Daniela Ducato: la rivoluzione industriale nel Sulcis avviene riutilizzando gli scarti

| 29 Agosto 2016 | Comments (1)

 

Diffondiamo dalla Unione sarda del 28 agosto e dal www.focusardegna.com del 29 agosto 2016

 

1.Unione Sarda: Daniela Ducato a “Presa Diretta” di Rai tre

Daniela Ducato è  la protagonista della storia positiva della prima puntata della nuova stagione di Presa Diretta, la trasmissione di inchiesta in onda stasera il 29 agosto 2016 su Raitre.

A incontrare l’imprenditrice è stato il giornalista Danilo Procaccianti, autore del servizio “La resistenza verde” che è stato trasmesso questa sera in chiusura del programma di Riccardo Iacona.

Daniela Ducato ha avuto una grande intuizione: trasformare le eccedenze delle lavorazioni agricole in materiali per l’edilizia. Qualche esempio?

“Dalle eccedenze del latte si ottengono collanti per le pareti; dalla lana delle pecore isolante termico; dalla sottolavorazione dell’olio d’oliva un prodotto che va a dare fortificazione alla malta.

La storia nasce nel Sulcis, uno dei territori più poveri d’Europa con più di 30.000 disoccupati su 135.000 abitanti.

Abituata alla cultura della “resistenza e non dell’assistenza” Daniela ha fondato l’associazione Casa Verde CO2.0, una rete di decine di aziende – in Sardegna ma anche nel resto d’Italia – unite dai valori della bioedilizia. Una filiera che sta producendo centinaia di nuovi posti di lavoro e prodotti richiesti in tutto il mondo.

L’ultimo nato è il disinquinante Salvamare Geolana SeaCleanup, un ‘mangia petrolio’ in pura lana nato grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Cagliari, in particolare con i dipartimenti Scienze Biomediche e di Ingegneria Sanitaria.

 

 

 

2. Mariella Cortés : Dieci domande a Daniela Ducato

www.focusardegna.com del 29 agosto 2016

Daniela Ducato è la Pluripremiata innovatrice sarda della green economy italiana, con le sue linee produttive Edilana ed Edimare, coordina il polo produttivo “La Casa verde CO2.0” che raduna un gruppo di 73 aziende. Mariella Cortes così si presenta: “sono una giornalista curiosa per natura, alla perenne ricerca di luoghi da scoprire, persone da raccontare e storie da ritrovare. 30 anni, laureata in Lettere e Comunicazione Multimediale, con radici a Desulo espanse a Sassari dove nel 2004 ho iniziato la carriera di giornalista (Albo dei pubblicisti) per carta, tv e radio. Il master in Marketing Territoriale mi ha portata a Milano, prima al Touring Club Italiano e poi al Sardegna Store dove per due anni ho raccontato la mia terra. Collaboratrice dell’Unione Sarda per cultura e spettacoli, lavoro a Milano come consulente nel marketing territoriale, nell’organizzazione eventi e nella formazione. FocuSardegna è il filo rosso con la mia terra che ha sempre qualcosa di dire, anche nei silenzi del vento che accarezza le rocce con i suoi profumi”.

 

Portavoce di un’innovazione sana, attenta alla natura e basata sulla pace, Daniela Ducato, pluripremiata innovatrice sarda della green economy italiana, con le sue linee produttive Edilana ed Edimare, coordina il polo produttivo “La Casa verde CO2.0” che raduna un gruppo di 73 aziende di cui 42 con sede in Sardegna, specializzate in materiali edili sostenibili. Una realtà industriale nuova, che guarda a un’architettura di pace, per usare le parole della fondatrice. Daniela Ducato, dopo esser stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica, è da maggio testimone italiana del saper fare ad Expo. La conosciamo meglio all’interno di questa intervista che parte dal modo in cui gli scarti possono diventare risorse per raccontare un nuovo modo – possibile – di fare edilizia sostenibile.

 

1. Il Palazzo Italia, cuore del Padiglione Italia ad Expo 2015, e luogo d’incontro tra tutti i Paesi ospiti, ospita la grande Mostra delle Identità Italiane, un percorso espositivo che offrirà ai 20 milioni di visitatori attesi la possibilità di fare un viaggio immersivo nella potenza dell’identità italiana. Lei è stata scelta tra le 21 case history italiane per rappresentare l’eccellenza del Made in Italy nel mondo, nella mostra “la potenza del saper fare” dal 1 maggio al 31 ottobre. Come porterà avanti questo ruolo?

A Palazzo Italia, nei mesi di Expo, grazie alla tecnologia sarà il mio avatar con la mia voce registrata ad accogliere gli oltre 11000 visitatori giornalieri, dove ogni 10 minuti per oltre 100 volte al giorno racconto di come nella mia Sardegna si fa innovazione tramutando gli scarti delle filiere agricole in prodotti certificati e ad alta biotecnologia per l’edilizia e il design. Poi invito i visitatori a ripensare l’architettura e ai materiali edili che non possono continuare a inquinare l’agricoltura e il nostro cibo, alimentandosi di fonti fossili.

Nello stesso spazio dedicato alle storie della potenza del saper fare, ci sono anche le nostre 21 statuine alte circa 40 cm realizzate in 3D che riproducono alla perfezione noi testimonial italiani come dei pupazzi, dei mini super eroi in modo molto divertente, come se fossimo dei giocattoli tipo actione figures. E’ stata una giusta intuizione del direttore creativo Mauro Belloni del gruppo Balich, perchè questo mix tecnologico ludico piace molto ai bambini e ai giovani e facilita l’ascolto. Oltre alla presenza virtuale, ogni mese per circa tre giorni sono anche testimonial in carne ed ossa, incontro i visitatori ma parlo poco: ho scelto di offrire a chi ci viene a trovare delle microesperienze sensoriali attraverso le architetture animali e vegetali, per un ascolto ravvicinato con la biodiversità e la nostra Isola. Dal 5 giugno, giornata mondiale dell’ambiente, in occasione della visita ad Expo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del forum mondiale dell’agricoltura abbiamo inaugurato a Palazzo Italia ArchiChef, per una architettura di pace,oltrExpò, dove come testimonial offro al mondo i racconti dei progettisti di pace. Sono architetti, geometri, ingegneri, geologi, agronomi che hanno scelto di usare materiali che non contengono guerra, senza petrolio, 100% tracciabili non energivori, certificati Anab Icea prodotti nelle aziende delle filiere di EDIZERO cuore pulsante in Sardegna, che potranno venire a visitare. L’architettura raccontata attraverso il rispetto dell’agricoltura e del paesaggio direttamente dai progettisti attraverso i loro progetti credo sia la migliore risposta concreta del fare Made in Italy per nutrire il pianeta e non per affaticarlo. Non a Milano ma qui in Sardegna con Archichef OltrEXPO condurrò i visitatori alla scoperta dei luoghi dove nascono gli ingredienti che poi trasformiamo in prodotti .Quel  surplus delle filiere del cibo se non utilizzato sarebbe uno spreco e un grave emettitore di CO2. Toccare con mano gli ingredienti, vederne la trasformazione i luoghi e arrivare perfino a degustarli. L’edilizia diventa così una delizia. Il mio vero Expo ovvero OltrExpò sarà qui, in questa mia Isola.


2. L’innovazione sostenibile è uno dei quattro cardini sui quali ruota la presenza della Sardegna a Expo. Di fatto, nella nostra Isola si può parlare a pieno titolo di innovazione sostenibile, soprattutto nel settore edile? E in Italia?

La Sardegna è anche terra di conquista di faccendieri a cui dobbiamo purtroppo disastri ambientali di ogni tipo e i tanti fallimenti industriali che hanno messo in ginocchio la nostra Isola. Sono gli stessi ecofurbi che oggi si riciclano nella green economy….grazie all’appoggio di una certa politica bipartisan che nonostante tutto resiste e al silenzio dei media. Ma allo stesso tempo la Sardegna è terra di straordinari innovatori e di una sana imprenditoria che valorizza e rispetta l’ambiente con modalità evolute. Nel resto dell’Italia la situazione non è molto differente, in quanto l’abitare verde è ancora molto grigio e non è entrato nelle agende politiche. Ne è dimostrazione il bonus del 55% per interventi per la riqualificazione energetica che in Italia viene dato a tutti, indistintamente e senza premialità per chi utilizza materiali carbon free. Si finanziano le fonti fossili. Ed infatti in Italia i materiali usati per la ristrutturazione e l’efficentamento degli edifici per il 95% sono fatti di petrolchimica e vari ibridi cementizi che nonostante l’appellativo di sostenibili in realtà sono molto energivori.

Si tratta di prodotti che diventano green attraverso la sponsorizzare da parte di fondazioni e associazioni. Una buona parte del mondo green, pur di rimanere in vita, accetta e scende a compromessi in cambio di finanziamenti. Vince chi ha più denaro, non chi è più virtuoso. Anche qui ad Expo sono ben presenti alcune multinazionali che non sempre producono energia per la vita. Ma se si tratta di cibo tutti ne parlano, se invece si tratta di edilizia si sprofonda nel silenzio. Eppure il settore delle costruzioni è l’attività umana più inquinante del pianeta.


3. Lei propone un tipo di edilizia che usa sottolavorazioni e scarti dell’agricoltura. Questa tipologia di innovazione può effettivamente sopperire alle richieste regionali senza sfociare, con l’aumento della domanda, nello sfruttamento delle risorse?

L’Italia abbonda di rifiuti, di sottolavorazioni agricole boschive. Finchè ci saranno i finanziamenti pubblici per coltivare materiali green destinati alle bioenergie e alla bioedilizia, rubando spazio all’agricoltura e all’acqua non ci accorgeremo di quegli scarti che io chiamo ricchezza. Le filiere del cibo sottraggono risorse e producono parti non edibili. Nella rete di aziende di cui faccio parte grazie alle nostre biotecnologie trasformiamo lo spreco delle filiere del cibo in prodotti per bioedilizia, interior design, geotecnica ecc. Prodotti non di nicchia, ma competitivi anche nel prezzo e ad alta prestazione. Ricordo, ad esempio, che alcuni dei nostri termoisolanti Edilana o Edimare hanno ottenuto il record mondiale per capacità isolante e inerzia termica e sono dotati di certificazione etica ambientale Anab Icea.


4. Nel corso del suo intervento a Milano in occasione dell’Expo ha parlato  di edilizia di pace contro quella “di guerra” ancora troppo diffusa e che, di fatto, va anche a comporre la maggior parte dei padiglioni dell’Expo. Perché tale innovazione tarda a imporsi e perché, a suo parere, non è stata colta l’occasione dell’Esposizione Universale per sperimentare e dimostrare che costruire naturalmente è possibile?

Il petrolio è la prima causa al mondo di guerra e l’edilizia è il maggior consumatore di petrolio e di materiali energivori derivati. L’Expo rappresenta questo mondo e quindi la sua architettura, compresa la sua dipendenza dalle fonti fossili. Ecco perchè  buona parte delle  architetture di Expo sono di cemento e petrolchimica, ma spero in quella minoranza che rappresenta una speranza forte per una architettura capace di esprimere bellezza e rispetto del pianeta. Ne sono un esempio il padiglione di Slow Food, della Francia, della Polonia, del Marocco del Giappone, ed altri ancora, eleganti efficienti fatti di materie prime rinnovabili e tracciabili, senza cemento, senza petrolio, velocemente scomponibili. Finiti i 6 mesi di Expo diventeranno architettura sostenibile  (scuole, uffici, ecc) in altre parti del mondo.


5. Dalla natura arriva l’ispirazione e la materia prima dei suoi prodotti: lana di pecora, terra cruda, terra cotta, fibre di legno ricavate dalla posidonia,sughero,eccedenze agricole. La sua è un’edilizia totalmente green che dà una seconda vita agli scarti. Quanto sta cambiando la mentalità nel modo di costruire in Italia?

Abbiamo ottime università di ingegneria architettura e altrettanti ottimi progettisti, che sono sempre più consapevoli e attenti. Poi l’utente finale è sempre più informato e sensibile. tutti questi elementi insieme fanno ben sperare, e nel nostro osservatorio vediamo comunque una crescita di attenzione.


6. Con il suo lavoro ha contribuito  alla conservazione di  posti di lavoro a rischio e  alla riconversione di aziende che altrimenti sarebbero state chiuse o ridimensionate, e che invece sono state inserite all’interno di questo circolo virtuoso. Andando a considerare l’alto numero di aziende che ha visto la chiusura nell’anno appena trascorso, costringendo alla cassa integrazione o alla disoccupazione i dipendenti, in che modo l’edilizia sostenibile può ancora lavorare, nel futuro, per salvare le imprese e ridurre il preoccupante tasso di disoccupazione?

Di strade ne servono molte a partire dalle industrie culturali . L’edilizia è solo una strada ma non è la maggiore. Le possibilità sono diverse di sicuro la prima e più importante è racchiusa nella capacità di innovare senza sprecare. Purtroppo buttiamo ogni anno tantissimo denaro pubblico in nome di una green economy che di fatto produce anche molte finte innovazioni. Soldi che avrebbero potuto farci vivere addirittura tutti di rendita! Alimentando i business di ecofurbi e biofaccendieri si alimenta la disoccupazione e il potere politico ovvero l’assistenzialismo.


7. Come riportato recentemente da numerose testate, in tre anni sono raddoppiate le aziende agricole under 30. Insomma, il ritorno alla terra sembra essere un dato di fatto e una vera e propria ricetta anti disoccupazione. Il futuro e la rinascita dell’economia sta nella terra, dunque?

Assolutamente si, per tale ragione non possiamo avvelenarla, violarla impoverirla la terra e le sue risorse agricole. questo riguarda da vicino il mio settore. L’edilizia rappresenta l’attività umana più inquinante del pianeta, abbiamo quindi una grande responsabilità.


8. Come spiega che la Sardegna, terra che vive  per storia e tradizioni  in un legame quasi simbiotico con la natura, abbia quasi smesso di imparare da essa e, anzi, ne abbia incentivato la distruzione? Perché accade?

Le rispondo usando le parole del direttore dell’Unione sarda Antony Muroni:

E’ stato usato un modello di sviluppo sbagliato. Ne è esempio il Sulcis, anni di investimenti a pioggia che, alla lunga, hanno seminato su quel territorio inquinamento e disoccupazione, assistenzialismo portando a un raccolto di disperazione e ansia. Se si pensa che Alcoa, da sola, è costata 1,2 miliardi di euro allo Stato, c’è da mangiarsi i polpastrelli a pensare cosa si sarebbe potuto fare, di duraturo, virtuoso e compatibile con quei soldi. Eppure si continuano a finanziare i vari imPRENDITORI. Anzi di soldi ne arrivano sempre di più…In agricoltura con 2.127 aziende chiuse nel 2013 e un milione di ettari fertili non più coltivati in un’Isola che, nel contempo, è costretta a importare buona parte dei prodotti che ogni giorno arrivano sulle tavole dei sardi.  Intanto i nostri agricoltori sardi vengono spinti a vendere, per un piatto di lenticchie, le loro terre alle lobby dell’energia che impiantano pannelli solari (mascherando da serre i catafalchi che li ospitano), pale di mini e maxi eolico. Gli sfruttatori che arrivano da oltre Tirreno si sono fatti furbi e puntano a carpire la buona fede dei “nativi” con collanine dipinte di green e riempiendosi la bocca con i parametri del protocollo di Kyoto. Evitano accuratamente di dire, però, che la Sardegna produce un surplus di energia”.


9. Questo cosa significa?

Che la produzione in esubero, quella che viene realizzata sulle terre sottratte all’agrindustria, viene prodotta a due lire (e pagata da noi utenti in bolletta) ed esportata sul mercato extra sardo. Non raccontano, poi, che al termine del ciclo di utilizzo, i pannelli e le pale eoliche rimarranno sul territorio come croci infilzate sulla nostra carne. Nessuno ha ancora pensato a come, dove e quando verranno smaltiti questi enormi rifiuti speciali. Visto l’andazzo, significa che una parte del nostro territorio funzionerà da discarica a cielo aperto”.


10. Domanda di rito della nostra rubrica: che consiglio darebbe a un giovane che vorrebbe intraprendere un percorso imprenditoriale?

Avere chiaro da subito che gli altri lo chiameranno imprenditore ma lui o lei sarà precario/a  a tutti gli effetti. A meno che non si sia figli di papà dotati di grandi ricchezze e aziende già fatte. Oggi fare l’imprenditore vuol dire scegliere consapevolmente di essere precario. Con tutto ciò che comporta la precarietà in termini negativi: instabilità, incertezza, ansia per il costante vivere appesi ad un filo, ma anche gli innumerevoli aspetti positivi come lo stimolo forte all’innovazione quindi la propensione nel mettere a frutto i propri doni che se inutilizzati andrebbero sprecati diventando rifiuti. Esattamente come le abbondanze materiali e immateriali che ci circondano ma di cui non sempre ci accorgiamo o che addirittura consideriamo scarti.

Dobbiamo applicare lo stesso principio dentro di noi e trovare la ricchezza. La ricchezza deve essere condivisa e necessita di comunità. Fare comunità di saperi, unirsi, aiutarsi reciprocamente, socializzare la paura ma anche il coraggio, due ingredienti che bisogna saper ogni giorno ben calibrare perchè servono entrambi.

 

Category: Ambiente, Economia solidale, cooperativa, terzo settore, Osservatorio Sardegna, Ricerca e Innovazione

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Comments (1)

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  1. Melia ha detto:

    Plniaseg to find someone who can think like that

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