Bruno Giorgini: Quando finiremo sott’acqua secondo il rapporto GIEC (IPCC)

| 2 Ottobre 2013 | Comments (0)

 

 

Nella maionese impazzita dell’establishment italico, con interviste e lettere papali al seguito, parendo che ormai altro non resti se non la preghiera, persin laica, è nel nostro paese affogato fino a diventare quasi invisibile il rapporto sintetico del gruppo di esperti internazionale sul clima in francese GIEC (Groupe d’experts intergouvernemental sur l’evolution du climat), in inglese IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) reso pubblico venerdì 27 settembre (quello analitico sarà noto nel gennaio 2014). Titola in prima pagina Le Monde: “Réchauffement climatique: le scénario noir des experts.” (Il riscaldamento climatico : lo scenario nero degli esperti). Sottotitolo: la temperatura del pianeta potrebbe aumentare di 4.8 gradi di qui al 2100, il livello degli oceani crescere di quasi un metro.

C’è di che far tremare le vene ai polsi a ciascun umano sulla terra, specie quelle centinaia di milioni fino a un miliardo che abitano lungo le coste, o sulle isole. Eppure la maggior parte di noi, diciamo quasi tutti, è già tanto se legge la notizia, per il resto rimanendo indifferente. Eppure già uragani e tempeste si sono abbattute su grandi città, da New Orleans a New York, allagandole totalmente o in loro grandi parti, mentre aumentano piogge alluvionali, mescolate con periodi di grande siccità, e desertificazioni: già oggi il delta del Fiume Giallo è talmente impoverito da raggiungere a stento il mare, quando ci riesce, lo stesso dicasi per il delta del Mekong dove vivono circa 17 milioni di persone. Eppure già le ondate di calore dell’estate 2003 in Europa hanno prodotto migliaia di morti soprattutto anziani (qualcuno stima settantamila).

Aumenta la temperatura e recedono i ghiacciai, il fenomeno del riscaldamento globale pare ineludibile, così come l’innalzamento dei mari, più incerte sono le quantità prevedibili nel giro di un paio di decine d’anni, ma se si facesse una estrapolazione lineare dagli andamenti della temperatura negli ultimi trenta anni, quando ogni decennio è stato in modo significativo più caldo del precedente, sarebbero guai grossi, per esempio decine se non centinaia di milioni di persone verrebbero obbligate a abbandonare le loro terre ormai inabitabili, facendosi nomadi.

Ma è possibile, qualcuno dice probabile, che l’effetto non sia lineare, bensì a partire da una certa soglia, aumenti ogni giorno un poco più di quanto era aumentato il giorno prima. Per l’intanto già nel 2012 oltre trentadue (32) milioni di persone, il doppio che nel 2011, sono migrate per ragioni ambientali; trentadue milioni di profughi così suddivisi, 22.2 milioni in Asia, 8.2 milioni in Africa e 1.8 milioni nelle Americhe.

Sia detto per inciso, sono in corso anche grandi migrazioni, mai registrate prima, di branchi di pesci verso i poli Nord e Sud, a cercare un po’ di refrigerio dalle acque troppo calde. Va pure detto che l’aumento della temperatura stimato da qui al 2100 sta tra un massimo di 5.5 gradi e un minimo di circa due gradi (nel rapporto GIEC del 2007 i valori erano sensibilmente minori), per un aumento corrispondente del livello delle acque tra 26  e 82 centimetri.

Inoltre probabilmente il risultato più interessante dal punto di vista scientifico, è l’affermazione secondo cui con una probabilità superiore al 95%, l’aumento della temperatura terrestre rilevata almeno dalla metà del xx secolo, è causato dalla immissione nell’atmosfera di CO2  e più in generale di gas serra prodotti dalle attività umane. Tra l’altro, con significativa coincidenza, le prime misure del riscaldamento datano dal 1880, proprio quando la rivoluzione industriale indotta dalla macchina a vapore comincia a girare a pieno regime in tutta Europa.

Se il cambiamento climatico dipende almeno per il 95% dagli esseri umani, allora si può anche fare qualcosa per ridurlo, diminuendo la quantità di gas serra emessi. Sembra ragionevole, se non vogliamo incorrere in una catastrofe climatica globale, invece non accade, anzi le emissioni continuano a crescere del 2-3% l’anno, e siamo ormai vicini al limite di soglia, quando la densità di gas serra sarà tale da rendere il riscaldamenti irreversibile.

Se i governi non si dannano, non è che le opinioni pubbliche si sbraccino anzi sembra che siano del tutto, o quasi, assenti. Certo le multinazionali del petrolio e degli idrocarburi ci mettono del loro, così come i costruttori di automobili, anche molti reazionari e lobbies dei più vari generi, industrialisti ottusi, nuclearisti convinti, finanzieri speculatori, costruttori e mercanti di armi, si danno un gran daffare per oscurare il possibile disastro che comporta un mutamento climatico dell’ordine di quello tratteggiato dal rapporto GIEC.

Ma ciò non toglie che questo oscuramento funzioni anche sulla indifferenza se non apatia dei popoli rispetto al problema in ballo. La domanda è: perchè non se ne coglie la portata? Eppure qualcuno parla addirittura di possibile olocausto climatico.

Una risposta potrebbe essere nello scetticismo: la climatologia non è proprio una scienza facile e sicuramente non è deterministica, tutta fondata su probabilità, statistiche, modelli matematici spesso diversi tra loro se non controversi, simulazioni, e  altre diavolerie, e poi si sa la natura è spesso matrigna e non si può farci niente, soltanto sperare di scamparla. Però la serietà scientifica del gruppo GIEC o IPCC non può essere messa in discussione. Si tratta del gruppo creato nel 1988 dall’United Nations Environment Program (UNEP) e dal World Meteorological Organisation (WMO) che ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 2007:  circa duemila ricercatori di molte nazioni che hanno lavorato sei anni prima di avventurarsi a fare previsioni e pubblicare la prima sintesi del rapporto. Dicendoci che non possiamo prendercela con la natura matrigna per l’aumento del numero dei tornado e altre sciagure, bensì con noi stessi: immettendo CO2 e altri gas serra nell’atmosfera ne aumentiamo la temperatura, che altro non è se non energia cinetica delle molecole, il che implica venti, correnti, sbalzi di calore ecc. tutte instabilità che si propagano e crescono fino al più o meno grande twister, o tempesta o tornado, mentre al suolo si sciolgono i ghiacci e crescono le acque, in una dinamica che si autoalimenta su se stessa, aumentando a ogni stadio.

Un’altra spiegazione è che l’apatia sia figlia di un senso di impotenza: che posso fare io, singolo cittadino, oppure noi tutti cittadini italiani di fronte a una dinamica climatica mondiale, in cui si confrontano e confliggono energie economiche politiche industriali ecc.. su grandi scale spaziotemporali, mentre io sono microscopico, un atomo, una goccia nel mare  che non può, non ha la potenza per, contrastare uno tsunami. Il che è vero, fin troppo perchè paralizzante. Gli atomi possono unirsi, sono isolati quando si muovono lungo linee verticali parallele tra loro per effetto della gravità, ma c’insegna Lucrezio che può aversi il clinamen, lo spostamento aleatorio della singola particella dalla traiettoria deterministica, fino a incontrarsi formando aggregati, la materia complessa. Insomma bisogna inventare, abbandonare i sentieri battuti,  ingannare la necessità per osare la libertà, sapendo che si tratta del destino dell’intera umanità.

Il riscaldamento globale interessa tutti i viventi, nessuno può sottrarsi, e tutti i viventi hanno il diritto dovere di metter mano alla sua riparazione in modo cooperativo, l’unico possibile. A fronte del global climate changing la competizione non ha senso, la competitività è inutile, anzi dannosa , anzi letale, soltanto la cooperazione può venirne  a capo.

Se dovessi dire, il cambiamento climatico, è, con la questione energetica a cui s’intreccia, uno dei maggiori problemi dell’umanità, sarebbe innaturale che l’umanità non se ne occupasse con tutta la forza e l’intelligenza che riesce a mettere in campo. Non domani: OGGI.

 

 


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Category: Ambiente

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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