Bruno Giorgini: 2019. L’anno del cambiamento climatico

| 31 Dicembre 2019 | Comments (0)

Quello appena trascorso è indubbiamente l’anno in cui il cambiamento climatico si è affacciato sull’uscio di casa. Le piogge battenti a dirotto che hanno imperversato da metà ottobre a tutto novembre nel Nord del nostro paese, con temperature alte assai per il periodo, ne erano l’effetto e l’espressione macroscopica, mentre agli antipodi l’Australia andava a fuoco, che dura tutt’ora, ma il governo conservatore non vuole si dica che responsabile è il cambiamento climatico. Meglio riferirsi a una qualche maledizione degli dei o a un destino crudele.

Il mio punto d’osservazione, in qualche sorta il mio laboratorio, è la finestra della casa in cui abito a Genova Nervi. Da lì guardo il mondo esterno letteralmente a colpo d’occhio. Occhio che e’ uno strumento non disprezzabile, essendo infatti capace di distingure variazioni luminose dell’ordine di qualche fotone. Più precisamente esperimenti recenti hanno mostrato come la retina dell’occhio umano sia molto sensibile, e arrivi a inviare al cervello anche un segnale costituito da un solo fotone.. Ma non solo guardo. Pure cammino. Per esempio misuro la spiaggetta sotto casa. Che in un anno è diminuita in larghezza di almeno un paio di piedi, i miei piedi! Grosso modo venti centimetri. E ne ho una certa soddisfazione quando ben più autorevoli enti dichiarano che in un anno il livello medio del mare ligure è salito di venti centimetri.

In realtà “cambiamento” è una parola troppo quieta e pacata per descrivere ciò che sta accadendo. Il clima è un concetto elaborato dagli esseri umani, in specie scienziati, per descrivere una situazione in cui le diverse variabili metereologiche – pressione, temperatura, quantità di calore, velocità e direzione dei venti, eccetera – sono in relazioni d’aquilibrio, cioè possono essere messe in equazioni (equazione significa contratto di equità), come per esempio la famosa equazione per cui la pressione moltiplicata per il volume di un gas è eguale a una costante universale per la temperatura, PV=k T. Quindi se il clima descrive una situazione media (cioè all’equilibrio) il cambiamento sarà da intendersi come una evoluzione da uno stato di equilibrio a un altro stato d’equilibrio, cioè tra un clima e un altro clima. Ma non è ciò che sta accadendo. Le transizioni delle variabili meteorologiche da un valore a un altro sono invece improvvise se non brutali, e in larga misura imprevedibili. Ovvero il clima, se vogliamo continuare a utilizzare questo concetto, saltabecca in qua e in là, apparentemente senza una logica determinata, e la statistica dovrebbe essere scritta per un sistema lontano dall’equilibrio, ma non siamo capaci, la fisica oggi non ci permette di scrivere una statistica esatta del non equilibrio. Più precisa della parola “cambiamento” sarebbe la dizione out of jail, per dirla con Shakespeare, fuori dai gangheri.

Un altro modo per comprendere e descrivere l’attuale dinamica del clima, e le sue conseguenze – il riscaldamento globale – potrebbe essere la teoria delle estinzioni. In genere nella storia della vita sul pianeta vengono classificate cinque, le big five, e è lecito chiedersi se siamo nel pieno della sesta estinzione, come molti pensano. E se questa sesta estinzione sia dovuta al “cambiamento” climatico. Per esempio la teoria più accreditata dice che l’estinzione della fine dell’Ordoviciano sia stata prodotta da una glaciazione. Invece l’estinzione della fine del Permiano sembra essere stata causata da un cambiamento climatico in senso opposto. Ovvero circa 225 milioni di anni orsono ci fu una enorme immisione di carbonio nell’atmosfera, le temperature si impennarono e i mari si riscaldarono di circa 10 gradi centigradi, l’acqua divenne molto più acida. L’evento durò tra i 100 e 200 milioni di anni. Quando finì il 90% delle specie era scomparso, annichilito.

Oggi siamo noi esseri umani a cambiare la composizione dell’atmosfera. Vediamo cosa significa in tre numeri. (fonte l’AAAS – American Association for the Advancement of Science).

45%. Gli umani hanno aumentato il tasso di CO2 presente nell’atmosfera del 45% dall’inizio della rivoluzione industriale a oggi.

1.8 gradi F. E’ la crescita della temperatura media a partire dal ‘900.

8 volte più veloce. E’ il tasso di crescita della temperatura comparato con gli altri cicli di riscaldamento di cui siamo a conoscenza nella storia del pianeta.

Se vogliamo dati più complessivi e globali, eccone qualcuno.

Dall’inizio della rivoluzione industriale abbiamo bruciato una quantità di combustibili fossili – carbone, petrolio e gas naturali – tale da immettere nell’atmosfera più o meno 365 miliardi di tonnellate metriche di carbonio. Poi c’è la deforestazione, 180 miliardi di tonnellate, cosicchè la concentrazione di CO2 nell’atmosfera – 400 parti per milione – è maggiore a quella registrata negli ultimi ottocentomila anni. Ogni anno liberiamo nell’aria circa 9 miliardi di tonnellate, che crescono del 6% all’anno. Se si continua così entro il 2050 la concentrazione di diossido di carbonio potrebbe arrivare a superare le 500 parti per milione, con un aumento della temperatura tra i 2 e i 3.8 gradi centigradi a seconda dei modelli, ma già l’ipotesi più ottimistica di due gradi in più comporterebbe la scomparsa della gran parte dei ghiacciai, l’inondamento delle isole più rasenti il mare e di molte città costiere, lo scioglimento della calotta polare. Ma questo è solo una parte dei guai possibili. Un’altro effetto sarebbe l’acidificazione degli oceani. Noi iniettiamo CO2 che induce una caduta del PH, già passato da un valor medio di 8.2 a 8.1, e essendo la scala PH logaritmica, significa che un calo dello 0.1 implica una acidità maggiore del 30% di quella del 1800. Con l’attuale ritmo di immissione di CO2 prima della fine del secolo i mari saranno 150 volte più acidi, cioè diventeranno infrequentabili.

Potremmo allineare un’altra serie di numeri inquietanti e/o catastrofici, ma con poco costrutto credo. Invece ecco una sequenza di proposizioni che mi sembra descrivano in modo ragionevole le caratteristiche dell’attuale fase geologica che qualcuno ha battezzato “antropocene”.

L’attività umana ha modificato la composizione dell’atmosfera.

L’attività umana ha trasformato da un terzo alla metà della superficie del pianeta.

La maggior parte dei principali corsi d’acqua è stata arginata o deviata.

Le fabbriche di fertlizzanti producono più azoto di quanto ne venga fissato in natura da tutti gliecosistemi terrestri.

Le industrie ittiche rimuovono pù di un terzo della produzione primaria delle acque marine costiere.

L’homo usa più della metà delle risorse accessibili di acqua sorgiva.

Tornando alle piogge. Non si tratta credo di un ciclo dell’acqua chiuso, ovvero tanta acqua evapora dal mare surriscaldato, indi il vapor d’acqua in quota transisce dallo stato gassoso a quello liquido, tornando sotto forma di pioggia sulla terra e al mare. Anche qui con la semplice osservazione diretta credo si possa dire che l’acqua arrovesciata sotto forma di piogge battenti è assai più dell’acqua evaporata dal mare. Questo significa che altra acqua arriva da lontano, probabilmente dallo scioglimento dei ghiacci. Insomma le piogge cui abbiamo assistito erano localmente inspiegabili. Solo un fenomeno globale può darne conto. Per dirla in altri termini, già da oggi gli effetti del cambiamento climatico sono globali. E come tali vanno descritti, capiti, spiegati e affrontati. E’ questa la missione umana per eccellenza che ci aspetta a cominciare dal nuovo anno. Con tanti auguri, che non sarà cosa facile nè tantomeno scontata.

Category: Ambiente, Osservatorio internazionale

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About Bruno Giorgini: Bruno Giorgini è attualmente ricercatore senior associato all'INFN (Iatitutp Nazionale di Fisica Nucleare) e direttore resposnsabile di Radio Popolare di Milano in precedenza ha studiato i buchi neri,le onde gravitazionali e il cosmo, scendendo poi dal cielo sulla terra con la teoria delle fratture, i sistemi complessi e la fisica della città. Da giovane ha praticato molti stravizi rivoluzionari, ha scritto per Lotta Continua quotidiano e parlato dai microfoni di Radio Alice e Radio Città. I due arcobaleni - viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro - Aracne è il suo ultimo libro.

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