Antonio Dumas: La sorte futura delle tre moderne Grazie Libertè, Egalitè, Fraternitè

| 30 Dicembre 2015 | Comments (0)

 

 

 

 

Il disegno in alto proviene dal  Progetto MAAT (Multibody Advanced Airship for Transport) coordinato da Antonio Dumas ordinario di fisica tecnica della Università degli studi di Modena e Reggio Emilia

 

“Allegramente verso il disastro” è stato un pamphlet che ho iniziato a scrivere pensando di spezzare una lancia a favore del GWE , dopo 40 pagine ho smesso e non l’ho mai pubblicato. Perché? Mi sono accorto che comunque pur essendo vero il dato scientifico : l’aumento di temperatura, l’inutilità della battaglia degli ecologisti mi era diventata chiara. Voglio precisare, il loro sforzo era ed è simile alla fatica di Sisifo. Il GWE è irreversibile e inarrestabile e tutto il loro impegno potrà solo produrre un rallentamento del processo e una maggiore attenzione a ridurre i rischi di disastri ecologici, ma onor del vero questo non è poco. Non lo so, ma se qualcuno si fa i conti scopre, casomai, che, a livello globale, le terre perse per il GWE hanno una superficie inferiore a quelle diventate coltivabili. Girava un gossip che Putin si fregava le mani all’idea, casomai anche qualche cinese. Ho smesso di scrivere perché mi sono accorto che, eventualmente, alcune considerazioni, fra cui quelle prima dette, potevano essere utilizzate contro gli ambientalisti e quindi non volevo aggravare il loro sforzo.

Ho cercato di sviluppare altri ragionamenti per evitare questo ma altre vicende mi hanno distratto da ciò, una delle leggi di Murphy .
Sono stato una settimana a Capo d’Orlando in un resort ospite e in quei giorni ho potuto oziare e, lentamente, mi sono venuti in mente ragionamenti che ho fatto negli ultimi 20 anni sempre però applicati ad un singolo episodio e contestualizzando lo stesso in termini politici. Dopo la campagna per eliminare l’analfabetismo dell’arretratezza di un mondo agricolo degli anni 50 e dopo l’esplosione demografica studentesca degli anni 60 incentivata dai sistemi di informazione radio e giornali e motivata dalla necessità di accrescere il livello culturale delle giovani generazioni, sono iniziati tra gli anni 80/90 a svilupparsi due processi:

il primo riguarda una campagna di rivalutazione del lavoro manuale;
il secondo, un continuo e costante processo di riduzione dell’autorevolezza/autorità degli insegnanti della scuola media inferiore dapprima e di quella della scuola media superiore poi.

Con un duplice risultato : una disaffezione del docente dalla propria missione, trasformatasi in mestiere, e una contemporanea crescita di consapevolezza da parte degli allievi di questo e di un loro potere contestativo definito anche per legge. Il combinato disposto ha prodotto non solo una riduzione del livello quantitativo e qualitativo di apprendimento da parte dello studente ma lo svilupparsi della considerazione, tutta ideologica , che non serviva studiare il latino, la storia e tutta una serie di materie che hanno rappresentato la cultura e sono state la struttura educativa che rendeva i giovani italiani al livello superiore rispetto a quelli degli altri Paesi, più o meno industrializzati. Chi ha presieduto negli anni 90 una commissione per gli esami di stato si è potuto rendere conto di una riduzione del livello di preparazione degli studenti, consapevolezza praticamente inesistente ed anzi assoluta incredulità di ciò nei professori universitari che non avevano fatto una tale esperienza. C’è voluto un decennio ulteriore perché si sviluppasse questa consapevolezza e annullasse quella incredulità. Come si è giunti a questo risultato non è dato sapere: l’incapacità di rispondere alle esigenze di una scuola “di massa” non solo utilizzando una estensione degli strumenti esistenti, maggior numero di docenti, aule adeguate, ma anche una struttura didattica all’altezza della sfida che la crescita numerica, insieme ad un mantenimento/innalzamento del livello culturale, poneva. L’elemento ispiratore di tutti gl’interventi legislativi è consistito nel soddisfacimento della pancia degli studenti e dei loro genitori che poteva essere ottenuto a costo zero. Non si trattava di investire forze e risorse per far avanzare quelli che stavano indietro ma si è abbassata l’asticella della qualità in modo da consentire a tutti di superarla anche senza sforzo ed a volte anche con punteggi di eccellenza non sostanziati dal merito.

Con l’avvicinarsi del nuovo millennio si sono sviluppati interventi legislativi lungo due direttive :
la prima riguarda lo sviluppo delle scuole private in violazione alla Costituzione .
La seconda riguarda l’intenzione di creare una fascia di post-diplomati in cui far confluire la scuola “di massa” ed una di laureati, futura classe dirigente. Il riferimento ideologico era quello di adeguare/avvicinare la struttura universitaria a quella europea. Questo obiettivo è l’ennesima presa in giro , visto che Francia e Germania spendono per abitante tre volte di quello che fa l’Italia ed il doppio in termini di percentuale di PIL.

Non sto a seguire tutti gli interventi legislativi avvenuti dal ’95 in poi. Il quadro è in continua evoluzione. Dalla fine del millennio vi è stato una crescita di nuove sedi universitarie. Un bene o un male? In prevalenza chi oggi dice che è un male, uno spreco … ai tempi della nascita di nuove sedi è stato ossequiente alla volontà di governo, forse perché così avrebbe potuto rimediare posti. Oggi alti sono i lai, ma senza fare il confronto numerico, e non parliamo di qualità con le università straniere. Un paragone con gli USA: il rapporto (numero di università/numero di abitanti) è quattro volte quello constatabile in Italia. Il punto di vista che si dovrebbe assumere non è un minor numero di università ma adeguamento finanziario agli standard europei, come sopra indicato e poi, giustamente, un meccanismo adeguato di premialità/penalità.

Mi sono perso!!

Non voglio disquisire di politica, ma fare una riflessione : anche nei confronti dell’Università è iniziato ad essere sviluppato lo stesso metodo Boffo già applicato alle scuole secondarie. Gli interventi sull’autorevolezza del professore universitario non sono facilmente individuabili, ma sono presenti sia nelle modifiche sulla governance dell’Università che nei tentativi di alterare l’aspetto istituzionale dell’Università, fondamentalmente attraverso due percorsi:

1) lo sviluppo e l’incentivazione di Università private/parapubbliche/paraprivate. Già succede con le lauree in economia, (Bocconi, Luiss.. in realtà i professori sono pagati dallo Stato italiano)o lauree telematiche.
2) L’abolizione del valore legale del titolo di studio.

Mentre il primo si sta sviluppando da tempo il secondo pur avendo più difficoltà ad essere recepito, inizia ad essere preso in considerazione anche da gente di sinistra anche se non universitaria, all’insegna della valutazione del titolo, in primis, secondo la provenienza.
Più difficile è risultato finora dequalificare il livello della figura del professore universitario. Esiste un giudice terzo, la comunità scientifica internazionale che valuta i lavori scientifici.
Al di sopra di tutto da trent’anni a questa parte vi è un solo filo conduttore, una sola logica, che attraversa tutti gli schieramenti politici, visto che mai sono stati fatti sulla scuola e sull’Università interventi poi clamorosamente annullati dai governi successivi. Il riferimento ideologico che supporta tale percorso, ma non immediatamente rilevabile, è la proiezione nel mondo delle strutture liberiste americane del comparto educativo, del comparto sanitario, del comparto dei trasporti, del comparto previdenziale/assistenziale. In contrasto a tale trend è l’esperienza di eccellenza del sistema sanitario ed educativo di Cuba o, anche, la legge americana sulla Sanità di Obama. Ma lo scenario è di lungo termine…

Prima sembrava tutto più semplice, vi erano le ideologie ed a queste si faceva riferimento, poi c’era la Trilateral fondata dal magnate americano Rockfeller e dal famigerato Kissinger con l’intenzione di accogliere e promuovere futuri dirigenti politici. In Italia vi si può riscontrare tutta una sequenza di soggetti che sono arrivati alla ribalta politica, ultima la Guidi, sembra. Meno interessato all’attività politica è invece il gruppo di Bilderberg, più antico. Si potrebbe dire per analogia che la Trilateral rappresenta una loggia massonica pubblica, il gruppo Bilderberg una loggia coperta. In genere però la loggia coperta è generata all’interno e dall’interno di quella pubblica, in questo caso sembrerebbe un processo rovesciato. La Trilateral è nata venti anni dopo il Gruppo Bilderberg. Dietrologia farebbe pensare ad una creazione della Trilateral per poter intervenire in aspetti politici senza coinvolgere il Gruppo che è appunto estremamente riservato. Non si sono mai conosciuti gli appartenenti. Ma di cosa discute il Gruppo? Personalmente penso che discutano di scenari economici politici sociali, ma….. non a breve scadenza. Un Gruppo che ha potere economico, politico ed intellettuale deve muoversi per un quadro che non corrisponda alla realtà immediata, ma a predisporre gli eventuali strumenti di intervento che si debbano rendere necessari per la realizzazione di un contesto sociale in cui il Gruppo stesso abbia le stesse prerogative. Lo scoppio del 68, una novità mondiale assoluta, forse li ha presi di sorpresa e si potrebbe ipotizzare che da questo sia nata la Trilateral, questa è dietrologia, ma visti i personaggi fondatori….
Quali orizzonti temporali allora affrontano? Nessuno può dirlo.

In quei giorni di ozio mi sono venuti in mente discussioni, avute su due argomenti diversi a distanza decennale con Tomasi il tetesco, i miei amici lo conoscono. La più recente riguarda la potenzialità rivoluzionaria dei lavoratori immigrati, quella più antica sui problemi che sarebbero sorti con l’aumento della popolazione. Lo scenario da lui prospettato era per uno sviluppo rivoluzionario e per un disastro globale dovuto all’aumento della popolazione . Entrambi gli scenari si sono rilevati completamente sbagliati, ma lui forse non se lo ricorda più. Vi è stato un raddoppio della popolazione e gli extra comunitari non sono diventati classe rivoluzionaria. Pensando a questo mi è sovvenuto il pensiero: se invece la popolazione invece dei circa 7 miliardi attuali diventasse 17? Quali sarebbero gli scenari possibili da consentire al Gruppo le stesse condizioni di vita attuali o quelle di 50 anni fa?

Io non credo che si debba parlare di complotti , come a volte vien detto quando si fa riferimento al Gruppo o ad interventi che coinvolgono le Istituzioni, ma che non sono chiaramente spiegati. Mi sembra ovvio che affrontino e discutano gli scenari che si possano prefigurare e mi sembra oltretutto naturale che cerchino di realizzare quel contesto sociale, politico ed economico che preservi le loro sostanziali guarentigie. È da complottista aspettarsi che pensino al loro interesse?

Due sono i possibili interventi, mi sono detto:
il primo: fare in modo che la popolazione si stabilizzi come numero. Ci hanno provato anche i cinesi ma oggi hanno aperto alla possibilità di un secondo figlio.
Il secondo: creare le condizioni sociali affinché le risorse economiche ed alimentari in primis siano sufficienti.
Sembra quasi una supercazzora brematurata come avrebbe detto il conte Mascetti.

L’altra sera un pò provocatoriamente a cena con amici ho detto ad uno di loro, “ ma tanto se non noi o i nostri figli , diventeremo tutti servi della gleba”. Mi risponde con noncuranza “ certo, con l’allargamento della forbice….”. Sono rimasto sbalordito:sono certo che non aveva afferrato le implicazioni di quello che stava dicendo. Le condizioni sociali sarebbero state quelle che avrebbero consentito ad un numero limitato, quasi una nobiltà di tipo medioevale, l’accesso alla cultura scientifica ed umanistica, alla sanità, al welfare e tutto il resto,una parte a servirli nei diversi gradi di intervento,anche a quello di preservarli dalle episodiche rivolte dei “servi della gleba”, la quasi totalità della popolazione.

Uno scenario da Medioevo che presuppone la cancellazione di tutte le conquiste sociali degli ultimi tre secoli, la eliminazione del ceto medio, la cancellazione della rivoluzione francese e del suo motto libertà, eguaglianza, fratellanza. Il terzo ha, addirittura evidenti origini cristiane, e sui primi due si è sviluppato tra Ottocento e Novecento una destra ed una sinistra. Nella sostanza l’eliminazione della rivoluzione liberale, la eliminazione della democrazia, la già odierna sostanziale riduzione della classe operaia e la sua quasi totale eliminazione agevolata dalla tecnologia. Altro che progressismo di sinistra altro che comunismo, un ritorno al Medioevo,neanche tecnocratico ma solo plutocratico, certo è la morte del Capitalismo ma non quella concepita da Marx, perchè come araba fenice rinasce con altre vesti con lo stesso obiettivo di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. È dietrologia, cultura del sospetto? non lo so. Che questo scenario possa essere pensato senza tema è però certo. È opportuno tenere a mente che gli interventi politici in questa direzione non sono immediatamente individuabili, in quanto il corpo sociale insieme al suo ambiente è un organismo complesso ed è sufficiente che i fenomeni che si sviluppano non costituiscano showstopper per quell’obiettivo. Inoltre non c’è fretta, c’è tempo a disposizione, non c’è necessità di disfare immediatamente una tela che contrasterebbe lo scenario, ammesso che esista, e prima di tutto si deve convincere i buoi che il macello è la loro naturale destinazione, ma qui non parliamo di buoi……

 

 

Category: Ambiente, Politica

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About Antonio Dumas: Antonio Dumas è ordinario di fisica tecnica nella facoltà di ingegneria di Reggio Emilia. E' responsabile del progetto MAAT della università UNIMORE. Il progetto MAAT (Multibody Advanced Airship for Transport), coordinato da UNIMORE e a cui hanno collaborato diverse università e centri europei, ha studiato in questi anni un sistema non convenzionale di trasporto mediante dirigibili basato sull’innovativa architettura cruiser-feeder. Nonostante preveda l’uso di dirigibili a idrogeno, esso si presenta, come dimostrato nel corso del progetto, più sicuro e meno inquinante di qualsiasi altro sistema di trasporto. I risultati del progetto sono stati presentati il 25 febbraio 2015 a Reggio Emilia e come ha spiegato il prof. Dumas "Unendo le diverse peculiarità, competenze e sensibilità dei partner, il progetto ha permesso di sperimentare innovazioni sostanziali sia nei metodi di progettazione, sia nella definizione di nuovi concetti in tema d’immagazzinamento energetico che possono configurarsi come una ‘pietra miliare’ verso il futuro dell’aeronautica elettrica. Il Progetto MAAT ha permesso di esplorare inoltre l’evoluzione dei materiali per i dirigibili del futuro così come di ‘inventare’ nuovi sistemi per il recupero termico; infine ha permesso di ridefinire gli spazi e i materiali della cabina in vista di un futuro trasporto a elevato comfort e a misura d’uomo e di concepire procedure di utilizzo dell’idrogeno ad elevatissimo grado di sicurezza. Tutti questi risultati sono riportati in numerosi articoli scientifici pubblicati su riviste e/o presentati a congressi internazionali e gran parte di queste innovazioni contenute esplicitamente nel design finale del sistema sono già oggi possibili mediante soluzioni tecnologicamente disponibili."

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