Bruno Giorgini: Il cambiamento climatico brucia l’Australia

| 11 Gennaio 2020 | Comments (0)

Il continente intero è in preda al fuoco. Il cambiamento climatico sub specie di riscaldamento globale attiva, favorisce, potenzia e generalizza la molteplicità di incendi che devasta l’Australia. I negazionisti si mobilitano per scancellare l’evidenza, attribuendo la responsabilità a una ventina di ragazzi presunti piromani (sic!). I loro media imbrogliano, mentono, inventano di sana pianta notizie false (fake news). mettono alla berlina gli ecologisti, insinuano, insomma attivano l’intera macchina del fango pur di negare la realtà. D’altra parte molti mezzi d’informazione hanno un editore, l’australiano Rupert Murdoch, apertamente negazionista, fino all’indecenza. Uomo potente in grado di influenzare l’opinione pubblica a livello globale ben oltre le pubblicazioni e media di sua stretta proprietà. (titola il NYT: How Rupert Murdoch Is Influencing Australia’s Bushfire Debate. Sottotitolo: Critics see a concerted effort to shift blame, protect conservative leaders and divert attention from climate change.).

Le vittime umane si contano attorno al numero di trenta per ora, gli sfollati oltre centomila in crescita. Gli altri esseri viventi riarsi, flora e fauna, sono centinaia di migliaia, qualcuno azzarda numeri che vanno oltre il miliardo, e oltre centomila capi di bestiame domestico. Numeri destinati a aumentare. Dai minuscoli insetti fino ai koala e canguri, con tutta la vegetazione, i koala rischiando l’estinzione, e le api. A memoria d’uomo una catastrofe ecologica di questa portata non si era mai vista. Il 18 dicembre scorso la temperatura media era dell’ordine di 42 gradi, con punte di 49 – 51 gradi – cioè caldissima, dopo una siccità che dura da oltre due anni in forma estrema – la totale assenza di piogge – e con precipitazioni assai limitate negli anni precedenti, riducendo le riserve d’acqua al lumicino. Ma, a detta dei negazionisti tra cui il governo australiano conservatore, il riscaldamento globale non c’entra né poco né punto. Infatti dicono, e scrivono, la polizia ha fermato e arrestato alcune decine di persone, tra cui una ventina di minorenni, che potrebbero avere acceso alcuni focolai. La notizia non è verificata, ma ammettiamolo pure. Questo può essere stato l’innesco, almeno in parte. Pare per il 50%, e diamoglielo per buono sebbene appaia un filo esagerato – il resto essendo attivato dalle tempeste di fulmini a secco, tipici fenomeni diventati assai frequenti nel clima determinato dal riscaldamento globale poichè la crescita della temperatura atmosferica significa aumento dell’energia elettromagnetica che poi si scarica sotto forma di fulmini e saette. Ma se questo è l’innesco, che dire della propagazione? Perchè l’intero continente, parecchio esteso, ha preso fuoco come uno zolfanello, senza che i presunti incendiari dovessero soffiarci sopra. A volerla dire come è, i negazionisti, non a caso conservatori e reazionari, appaiono del tutto stupidi, nè più nè meno come i prelati e filosofi naturali chiesastici dell’inquisizione quando negavano il movimento della terra – e dei pianeti – attorno al sole, o della luna attorno alla terra, provocando – dice la leggenda – in Galileo l’esclamazione diventata simbolica di un intero modo d’essere e pensare: e pur si muove! Il cambiamento climatico.

Ma si sa: più della conoscenza e della realtà stessa, può il profitto. L’Australia è il più grande esportatore di carbone al mondo, e l’idea di una decarbonizzazione onde diminuire drasticamente l’immissione di CO2 – responsabile in gran parte del riscaldamento gobale – nell’atmosfera (e negli oceani), fa venire l’orticaria all’intera panoplia di magnati del petrolio e del carbone. Più seriamente: qualunque ipotesi di transizione ecologica verso energie alternative e rinnovabili è aspramente combattuta dalle multinazionali petrol – carbonifere, senza esclusione di colpi. Per avere un’idea delle dimensioni del problema facciamo qui un solo esempio. La JPMorgan Chase, la più grande banca al mondo in termini azionari, nei tre anni dopo i primi colloqui di Parigi sul clima (COP21 – 2015) avrebbe – il condizionale è d’obbligo – investito 196 miliardi di dollari nell’industria dei combustibili fossili (gas, carbone, petrolio). Inoltre un gruppo di scienziati ha pubblicato su Nature – con Science la più prestigiosa rivista scientifica al mondo – una lista dei giacimenti di idrocarburi più pericolosi per il pianeta, quelli che assolutamente non bisognerebbe toccare, tra cui i giacimenti di petrolio dell’Artico e e le sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada. Ebbene la Chase, si suppone consapevole dei rischi, ha finanziato trivellazioni e estrazioni in entrambi i siti. E non è sola. Nel rapporto denominato Banking on climate change, che valuta le istituzioni finanziarie in base ai danni che producono, al primo posto c’è ovviamente la Chase, seguita da Wells Fargo, dalla Citi e dalla Bank of America, poi tra le prime dieci, due banche giapponesi, la Berclays inglese, e tre banche canadesi (dati del 2018). Se vogliamo Jamie Dimon, ad della Chase, è un barone del petrolio, carbone e gas tra i primi al mondo. Insomma la City e Wall Street spopolano e imperversano tra i pozzi di petrolio e le miniere di carbone, fatta salva l’incursione giapponese.

Se si vuole salvare il clima della terra una prima energica azione dovrebbe essere quella di spezzare le simbiosi e sinergie tra banche e industria petrol – carbonifera, difficile impresa tanto più che leader politici come Trump. Putin, Bolsonaro negano l’esistenza del riscaldamento globale, schierandosi come sfegatati difensori delle triade gas, petrolio, carbone. Però forse impresa non impossibile chiamando a raccolta e alla lotta in questo senso i ragazzi/e, studenti e studentesse, che seguono Greta Thunberg e movimenti come Extinction rebellion, Fridays for Future, ecc..tanto quanto Papa Francesco e le altre autorità religiose, passando per partiti, associazioni, club, gruppi autorganizzati, cittadinanze attive, sindacati e quant’altro possa essere inventato dalla fantasia e creatività umana. Comunque altra strada non c’è se non la lotta.

Sul fronte delle banche, specie europee, si aprono spiragli. Per esempio il Crédit Agricole recentemente ha dichiarato che non avrebbe più investito e/o finanziato aziende che avessero nei loro progetti una espansione dell’attività nei settori dei combustibili fossili. Se la banche della UE, a cominciare dalla banca centrale (BCE), si orientassero in questo senso, sostenute da una forte iniziativa politica dell’intera Europa e delle sue istituzioni, si farebbe un passo non indifferente nella direzione giusta.

I nodi stretti tra istituzioni finanziarie – banche, fondi d’investimento, assicurazioni ecc..- e multinazionali carbon petrolifere sono comunque assai intricati, e ci vorrà sia molta intelligenza e forza per scioglierli che una spada molto affilata per tagliarli, se del caso. Non è eccessivo dire che si tratta di pensare, organizzare, praticare una vera e propria rivoluzione.

Ma torniamo all’incendio d’Australia. I negazionisti del cambiamento climatico si aggirano pallidi come lenzuoli finiti in varechina, sforzandosi di dar la colpa ia piromani, che ci sono sempre stati in Australia come altrove, ma che un cotale incendio mai avevano provocato. Intanto le autorità fino a ora inerti, e aspramente contestate da gruppi sempre più ampi di cittadini che manifestano la loro protesta nelle strade, hanno finalmente deciso e annunciato una azione risoluta: lo sterminio degli oltre diecimila cammelli e/o dromedari esistenti in quanto consumatori eccessivi di acqua, ingaggiando per la bisogna tiratori scelti, in pratica killer mercenari, che dagli elicotteri sparino uccidendo gli esseri viventi incriminati. Pare sia vero e che già lo facciano! In pratica scatenando la prima guerra (in)civile per l’acqua! Che nel cambiamento climatico in corso potrebbe non essere l’ultima. Le prossime vittime s’immaginano essere gli aborigeni, e poi via di seguito, i bianchi poveri, gli immigrati eccetera. Per fortuna emergono anche atti di solidarietà, mutuo soccorso, azioni cooperative e amore tra gli umani, più in generale tra i viventi, spesso di specie diversa. Nonchè l’impegno fno all’eroismo dei vigili del fuoco, tutti volontari.

Molte altre cose potremmo raccontare. E racconteremo man mano. La mano nella mano. Esseri viventi uniti in un unico destino. Gli umani tra gli altri. E una necessità. Di mettere in opera una protezione civile cui partecipino, in modi e forme diverse, tutti i cittadini, di ogni età e sesso e censo. Che vengano, che veniamo noi tutti, educati a fare fronte alle varie possibili situazioni di confronto con eventi naturali e/o artificiali, i più semplici e senza rischi tanto quanto i più complessi e drammatici. Un discorso da riprendere, e che riprenderemo. Al più presto.

      

Category: Ambiente, Osservatorio Milano

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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