Carlo Petrini: Dieci signori da soli controllano più del 70% dei piatti del pianeta

| 19 Dicembre 2014 | Comments (0)

 

Diffondiamo da La repubblica del 19 dicembre 2014

La Repubblica ha pubblicato una bella inchiesta su chi controlla l’industria alimentare. Il risultato dell’indagine? Sono dieci i signori che controllano da soli più del 70 per cento dei piatti del pianeta. Queste multinazionali gestiscono 500 marchi che entrano nelle nostre case quotidianamente. Così pasta, biscotti e caffè diventano globali, anche in Italia. E le grandi questioni, come l’uso di oli e grassi nei prodotti, vengono decise a tavolino. Riportiamo per intero il commento di Carlo Petrini.

Quando guardo l’immagine che raffigura tutte le parentele tra le varie industrie alimentari, mi viene da fare la stessa domanda che fanno i bambini quando guardano i vecchi album di famiglia. “E io dove sono?”. “Tu non ci sei”, è la risposta consueta, “non eri ancora nato”. Ma quella più che a un albero genealogico assomiglia a una mappa e noi da qualche parte ci siamo, ci dobbiamo essere, perché eravamo nati eccome, quando quei movimenti, quelle coagulazioni e quegli allontanamenti sono iniziati.

Eravamo nati e mi domando a cosa stavamo pensando. Cosa ci passava per la testa nei primi decenni del secolo scorso, quando questi signori decidevano che toccava a loro procurare cibo per il mondo intero? Quali urgenze ci distraevano mentre, verso la metà di quel secolo, quei signori perdevano nome faccia e connotati per diventare marchi, sigle, etichette dietro cui era sempre meno possibile individuare nomi, cognomi, mani, occhi e voce narrante? E che facevamo, più di recente, quando non si sono più accontentati di quel che stavano guadagnando smontando le nostre culture alimentari e hanno dunque iniziato a convincerci di avere problemi che loro potevano risolvere (dalla mancanza di tempo a quella di una “felicità” da raggiungere attraverso la deglutizione di qualche sostanza, liquida o solida non importa).

Ci occupavamo di politica, di giustizia, di uguaglianza, di ambiente, di futuro, di cultura, di diritti dei popoli, di fame, di povertà, di equità sociale. Ci occupavamo di democrazia, e il cioccolato, le bibite gasate, i fiocchi di cereali o le sottilette non sembravano argomenti collegati alle discussioni di politica, di economia, men che meno di cultura. Eppure oggi ci ritroviamo a guardare quella mappa, che è la mappa del nostro presente, e a domandarci se si sono dimenticati di noi. Purtroppo no: ci siamo e siamo esattamente la base su cui quella mappa è disegnata. I nostri quotidiani movimenti, ogni nostra azione di acquisto e consumo è segnata su quella mappa e ha in parte contribuito alla sua formazione.

E viceversa: gli attori che popolano quel diagramma sono esattamente quelli che hanno contribuito non solo a formare il gusto contemporaneo (innalzando sempre di più le soglie di percezione del dolce del grasso e del salato, spesso compromettendo la qualità dei prodotti con ingredienti a basso costo e dunque alto profitto), ma anche a distruggere la nostra salute pubblica (e ulteriori marchi – appartenenti alle medesime multinazionali – ci forniscono i medicinali che servono a riparare i danni), il nostro ambiente (e anche le sostanze plastiche e/o tossiche arrivano dallo stesso reticolo produttivo), i rapporti di forza tra i paesi ricchi e i paesi poveri. Dunque non è una mappa, è la nostra fotografia, facciamo fatica a vederla perché stiamo troppo vicini all’immagine, dobbiamo allontanarci un po’ e guardarla nel suo insieme.

Allora allontaniamoci ancora un po’, individuiamo quei marchi nelle nostre dispense e nei frigoriferi. Cerchiamo di capire se davvero noi siamo quella roba lì. Se è quello che vogliamo essere. O se non possiamo provare, come in una terapia riabilitativa, ad abbassare di molto – moltissimo – i nostri livelli di tolleranza verso il cibo industriale senza volto, facendo prendere il sopravvento, nella nostra quotidianità, al cibo che Naomi Klein chiamerebbe “no logo”. Quel cibo che ha mani, occhi e storie facilmente individuabili, un cibo ragionevole, progettato soprattutto per nutrire e creare salute per tutti, e non prevalentemente per vendere e creare profitto per pochi e sempre i soliti.

 

 

Category: Ambiente, Cibi e tradizioni, Movimenti

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About Carlo Petrini: Carlo Petrini conosciuto come Carlin è nato a Bra 1949) è un gastronomo, scrittore e attivista italiano, fondatore dell'associazione Slow Food. Nasce da una famiglia dove la madre è un'ortolana cattolica ed il padre un ferroviere comunista. La sua nascita avviene in casa da una levatrice che era chiamata Madama Gola. In estate frequentava le colonie estive presso Laigueglia in Liguria, terra che lo ospiterà anche più tardi, nel periodo della leva militare, alla quale adempirà alla Caserma Aldo Turinetto di Albenga presso l'89esimo Reggimento fanteria "Salerno". Anni dopo tornando a Laigueglia dichiarerà: « Il turismo del futuro? Parte dai cittadini residenti, dalla loro qualità della vita, dalla capacità di essere felici, dalla loro cura verso la terra che abitano. I turisti arriveranno di conseguenza » Carlo Petrini conduce studi in sociologia presso l'Università di Trento e partecipa attivamente all'attività politica, venendo eletto consigliere comunale per la lista del Partito di Unità Proletaria a Bra. Si occupa di enogastronomia dal 1977 sui principali periodici e giornali italiani e partecipa attivamente alla nascita, con Stefano Bonilli, del Gambero Rosso, inizialmente inserto mensile del Manifesto. In questo periodo, tramite l'Arci, collabora con il Club Tenco ed è lo scopritore, nel 1980, delle Gemelle Nete. Fonda la "Libera e Benemerita Associazione degli Amici del Barolo", che diventerà nel luglio 1986 Arcigola, mantenendo forti legami col Gambero Rosso e con la rivista La Gola. È ideatore di importanti manifestazioni ormai di rilievo internazionale come Cheese, il Salone del Gusto di Torino e la recente manifestazione Terra Madre, giunta nel 2010 alla quarta edizione, che si svolge a Torino in contemporanea al Salone del Gusto. Il 9 dicembre 1989 a Bra viene fondato il Movimento Internazionale Slow Food. Ha curato l'edizione della Guida ai Vini del Mondo ed è stato curatore della Guida ai Vini d'Italia. Come giornalista ha collaborato tra le altre testate con l'Unità e La Stampa; dal 2007 è una firma di Repubblica. È in prima linea in una battaglia contro gli OGM, trovandosi spesso in disaccordo con esponenti del mondo scientifico, favorevoli alla produzione degli Organismi geneticamente modificati. Il 23 maggio 2007 viene nominato tra i 45 membri del Comitato promotore nazionale per il Partito Democratico. Nel 2008 il quotidiano inglese Guardian lo posiziona tra le 50 persone che potrebbero salvare il pianeta e nell'agosto della stesso anno è nominato Ashoka fellow. Nel 2012 viene indicato da Vittorio Sgarbi come candidato premier del suo movimento politico e nel 2013 da Michele Santoro come possibile ministro per un governo. Tra i suoi libri più recenti: Biodiversi (con Stefano Mancuso), Giunti editore 2015; Un'idea di felicità (con Luis Sepulveda), Guanda 2015; Voler bene alla terra. Dialoghi sul futuro del pianeta; Giunti editore 2014; Coltivare futuro. Beati quelli che abiteranno la terra, San Paolo Edizioni 2014.

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