Bruno Giorgini: I Bulldozer da Puntamarina alla Valsusa

| 20 Maggio 2013 | Comments (2)

 

 


A volte i piccoli eventi sono un modo per avere la percezione dei grandi. Venerdì sera, le previsioni dicendo che il mattino dopo, sabato 18 maggio,  ci sarà uno squarcio di sole in questa primavera col tornado a due passi da Bologna e la più piovosa da decenni,  si va sul mare, a Puntamarina nei pressi di Ravenna.

Sulla spiaggia libera giace un bel tronco d’albero, un qualche intrico di rami, altri vari detriti portati dal mare, conchiglie vuote in quantità incastonate nella sabbia, qua e là un tappo di plastica, una pallina di vetro, qualche altro residuo di provenienza umana, insomma una spiaggia con le tracce della vita animale, vegetale, umana.

Quindi mentre il sole splende, alcuni bimbi giocano e le mamme prendono il sole in bikini,  compaiono due bulldozer seguiti da un camion che cominciano a compiere evoluzioni scavando per rimuovere gli oggetti di cui sopra, e spianando la spiaggia acciocchè somigli a  una lastra di cemento, e ogni traccia delle attività proprie alla natura venga cancellata, onde, suppongo, le sdraio possano essere ben stabili e allineate in bell’ordine. I bulldozer sono rumorosi, sbuffano gas  di certo inquinamento, consumano energia alla grande, disturbano le persone per una ragione sragionevole, rendere la spiaggia “pulita” cioè asettica e artificiale, privata di ogni fascino e morbidezza, in nome del profitto da turismo.

Questo mentre al largo sono ancorate alcune grandi navi mercantili che inquinano il mare, non a caso la spessa schiuma delle onde è coloror giallo cacca, nel porto di Marina di Ravenna  sono ormeggiate due navi grattacielo per turisti più danarosi di quelli sulla spiaggia, a filo dell’orizzonte si profilano le torri terminali del gasdotto.

In questo contesto quei bulldozer che caracollano per una trentina di minuti sulla sabbia, quando finalmente se ne vanno lasciando soltanto le grosse tracce dei loro pneumatici, sono talmente incongrui e prepotenti, invadenti da diventare odiosi. Essi incarnano una civiltà che considera la natura soltanto una fonte di profitto, e per questo non si fa scrupolo di deturparla, inquinarla, violentarla con i potenti mezzi della tecnologia, in questo caso i bulldozer, anche nel piccolo di una spiaggia che sub specie di essere “ripulita” viene inquinata dalla stessa presenza dei “ripulitori”, quando per togliere i pochi piccoli residui di plastica basterebbero due persone e pochi minuti, lasciando il bel tronco tranquillo, e le conchiglie ai bambini per giocarci.

E allora capisco, meglio percepisco quasi sulla pelle cosa devono provare i cittadini della Valsusa di faccia a un cantiere, addirittura oggi dichiarato “zona militare” senza che ci sia alcuna guerra in corso, di fronte al massacro della loro terra perpetrato tramite bulldozer ben più potenti di quelli sulla spiaggia di Puntamarina.

Un massacro che da anni sventra montagne, espropria terre, distrugge culture, emette inquinanti a non finire, limita la libertà di movimento nonchè altre libertà democratiche,  in nome di un progetto che non ha alcun senso, neppure in relazione a un preteso sviluppo economico futuro, tantomeno in funzione europea. E gli studi assai seri che certificano l’assoluta inutilità dell’opera, nonchè la sua forte nocività ethica, ormai si contano a decine.

Per citarne soltanto uno, si può leggere “Il Libro Nero dell’Alta Velocità” di Ivan Cicconi, che inquadra la Torino- Lione nel più generale processo della scelta dell’alta velocità, nonchè delle sue conseguenze in termini di corruzione e di costi sempre crescenti.  Infine la vista dei bulldozer in azione sulla spiaggia di Puntamarina mi ha detto che la lotta, l’ostinata resistenza, dei NoTav in Valsusa ha sul serio una valenza generale, ben oltre la solidarietà. Senza retorica siamo veramente tutti coinvolti, è in gioco l’abbandono del paradigma del dominio dell’uomo sulla natura per tentare di costruire un contratto di equità tra gli esseri umani e la natura. Un contratto di equità sempre più necessario, almeno se vogliamo continuare a abitare questa nostra terra.

 

 

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Category: Ambiente, Movimenti

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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