché spesso, quando esco con una mia cagnolina, ti incrocio mentre cammini, anzi saltelli davanti a me mentre il tuo papà ti tiene per mano, credo che sia il tuo papà quel signore che lo fa. E non posso chiederti che nome hai come vorrei e come avrei fatto in altri momenti perché devo tenere “la distanza di sicurezza”.

Allora cara bimbetta dal nome sconosciuto io mi ricorderò di te anche fra tanti anni, ricorderò il tuo saltellare gioioso che per te è naturale come per tanti bimbi della tua età: voi che sprizzate gioia di vivere e anziché il passo cadenzato di noi adulti usate muovere i piedini quasi a tempo di danza. Io mi ricorderò di te,ma chissà mai se tu ti ricorderai di me o perlomeno di questi mesi della tua vita di cucciolo umano.E allora ecco che ti scrivo, ti scrivo questa lettera che però non ti darò subito, non tanto perché con i tuoi quattro, cinque anni che mi sembra più o meno tu abbia, non potresti ancora leggerla tu, ma non te la darò subito per un altro motivo.

La darò invece al tuo papà con il suggerimento che la conservi in un cassetto per dartela poi fra un po’, anzi fra molti anni quando forse il ricordo di questi momenti che ora stai vivendo non ci sarà quasi più o sarà stato molto sbiadito dal passare del tempo.E così come in un flashback cinematografico le mie parole di oggi ti riporteranno a questo tempo e ti spiegheranno che cosa è successo in questo tempo.Ti spiegheranno perché non ho potuto chiederti qual è il tuo nome, ti spiegheranno il perché della “distanza di sicurezza”.Ti spiegheranno che quello anzi questo è stato un momento duro e terribile per noi “grandi”.Tu vedevi le strade quasi vuote di persone e di automobili e porse pensavi che fossero giorni di una grande festa, una festa come Natale o Ferragosto, ma molto più grande di quelle perché non durava solo pochi giorni, ma tanti, tanti giorni in più. E poi doveva essere davvero una festa importante perché, anche se a turno, il tuo papà e la tua mamma stavano a casa con te e per te era bello giocare con loro e goderteli non solo di sfuggita come quando lavoravano tutti e due per tutto il giorno o quasi e per quasi tutti i giorni della settimana.Vedi nonvoglio che il tuo papà ti legga ora questa mia lettera, perché desidero che ti rimanga ancora in questi tuoi sogni ed illusioni di bimbetta vivace ed allegra come ti vedo quando ti incontro.Sì, voglio che ora, quando senti dire che c’è una malattia, tu creda che si tratti di qualcosa tipo il morbillo che viene a voi bambini, coprendovi di pustoline rosse che vi fanno tanto solletico e per le quali le vostre mamme o le vostre nonne vi cospargono di talco mentolato, per lenire il prurito.

Quando sarai “grande” e leggerai questa mia lettera, allora potrai capire a fondo le mie parole, le mie parole che ti diranno invece di una malattia molto grave, che non faceva solo prurito sulla pelle, ma faceva scomparire tante persone in quelle brutte casse di legno, brutte comunque anche se artisticamente intagliate, perché sono le bare che racchiudono i morti. E ce ne furono tanti, davvero tanti di morti e non solo qui, nella tua città, ma anche in tutta Italia, in tutta Europa e in tutto il mondo. Sì, ce ne furono, ce ne sonotanti di morti, nonostante ci sforziamo di tenere sempre quella “distanza di sicurezza” che dovrebbe limitare il contagio della terribile malattia.A noi “grandi” sembrava quasi che il mondo e tutto dovesse finire, anche se tu bimbetta vivace e allegra sembravi non accorgertene ed io ti ringrazio perché hai continuato a saltellare camminando col tuo papà davanti a me. Ti ringrazio perché hai dato a me e sicuramente ad altri che ti vedevano da lontano come me, l’idea che non poteva finire tutto così e che sarebbe ritornata di nuovo la vita piena che avevamo conosciuto fino a poco prima di questa terribile avventura. Ed infatti così è o sarà quando tu leggerai questa mia lettera, quando giovane ragazza ti preparerai per esempio per andare ad un incontro festoso con i tuoi coetanei, a differenza dei giovani ragazzi di ora che non possono farlo, sempre per le misure e le “distanze di sicurezza”!E quando andrai a salutare la tua nonna, allora potrai capire perché in quel lontano periodo anche lei ti stava lontano, come ti sto lontano io ora.

Avrei da raccontarti ancora tante altre cose, ma tante altre notizie le potrai leggere sul tuo libro di storia, ora che to stai preparando per il tuo esame di maturità, così come io ti immagino. Ma le notizie pur importanti che leggerai sul tuo libro di storia forse saranno più precise delle mie parole che ti vado scrivendo Ma forse non ti trasmetteranno il senso di insicurezza e di paura che ora provo insieme con tanti altri “grandi” ma anche il senso di gioia che mi trasmettevi tu quando ti incrociavo per la strada quasi deserta, sì il senso di gioia che veniva da te dandomi la sicurezza che tutto non finiva lì! E allora le ultime parole di questa mia lettera a te sono “grazie”, un grazie grande come il mondo che ora sembra finire ma che ci sarà ancora bello e positivo quando tu leggerai questa mia lettera.

 

P.S.: E quando ti fermerai davanti a una delle tante vetrine scintillanti di luci e piene di tante belle cose, quando, camminando per una qualsiasi strada della tua città, ti fermerai dunque davanti ad una di esse per specchiarti ed ammirare la tua figura snella o per aggiustarti il ciuffo che ti cadrà impertinente sulla fronte, forse ti ricorderai delle strade brulle di ora, brulle come gli alberi d’inverno, brulle perché tutte le vetrine dei negozi sono spente di luci e prive di tante belle cose, anzi saranno sbarrate dalle saracinesche grigie tirate giù perché i negozi devono stare chiusi. A qualcuno di noi, a qualcuno di noi “grandi” potrà sembrare di esserecome prima, come prima di questa terribile avventura che stiamo vivendo ora ma, MAnon sarà tutto come prima e non solo perché un po’, un pochettino di “distanza di sicurezza” la dovrete tenere anche voi, ma soprattutto perché non si saranno potute cancellare nei nostri cuori le ansie e le angosce di questi giorni. Ed è, e sarà giusto così, perché tutti quei morti non siano morti invano!

Ideato e scritto per l’associazione”Donne per la Difesa della Società Civile” di Torino

Category: Ambiente, Economia solidale, cooperativa, terzo settore, Epidemia coronavirus, Osservatorio internazionale

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About Maria Pace Nemola: Nata a Torino nel 1949, dopo gli studi classici laurea in Filosofia con lode discutendo una tesi di filosofia teoretica sulla "Disputa dell'ateismo" di J.G. Fichte con il professor Luigi Pareyson, dopo soggiorni di studio in Germania. Insegnante di ruolo, si è occupata di orientamento scolastico come consulente della Fondazione Agnelli. Trasferitasi a Monaco di Baviera per il lavoro del marito, vi ha svolto attività politica nel Partito Cristiano-Sociale (CSU), culminata nell'elezione nel consiglio di circoscrizione di München-Bogenhausen. Dopo il rientro a Torino, attività politica nei Popolari-UDEUR, come consulente in alcune Commissioni del Consiglio Comunale, candidata nel 2005 per il Consiglio Regionale, nel 2006 per il Senato e per il Consiglio Comunale. Ha collaborato all’associazione “Altera – Generatore di pensieri in movimento”, (soci fondatori anche i professori Vattimo e Tranfaglia dell'Università di Torino). Fa parte del Centro Studi Filosofico-religiosi "Luigi Pareyson" di Torino, partecipandone alle attività. A Torino ha partecipato alle attività culturali della Comunità Ebraica e ora a Biella, a quelle della Comunità Ebraica di Vercelli; ha studiato anche i primi elementi dell’yddish. Master biennale in Bioetica presso la Facoltà Teologica di Torino discutendo due tesi: "L'uomo, corda tesa tra finito e infinito" e “Bioetica Animale. 3001, l’Arca di Noè nello spazio” valutate “magna cum laude”. Successivamente Master biennale “Scienza e Fede” e quattro Master di Bioetica Avanzata. Oltre che di filosofia, si interessa di psicologia, etologia e musica. Coltiva il suo amore per il cane inteso proprio come lo “dipinge” Omero in Argo, anche come allevatrice di Schnauzer con l’affisso “vom Silbernen Strahl”. Trasferitasi a Biella, è attiva nell' Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, di cui il marito è socio, e nell'associazione Voci Di Donne, e fa ancora parte dell'associazione Donne Per La Difesa Della Società Civile di Torino.

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