Francesco Indovina: Il diversivo delle grandi navi a Venezia

| 14 Novembre 2013 | Comments (0)

 

 

 

Premesso che le grandi navi da crociera sono orrende, premesso che il loro passaggio nel bacino di San Marco è un obbrobrio, mi pare che tutta la questione, con un apposito movimento (No! Grandi navi), con una mobilizzazione del consiglio comunale, riunioni ministeriali, progetti alternativi, ecc. costituiscono un diversivo rispetto al degrado cumulativo della città storica.

La marea dei turisti in tutti i mesi dell’anno, in tutte le settimane del mese e in ogni giorno della settimana hanno definitivamente mutato la natura della città storica. Quelli che arrivano con le navi da crociera sono una goccia nel torrente dei visitatori.

Si può fare qualcosa? Ormai non credo, qualsiasi cosa si faccia costituisce un ulteriore incentivo all’aumento del flusso turistico. Bisognava pensarci quindici/dieci anni fa, ma amministrazioni imbelli, incapaci e velleitarie, hanno prodotto questo disastro. Salvarsi la coscienza combattendo le grandi navi, ma di effetto nullo sul degrado complessivo della “città” (o meglio della ormai “non città”) è come mettere un pannicello caldo su una cancrena.

 

 

Il mio breve intervento su le grandi navi a Venezia ha suscitato interesse e reazioni. Due amici mi hanno scritto, ripropongo i testi con un mio commento.

 

1. PRIMO INTERVENTO

Ma tu non  eri di sinistra? Uno che voleva abolire i privilegi e rendere accessibili  a tutti i medesimi beni, persino quelli posizionali? A che titolo vorresti negare a quanti nel mondo lo desiderino di vedere Venezia? So bene che non potranno apprezzarla come l’hai apprezzata tu e come l’hanno a suo tempo apprezzata Simone de Beauvoir e Sartre negli anni Trenta passeggiando alle quattro di notte a piedi scalzi per le calli deserte, ma tant’è, chi sei tu per prescrivere le modalità di percezione della bellezza, per presumere che quella giusta sia la tua?

La dialettica dell’illuminismo ha sempre un versante totalitario…

Un abbraccio da Marco

 

COMMENTO Caro Marco, mi fai torto e soprattutto ti fai torto. Da dove ricavi che io volessi esaltare i privilegi e proibire a quanti vogliono visitare Venezia l’accesso alla città, né pensavo di imporre una modalità specifica di godere della sua bellezza (la memoria non mi inganna, ma c’è stato un tempo nel quale frequentavi assiduamente, per ragioni di lavoro, Venezia e ne godevi la bellezza; e oggi perché le tue visite sono così rare?) .

È strano che lo dica tu che hai fatto della bellezza delle città la maggiore (l’unica?) componente. Non credo di doverti ricordare che la città è fatta di tante cose, delle sue bellezze costruite (anche bruttezze), della gestione della cosa pubblica e dei comportamenti di chi l’abita o la visita. Venezia è bellissima ma il tasso di invivibilità è altissimo e crescente. 40 mila abitanti stabili e 20-22 milioni di turisti fanno una miscela degradante ed esplosiva (basta frequentare i vaporetti per capire come la situazione può generare in violenza).

Proprio perché vorrei abolire i privilegi mi preoccupo. Ed è questa la ragione della mia critica a che ha governato questa città. Perché, non è difficile immaginare, che prima o poi sarà posto una qualche limitazione all’afflusso, e lo strumento sarà, come è  nella natura della nostra società, economico. Sarà un ticket, sarà una imposta di soggiorno, o qualsiasi altra modalità la fervida fantasia dei nostri “esperti” sapranno individuare, per limitare l’afflusso.  Sara allora che l’accessibilità a Venezia sarà solo per i privilegiati. Un bene raro può essere discriminato attraverso il regime dei prezzi o razionato. Il secondo fa scandalo, ma lo preferisco, il primo fa discriminazione e privilegio.

Un saluto e grazie.

 

 

2. SECONDO INTERVENTO

Caro Francesco,

sulla questione generale delle grandi navi in laguna l’unica posizione univoca è: basta il passaggio delle grandi navi nel bacino di S. Marco.

Poi le differenze si articolano da quella dei “No Grandi Navi”, che le vorrebbero estromettere tout cour, a quelle che propongono diverse soluzioni per il loro transito in laguna. Riassumendo:

–       proposta Orsoni (Sindaco) con accesso dal canale dei petroli e ormeggio a Marghera;

–       quella dell’Autorità portuale (Costa) con percorso canale dei petroli, canale Contorta (da scavare) e ormeggio Marittima;

–       quella di VTP (Venezia Terminal Passeggeri) e altri, passaggio dietro la Giudecca (con canale da scavare) e ormeggio Marittima;

–       quella De Piccoli (ex vice sindaco) con ormeggio in bocca di porto a San Niccolò (usando anche manufatti del Mose).

Semplificando:

la proposta Orsoni crea conflittualità tra l’attività portuale industriale e quella crocieristica; entra appena nel merito di questo problema;

le proposte dell’Autorità portuale e di VTP presuppongono nuovi scavi nel corpo della laguna;

la proposta De Piccoli sembrerebbe quella in grado di conciliare gli estremi. Ma, anche questa ha bisogno di essere approfondita.

Sui danni recati dal passaggio delle grandi navi in laguna ogni parte in causa porta elementi pro domo sua, quindi, al limite poco utilizzabili se non in un dialogo tra sordi. C’è un fatto ormai inconfutabile: la crocieristica a Venezia ha creato un indotto economico notevole, ha creato migliaia di posti di lavoro, e su questo punto nessuno può dissentire. Non è stata un’operazione nata dalla bacchetta magica, sono anni che questo fenomeno è andato aumentando per colpa o per merito (punti di vista) degli amministratori locali. Ora si dovrà trovare una soluzione che salvaguardi l’ambiente lagunare e garantisca il lavoro. Non ci sono scorciatoie integraliste. Tertium non datur.

Invece, provo a esprimere il mio personale modo di vedere in questa vicenda. Premetto la mia contrarietà estetica sulla vista di questi mostri giganteschi che umiliano la dimensione di Venezia, lo skyline delle sue costruzioni storiche, poggiate su sedimi che non ne permettevano lo sviluppo verticale, sull’equilibrio sostanzialmente orizzontale delle acque e dei manufatti.

Però vedo un problema che sta a monte della querelle sulle grandi navi, che anzi, da questa viene offuscato. Il moto ondoso. Questo fenomeno, ingigantito dall’aumento inammissibile del carico turistico nella città, è il vero colpevole dei danni alla laguna e ai manufatti che emergono. Ha distrutto ormai il 60% delle barene minacciando di mutare la laguna in un golfo marino, minaccia le fondazioni di rive, case, palazzi, costringendo ad una continua costosa manutenzione delle aree emerse, inibisce qualsiasi tradizione lagunare di mezzi non motorizzati.

Con l’accrescersi del turismo sono aumentati i mezzi per trasportarlo. Sono 1.200 oggi i motoscafi gran turismo, i taxi acquei, le barche per il trasporto delle merci. Questi mezzi veloci solcano ogni giorno canali interni alla città ed esterni della laguna? Si possono ormai limitare o fermare?

Ecco che ritorniamo nuovamente al problema delle grandi navi.

80.000 turisti al giorno visitano mediamente il centro storico, devono essere trasportati e nutriti, sciamano per la città, comprano nei negozi, mangiano, dormono negli alberghi. Gli esercizi commerciali, gli hotel, i ristoranti vanno giornalmente riforniti. A questo si devono aggiungere i 58.000 residenti con le loro necessità.

Un esercito di persone, a cui fanno seguito le salmerie, invadono Venezia, una valanga di merci da distribuire giornalmente. Su un tessuto urbano fragile e non più in grado di assorbirle.

Ecco qual’è il grande problema di Venezia, di fronte al quale anche quello delle Grandi Navi diventa piccolo.

Ciao Sandro

 

 

COMMENTO

Caro Sandro, sono d’accordo, le grandi navi sono insopportabili ma non sono il problema principale della città, o addirittura l’unico. Il tema è quello dell’uso della città, di questo bene dell’umanità, che si sta cercando di difendere anche dalle acque alte, ma che non si difende dalla mancanza di idee per governarne i flussi turistici.

A me sembra che la situazione ormai è irrisolvibile. L’avere abbandonato a se stesso il turismo, non avere cercato di governarlo, ha ormai creato tanti e tali interessi che sarà difficilissimo scalzarli. Riprendendo quanto scritto da Marco, sono questi i privilegi consolidati, che sfruttano un “bene dell’umanità” senza porsi il problema della sua difesa e conservazione.

Questo è lo spettacolo che va in scena, non mi sento di applaudire.

Ciao e grazie

I testi sono tratti dal Diario 231 e 232 del blog di Francesco Indovina

 


 

 

 

Category: Ambiente, Arte e Poesia, Osservatorio sulle città

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About Francesco Indovina: Francesco Indovina insegna Analisi territoriale e Pianificazione presso l'Università IUAV di Venezia e presso la Facoltà di Architettura di Alghero. Da sempre è promotore di un approccio interdisciplinare agli studi sulla città e il territorio, coniugato ad un saldo impegno civile. E` autore di numerosi volumi e saggi, e direttore delle riviste «Archivio di studi urbani e regionali» e «Economia urbana - Oltre il Ponte». Nel 2005 è stato il coordinatore scientifico del progetto internazionale di ricerca dai cui studi è conseguita la mostra da lui stesso curata "L'esplosione della città" alla Triennale di Milano. Direttore della collana "Studi Urbani e Regionali" della Franco Angeli, co-fondatore della rivista «Archivio di Studi Urbani e Regionali» (ASUR). Si occupa delle relazioni tra i processi economici sociali e le trasformazioni del territorio. La "città diffusa" e la "metropolizzazione del territorio" sono i suoi più recenti contributi. Ha inltre pubblicato: Governare la città con l'urbanistica (2006, ed.Maggiori), L'esplosione urbana (insieme a L. Fregolent e M. Savino, ed.Compositori), Il territorio derivato (ed.F. Angeli). Il suo blog con cui siamo collegati è felicitàfutura.blogspot.com

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